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Parashat Acharè Mot - Kedoshim
"Non odiare il tuo fratello in cuor tuo, riprenderai riprendendo il tuo prossimo e non porrai su di lui peccato". (Levitico XIX, 17)
"e non porrai su di lui peccato: Non svergognarlo in publico." (Rashì in loco citando Torat Coanim in loco e TB Arachin 16b)
La nostra doppia Parashà si sviluppa attorno a due argomenti principali: il cerimoniale del giorno di Kippur nel Santuario e la Santità come obbiettivo nazionale ed i mezzi per giungere ad essa. A poca distanza dalle complesse regole del cerimoniale del giorno di Kippur, troviamo ad esempio il nostro "verso fonte" dal quale il Sefer HaChinuch ricava due mizvot negative (la 245 e la 246):
§ Il divieto di odiare segretamente il proprio fratello ebreo.
§ Il divieto di svergognare pubblicamente un ebreo.
Tale prossimità sottolinea il fatto che non c'è differenza tra le regole della Torà sia che esse si occupino di offerte animali di espiazione e sia che descrivano la condotta morale che ci si aspetta da un ebreo.
A tal proposito la Mishnà dice nel tratto di Avot (III, 18) a nome di Rabbì Elazar ben Chismà che "le regole dei nidi degli uccelli e le regole del ciclo mestruale sono regole fondamentali, la astronomia e la matematica sono ornamenti per la saggezza." E dunque i nostri Maestri ci invitano a guardare alle cose in una prospettiva particolare nella quale la maestà del firmamento si piegano dinanzi a David Re d'Israel che veniva chiamato ad esaminare il sangue mestruale per decidere se una donna fosse ritualmente pura o meno.
Con l'ausilio del commento di Rav Chajm Friedlander (Siftè Chajm II, 165) cercheremo di approfondire alcuni aspetti della Santità che viene richiesta ad Israele. La riflessione di Rav Friedlander parte dal fatto che uno dei precetti positivi di Israele è lo sterminio di Amalek. Tale sterminio è diverso da quello che la Torà prevede per le sette nazioni cananee che popolavano Erez Israel. Infatti laddove lo sterminio delle nazioni cananee è legato al fatto che queste rappresentano un impedimento alla realizzazione nazionale d'Israele e si riferisce solo a coloro che non lasciano Erez Israel, lo sterminio di Amalek deve essere totale. Amalek deve essere cancellato dal mondo intero.
Il Talmud (TB Yomà 54a ) ci insegna che Sancheriv re di Assiria confuse le genti e noi non possiamo individuare né Amalek né le sette nazioni. Quando per un qualsiasi motivo l'adempimento di una mizvà è impossibile, noi possiamo riparare studiandone le regole ed approfondendone i significati. Con lo stesso intento dobbiamo cercare di capire il senso dell'accanimento contro Amalek.
Amalek è colui che non ha nessun tipo di rispetto per qualsiasi cosa che abbia una radice di Santità. Il passaggio del Mar Rosso aveva avuto un impatto colossale su tutte le nazioni del mondo. Come ci insegna la Mechiltà sulla Parashà di Besshallach tutte le acque del mondo si erano divise e non solo il Mar Rosso. Tutto il mondo tremava e temeva il Signore ed Israele. Arriva Amalek e si accanisce contro i vecchi, le donne ed i bambini. Amalek è colui che frustra ogni tentativo del mondo di avvicinarsi alla Santità. Amalek è l'antitesi della Torà e della Santità. Amalek è il male. Dobbiamo ricordare infatti che Amalek colpisce Israele a Refidim, località il cui nome viene interpretato dai Saggi come un allusione al fatto che lì 'resero deboli le loro mani nella Torà' ossia Israele fu negligente nello studio della Torà e più propriamente nella praticità (le mani) che è nello studio della Torà.
Amalek è l'impedimento nella realizzazione di una vita secondo la Torà. Questa barriera però non è solo esterna ad Israele ma può, D-o non voglia, essere eretta da Israele.
Nella Parashà di Shelach Lechà la Torà si occupa del caso dell'idolatra volontario dicendo "...Poichè la parola del Signore ha deriso ed il suo precetto ha reso nullo, verrà recisa recidendo quell'anima..." (Numeri XV, 31)
Il Talmud (TB Sanedrin 99a) ci offre un interessante analisi di questo verso: "'Poichè la parola del Signore ha deriso - è colui che rivela impropriamente aspetti della Torà. Ed il Suo precetto ha reso nullo - è colui che annulla il patto della carne [ossia la Milà]. Verrà recisa recidendo: recisa in questo mondo, recidendo nel mondo futuro.' Da qui ha detto Rabbi Elazar HaModaì, colui che profana le cose Sante, che deride le Feste, che annulla il patto di Avraham nostro Padre, che rivela aspetti della Torà contrari alla Halachà e colui che svergogna il volto del proprio amico in pubblico anche se ha in mano Torà ed opere pie, non ha parte nel mondo futuro."
Il Marahal di Praga spiega che il termine 'da quì' implica che tutte queste cinque cose sono comprese nel verso e sono punite con la doppia espressione di Karet.
Lo stesso insegnamento di Rabbi Elazar HaModaì è peraltro riportato nel trattato di Avot al Capitolo III, mishnà 11 che leggeremo questo Shabbat. Il Marahal nel suo commento Ruach Chajm spiega il senso di ognuna delle cinque gravi trasgressioni:
§ Colui che profana le cose Sante. Il Marhal indica chiaramente che si tratta di chi dice che dal momento che non esiste mangiare e bere dinanzi a Lui, non c'è bisogno delle offerte animali del Santuario. Si tratta qui di tutti coloro che dicono (e quanti che ne sono oggi!) che quello che conta sono i sentimenti, quello che uno sente dentro, e che rigettano la forma, la pratica. Questi si scagliano contro il culto del Santuario e ritengono che l'uomo debba servire D-o solo col cuore e con la mente. L'errore è negare la Santità che Iddio ha riposto in ogni cosa materiale e che l'ebreo è chiamato a rivelare attraverso le mizvot. Attraverso l'offerta dell'animale sull'altare ed attraverso la consumazione della carne da parte dei Coanim, l'uomo trasforma un animale in strumento di avvicinamento a D-o, in strumento di Santità. Colui che profana le cose Sante è colui che caccia Iddio dalla sfera materiale e lo relega in un non ben definito mondo dello spirito.
§ Colui che deride le Feste. Si tratta di colui che vede nelle feste d'Israele solo un occasione materiale. Israele ha ricevuto in affidamento da D-o le chiavi del lunario e la disposizione delle feste. È Israele che Santifica il tempo attraverso le Feste. Nelle feste noi abbiamo la mizvà di mangiare e gioire di cose pratiche innalzandole verso lo spirito. Chi deride le feste è chi non capisce che mangiare in Succà ha delle implicazioni profonde sulla nostra anima prima ancora che sul nostro stomaco.
§ Colui che annulla il patto di Avraham nostro Padre. È colui che rinnega la santità del corpo. Egli non accetta che il sigillo che Iddio ha posto su Israele si trovi proprio sull'organo sessuale, in una sfera che l'uomo vorrebbe lontana da D-o e dalle Sue regole. Rabbenu Jonà sostiene che il testo si riferisce a coloro che coprono la loro milà per vergogna o la modificano con operazioni chirurgiche come accadeva in epoca ellenistica. E vale la pena ricordare che più un epoca è immorale nei costumi sessuali e più difficoltà ha con la milà e quello che rappresenta.
§ Colui che svergogna il prossimo in pubblico. È colui che rinnega la scintilla Divina che è in ogni uomo. Il Sefer HaChinuch dice che la vergogna è per un uomo la peggiore delle esperienze possibili. Chi provoca questo dolore al prossimo non capisce che ogni uomo ha uno scopo superiore e che egli non è un essere materiale, ma che ha un anima Divina e che ci si deve relazionare con ogni uomo come se fosse un messo Divino.
§ Colui che rivela aspetti della Torà contrari alla Halachà. È colui che non ha rispetto per la Torà e per i Saggi. Si tratta di colui che utilizza strumentalmente la Torà. I Saggi si sono disputati nella Ghemarà su cosa si intenda qui esattamente e basti dire che tutte le opinioni ruotano attorno ad un sostanziale disprezzo per la Torà e per i Saggi. Da sottolineare l'opinione che vuole il testo riferirsi a colui che sostiene che lo studio della Torà dei Saggi non ha ripercussioni sul mondo e che esso è un loro esercizio intellettuale. Mi pare chiaro che il filo conduttore di questo disprezzo nei confronti della Santità è proprio legato al rapporto tra fisicità e spiritualità. Chiunque tenta di relegare Iddio nello spirito e l'uomo nella materia e che nega l'interazione tra le due sfere nel servizio Divino non ha parte nel mondo futuro. Non si tratta di una punizione ma di un evidenza. Il mondo futuro è il luogo nel quale l'uomo riceverà un'influenza spirituale per quello che ha fatto in questo mondo. Senza una preparazione adeguata non c'è posto nel mondo a venire. E quindi giungiamo a noi. Noi non possiamo eseguire fisicamente la mizvà di cancellare Amalek ma possiamo fare molto. Rav Fiedlander cita Rav Levinstain che sostiene che per adempiere alla mizvà di cancellare Amalek si deve prima di tutto odiare il male che è in noi. Solo odiando quanto di male c'è in noi possiamo estirparlo. E solo avendo estirpato l'Amalek che è in noi possiamo pensare a quello che è fuori di noi.
In conclusione vorrei fare un'ulteriore riflessione sul senso di non svergognare il prossimo pubblicamente. I Saggi ci insegnano che si dovrebbe essere disposti a buttarsi in una fornace ardente piuttosto che svergognare il proprio prossimo. Il Sefer HaChinuch dice testualmente che il divieto è : 'poichè la vergogna è un grande dolore per le creature, che non c'è dolore grande quanto questo, e per questo ci ha impedito Iddio di addolorare così tanto le sue creature.'
Teniamo ben presente che qui si parla di rimproverare qualcuno che sta trasgredendo la Torà ma che è comunque possibile riprendere in privato. Quanto è a maggior ragione più grave lo svergognare gratuitamente il prossimo per motivi futili! Questa settimana ho visitato per la prima volta un sito internet che mi ha colpito molto. Sto parlando del sito www.dopocampeggio.it nel quale i giovani delle nostre comunità vengono invitati a scambiarsi opinioni e a dialogare in un forum pubblico. Nulla da eccepire all'idea ed all'iniziativa. Sono anzi certo delle buone intenzioni e della dedizione alla collettività che hanno guidato i realizzatori del sito. Sono rimasto però profondamente deluso dal modo in cui i nostri giovani utilizzano uno strumento di per se così positivo. Insulti e derisioni nei confronti di persone socialmente meno affermate sono all'ordine del giorno. Si prende una persona e se ne dice tutto il male possibile, se ne pubblicizzano difetti o episodi spiacevoli. Ovviamente c'è anche chi parla bene di altri, ma nel complesso è un gioco alla denigrazione del prossimo. Come giovane ebreo italiano io credo che una visita al sito in questione sia d'obbligo per le nostre dirigenze comunitarie rabbiniche e non. C'è qualcosa che non funziona nel rapporto tra le generazioni se quello che i nostri giovani fanno su internet è svergognarsi a vicenda.
I nostri Saggi ci insegnano che è proprio questo stacco tra le generazioni che lascia lo spazio ad Amelek. Internet, come ogni cosa materiale, può essere innalzata fino ai più alti livelli di santità ed essere usato per la diffusione della Torà. Ma può anche essere strumento di trasgressione. Dipende sempre e solo da noi rispondere alla chiamata dell'Eterno ed innalzare il mondo materiale verso il Cielo.
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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