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Parashat Lech Lechà
[1]"E Malki-Zedek re di Shallem tirò fuori pane e vino ed egli era sacerdote del D-o Eccelso. E lo benedisse e disse: 'Benedetto sia Avram per il D-o Eccelso padrone del cielo e della terra; e benedetto sia il D-o Eccelso che ha consegnato i tuoi nemici nelle tue mani.' Ed egli gli diede una decima di tutto. E disse il re di Sdom ad Avram: 'Dammi le persone e prenditi il bottino'. E disse Avram al re di Sdom: 'Ho alzato la mano al Signore D-o Eccelso padrone del cielo e della terra se dovessi prendere un filo o un laccio o qualunque cosa tu abbia, e non dirai: 'Io ho reso ricco Avram'.'" (Genesi XIV,19-23)
Il Bet Hallevì spiega nel suo commento alla Parashà di Bo che è la storia a modellarsi alla Torà e non viceversa. Il Ramban procede oltre e citando il Midrash Tanchumà (Lech Lechà 9) sostiene con un famosissimo principio che 'Le azioni dei Patriarchi sono un segno per i figli'. Dunque non solo la storia si modella in modo da materializzare i valori della Torà, ma la vita dei primi Maestri della Torà è una sorta di programma per la loro discendenza. La Torà è il progetto del mondo, la vita dei Patriarchi è il progetto della storia d'Israele. Nella nostra Parashà Avraham conduce una rischiosa guerra contro quattro potentissimi re per salvare suo nipote Lot. Il Ramban commenta l'episodio (Genesi XIV,1) indicando che questo evento è l'annuncio ad Avraham del fatto che quattro nazioni tenteranno di sottomettere il mondo, ma alla fine i suoi figli avranno la meglio. Il verso, secondo il Ramban indica anche la successione degli esili che subirà Israele.
§ Amrafel re di Shinnarsi corrisponde a Bavel, la Babilonia nella quale sorge la valle di Shinnar.
§ Arioch re di Elasar corrisponde alla dominazione di Persia-Media.
§ Kedorlaomer re di Elam corrisponde alla Grecia.
§ Tidal re delle genti, corrisponde al "Regno Malvagio" di Roma che raccoglie molte genti sotto una tirannia.
Dunque questa guerra vinta da Avraham non è che il programma della storia del mondo. Una guerra impari tra quattro imperi ed un piccolo popolo nella quale quest'ultimo ha la meglio. E dunque in questo passo un po' oscuro della Parashà di Lech Lechà è racchiuso un forte messaggio di redenzione. Ma alla guerra segue un insolita conferenza di pace che abbiamo riportato all'inizio. Di particolare rilievo è l'incontro tra Avraham e Malki-Zedek. Secondo Rashì in loco (che riporta il Midrash Rabbà, Bereshit 43, 6) Malki Zedek sarebbe Shem, figlio di Noach (che sopravviverà a tutti i patriarchi) e quindi un avo di Avraham (la linea di discendenza è Noach/ Shem/ Arpachsad/ Shelah/ Ever/ Peleg/ Reu/ Serug/ Nachor/ Terach/ Avraham). Shem è re di Shallem che viene indicata dai Saggi come Jerushalaim ed è Sacerdote del D-o Eccelso. Shem riconosceva l'unicità di D-o ed era un grandissimo Maestro presso il quale studiarono tutti i patriarchi. Egli benedice Avraham nel nome del D-o Eccelso. Avraham accetta questa benedizione e riconosce il ruolo di Shem come sacerdote dandogli quella decima che proprio a Jerushalaim diverrà prerogativa della sua discendenza. Ma Avraham aggiunge il nome tetragrammato al D-o Eccelso di Shem. Avraham è prototipo del Chesed, della misericordia, è il primo che capisce l'importanza della misericordia alla quale si riferisce il nome tetragrammato. E questa dichiarazione pubblica fatta da Avraham segna un po' la rottura o meglio l'evoluzione del mondo di Shem. Iddio smette di essere solo il D-o Eccelso e diventa anche e soprattutto il 'D-o delle cose piccole' per usare un'espressione moderna, ma forse 'delle cose apparentemente piccole'.
L'occasione è quella della spartizione del bottino. Avraham non vuole nulla per lui. Non che non riconosca il diritto ad una ricompensa (accetta di vedersi pagare le spese sostenute ed accetta che i suoi alleati abbiano la loro parte, ma nessuno deve poter dire: 'Io ho reso ricco Avraham'. Si tratta di una promessa Divina legata all'adempimento del comando 'Vai per te', Lech Lechà. Avraham rinuncia ad un entrata cospicua per far sì che venga santificato il nome di D-o e che tutti possano riconoscere che la ricchezza di Avraham viene solo da D-o. L'espressione che usa Avraham è particolarmente strana 'Ho alzato la mano al Signore D-o Eccelso padrone del cielo e della terra se dovessi prendere un filo o un laccio o qualunque cosa tu abbia, e non dirai: 'Io ho reso ricco Avram'.' Rashì in loco indica che l'alzare il braccio è una forma di giuramento. Ma Rav Friedlander, sulla scia del Marahal di Praga la legge come una forma di preghiera anzi come un indicazione della direzione della preghiera. Rabbi Chajm di Volozin (Nefesh HaChajm) spiega anche il senso delle braccia alzate di Moshè durante la guerra contro Amalek. Moshè voleva che le preghiere del popolo non fossero motivate dalla disgrazia contingente ma dalla profanazione del nome di D-o che stava compiendo Amalek. Lo sforzo di Moshè e di Israel (anche attraverso Aron e Chur) era quello di sforzarsi di pregare motivati dal desiderio di ridare onore al Nome di D-o e non per evitare la disfatta materiale. Dunque le mani sono uno strumento di preghiera e questo anche perché la preghiera va affiancata dalle azioni.
Rav Chajm Friedlander (Siftè Chajm III, 346) propone queste riflessioni a proposito di un interessante passo talmudico sul tema che ha anche a che fare con la redenzione di cui prima parlavamo.
[2]"Eliau era solito frequentare la Yeshivà di Rabbì [Jeudà Hannasì]. Un giorno, ed era Rosh Chodesh, tardò a venire. [Rabbì] gli chiese per quale motivo aveva tardato alla Casa di Studio. Disse lui: 'Faccio alzare Avraham, lavo lui le mani, egli prega e io lo corico, e così per Izchak e così per Jacov.' 'E non puoi alzarli assieme?' 'Aumenterebbero la preghiera e verrebbe il Mashiach prima del tempo.' Disse lui: 'E c'è pari a loro in questo mondo?' Disse lui: 'C'è Rabbì Chjà ed i suoi figli'. Rabbì decretò un digiuno e fece ufficiare [le preghiere] a Rabbì Chjà ed ai suoi figli. Disse: 'che fa soffiare il vento' e soffiò una raffica di vento, disse 'che fa scendere la pioggia' e scese la pioggia, quando giunse a dire 'che resuscita i morti' tremò la terra [in vista della resurrezione]. Dissero nel firmamento: 'Chi ha rivelato il segreto al mondo?' Dissero: 'Eliau'. Portarono Eliau e lo colpirono con sessanta frustate di fuoco. Comparve loro come un orso di fuoco e li spaventò [e così interruppero la preghiera]." (TB Bavà Mezià 85b)
Il mondo della parabola rabbinica è distante anni luce dalla mitologia. I Saggi sanno perfettamente di cosa stanno parlando: siamo noi che dobbiamo capire cosa intendono. Eliau il profeta è la congiunzione tra questo mondo materiale e lo spirito. Egli presenzia ad ogni circoncisione ma è anche e soprattutto il nostro traghettatore all'epoca della redenzione. Eliau rappresenta la dimensione di coloro che santificano la materia sino a portarla in cielo. Personaggi come Rabbì Jeudà Hannasì, compilatore della Mishnà, erano soliti frequentare il profeta Elia. Il giorno di Rosh Chodesh è un giorno particolare, non dimentichiamo che si tratta della prima mizvà data al popolo d'Israele. Il Marahal spiega l'importanza del lavaggio delle mani prima della preghiera. Come abbiamo visto le mani sono uno strumento di preghiera, esse vanno santificate come preparazione a questa. Ciò non riguarda solo i patriarchi ma anche noi ed infatti lo Shulchan Aruch codifica che ci si lavi le mani prima di pregare. Due cose vanno capite: prima di tutto che cosa aveva di particolare Rabbi Chjà e poi in fondo che cos'è tutta questa storia della preghiera per la redenzione? È tempo, non è tempo...se i patriarchi non possono forzare i tempi, come si permette Rabbì? E se non deve essere, cosa fa Eliau?
Secondo il Talmud in loco, Rabbì Chjà piantò del lino, ci fece delle reti con le quali cacciò dei cervi. Con la carne dei cervi diede da mangiare a degli orfani e con la pelle scrisse cinque rotoli della Torà con i quali insegnò a cinque bambini, ad ognuno su un Sefer diverso. Poi insegnò i sei ordini della Mishnà a sei bambini. Delle sue azioni Rabbì disse: 'Quanto sono grandi le azioni di Chjà'. Dunque il merito di Rabbi Chjà e dei suo figli (ma figli indica anche alunni) è quello dello studio. Ma si tratta di uno studio particolare. Rabbi Chjà poteva benissimo comprare della pelle già pronta per scrivere un Sefer ma si è preoccupato della genuinità della preparazione. Si è occupato di tutto personalmente e le sue opere sono la dimostrazione del fatto che lo studio della Torà non è una cosa dello spirito ma è un modus vivendi che non si ha modo di acquisire né di insegnare se non lo si vive. Per questo Rabbì Chjà è un po' al livello di Avraham e dei patriarchi. Avraham si differenzia da Shem proprio per la trasmissione. Shem non fa proseliti, Avraham si. Shem vive un po' asceticamente questa sua fede. Avraham si sporca le mani. In questo senso mi pare straordinario quanto dice Rashì su Genesi XIV, 14. I trecentodiciotto uomini con i quali Avraham va in guerra sono nella realtà il solo Eliezer il cui nome ha valore numerico trecentodiciotto. Egli è chiamato il suo allievo perché 'lo aveva istruito nelle mizvot'. Dunque nella guerra contro la storia Avraham va armato di un solo uomo, il suo allievo. Nella guerra contro la storia il popolo d'Israele può vincere solo con lo studio della Torà. Nel processo di redenzione giocano, come sempre due fattori chiave: la giustizia e la misericordia Divina. Entrambi questi aspetti vogliono il nostro bene seppur in due modi diversi. La giustizia vuole che la redenzione sia meritata da Israele e ciò può richiedere tempi più lunghi. La misericordia spinge ad accelerare i tempi. Ma cosa vuole Israele? L'innalzamento delle mani di Moshè ed Avraham indicano la volontà di legare la preghiera d'Israele alla sola gloria del nome di D-o senza prendere in considerazione le ripercussioni sull'uomo. Ebbene dal punto di vista umano una redenzione per giustizia ci garantisce senz'altro un livello più alto di spiritualità che non un semplice dono della misericordia Divina.
Pregare dunque per la venuta del Messia prima del tempo è un gesto di misericordia nei confronti della Gloria di D-o. Significa dire: a me non importa di ricevere un premio inferiore ma non posso sopportare che la Tua gloria venga infangata oltre. Questo è il mondo di Avraham. Questo è il mondo di chi insegna. Chi insegna dedica del tempo al prossimo, tempo nel quale potrebbe studiare per se stesso. Ma insegnare significa interessarsi al prossimo in un atto di misericordia di cui Avraham è Maestro primo. Allora capiamo che si può provocare la venuta del Messia prima del tempo ma che ciò dipende da quanto noi abbiamo misericordia della Gloria Divina. Il primo passo per fare ciò è capire che la venuta della redenzione non la vogliamo per porre fine alle nostre disgrazie (che sfortunatamente non mancano) ma per porre fine alla lacerazione che è nel nome di D-o. Capiamo anche perché Avraham aggiunge il tetragramma della misericordia al D-o Eccelso di Shem. Perché per un D-o che è solo Eccelso importa poco se Avraham porta a Sara un nastro per capelli dal bottino (il filo del testo secondo i Saggi) ed importa poco quello che mi metto in bocca. È al D-o della misericordia che di quelle cose che agli altri sembrano piccole importa e anche molto. Ed importa anche se e come io insegno ai miei figli. "Disse Rav Hunnà bar Berechià a nome di Rabbi Elazar HaKappar: 'Chiunque rende partecipe il Nome del Cielo nel suo dolore, i suoi alimenti gli vengono raddoppiati come è detto (Jov XXII, 25): 'E sarà l'Onnipotente nella tua disgrazia e il denaro doppio per te'." (TB Berachot 63a)
Al D-o che è si Eccelso ma anche misericordioso e vicino importa del dolore di ogni suo figlio. Avraham invoca il nome di D-o e viene benedetto con ricchezza. La guerra contro i quattro re Avraham non la combatte per il bottino, la combatte per il prossimo, per Lot. La combatte per noi per farci capire che quattro esili si possono affrontare anche in due: un Maestro ed un Alunno.
E per noi che viviamo prossimi alla fine del "Regno Malvagio" di Roma ciò è un imperativo quanto mai attuale.
'Non con la forza e non con la guerra, ma con il Mio spirito dice il Signore degli Eserciti' dice Iddio a Zerubavel per bocca di Zecharià.
La redenzione la conquista solo un Maestro che ha misericordia del suo Allievo, un popolo che ha Misericordia del Suo D-o
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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