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TORAH.IT

Parashat Terumà 5761


Shabbat Zachor

"Secondo tutto quanto Io ti mostro, il progetto della Residenza ed il progetto di tutti i suoi oggetti, e così farete." (Esodo XXV, 9)

"e così farete: in maniera che Io risieda in voi, per parlare con te e per ricevere la preghiera ed il servizio di Israele, non come era prima del vitello come è detto 'In ogni luogo nel quale ricorderai il Mio Nome verrò a te [e ti benedirò]" (Rabbì Ovadià Sforno in loco)

Dopo l'immensa rivelazione sinaitica la Torà ci ordina la costruzione del Santuario nella forma del Mishkan, la Residenza temporanea del deserto, del quale ci occuperemo in un modo o nell'altro nelle prossime settimane. Con l'aiuto di D-o inizieremo ad esaminare qualche aspetto della natura del Santuario con l'ausilio del commento di Rav Chajm Friedlander (Siftè Chajm III, 412). Il Midrash (Bereshit Rabbà XIX,7) descrive nei particolari il processo di avvicinamento e di allontanamento della Presenza Divina dal mondo come funzione del comportamento umano. L'intento iniziale della Creazione è che la Presenza Divina risieda nel mondo inferiore, nel mondo dell'uomo. Il peccato di Adam e quello di Kain e delle generazioni a loro successive allontana gradualmente la Presenza Divina fino al settimo cielo, fino a al momento in cui Avraham non ha iniziato a riavvicinarLa con la sua rettitudine. Ogni patriarca ha contribuito poi con l'opera della sua vita a ridurre gradualmente questa distanza fino a che Moshè Rabbenu non ha riportato la Presenza Divina, durante la rivelazione sinaitica, al livello in cui era prima del peccato del primo uomo.

Il peccato del Vitello ha però nuovamente allontanato la Presenza Divina dal mondo: essa si è poi concentrata, dopo la Teshuvà collettiva, nel Santuario. Rav Friedlander paragona ciò a quanto dicono i Saggi nel Pirkè DeRabbì Elierzer (cap. 20) a proposito di Adam, sostenendo che una volta cacciato dall'Eden egli se ne va a risiedere sul Monte Morià, luogo del futuro Tempio. Si tratta di una modalità diversa nella quale l'uomo che cerca di tornare a D-o si avvicina al luogo dal quale parte la Creazione, il Monte Morià, il Monte del Tempio. Adam dunque torna al luogo dal quale è stata presa la terra con la quale è stato formato ed il suo è un ritorno vero e proprio, una teshuvà al luogo della propria origine. Se è chiaro il rapporto tra il ritorno ed il Monte Morià, luogo di origine della Creazione, non è chiaro affatto il rapporto tra il ritorno ed il Santuario. In altre parole è comprensibile il ritorno di Adam verso il luogo di origine ma non è chiaro il ritorno di Israele verso un Santuario un po' precario piantato in mezzo al nulla del deserto. Capire questo legame non è affatto secondario in quanto si tratta della fonte per la mizvà cardine dell'ebraismo: lo Shabbat.

Nel trattato di Shabbat (TB Shabbat 70a) impariamo infatti che di Shabbat sono proibite le trentanove categorie di operazioni attraverso le quali è stato costruito il Santuario. Se lo Shabbat è il corrispettivo umano del riposo di D-o nello Shabbat della Creazione (Esodo XXXI, 17), non sarebbe stato più logico che noi ci astenessimo dalle operazioni compiute da D-o per Creare il mondo!?

Il Midrash Tanchumà sulla Parashà di Pekudè paragona brillantemente i diversi aspetti della Creazione con la costruzione del Santuario. Secondo i Salmi Iddio il primo giorno stende la luce come un manto, e noi lo diciamo ogni mattina mentre ci ammantiamo con il Talled. Anche nel Santuario si devono stendere dei manti di pelle come copertura. Ed ancora nel secondo giorno Iddio crea il firmamento e separa le acque superiori da quelle inferiori, operazione che il Tanchumà assimila alla separazione del Santo e del Santissimo attraverso il Parochet. Il Santuario è dunque un microcosmo della Creazione.

Una delle sostanziali differenze tra l'ebraismo e le altre culture è la relazione con la molteplicità. La Torà rinnega una molteplicità di sistemi. Non si tratta solo del rinnegare diverse forme di autorità e di riconoscere un solo D-o, no, non solo. Negare una molteplicità di sistemi significa rinnegare il fatto che i diversi elementi della Creazione possano essere scollegati. Che esistano diversi sistemi di valori e diversi percorsi nell'opera della Creazione. La molteplicità è senz'altro uno degli aspetti della Creazione: Iddio crea molteplici creature, oggetti ed elementi nel Suo mondo. C'è però un minimo comun divisore tra tutti gli elementi della Creazione e lo spiegano i Saggi alla fine del trattato di Avot:

"Tutto quanto ha creato il Santo Benedetto Egli Sia nel Suo mondo non lo ha creato altro che per la Sua Gloria".

Non si può prescindere dal fatto che ogni cosa che è nel mondo non abbia uno scopo nel grande progetto Divino. Di nuovo ciò va molto oltre il riconoscere a parole l'unicità di D-o. La prova del nove ci viene fornita da uno dei più curiosi e problematici elementi della Creazione: il male. Che cos'è il male? Come fa D-o a creare una cosa che è male? L'uomo si arrovella da millenni attorno a questi problemi ma la Torà ed i Saggi da altrettanti millenni ci dicono (Bereshit Rabbà IX, 9-17) che è proprio del male che Iddio dice 'molto bene'. Il midrash sottolinea che senza l'istinto del male l'uomo non lavorerebbe, non si creerebbe una famiglia ecc. Ed è noto che quando i Saggi provarono ad estirpare l'istinto del male relativo alla sessualità non trovarono un uovo fecondato in tutta la Terra. L'istinto del male è la molla che spinge l'uomo, è per certi versi la sua vitalità.

Rabbì Moshè Chajm Luzzatto (RaMChaL) paragona ciò ad un orologio: senza una molla (yezer harà) non si muove ma senza i denti delle rotelle (yezer hatov) che frenino e regolino la molla, non segnerà mai l'ora giusta. E dunque anche l'istinto del male è una parte fondamentale della Creazione. Senza l'istinto del male la Creazione non è completa. La redenzione del male è quella di completare il bene. Di essere strumento per provare l'uomo, di essere strumento al servizio di D-o. Ed è per questo motivo, spiega Rav Friedlader che nella prima delle benedizioni dello Shemà noi modifichiamo un verso di Isaia (XLV,7): "Che forma la luce e crea il buio, che fa la pace e crea il male" noi lo leggiamo come "Che forma la luce e crea il buio, che fa la pace e crea il tutto". Per sottolineare che il senso della creazione del male è quello di completare il bene e formare il 'tutto'. HaCol.

Questa unione tra le diverse parti della Creazione in un tutt'uno si realizza in maniera particolare con lo Shabbat. Lo Zohar (Terumà 135a) dice che "Il fondamento ed il segreto dello Shabbat risiede nel segreto dell'Uno." Ed aggiunge che "Quando entra lo Shabbat l'Assemblea di Israel (Keneset Israel) si riunisce in una maniera tale da separarsi dall'altro lato e tutti gli aspetti negativi se ne vanno da essa ed essa rimane nell'unità della Luce Sacra."

Lo Shabbat è il momento della settimana nel quale tutti gli elementi della nostra vita che paiono scollegati si riuniscono. Di Shabbat le più terrene delle attività umane come il sesso ed il cibo ed il sonno sono alla stregua della preghiera e dello studio della Torà. Per questo motivo, spiega Rav Friedlander noi cambiamo il testo della prima delle benedizioni dello Shemà della mattina di Shabbat iniziando col dire "Tutti Ti ringraziano, Tutti ti lodano e Tutti diranno: 'Non c'è Santo come il Signore'. Tutti ti innalzeranno..." HaCol - Il concetto di unità, di completezza che così tante volte torna nella preghiera del Sabato. Lo stesso vale per il Santuario. Santuario e Shabbat sono i due luoghi, rispettivamente nello spazio e nel tempo nei quali l'uomo ritrova D-o. Straordinario il fatto che sia per il Santuario che per lo Shabbat ci sono delle motivazioni a priori e delle motivazioni a posteriori:

§ Il Santuario è per a priori la modalità preferenziale di rapporto uomo D-o.

§ Il Santuario viene a sanare la frattura del vitello d'oro con una nuova modalità di rapporto.

§ Lo Shabbat ha un suo valore indipendentemente dall'uomo.

§ Lo Shabbat rappresenta la prima Teshuvà e la prima accettazione del perdono con il primo uomo.

Quando si parla di Santità i diversi aspetti si fondono in un tutt'uno, così come i tredici attributi Divini e così come i tredici tipi di offerte per la costruzione del Santuario.

Mi pare che ciò si sposi poi molto bene con quanto dice il Ramban a proposito del fatto che 'Iddio aveva benedetto Avraham in tutto'. La maggior parte degli esegeti sostiene che questo si riferisca alla presenza (secondo alcuni) o all'assenza (secondo altri) di una figlia femmina. Il Ramban in uno dei suoi commenti più mistici sostiene che si tratta qui dell'anima della Keneset Israel, quell'anima unica che accomuna Israele e che lega gli ebrei assieme ed a loro volta li lega al loro Creatore.

La vera figlia di Avraham è lei ed è attraverso questa comprensione che Avraham può iniziare il processo di riavvicinamento della Presenza Divina al mondo. E così anche gli altri patriarchi: basti pensare a Jacov che stabilisce il limite dello Shabbat davanti a Shechem e che tiene unita la sua casa. Con i nostri numerosi peccati noi abbiamo allontanato Iddio dal Santuario e dal mondo intero, e continuiamo a tenerLo lontano visto che ogni generazione nella quale non viene costruito il Santuario è come se lo avesse distrutto. Ed i nostri Saggi ci hanno ampiamente dimostrato come l'unica strada per ritrovare l'unità d'Israele, l'unità tra Israele e D-o e l'Unità nello stesso Nome di D-o è attraverso l'osservanza dello Shabbat.

Non solo attraverso il ricordo dello Shabbat del Kiddush e degli abiti della festa. Ma attraverso soprattutto l'osservanza delle trentanove categorie di cose che di Shabbat non si fanno.

Solo non facendo queste trentanove operazioni di Shabbat potremo meritare di farle nella prossima costruzione del Santuario.

È imperativo per la nostra generazione tornare a quell'unità e completezza che c'è nella scrupolosa osservanza delle regole dello Shabbat. Solo tracciando il perimetro entro il quale è possibile muoversi di Shabbat meriteremo di poter tracciare assieme a tutto il popolo d'Israele il perimetro del Santuario ricostruito, presto ed ai nostri giorni.

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici


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