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Parashat Ree’

 

[1]Non potrai mangiare nelle tue citta’ la decima del tuo grano e del tuo vino ed del tuo olio ed i primogeniti del tuo bestiame e del tuo  gregge e tutte le tue offerte votive di cui farai voto e le tue offerte volontarie e quanto innalzi dalle tue mani. Se non davanti al Signore tuo D. ne mangerai nel luogo che scegliera’ in esso il Signore tuo D. , tu e tuo figlio e tua figlia ed i tuo schiavo e la tua schiava ed il levita che è nella tua citta’, e gioirai dinanzi al Signore tuo D. in ogni tua attivita’.”  (Deuteronomio XII, 17-18)

 

[2]Non potrai immolare il Pesach in una delle tue citta’ che il Signore tuo D. ti da. Se non ne luogo che scegliera’ il Signore tuo D. per far risiedere il Suo Nome, li’ immolerai il Pesach alla sera, quando viene il sole, nel momento in cui tu esci dall’Egitto.” (Deuteronomio XVI, 5-6)

 

 

[3]Non potrai: Rabbi Jeoshua ben Korcha’ dice: ‘Puoi, ma non hai il permesso’. E tutto quanto ne consegue: ‘Ed i figli di Jeuda’ non poterono prendere possesso dei Gebusei residenti di Jerushalaim’ (Jeoshua XV, 63). Avrebbero potuto, ma non avevano il permesso poiche’ aveva  stipulato un patto Avraham quando aveva preso da loro la grotta di Machpela’. Ma non erano Gebusei, erano Chittei !? Devi allora intendere [che sono chiamati] con il nome della citta’ il cui nome è Jevus. E cosi’ è spiegato nel Pirke’ deRabbi’ Eliezer, ‘se non portando via i cechi e gli zoppi’ (Shemuel II V,6) Le forme sulle quali era scritto il giuramento.” (Rashi’ in loco)

 

 

‘Volere è potere’ dicono i saggi delle nazioni del mondo esortando l’uomo nella convinzione che una forte volonta’ possa portare ai risultati desiderati. I Maestri d’Israele sembrano essere d’accordo dicendo: ‘Non c’è cosa che possa resistere alla volonta’ e proprio nello Shabbat in cui annunciamo il mese del ritorno di Elul dobbiamo ricordarci di quanto ci insegna Rabbi Elazar  ben Dordia: ‘La cosa non dipende altro che da me’. Il senso è che la Teshuva’, il ritorno a D. è alla portata e dipende solamente da noi.

 

Bisogna capire pero’ il senso di due concetti profondi e distinti: razon (volonta’) e jecolet (potere). Il Talmud (Berachot 33a) asserisce che ‘Tutto è nelle mani del Cielo tranne il timore del Cielo’. Rav Friedlander spiega questa affermazione (Sifte’ Chajm I, 140) con quanto dice il suo Maestro il Rav Desler (Miktav MeEliau I, 118) basandosi su alcuni insegnamenti del Gaon di Vilna. Ogni azione si divide in razon (volonta’) e jecolet (potere). Ossia l’uomo vuole (razon) eseguire un’azione e la mette in pratica (jecolet). Questa distinzione non esiste in D., Benedetto Sia, poiche’ la Sua Volonta’ è azione. C’è pero’ un eccezione: l’uomo. O meglio il rapporto uomo-D.

                                           

L’uomo vive in una condizione nella quale vuole ed esegue. La Volonta’ di D. nella creazione equivale a cio’ che effettivamente accade. Ma quanto a cio’ che D. si aspetta dall’uomo, Egli tiene per se la Volota’ e concede all’uomo il potere.

 

La Volonta’ (razon) del Signore è che Israele adempia alla Tora’, ma Egli ha consegnato ad Israele le chiavi dell’esecuzione, jecolet, il potere.

 

Molte volte mi è capitato che amici commentassero la mia adempienza ad una particolare mizva’ negativa : ‘Tu non puoi…’. ‘No’ ho risposto io ‘neanche tu puoi, quello che fai è un altro discorso, ma non puoi.’. Al che l’altro ‘Io posso e come ed infatti lo faccio!’.

 

Questo breve scambio di battute ci da la misura di quanto molto spesso l’incomprensione che c’è tra gli osservanti ed i meno osservanti nasca da un assenza di vocabolario comune. In questo mondo il termine ‘io posso’, ‘ani jacol’ viene vissuto con una grande importanza e la scommessa dell’uomo sembra essere quella di ampliare il piu’ possibile la potenza ed il potere. Spostare di un centimetro almeno la nuova frontiera. Il mondo del record. Il mondo ebraico vive cio’ in maniera problematica. Iddio ci ha concesso liberta’ nell’esercizio della jecolet perche’ noi, scegliendo di eseguire la Volonta’ di D., potessimo godere del libero arbitrio.

 

Iddio riduce la Sua Onnipotenza lasciandoci la jecolet. La sfida consiste nel saper noi esercitare quella esecuzione che sarebbe scaturita dalla Volontà di D. se Egli non avesse rinunciato alla jecolet.

 

Dunque l’esercizio del potere dell’uomo dovrebbe rispondere perennemente ad un criterio solo: quello che sto facendo è quello che Vuole Iddio?

 

Lo Shulchan Haruch, la Tavola Apparecchiata, il codice in base al quale l’ebreo deve vivere la sua vita si apre in maniera monumentale:

 

Rabbi Josef Karo dice:

 

Si faccia forza come un leone ad alzarsi la mattina per servire il suo Creatore e che sia lui a svegliare l’alba

 

e Il Rama’ (Rabbi Moshe’ Isserles) prosegue:

 

Ho posto il Signore dinanzi a me sempre! È una regola grande nella Tora’ e nei valori dei giusti che procedono dinanzi a D., poiche’ non è il risiedere dell’uomo ed i suoi gesti ed i suoi affari quando egli è solo in casa, come il suo risiedere ed i suoi gesti ed i suoi affari quando è dinanzi un grande re, ne’ il suo parlare e il suo aprir bocca  a sua volontà quando è con le persone della sua casa ed i suoi vicini come il suo parlare nel Palazzo del re. Cosi’ a maggior ragione quando l’uomo pone sul suo cuore che il Grande Re il Santo Benedetto Egli Sia la cui Gloria riempie tutta la Terra , è ritto su di lui e guarda le sue azioni come è detto: ‘Forse che un uomo si nasconde in un nascondiglio ed io non lo vedo detto del Signore’, subito giungera’ su di lui il timore e la sottomissione al terrore del Nome Benedetto sia e si vergognera’ sempre di Lui, e non si vergognera’ dinanzi agi uomini che lo canzonano nel servizio del Nome Benedetto. Ed anche procedendo umilmente e coricandosi sul suo letto sappia dianzi a chi è coricato e subito quando si sveglia dal suo sonno si alzi solertemente al servizio del suo Creatore, Sia Benedetto ed Innalzato.”

 

(Horach Chajm, Siman I, Halacha’ I)

 

§        La Tora’ Scritta inizia con la Creazione del Mondo, dal Principio ma dovrebbe cominciare dalla prima Mizva’ che Israele riceve, il Capomese.

§        La Tora’ Orale inizia con la Prima Mizva’ che un uomo fa in vita sua, la recitazione dello Shema’.

§        Lo Shulchan Aruch, il codice di vita ebraica comincia con la prima cosa che si deve fare la mattina quando ci si alza: capire che D. è in noi ed attorno a noi.

 

Lo Shulchan Aruch premette ad ogni regola comportamentale il fondamento di ogni mizva’: il Re dei Re in questo momento, in ogni momento mi sta guardando per vedere se adempio alla Sua Volontà oppure no.

 

Se la Tora’ dice: ‘Non puoi!’ , non significa che non ho l’opportunita’ o le capacita’. Significa che ‘Non hai il permesso’. Rifletti: come puoi trasgredire la Volonta’ del Signore?! Metteresti una mano nel fuoco? No. Ed allora perche’ fai una cosa che sai essere negativa?

 

Questo quesito è rivolto ad ognuno di noi secondo la sua statura, in ogni momento della nostra vita e nasconde una grande verita’. L’unica cosa sensata che l’uomo puo’ fare è la Volonta’ di D. E non è poco! Iddio che ha Creato il Mondo Volendo (ed è stato!) rinuncia alla coincidenza di volere/potere per ridursi ad esprimere il Volere nell’aspettativa che Israele raccolga il potere.

 

Nella nostra Parasha’ l’espressione ‘non potrai’ torna due volte [1], [2] con una particolare intenzione:

 

§        La prima volta ci viene detto che non possiamo consumare la seconda decima e le altre offerte nella nostra citta’ ma dobbiamo andare a Jerushalaim.

§        La seconda volta ci viene detto che non possiamo immolare il Korban Pesach altro che a Jerushalaim.

 

È evidente che c’è un forte legame tra le due proibizioni: determinate cose non possono essere mangiate altro che a Jerushalaim dopo averle presentate al Santuario. Ed è notevole che la Tora’ usi la stessa espressione.

 

Aiutandoci con il commento di Rashi’ alla prima delle due possiamo capire meglio: “Non potrai: Rabbi Jeoshua ben Korcha’ dice: ‘Puoi, ma non hai il permesso…”

 

Nella pratica volendo posso prendere un agnello fare tutto quello che farei al Santuario e chiamarlo Pesach . Ma non sono uscito d’obbligo. E poi perche’ accetti di fare il Pesach, di farlo in un momento determinato, accetti tutto, ma non che il luogo di esecuzione della mizva’ è assolutamente Jerushalaim? O ancora se accetti il principio della seconda  decima e poi decidi che te la mangi a casa tua quando la regola prevede che la devi mangiare a Jerushalaim (e non esci d’obbligo) che senso ha?

 

Per questo motivo la Tora’ ha precisato: Non puoi, Lo Tucal. Se non lo mangi a Jerushalaim non è piu’ il Korban Pesach, è un'altra cosa. Puoi mangiarti un agnello arrostito e recitarti tutta la Hagada’ ma se non sei a Jerushalaim non hai fatto il Korban Pesach. Questa è forse la piu’ grossa delle lezioni da imparare per il nostro mondo.

 

La definizione di jecolet , potere, è l’esecuzione della Volonta’ di D. Nel momento in cui stai facendo una cosa che prescinde dalla Volonta’ nella realta’ non stai facendo nulla.

Se non sei a Jerushalaim puoi scannare quanti agnelli vuoi, non è il Pesach. Non puoi fare il Pesach se non sei a Jerushalaim.

 

È tutta una questione di definizioni. Non puoi fare una mizva’ non secondo le regole dello Shulchan Aruch perche’ se non hai risposto a tutti i criteri non hai fatto la Mizva’. Non puoi scegliere quello che ti piace nella Tora’. E quando capisci cio’ capisci anche che in tutta la tua vita non puoi fare altro che eseguire la Volontà di D. Il resto potersti farlo (nessuno ti fulmina!) ma non conta nulla.

 

Concludendo sembra straordinario che Rashi’ trovi un'altra fonte sul ‘potere’ proprio circa la conquista di Jerushalaim. In un commento piuttosto oscuro quello che è chiaro è che fino alla venuta di David Israele non ha potuto  conquistare Jerushalaim: avrebbe potuto ma non aveva il diritto visto un giuramento di pace fatto da Avraham. Per la rottura dell’impegno ci vuole un personaggio come David.

 

Solo colui che sa tornare a D. in ogni momento e che vive in Teshuva’ puo’ accedere a Jerushalaim.

 

Il proposito d’Israel in questo mese di ritorno dovrebbe essere quello di riscoprire il proprio lessico. Le parole indicano idee. L’idea del libro dei record in ebraico non c’è. Non conta fino a dove ci si puo’ spingere, conta quanto si è capaci di contenersi. Iddio ha contenuto l’infinito, noi dobbiamo riempire il vuoto lasciato.

 

Dobbiamo capire che possiamo cio’ che D. vuole e non oltre. Infine dobbiamo capire che anche Jerushalaim non è un sito archeologico folcloristico ma è il Santuario del D. Vivente dove il rapporto tra uomo e D. prede significati diversi e puo avvenire nella forma piu’ corretta.

 

A Jerushalaim si arriva quando si impara da re David a far regnare Iddio sulle nostre volonta’.

 

Abbiamo sentito dire in queste settimane che Jerushalaim è un simbolo: Jerushalaim non è un simbolo, Jerushalaim è il Santuario ed il Santuario siamo noi. Rinunciare a Jerushalaim è rinunciare all’idea del Santuario e con essa del popolo d’Israele.

 

D’altra parte una Jerushalaim che non sia un Santuario vivente non ha senso. Un ebreo che non sia un Santuario non ha senso.

 

Non si puo’ essere ebrei senza essere un Santuario.

Non si puo’ essere Israele senza Jerushalaim

 

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici