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Parashat Pinchas

 

E darai dalla tua maesta’ su di lui, affinche’ ascoltino tutta la congrega dei figli d’Israele.” (Numeri XXVII, 20)

 

E darai dalla tua maesta’ su di lui: Questo e’ lo splendore della pelle del volto. Dalla tua maesta’: ma non tutta la maesta’, percio’ impariamo che il volto di Moshe’ e’ come il sole ed il volto di Jeoshua e’ come la luna.” (Rashi’ in loco citando TB Bava’ Batra’ 75a)

 

Siamo entrati in questa settimana nelle tre settimane di “Ben HaMezarim”, tra le ristrettezze. Sono le tre settimane nelle quali ripercorriamo gli eventi della distruzione del Santuario, distruzione che non e’ solo un evento del passato ma e’ piuttosto una condizine del presente.

 

Cercheremo di capire il Senso di questa dstruzione con l’aiuto di una lezione del Rav Desler che non compare in Mictav MeEliau, ma viene riportata ed analizzata da Rav Chajm Fridlander in Sifte’ Chajm (III, 364-375).

 

Nel Midrash (Jalkut Shimoni’, Isaia 29) si racconta che al funerale di Josef Memali andarono Rabbi Jochannan e Rabbi Shimon ben Lakish  accompagnati da Izchak Psika’. Quando un anziano si accinse a pronunciare l’Esped, il discorso funebre, Izchak Psika’ cerco’ di zittirlo perche’ valutava questo gesto come una mancanza di rispetto nei confronti dei due piu’ grandi Maestri dell’epoca che erano presenti. Rabbi Jochannan riprese Izchak Psika’ lasciando che questo anziano ricevesse il dovuto rispetto come anziano del luogo. Questi pronuncio’ il suo Esped:

 

E’ piu’ dura la morte dei Giusti dinanzi a Colui che ha parlato ed e’ stato il Mondo, piu’ delle novantotto ammonizioni del libro di Devarim e della distruzione del Santuario; poiche’ nelle ammonizioni e’ scritto (Deuteronomio XXVIII, 59): ‘…il Signore rendera’ straordinario il tuo colpo…’ – una cosa straordinaria -, nella distruzione del Santuario e’ scrtto (Echa’ I,9) ‘…cadra’ in maniere straordinarie’due cose straordinarie – ma per la morte dei giusti e’ scritto (Isaia, XXIX, 14) “Ed ecco che aggiungero’ a comportarmi straordinariamente con questo popolo, straordinario e straordinariotre volte- e cosi’ e’ scritto ‘e sara’ distrutta la saggezza dei suoi saggi e la sapienza dei suoi sapienti verra’ celata.” Lo benedisse Izchak Pesika’ e disse Rabbi Jochannan: ‘Se non fosse stato per le parole di Esped di questo anziano, da dove avremmo saputo questa perla?

 

La parola ‘Pele’ significa secondo il Rav Desler “il cui senso e’ precluso agli uomini”. Noi non capiamo il Signore quando ci punisce per l’inadempienza della Tora. Infatti lo scopo dei beni materiali e della ricchezza e’ quello di permettere all’uomo di studiare Tora’. Se l’uomo fallisce e D. lo punisce materialmente avra’ forse piu’ tempo?  E se l’uomo continua a fallire, a che giova che D. estirpi anche l’unico posto in cui la Sua Presenza e’ salda ed indiscussa, il Santuario. E poi ancora, se i Saggi muoiono e non c’e’ chi insegni Tora’ come si puo’ tornare al Signore?

 

Ci sono dunque tre fasi nel processo di esilio di della Presenza di D. dal mondo: ammonizioni e punizioni, distruzione del Santuario e morte dei Saggi. Il Rav Desler spiega questo processo basandosi sull’Esped di suo nonno, il Saba di Kelem per il funerale di Rav Israel Salanter.

 

La presenza di D. e’ in ogni ebreo cosi’ come spiegano i Saggi ‘e mi faranno un Santuario e risiedero’ in essi’ (Esodo XXV, 8). Iddio risiede nel cuore di ogni ebreo. Ma come si fa a portare la Presenza di D. nel proprio cuore? Il cuore e’ il ricettacolo per i desideri e le aspirazioni dell’uomo laddove la mente e’ quella che controlla attraverso la ragione. Quando la mente controlla il cuore e lo influenza ed il cuore indirizza l’uomo verso il Signore, allora la Presenza Divina risiede nell’uomo, nel cuore dell’uomo.

 

Come abbiamo visto all’inzio Moshe’ e’ paragonato al sole mentre Jeoshua alla luna. Moshe’ brilla di luce ‘propria’, i Saggi dicono che la Presenza di D. parlava attraverso la sua laringe.  Questo avveniva perche’ per Moshe’ cuore e mente erano una cosa sola ed entrambi spingevano verso il Signore. Moshe’ si trovava nella condizione di Adamo prima della trasgressione, in una condizione nella quale l’istinto del male e’ un oggetto esterno. Gia’ Jeoshua si trovava ad un livello inferiore: la sua mente doveva indirizzare il cuore. Come dice il testo ‘E conoscerai oggi e lo farai tornare al tuo cuore’. Prima si deve conoscere oggi, con la mente. Prima si deve capire razionalmente e solo poi si puo’ influenzare il cuore con il cervello. Questa distinzione rende il cuore di Jeoshua una luna che brilla di luce riflessa dalla mente, per Moshe sia mente che cuore brillavano di luce propria.

 

Il livello di Jeoshua e’ ancora altissimo. Jeoshua e’ colui che riesce a far indirizzare il cuore dalla mente. Cio’ non e’ cosi’ per tutti noi. Tale condizione e’ possibile solo quando il cuore e’ disposto ad annullarsi. Se si hanno delle tendenze e degli interessi esterni il cuore non potra’ rispecchiare chiaramente cio’ che la mente trasmette.

 

Questa e’ la profonda differenza tra i giusti ed i malvagi: i giusti controllano il loro cuore, i malvagi ne sono controllati. Anche quando il cuore non riflette completamente quello che la mente comprende non ci si deve avvilire e si deve continuare. I Saggi hanno infatti stabilito (TB Pesachim 50a) che si deve studiare Tora’ anche non per lo studio fine a se stesso perche’ attraverso uno studio imperfetto alla fine giungera’ allo studio fine a se stesso che e’ il piu’ alto livello.

 

Allora capiamo che la discriminante e’ la disponibilita’ del cuore ad essere controllato e ad annullare il proprio ego.

 

Quando pero’ l’uomo non sa sfruttare le condizioni materiali positive che gli fornisce l’Eterno allora l’Eterno lo punisce indurendo le sue condizioni. Questa e’ cosa straordinaria, come detto, della quale non capiamo l’utilita’. Nonostante cio’, anche dopo che l’uomo ha esiliato la Presenza Divina dal suo cuore, rimane il Santuario, il luogo nel quale la presenza Divina e l’imponenza del Culto fa tornare l’uomo sui suoi passi.

 

Se il Santuario deve invece essere un esile paravento per un comportamento negativo della maggior parte del popolo, il Santuario non ha senso. I Profeti lo dicono in tutte le lingue possibili, il culto, se privato della corretta intenzione e se accompagnato da una condotta morale corrotta non ha motivo di esistere. E questo e’ esattamente cio’ che e’ accaduto. Dopo la distruzione del Santuario coloro che volevano tornare al Signore hanno avuto a disposizione i Santuari in miniatura, i Saggi. Veri Santuari viventi, i Saggi.

 

Il Saggio pero’ e’ un Santuario perche’ esempio e modello di comportamento.   Quando il Nome di D. e’ sul Saggio ed Egli e’ degno di portare il Nome, come abbiamo visto nelle scorse settimane, egli puo’ essere un esempio per il prossimo.

 

Come dice il testo della Tora’ (Deuteronomio XXVIII, 10) ‘E vedranno tutti i popoli della Terra che il Nome di D. e’ chiamato su di te e ti temeranno’. Il timore e’ suscitato dalla vista. Non e’ certo un caso che secondo l’uso degli ebrei romani questo verso viene pronunciato mentre si mette le Tefilla’ della testa. Nei Tefillin la Tefilla’ della testa e’ in corrispondenza della mente mentre quella del braccio del cuore. Quando si sa influenzare il cuore con la mente si puo’ lasciar stimolare la mente dal cuore: si mette prima la Teffilla’ del braccio, del cuore, dell’azione e poi quella della testa.

 

Quando il Saggio viene pero’ visto come un insegnante di belle idee che non vengono rispecchiate da un comportamento consono, anche il Saggio perde il suo valore.

 

Poiche’ si e’ oppresso questo popolo, mi hanno onorato con la sua bocca e le sue labbra mi ha onorato, ed il suo cuore l’ha allontanato da me; ed il loro temermi e’ stato un precetto che gli uomini insegnano, percio’ ecco che aggiungero’ a comportarmi straordinariamente con questo popolo, straordinario e straordinario, e sara’ distrutta la saggezza dei suoi saggi e la sapienza dei suoi sapienti verra’ celata.” (Isaia XXIX, 13-14)

 

 

Il timore di D. non e’ un precetto che si insegna. E’ la disposizione dell’uomo per apprendere i precetti ed eseguirli: ‘Il principio della saggezza e’ il timore del Signore…’ dice il re David nei Salmi. Quando non c’e’ disposizione ad uno studio sano allora anche il Saggio e’ d’intralcio perche’ ci consente di illuderci di essere sulla retta via.

 

E c’e’ da chiedersi che cosa si ottiene una volta che il trasgressore si ritrova senza una base materiale solida, senza Santuario e senza Maestri (con la M maiuscola). Il Rav Desler sostiene che quando l’uomo si trova in questa condizione e’ obbligato a scegliere. Da che parte vuole andare. E sembra quindi che il benessere, il Santuario ed i Saggi scompaiono quando vengono utilizzati per illudersi che le cose vadano bene quando non vanno bene affatto. Se la gente si illude che le cose vanno bene solo perche’ nel Santuario il culto procede con continuita’ e non si fa un sano esame di coscienza quotidiano in corrispondenza dell’offerta quotidiana (che ordina la nostra Parasha’) non ha senso che ci sia il Santuario. E se la presenza di un grande Saggio ci fa illudere che le cose vanno bene quando non siamo disposti ad imparare dal Saggio come ci si allacciano le scarpe, anche la presenza del Saggio e’ deleteria.

 

Solo se abbandonato a se stesso senza mezzi, Santuario e Saggi l’uomo e’ obbligato a scegliere da che parte sta.

 

Per spiegare cio’ Rav Desler chiama in causa un famoso brano del Talmud:

 

La Tora’ e’ destinata ad essere dimenticata da Israele…come e’ detto ‘ecco che aggiungero’ a comportarmi straordinariamente con questo popolo, straordinario e straordinario,’ straordinario e’ la Tora’…Abbiamo imparato in una Baraita’ che dice Rabbi Shimon Bar Jochai: ‘Mai sia che la Tora’ venga dimenticata da Israele come e’ scritto ‘Poiche’ non verra’ dimenticata dalla bocca della sua discendenza’, ed allora che cosa devo intendere? Che si sforzeranno di cercare  la parola del Signore  e non la troveranno: che non troveranno un Halacha’ chiara ed una Mishna’ chiara in un unico luogo.” (TB Shabbat 138b)

 

E spiega Rav Desler che il fatto di non aver chiaro come sia l’Halacha’, di sforzarsi e di trovare solo pareri contrapposti e’ gia’ qualcosa. Poiche’ sara’ obbligato a decidere da che parte andare. Dovra’ prendere delle decisioni personali, dovra’ scegliere chi seguire.

 

L’assenza dei grandi Maestri dell’epoca della Mishna’ nelle nostre generazioni fa si che la Tora’ Orale non sia chiara. Che l’Halacha’ non sia completa e che non ci sia una Halacha’ univoca e perfetta. Sono proprio le differenze della Halacha’  che devono stimolare l’uomo e chiamarlo in campo. Deve riflettere e decidere quale autorita’ seguire.

 

Esse sono il metro della caduta della generazione e possono richiamare all’ordine l’ebreo.

 

Nel digiuno del 17 di Tamuz, questa settimana, abbiamo letto l’Hftara’ del profeta Isaia(LI, 8):

 

Poiche’ non sono i Miei pensieri come i vostri e le vostre strade non sono le Mie

 

Spiega il Rav Desler che non solo la profondita’ dei pensieri del Signore e’ diversa da quelli dell’uomo, ma la loro stessa natura. L’uomo si prefigge degli obbiettivi e per conseguirli puo’ praticare diverse strade. Queste sono solo strumenti e non hanno in se alcun valore. Per il Signore il percorso attraverso il quale Egli consegue un obbiettivo e’ parte stessa dell’obbiettivo, giacche’ ogni Sua opera e’ perfetta.

 

Cosi noi dobbiamo capire non solo quello che il Signore si prefigge, ma anche in che modo lo consegue. Anche le vie del Signore sono perfette e non solo gli obbiettivi.

 

Mi pare che cio’ vada relazionato con quanto detto dal Rav Desler e dal Rav Fridlander e riportato nelle scorse Parashot.

 

Solo nella Tora’ mezzo e fine hanno valore paritetico. Cosi’ lo studio della Tora’ e il ‘comportamento’ di D. sono unici in quanto positivi tanto nei mezzi quanto nei fini.

 

Ed allora capiamo quanto dice lo Zhoar che Iddio, la Tora’ ed Israele sono una cosa sola.

 

Fine e mezzo, mente e cuore, testa e braccio hanno pari valore solo nella Tora’ e nel comportamento di D. che e’ Tora’!

 

Il miglior asupicio durante questi giorni che ci devono ricordare che il Santuario non  c’e’, e’ quello di riconquistare il Santuario che e’ in noi.

 

Legando assieme con i Tefillin mente e braccia, percorso ed obbiettivo.

 

Un ultima nota. E’ forse comprensibile in quest’ottica l’uso degli ebrei romani di mettere i Tefillin anche a Mincha’ dei digiuni.

 

La via per la Teshuva’ parte dal capire che solo attraverso la Tora’ si possono legare il mezzo ed il fine in un unico atto che piaccia al Signore.

 

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici