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TORAH.IT

Parashat Vajezè


"Il D-o di Avraham ed il dio di Nachor, giudichino tra noi, gli dei dei loro padri. E Jacov giurò sul Terrore di suo padre Izchak." (XXXI, 53)

Ci avviciniamo ai grandi giorni di Chanukà, giorni di grandi miracoli per il nostro popolo. Rabbì Chaninà insegna nella Piskà Rabbatì la radice per la data della festa di Chanukà.(VI,5) Come noto il Santo Benedetto Egli Sia suggella il perdono del santo giorno di Kippur con l'ingiunzione di costruire il Santuario: il popolo d'Israele riceve, dopo il perdono dell'episodio del Vitello, l'ordine di costruire il Mikdash. (Allo stesso modo anche noi, ogni anno, dopo Kippur, ci occupiamo della mizvà della Succà che è equiparata alla costruzione del Santuario.) Il 25 di Kislev, dopo neanche tre mesi, il Santuario è pronto. Va ricordato che non era un'impresa facile, e del resto i figli di Israele non erano certo degli artisti! La costruzione del Santuario avvenne quindi in tempi da record. Eppure, dopo tanta fretta, il Santuario rimase smontato fino al 1 di Nissan, praticamente altri tre mesi. Il popolo ha addirittura da ridire con Moshè per questo. Ma come, ci siamo sbrigati e poi risulta che avevamo il doppio del tempo?! Ma il Santo Benedetto Egli Sia aveva i Suoi piani: il Santuario doveva essere inaugurato a Nissan perché a Nissan è nato Izchak. Il Signore si è però sentito in 'dovere' verso il 25 di Kislev, la data effettiva del completamento dei lavori, e lo ha perciò destinato all'inaugurazione del Santuario ai tempi dei Maccabim. Rav Chajm Friedlander z"l nel suo Sifè Chajm (II, 39) analizza questo interessante insegnamento di Rabbi Chaninà. C'è essenzialmente da capire perché posporre l'inaugurazione del Santuario o viceversa perché accelerare così i tempi di costruzione. Iddio vuole far coincidere la nascita di Izchak con la costruzione del Santuario. Il Santuario è il Luogo della residenza della Presenza Divina nel Mondo. La sua costruzione è lo scopo dell'uscita dall'Egitto e la costruzione del Santuario interiore ad ognuno di noi, processo imprescindibile per la costruzione del Santuario, è lo scopo ultimo della Creazione del mondo. Ma qual'è il legame tra il Santuario ed Izchak? Izchak è caratterizzato dalla misura del timore. Iddio è chiamato 'Pachad Izchak', il Terrore di Izchak. La misura del timore, del terrore di D-o, non è affatto una dimensione negativa, è anzi livello fondamentale nel servizio Divino. Il Marahal (Netivot Olam, Irà V) spiega che il temente del Cielo è colui che si annulla e che 'sente se stesso come nulla'.

Poche culture come quella ebraica rispettano l'uomo e le sue esigenze materiali, ma nessuna procede oltre ammettendo che quando raffrontato al verbo essere presente nel nome di D-o, l'uomo semplicemente non è. E ricordiamo che il verbo essere in ebraico al presente non esiste. È nella legatura che esce fuori essenzialmente questa dimensione di Izchak. Izchak chiede di essere legato per evitare che il riflesso condizionato della paura della lama possa fargli avere uno spasmo che lo faccia tagliare e lo renda non più atto ad essere sacrificato. Il problema di Izhak davanti al padre che lo sta per offrire come olocausto è di non aver nessuna di quelle imperfezioni con le quali la halachà squalifica un'offerta. Questa sottomissione totale dell'io è la radice del mondo del Santuario.

Spiega il Marahal (Netivot Olam, Avodà III) che lo scopo del Tamid, l'offerta quotidiana, è quello di connettere tra il mondo ed il Suo D-o. Ossia, che sia chiaro che se questo legame si rompesse, anche per un istante, il mondo non sarebbe più. Questa connessione tra D-o ed il mondo e la sottomissione del mondo a D-o, dovrebbe portare l'uomo ad offrire se stesso a D-o, cosa che D-o però non vuole. L'offerta animale, pecuniaria, è in qualche modo sostitutiva: essa è strumento e come tale è nulla se non accompagnata dall'intenzione dell'offerente al quale deve essere chiaro che in linea di principio l'offerta è lui stesso. L'offerente dovrebbe, come Izchak, vivere la propria legatura. La legatura di Izchak è quindi il prototipo di ogni offerta al Santuario: sarei dovuto essere sacrificato, ma D-o mi preferisce vivo e l'animale è sostitutivo. Dunque è l'annullamento dell'io il fondamento per la costruzione del Santuario. È il Terrore. Il sapere la propria totale sottomissione a D-o, perché a D-o non ci si sottomette una volta l'anno e neanche una alla settimana. Neppure una al giorno. La sottomissione a D-o deve essere un'esperienza totale che riempie ogni attimo della nostra vita. Questo annullamento della propria individualità passa per l'osservanza della Volontà di D-o, le mizvot. Eppure questo non è un compito facile e ciò per la radice materiale che è nell'uomo. La materia è statica per definizione, ed è proprio la staticità, la pigrizia, che ci impedisce di servire Iddio propriamente. Il Ramchal nel Messilat Yesharim spiega che proprio perché l'istinto del male ci prende sulla pigrizia è nostro compito rafforzarci attraverso la 'zerizut', la solerzia. Le mizvot si fanno con solerzia. 'E verso il bestiame corse Avraham'!

Rav Friedlander spiega secondo il Messilat Yesharim che l'uomo si chiama Adam, dalla stessa radice di Terra perché è il superare questa natura che deve caratterizzare la sua vita. Il nostro nome come esseri umani racchiude l'unica vera battaglia che va combattuta in questo mondo, quella contro la natura dell'uomo. I nostri Saggi ci hanno più volte raccomandato di fare le mizvot con solerzia. 'Una mizvà che viene sulle tue mani non farla diventare Chamez!' Proprio Nissan, con Pesach ed il divieto del Chamez è il mese in cui più è chiara la necessità di non mettere tempo tra noi e le mizvot. E Rabbi Jeudà ben Temà ha dipinto in maniera grandiosa nel Pikiè Avot (V, 24) le qualità degli animali che dobbiamo assimilare per combattere la nostra natura e servire D-o. Questo superare la natura, andare oltre la natura, in ebraico si chiama 'nes', miracolo. Ma anche bandiera. Ma anche prova. È allo stesso tempo la maggiore prova per l'uomo ma anche l'unica bandiera che vale la pena di superare. Solo quando sappiamo, noi per primi, superare la nostra natura, allora il Signore stesso interviene e cambia per noi la natura. Solo quando si capisce che bisogna saper dominare il proprio istinto ed annullarsi dinanzi a D-o si può assistere al miracolo di Chanukkà. Ed allora capiamo perché tanta solerzia nella costruzione del Santuario. Perché le mizvot si fanno correndo. Perchè anche se in linea di principio si ha tutta la giornata per mettere i Tefillin, nondimeno è doveroso che sia la prima preoccupazione di un uomo quando si alza la mattina. Anche se fa freddo, anche se si ha sonno, anche se si ha un appuntamento e c'è tutto il pomeriggio libero. Le mizvot si fanno presto. Dopo il giorno di Kippur la costruzione del Santuario è un meraviglioso episodio di solerzia e chi costruisce la Succà sa bene quanto si riviva questa solerzia con solo cinque giorni (nel migliore dei casi) a disposizione. Il Santuario si monta a Nissan perché bisogna capire che non vale nulla se non si è pronti ad offrire se stessi, ma si completa per Chaukkà per capire che se si vuole sconfiggere l'istinto del male si deve essere solerti nelle mizvot. Chanukkà, nella quale il Santuario era stato profanato per la trasandatezza dei Sacerdoti è l'occasione per testimoniare la solerzia dei Sacerdoti, uomini di pace, che non esitano a prendere le armi, sorpassando ogni convenzione, per l'Onore del Cielo. Chanukkà è il momento in cui si capisce che anche se non sei pronto ed hai olio solo per un giorno non puoi esimerti dal cominciare. Quanti avrebbero posticipato la reinaugurazione del Santuario per aspettare la fornitura d'olio! Ma le mizvot si fanno con solerzia. E così a Lavan, che come ogni nemico di Israele vuole fare di tutta l'erba un fascio, Jacov giura nel nome di Colui che è 'Pachad Izchak'. Lavan è peggio di Faraone perché dice che le figlie sono figlie sue ed i nipoti anche. Perché dice che il D-o di Avraham ed il dio di Nachor sono la stessa cosa, non sia mai. Che si in fondo sono gli dei dei loro padri. Faraone dice 'Io non conosco il Signore... ed anche Israele non lo manderò via' . Ed allora è chiaro che si deve combattere fino alla fine. Ma Lavan? Lavan che dice che in fondo siamo tutti una mishpachà, tutti una famiglia, che il credo è lo stesso. No. A Lavan che come Esav rappresenta il pericolo della fagocitazione, Jacov risponde con il 'Terrore di Izchak'. Solo il vero e profondo timore di D-o ci discrimina dai gentili. A chi vive di questi sprazzi di ecumenismo e di vogliamoci bene, di positivismo e di amore incondizionato apparente, si ricorda che si deve saper aver 'TERRORE' di D-o. Ed allora capiamo l'importanza di sovrapporre Izchak, l'uomo del timore, con Nissan il mese dell'amore. Perché a noi viene richiesto di amare-temere Iddio. Perché il rapporto con D-o è totale. E D-o non c'è solo quando va tutto bene e scende i mezzo al fuoco sul Sinai. Iddio è anche ad Aushwitz quando il più piccolo dei bambini viene massacrato da chi fa un recinto di filo spinato e dice a D-o di stare fuori. Perché il falso buonismo di Lavan non porta da nessuna parte e solo il timore di chi sa partecipare in silenzio ad un Volere superiore che non può capire può portare al vero amore per D-o. La necessità del timore è la dura prova che Avraham, l'uomo dell'amore deve capire. Che il vero amore per D-o non può prescindere dal timore. È con questo timore che ci costringe a dover superare noi stessi e la natura che ci circonda che accendiamo una fiamma agli occhi del mondo. Una fiamma che siamo stati capaci di accendere perfino ad Aushwitz e che ci auguriamo di accedere quest'anno inaugurando l'altare del Santuario ricostruito.

Shabbat Shalom, Jonathan Pacifici


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