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TORAH.IT

Parashat Bereshit


"Ed avvenne dopo del tempo, Cain portò dai frutti della terra un offerta al Signore. Ed Evel portò anche lui dai primogeniti del suo gregge e dai migliori ed il Signore gradì Evel e la sua offerta. E Cain e la sua offerta non li gradì, e Cain si adirò molto e si avvilì. E disse il Signore a Cain: 'Perché ti adiri e perché ti avvilisci? Certamente se ti migliorerai sarai innalzato e se non ti migliorerai il peccato si trova sulla porta; egli ti desidera, ma tu dominerai su di lui." (Genesi IV, 3-7)

Il mondo della Torà prende in esame fondamentalmente un elemento: il comportamento umano. È il comportamento umano che causa la fine dell'esperienza nell'Eden ed è il comportamento umano che regola la Torà per le nazioni del mondo già nelle prime parole che Iddio rivolge all'uomo. (cfr. Genesi II, 15 e commenti in loco). È il comportamento umano dunque l'unico metro possibile per valutare i rapporti tra uomo e D-o.

L'episodio della presentazione delle offerte di Cain ed Evel è senza dubbio un momento importante che ci può aiutare a capire la dinamica di questo rapporto.

Pur avendo già affrontato il tema riassumeremo qui alcuni elementi fondamentali.

L'indice di gradimento dell'Eterno non è arbitrario ma è anzi profondamente motivato. Le offerte di Cain ed Evel si distinguono sia dal punto di vista tipologico che da quello qualitativo. Cain presenta prodotti agricoli, Evel animali. Evel presenta i migliori tra i primogeniti del proprio gregge, Cain del semplice prodotto. I Maestri imparano da questa contrapposizione che Cain porta la parte peggiore del prodotto, gli scarti. Evel porta dai primogeniti del suo gregge, Cain al contrario porta dei generici frutti della terra. Ma forse più categoricamente Evel portò anche lui. L'Alshich intende ciò alla lettera. Evel portò anche se stesso. Ossia Evel capì che l'offerta materiale è nulla se non la si riempie con lo spirito. L'offerta materiale non è che uno strumento per segnalare la vera offerta che è quella interiore.

E forse proprio questo punto dell'Alshich che ci fornisce una chiave di lettura per tutto il passo. Cain ed Evel sono diversi fondamentalmente nella loro sfera lavorativa. Evel divenne un pastore, Cain era un lavoratore di terra. La professione della pastorizia è considerata dai nostri Saggi come un'attività intensamente spirituale: i patriarchi, Moshè e persino il Re David sono pastori. Sembra essere un'attività che forgia per il comando, un'attività dinamica se paragonata alla staticità dei campi. Un'attività che lascia tempo per la ricerca di D-o e per l'introspezione (HaKtav VeHaKabalà). È dunque è il modo di porsi nei confronti della vita ad essere diverso tra i due.

Ma c'è una domanda che occorre porsi: come mai fecero quest'offerta? Secondo il Midrash Aggadà fu Adam a proporre loro l'offerta e per un semplice motivo: era Pesach. 'In futuro tutti i figli d'Israele offriranno il korban pesach in questa stagione ed essi verranno accettati con favore dal Signore. Questo è dunque un momento propizio anche per voi per portare un'offerta al Signore ed Egli vi gradirà.'

E se a qualcuno può sembrare assurdo che Adam proponga ai figli di presentare un'offerta in corrispondenza dell'offerta che faranno gli ebrei nel momento dell'uscita dall'Egitto, il Rav Gifter ricorda l'insegnamento del Bet HaLevì (Per questo mi fece il Signore quando uscii dall'Egitto) del quale ci siamo più volte occupati. Noi non facciamo l'offerta del pesach, mangiamo la mazzà ed il maror perché siamo usciti dall'Egitto, ma anzi siamo usciti dall'Egitto perché la Torà che precede la Creazione contiene il concetto di Pesach, Mazzà e Maror. È dunque la storia che si modella sulla Torà e non il contrario e del resto abbiamo già visto che l'atto Creativo dell'Eterno si traduce nel Midrash nel guardare la Torà: Iddio guarda nella Torà e Crea il mondo.

Non ci deve stupire quindi che Adam ed i suoi figli si occupassero di Pesach giacché è noto nel pensiero rabbinico che anche i patriarchi si occupavano dell'offerta pasquale e delle azzime.

Sembrerebbe dunque di poter riassumere le differenze delle due offerte (quella di Cain e quella di Evel) in un solo fondamentale concetto: l'intenzione o kavvanà. L'offerta di Evel sembra essere il prototipo dell'offerta presentata con le dovute intenzioni, ed il contrario è vero per quella di Cain.

I nostri Saggi si sono lungamente affrontati sul tema della intenzione nell'adempiere alle mizvot e la conclusione generale è che è l'atto a costituire la mizvà e che la mancata intenzione non inficia l'atto. Ciò è vero quasi sempre, anche se in alcuni casi, come per la recitazione del primo verso dello Shemà, è assolutamente necessaria la dovuta intenzione.

Nel Talmud leggiamo:

"Cosa intende il verso '... poiché le vie del Signore sono rette, i giusti procedono in esse ed i peccatori vi inciampano' (Oshea XIV, 10). Può essere paragonato a due persone che hanno arrostito il proprio korban Pesach e lo hanno mangiato, uno lo ha mangiato con l'intento di adempiere alla mizvà e l'altro con l'intenzione di rimpinzare il proprio stomaco. Di quello che aveva l'intenzione di adempiere la Mizvà è detto 'i giusti procedono in esse' e di quello che lo ha mangiato per ghiottoneria è detto 'ed i peccatori vi inciampano'"

La carne arrostita può essere molto invitante ma la sfida è quella di mangiarla per adempiere alla mizvà e non per appetito. Rav Jacov Ruderman spiega ciò paragonando il passo alla prova di Avraham nel trasferimento in terra d'Israele. Ad Avraham viene garantito ogni bene materiale e spirituale in virtù dell'adempimento del comando, che bravura c'è!? Spiega Rav Ruderman che proprio quando tutto va bene è più difficile onorare D-o solo perché è mizvà. È quando la carne è più saporita che è più difficile mangiarla solo perché è mizvà. Del secondo esempio che dà Rav Ruderman ce ne siamo occupati nelle scorse settimane: il pasto che precede il giorno di Kippur. È più difficile mangiare quel pasto con le dovute intenzioni piuttosto che digiunare con le dovute intenzioni.

Rav Ruderman va oltre portando un caso di Halachà che può aiutarci a capire il vero nocciolo della questione.

La carne sacrificale che non può essere mangiata (perché è diventata impura o perché è passato il tempo nel quale può essere consumata) deve essere bruciata e non può essere semplicemente buttata, questa è una esplicita mizvà della Torà. Di Moed ciò è proibito giacché di Moed sono permessi solo quei lavori necessari per l'alimentazione e bruciare sacrifici non più commestibili non è necessario per l'alimentazione. Lo stesso vale per la Terumà, l'offerta vegetale che spetta al Coen.

Le Tosafot (Bezà 27b) pongono un interessante quesito. La Halachà permette ad un Coen di trarre beneficio dalla combustione di una Terumà non più atta ad essere mangiata. Ossia al Coen è permesso alimentare una fiamma per uso personale (ad esempio per cucinare) utilizzando come combustibile della Terumà non più commestibile. Ma se è così si tratta di un lavoro che serve alla alimentazione e dovrebbe essere permesso di Moed. Dunque si potrebbe bruciare la Terumà di Moed!

No. Le stesse Tosafot spiegano perché. Bruciare la Terumà non più valida è una mizvà e come tale l'intenzione primaria nel bruciarla deve essere la stessa mizvà. Il fatto che in questo specifico caso il Coen può trarre beneficio dalla fiamma è un fatto collaterale che non incide su quella che deve essere l'unica preoccupazione di colui che brucia la Terumà: adempiere alla mizvà.

Capiamo allora che non si tratta di principi filosofici ma che ci sono risvolti halachici pratici fondamentali.

In qualche modo Evel porta un korban pesach valido, Cain no. (E non dimentichiamo che il pesach è animale e non vegetale)

Ma ad un'offerta non valida, così come pure alle altre trasgressioni, si può rimediare: la via del pentimento è aperta per tutti. È Iddio che la propone seppur con una formula molto strana.

Certamente se ti migliorerai sarai innalzato e se non ti migliorerai il peccato si trova sulla porta; egli ti desidera, ma tu dominerai su di lui.

Da questo verso i Saggi imparano che l'istinto del male entra nell'uomo solo con il parto e non al concepimento. Ossia che è la natura terrena ad essere sottoposta all'istinto del male, ma non la natura dell'anima Divina ed immortale che è in ognuno di noi.

Ad un livello più profondo lo Sfat Emet sottolinea come spessissimo il guscio o il perimetro di un'entità ebraica sia rimosso o comunque sacralizzato. Il prepuzio umano viene circonciso, la Mezuzà, ed anche la Chanukà, viene posta all'ingresso delle case e noi possiamo aggiungere il rito delle Hakkafot che delimitano proprio il perimetro di un'entità ebraica che si vuole proteggere.

Il peccato aspetta sulla porta ed è dunque la porta che va fortificata. Del resto il sangue del korban pesach viene applicato in Egitto proprio sulla porta delle case mentre l'Angelo della Morte (che è lo stesso istinto del male) colpisce l'Egitto.

Le stesse aperture del corpo umano sono i punti nei quali più è forte l'istinto del male e che più vanno rafforzati con le mizvot. La bocca con un alimentazione kasher e con l'astensione della maldicenza passivamente e con la preghiera, lo studio della Torà ed i pasti di precetto positivamente. Allo stesso modo l'organo sessuale deve essere preservato dai rapporti proibiti e deve essere santificato con l'adempimento al precetto della procreazione.

A me pare straordinario che secondo il Midrash Cain, non sapendo quale colpo sarebbe stato mortale, colpisce ripetutamente Evel perforandolo fino a quando non lo colpisce alla gola e lo uccide. Cain di fatto crea numerosi fori ed aperture verso l'istinto del male nel corpo di Evel.

Ogni spazio che l'uomo lascia aperto può essere oggetto delle attenzioni dell'istinto del male ed infatti, come abbiamo ripetuto più volte, Amalek, la personificazione dell'istinto del male, si infila negli spazi che Israele lascia tra una generazione e l'altra.

Più in generale le 248 mizvot positive corrispondono agli arti del corpo giacché la Torà delimita l'intero corpo, guscio di materia per l'anima, di precetti.

E qui tocchiamo un altro degli elementi chiave del discorso: il dinamismo. La Torà non si limita a proteggerci dal male ma ci invita a fare il bene. 'Allontanati dal male e fai il bene' dice il salmista. E questa sembra essere anche la differenza fondamentale tra Cain ed Evel. Cain è un uomo statico, l'uomo che lavora la terra. Evel è un uomo dinamico, il pastore. Più profondamente Evel ha la consapevolezza che tutto dipende dall'Eterno e che l'attività umana, seppur necessaria, non deve mai essere lo scopo ultimo ma bensì un mezzo. Solo quando si capisce che i beni materiali sono volatili ed Iddio Benedetto è il fine ultimo si può subordinare tutto quanto si possiede e tutto il proprio essere al Signore. Cain ha come fine la propiziazione dei propri beni, Evel il servire Iddio.

La punizione di Cain, come ogni punizione che Iddio infligge, è particolarmente educativa: muoviti! Cain viene condannato ad essere 'Na VaNad', 'In movimento ed errante' nella terra di Nod, la terra nella quale ci si muove.

Cain deve imparare ad esulare dal suo campicello. Cain deve capire che quello che gli si chiede è di essere Cain. Poi può anche fare l'agricoltore. La legge di D-o, che così insiste sul cosa sia permesso o meno fare, è finalizzata a scoprire il nostro essere, laddove le leggi umane, dietro i grandi ideali dell'essere sono finalizzate a farci fare qualcosa di ben specifico.

Cain deve imparare quel senso di nullatenenza che solo un viaggiatore può assaporare, quel senso di dipendenza da D-o che ben conoscevano i patriarchi. La prova del Korban Pesach, non lo dimentichiamo, è un chiaro richiamo alla supremazia Divina su tutte le regole scientifiche, storiche, sociali o materiali.

La cacciata di Cain è una sorta di seconda chance. E Cain fallisce.

La prima cosa che Cain fa è costruire una città. Cain non si riesce a scollegare da quella staticità necessaria a colui che vuole dimenticare il Signore. E del resto questa era la sua intenzione fin dall'inizio. 'Ed uscì Cain da dinanzi al Signore' (Genesi IV, 16). Un verso terribile. Forse che si può uscire da dinanzi al Signore? I Saggi spiegano che Cain desiderò ardentemente staccarsi da D-o e che se avesse potuto avrebbe rimosso quella parte della presenza Divina che è in ognuno di noi e che chiamiamo anima.

Rav Mordechai Elon shlita, spiega che le grandi città permettono l'illusione di poter dimenticare D-o dietro la creazione di un santuario dell'opera umana. Ed allora leggiamo una sfilza di discendenti di Cain ricordati solo in connessione con il loro mestiere. Persone vuote spiritualmente la cui esistenza si riassume nel lavoro che hanno fatto.

C'è una sola eccezione in quest'epoca di stacanovismo e di buio spirituale.

"...e la sorella di Tuval Cain è Naamà." (Genesi IV, 23)

Niente mestiere, ma solo la dignità dell'essere. Secondo i Maestri è la stessa Naamà che sposerà Noach. Di un mondo di gente che pensa solo a ciò che ha nel piatto, Naamà e la sua dignità nell'essere è la giusta compagna per Noach, colui 'che trovò grazia agli occhi del Signore'.

La discendenza di Cain viene spazzata via dal Diluvio e Naamà sarà l'unica a salvarsi.

Quest'epoca dell'umanità così distante dalla nostra è per certi versi molto vicina e comprensibile. Quanta gente viene ricordata, purtroppo anche nel mondo ebraico, solo in connessione del proprio mestiere. Quanta gente ha passato la sua intera esistenza dentro un negozio pensando di essere un negoziante.

La via della Torà ce la illuminano i Maestri che sono ricordati per ciò che hanno insegnato.

E così troviamo nello Jerushalmi (Shekalim 60, 2):

"Non si fanno monumenti per i giusti. Le loro parole, esse stesse sono il loro ricordo."

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici

 


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