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Parashat Noach


[1] "Ed uscì Noach ed i suoi figli e sua moglie e le mogli dei suoi figli con lui. Ogni animale, ogni brulicante ed ogni volatile, ogni cosa che brulica sulla terra secondo le loro famiglie uscirono dall'arca. E Noach costruì un altare per il Signore e prese da ogni bestia pura e da ogni volatile puro ed offrì olocausti sull'altare. Ed odorò il Signore il profumo gradito, e disse il Signore in cuor Suo: 'Non continuerò a distruggere ancora la terra per via dell'uomo, poiché l'istinto del cuore dell'uomo è male dalla sua infanzia e non continuerò ancora a colpire ogni vivente come ho fatto. Tutti i giorni della Terra saranno ancora semina e mietitura e freddo e caldo ed estate ed inverno, ed il giorno e la notte non cesseranno.'" (Genesi VIII, 19-22)

L'uscita di Noach dall'Arca rappresenta l'ingresso in un nuovo mondo. Il Midrash (Yalkut Shimonì su Noach) sottolinea come Noach abbia visto tre mondi diversi: prima, durante e dopo il diluvio. Si tratta di mondi diversi nel clima e nella natura ma anche e soprattutto nello spirito e nel mondo delle mizvot e dunque nel rapporto tra l'uomo e l'Eterno.

Rabbì Ovadià Sforno spiega il senso dello strano verso con il quale Iddio assicura l'avvicendarsi delle stagioni: "Tutti i giorni della Terra saranno ancora semina e mietitura e freddo e caldo ed estate ed inverno, ed il giorno e la notte non cesseranno". Non cesseranno dal perseverare nello stesso modo innaturale nel quale li ho limitati a seguito del diluvio e cioè che il percorso del sole devii dalla linea equinoziale e che questo deviare provochi l'avvicendarsi di tutti questi tempi; poiché prima del diluvio il sole procedeva sempre sulla linea equinoziale e perciò era sempre primavera, ed in esso c'era grande giovamento alle fondamenta, ai vegetali ed ai viventi ed alla durata delle loro vite. Ed ha detto che ciò sarà 'Tutti i giorni della Terra' fino a quando non corregga Iddio Benedetto questo danno che vi è stato fatto con il diluvio come è detto 'La nuova terra che Io faccio' (Isaia LXVI, 22), poiché allora tornerà il percorso del sole sulla linea equinoziale come in passato..." (Sforno su Genesi VIII, 22)

Ed è lo stesso Sforno che spiega (Genesi VI, 13) che questo cambiamento climatico provocò un deterioramento dei frutti e quindi dell'alimentazione umana che fu causa della drastica riduzione della vita umana dopo il Diluvio. Fu questo il motivo per il quale fu permesso alla discendenza di Noach di cibarsi di carne, in modo da supplire in qualche modo al deterioramento dell'alimentazione umana. Come dicevamo però, non si tratta di sterili cambiamenti nella natura, bensì di una profonda rivoluzione nella natura umana e nella natura dei rapporti con il Creatore. Sforno, in linea con questi suoi commenti, legge anche la riflessione di D-o sulla natura dell'istinto dell'uomo: "poiché l'istinto del cuore dell'uomo è male dalla sua infanzia: poiché deteriorandosi il clima da qui in poi rispetto a quanto non fosse prima del diluvio, non illuminerà più in essi la forza razionale dall'infanzia come in principio in modo che si opponga al desiderio che si rafforza in essi sin dalla loro infanzia." (Sforno su Genesi VIII, 21).

Dunque assieme al cambiamento naturale avviene un cambiamento spirituale. Mentre prima del diluvio l'uomo nasceva con l'istinto del bene e quello del male, da dopo il diluvio l'uomo nasce con il solo istinto del male per poi acquisire l'istinto del bene a poco a poco con la crescita. (Radak in loco). Bisogna capire cosa ciò voglia dire. È evidente che non significa che i bambini sono cattivi. Essi non sono giuridicamente responsabili. Ossia è proprio l'assenza di raziocinio (istinto del bene) e la totale prevalenza degli istinti materiali (istinto del male) che rendono il bambino non responsabile delle proprie azioni. Questo cambiamento provoca la creazione di una classe (tutti gli umani fino al tredicesimo anno di età, o il dodicesimo per le donne) non punibile. Questo periodo deve essere inteso come un periodo di preparazione, un periodo nel quale acquisire gradualmente l'istinto del bene attraverso lo studio della Torà. Per questo lo studio della Torà dei bambini è particolarmente importante, perché, e lo abbiamo visto parlando dell'ultimo Rashì alla Torà, è fondamentale prepararsi a ricevere la Torà. I Saggi asseriscono provocatoriamente che quando, non sia mai, una casa prende fuoco di Shabbat, non c'è tempo di aprire lo Shulchan Aruch per vedere cosa sia permesso salvare dalle fiamme e cosa sia proibito. La vita è così. Non si può iniziare a studiare a tredici anni perché a tredici anni già si dovrebbe sapere cosa fare. Questo non significa che si debba rinunciare a studiare, Rabbi Akivà con la sua vita ci insegna che si è sempre in tempo, ma in assoluto è bene riflettere sull'importanza dell'educazione dei bambini. Questo studio della Torà è così importante che nei giorni penitenziali noi invochiamo come ultimo merito, qualora quello dei patriarchi e dei giusti non potessero difenderci, il merito dei 'bambini che studiano Torà che non hanno mai peccato'. Ossia punendo gli adulti Iddio deve tener presente che ci sono degli innocenti completi che si stanno preparando ad essere dei buoni adulti che potrebbero andarci di mezzo.

Il cambiamento climatico che segue il diluvio va letto nella stessa linea. Prima una primavera universale e un continuo equinozio: giorno e notte di identica durata. Poi le stagioni ed il variare della durata del giorno e della notte. Secondo i Saggi il giorno è un momento di Chesed, grazia Divina, laddove la notte è un momento di Din, di giudizio. Prima del diluvio non ha senso parlare di periodi né per quanto riguarda il corso dell'anno, né per la vita delle persone. Non ci sono momenti dell'anno nei quali è più forte la misericordia né momenti particolari per il giudizio, come abbiamo oggi. E così nella vita delle persone. La scorsa settimana abbiamo detto a proposito dell'offerta di Kain ed Evel che si trattava del korban Pesach. Prima del diluvio il mondo era sempre in primavera e quindi in una sorta di Pesach permanente. Ma Pesach nella sua grandezza non è un momento semplice. Pesach è in qualche modo il momento dell'anno in cui ci viene richiesta una consapevolezza particolare. Il mondo prima del diluvio è un mondo nel quale vige quel livello superiore particolare che chiamiamo 'Leil Shimurim', la notte dei sorvegliati o di coloro che sorvegliano. Dopo il diluvio l'umanità non è più ad un livello nel quale questo sia possibile. E così come dopo il peccato del Vitello le prime tavole non sono più adatte, allo stesso modo il clima del pre-diluvio non è più adatto al nuovo mondo. Il mondo che noi conosciamo è un mondo in cui ci sono momenti di grande consapevolezza come Pesach, ma anche momenti di profonda gioia come a Purim o di profondo ritorno come il periodo penitenziale. È un mondo nel quale anche la vita umana conosce l'epoca della preparazione e quella dell'esecuzione. Ed in questo senso non dimentichiamo l'importanza che ha Pesach nel quadro dell'educazione dei figli. I quattro figli non sono che la personificazione del fatto che a Pesach viene richiesta una consapevolezza collettiva e che tutti devono partecipare seppur secondo il proprio livello.

Dunque i bambini vengono creati dopo il diluvio. Si tratta di una grande sfida anche per gli adulti, quella di saper impostare correttamente la prossima generazione. La generazione che viene cancellata dal diluvio discende spiritualmente e biologicamente da Kain. È una generazione che non conosce il concetto di primizie. Non conosce il dinamismo. Come può una generazione così vivere in un epoca che è un Pesach universale? Quello stesso Pesach nel quale Iddio stesso 'salta sulle colline' secondo l'allegoria del Cantico dei Cantici praticando Lui una distinzione tra Israele (primizia delle genti) e l'Egitto. Non dimentichiamo che questa era stata l'intuizione di Evel, ma Evel è stato assassinato. Ed è Noach che riprende le fila del discorso di Evel. La prima cosa che Noach fa uscendo dall'Arca, prima ancora di riprendere i rapporti coniugali come gli era stato ordinato (durante l'anno di permanenza nell'Arca i rapporti erano proibiti), presenta delle offerte sull'Altare di Evel.

"Ed è tradizione nota a tutti che il luogo nel quale costruì David e Shelomò l'Altare nell'aia di Aravnà è il luogo nel quale costruì Avraham l'Altare e legò su di esso Izchak. Ed è lo stesso luogo nel quale costruì Noach [l'Altare] quando uscì dall'Arca. Ed è lo stesso Altare sul quale offrì Kain ed Evel. E su di esso offrì il primo Uomo un offerta quando fu creato, e da lì fu creato. Hanno detto i Saggi: 'L'Uomo è stato creato dal luogo della sua espiazione'." (Rambam, Hilchot Bet HaBechirà II,2)

Noach, offrendo animali puri, compie quella selezione tra adatto e non adatto che è alla base del concetto di primizia. Offrire sull'Altare del Tempio, sede degli illustri precedenti citati da Maimonide, significa tornare alla natura stessa dell'uomo e capire che l'uomo è stato creato proprio perché avesse la capacità di espiare. Noach, in qualche modo, ridà una direzione al mondo dopo la morte di Evel. Dunque è necessario avere un Pesach ed un non - Pesach per poter spiegare ad un bambino la differenza che c'è tra una cosa e l'altra. E noi iniziamo il Seder insegnando ai bambini la differenza tra questa notte e le altre. Ciononostante aspiriamo ad un epoca che sia tutta un Pesach e nella quale la differenza tra bene e male venga ad assopirsi per la totale assenza di male. L'epoca nella quale secondo i nostri Saggi Iddio sgozzerà l'istinto del male. L'epoca nella quale la dicotomia tra bene e male che è in ognuno di noi sarà realmente uno strumento al servizio di D-o. In questa luce possiamo capire meglio una nota disputa rabbinica.

Nel trattato di Rosh HaShanà (10b) Rabbì Eliezer e Rabbì Jeoshua discutono sull'epoca della creazione del mondo e sull'epoca della redenzione futura. Rabbi Eliezer sostiene che in Tishrì fu creato il mondo ed averrà la redenzione finale mentre Rabbi Jeoshua dice che fu in Nissan. Forse è possibile conciliare queste due idee basandosi sul commento di Sforno secondo il quale il mondo tornerà ad essere una primavera universale, e quindi un Nissan, con l'avvento messianico. Forse quindi, dietro alla disputa sul calendario, si cela una più profonda certezza. Che il mondo possa tornare ad un epoca di primavera universale.

Mi pare giusto ricordare in conclusione che il nostro Rabbi David Prato disse ("Dal Pergamo della Comunità Israelitica di Roma", discorso per Pesach) che i giovani sono la primavera delle comunità. Si può forse capire Pesach senza bambini? I bambini non si vergognano di fare domande, questo è lo spirito della primavera. Non c'è definizione di Pesach che dia la Torà senza citare la necessità di rispondere ai figli. Nello stesso spirito direi che per far avanzare la primavera universale dobbiamo investire sui giovani che sono la primavera delle comunità e che allo stesso tempo i meno giovani debbano imparare dai giovani come ci si prepara a ricevere la Torà.

E non è mai troppo tardi.

Shabbat Shalom

Jonathan Pacifici


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