“E Moshe’ sali’ al D. E lo chiamo’ il Signore dal monte
dicendo: ‘Cosi’ dirai alla Casa di Jacov e narrerai ai figli d’Israele’.”
(Esodo XIX, 3)
“E
Moshe’ sali’ a D. è quanto è scritto ‘Sei salito all’eccelso, hai predato un
bottino’. Che significa ‘sei salito’? Ti sei innalzato. Ti sei scontrato con
gli Angeli superiori…Nella stessa ora gli Angeli del Servizio volevano colpire
Moshe’ ed il Santo Benedetto Eglia Sia
ha cambiato i connotati della faccia di Moshe’ rendendolo simile ad Avraham.
Ha detto loro il Santo Benedetto Eglia Sia: ‘Non vi vergognate davanti a lui?
Non è colui al quale siete scesi ed avete mangiato nella sua casa? Ha detto il
Santo Benedetto Egli Sia a Moshe’ non
ti è stata data la Tora’ altro che per merito di Avraham. (Shemot
Rabba’XXVIII,1)
La
salita di Moshe’ in Cielo è una salita spirituale. I Saggi ci insegnano (TB
Succa’ 5a) che Moshe’ non si è mosso nella materia ma nello spirito.
Rav
Chajm Friedlander (Sifte’ Chajm III, 92) approfondisce il problematico
confronto con gli angeli che
scaturisce da questa inconsueta penetrazione dell’uomo nel mondo superiore
dello spirito.
Abbiamo
piu’ volte toccato questo tasto ma cercheremo di affrontare qui il problema
sotto un’ottica un po’ diversa.
Gli
angeli sono, durante tutta la rivelazione Sinaitica, l’alter ego di Israele. La
rivelazione Sinaitica non avrebbe metro di paragone senza la presenza Angelica
che il Midrash sottolinea continuamente. Rav Desler spiega in maniera molto
semplice che gli Angeli, non dotati di capacita’ di scelta, non concepiscono l’esistenza umana e considerano una profanazione del Nome
di D. la sola possibilita’ di non eseguire la Sua volonta’. Sono quindi
contrari alla creazione dell’uomo e contrari al dono della Tora’ che
rappresenta lo scopo della creazione dell’uomo.
Secondo
il Midrash Iddio ‘convince’ gli Angeli facendo una sorta di ‘fotomontaggio’ e
facendo apparire il volto di Moshe’ come quello di Avraham. Non è affatto
chiaro come cio’ influisca sul giudizio degli Angeli.
Rav
Friedlander sottolinea che il rimprovero Divino nei confronti degli Angeli
verte sul concetto di gratitudine. La gratitudine non è solo un bel valore, è
il presupposto per la ricezione della Tora’: ‘Proprio Io Sono il Signore tuo
D. che ti ho tratto dalla terra d’Egitto.’
La
prima della dieci parlate si apre legando la sottomissione di Israele alla
Tora’ non alla Creazione ma bensi’ al senso di gratitudine che deve scaturire
dal ricordo dell’uscita dall’Egitto.
Dunque
se gli Angeli non hanno rispetto per Avraham sono degli ingrati perche’ hanno
mangiato alla Sua tavola e sono stati suoi ospiti. Non solo. Si potrebbe
ribattere che gli Angeli non hanno veramente mangiato, ma hanno solo fatto
finta (Bereshit Rabba’). Il punto è che gli Angeli non debbono essere grati ad
Avraham per il cibo che non hanno realmente mangiato (anche), ma piuttosto
debbono essergli grati per essere stati uno strumento di mizva’. La solerzia di
Avraham e la sua dedizione al Servizio Divino attraverso il servizio del
prossimo innalzano gli Angeli stessi in quanto strumenti in quello che i saggi
chiamano ‘avodat hachesed’ , il servizio della grazia.
Allo
stesso modo i Saggi dicono (TB Chulin 91b) che ‘Gli Angeli del Servizio non
intonano i loro canti in alto fino a che non intonano Israel in basso.’ Ed
allo stesso modo il Midrash propone due versioni (almeno) per il sogno della
scale in una delle quali gli Angeli salgono e scendono sulla scala e nell’altra
su Jacov stesso.
Dunque
il servizio degli Angeli è strettamente legato a quello d’Israele.
È
pero’ evidente che il confronto con gli Angeli ha una forte valenza educativa
anche per Israele. Siamo noi stessi a dover capire perche’ riceviamo la Tora’.
Per
capire fino in fondo il problema degli Angeli Rav Friedlander chiama in causa
un interessante passo talmudico (TB Pesachim 50b) nel quale Rava’ si interroga
sul senso di due versi biblici apparentemente in contraddizione. In uno si dice
‘Fino al cielo è la tua grazia’ e nell’altro di si dice ‘Oltre al cielo è la
tua grazia’. E sottolinea Rava’ che nel primo caso si parla della grazia Divina
per coloro che si occupano di Tora’ con dei secondi fini, e solo nel secondo
quello di coloro che si occupano della Tora’ per il solo fine della Tora’,
senza alcun elemento esterno, si riesce a varcare il confine tra cielo e terra.
Il
problema vero degli Angeli è come si fa a passare questo confine se
tecnicamente esiste la possibilità di servire D. per fini diversi o non
servirLo affatto.
Il
Midrash impara che la Tora’ viene data per merito di Avraham da un verso nel
quale si parla di Adam. L’Uomo. Secondo i Saggi l’uomo in questione è Avraham.
Il primo uomo aveva la capacita’ di conoscere il fine di ogni creatura e per
questo ha potuto dare ad ognuna il suo nome. Quando ha dovuto dare un nome a se
stesso si è chiamato ‘adam’, da ‘adama’’ terra. Apparentemente un notevole
cambiamento. Adam chiama gli animali secondo il loro fine, e se stesso secondo
la propria provenienza, anzi secondo la piu’ misera delle due parti che lo
compongono (perche’ non riferirsi allo spirito ad esempio?) Secondo il Rav
Desler Adam capisce che il suo vero scopo è confrontarsi con quella parte
materiale che è in lui. Lo scopo dell’uomo è il confronto (e la vittoria) sulla
materia.
Avraham
è chi piu’ di ogni altro vive e vince questo scontro. L’immagine del volto di
Avraham è la capacita’ di scegliere di servire il Signore con tutti se stessi,
è la radice del chesed, della grazia. Di quella grazia che si basa sul piu’
materiale e piu’ profondo dei servizi che si possono prestare alla Divinita’: quello
di servire il proprio prossimo.
Dunque
gli Angeli (ma tutto sommato anche noi) debbono capire che il motivo per il
quale Israele necessita e merita la Tora’ è proprio per la capacita’ che si
tramanda di confrontarsi con la materia.
Rimane
da capire il rapporto Moshe’ / Avraham. Generalmente diciamo ‘la Tora’ di
Moshe’’ e D. stesso dice ‘Ricordate la Tora’ di Moshe’ Mio servo.’ Ora
pero’ il Midrash ci dice che tutto dipende da Avraham!
Per
capire la differenza tra i due ci affidiamo nuovamente al Talmud Bavli’ che nel
trattato di Chulin (89a) sottolinea la grande umilta’ di Moshe’ ed Aron anche
quando confrontati con Avraham.
§
Avraham dice : ‘Io sono
polvere e cenere’.
§
Moshe ed Aron dicono: ‘E
noi cosa siamo?’
Polvere
e cenere, per quanto di poco valore esistono. Moshe’ ed Aron sono tanto umili
da negare quasi la loro stessa esistenza.
Il
Rav Desler (Michtav MeEliau IV, 54) spiega in proposito che esistono due
diversi tipi di annullamento dell’ego: passivo ed attivo.
Ossia
esiste un annullamento legato al confronto con la Divinita’ ed al
riconoscimento della propria nullita’ dinanzi alla presenza Divina e c’è
l’annullamento positivo che si fonda sull’annullamento del proprio io con lo
scopo di servire il prossimo e di mettersi attivamente al servizio di qualche
cosa di piu’ grande.
Moshe’
rappresenta l’autoannullamento passivo ed Avraham quello attivo.
Rav
Desler aggiunge che nel trattato di Succa’ (49 b) Rabbi’ Elazar spiega uno dei
versi conclusivi del Mishle’ dal brando dell’Eshet Chail che si legge il
Venerdi’ sera : ‘Ha aperto la sua bocca con saggezza ed un aTora’ di grazia
(Torat chesed) è sulla sua lingua’.
C’è
forse una Tora’ che è grazia ed una che non lo è?
La
Tora’ lishma’, quella senza altri fini, è Tora’ di grazia e quella che ha altri
fini non lo è.
Allo
stesso modo quella che si studia per insegnarla è di grazia e l’altra no.
Ne
risulta che due sono i criteri per rendere la Tora’ una Tora’ di Chesed: che
non si abbiano secondi fini e che si insegni.
Ebbene
dunque Moshe’ ed Avraham sono complementari nel processo di ricezione della
Tora’ e ci insegnano rispettivamente l’annullamento passivo e quello attivo, la
Tora’ lishma (fine a se stessa) e la Tora’ Lelammeda’ (per insegnarla).
Il
volto di Moshe’ viene cambiato per sempre con la ricezione della Tora’ ed
infatti scendendo dal monte la pelle del volto del profeta è illuminata. La
luce della creazione che brilla in
Avraham per il quale la creazione avviene (cfr. esegesi su BeHibaream) splende
ora sul volto di Moshe’.
Quello
stesso Moshe’ che fino ad ora è stato schivo e riservato, essenzialmente
passivo (poiche’ dalle acque lo ho salvato), deve imparare ad agire in
positivo. Ha imparato benissimo la parte di Tora’ di Chesed insita nella
comprensione dell’assenza di secondi fini, ma deve imparare l’importanza
dell’insegnamento.
In
questo senso è notevole che il cambiamento del volto di Moshe’ sopravvive anche
dopo il dono della Tora’ e che esso viene scoperto solo per insegnare. Il volto
di Avraham che brilla sul volto di Moshe’, Moshe’ lo riceve per insegnare.
Allo
stesso modo mi pare notevole che la Parasha’ si apra con il consiglio di un
convertito su come si insegni Tora’
Si
deve essere pronti ad imparare da tutti per poter insegnare a tutti.
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici