TORAH.IT
Parashat Bealotechà
[1] "E parlarono duramente Miriam ed Aron nei confronti di Moshè a causa della donna etiope che aveva sposato, poiché aveva sposato una donna etiope. E dissero: 'Forse che solo ed esclusivamente con Moshè ha parlato il Signore? Non ha forse parlato anche con noi? Ed ascoltò il Signore. E l'uomo Moshè era molto umile, più di qualsiasi persona sulla faccia della Terra" (Numeri XII, 1-3)
La leadership di Moshè è stata messa più volte in discussione nel corso della storia del popolo d'Israele. Uno dei più famosi episodi è la protesta di Miriam e Aron. L'oggetto della discussione è la condotta coniugale di Moshè. Come noto (e come ricorda l'ultimo verso della nostra Parashà), Moshè entrava continuamente in contatto con la Divinità all'interno della tenda della radunanza. Tale contatto esula la normale dimensione dei rapporti tra Israel ed il Santo Benedetto Egli Sia ed è assimilabile alla rivelazione Sinaitica. Anche per questo motivo Il Sinai e il Santuario nel quale avviene la rivelazione itinerante della Divinità hanno dei livelli di santità paralleli. Una delle condizioni per accedere alla più alta sfera di sacralità e la separazione dalla sessualità. Una delle definizioni di Santo è proprio la separazione dalla sfera sessuale. Non si tratta qui della norma ma bensì di una condizione particolare: i tre giorni precedenti alla rivelazione Sinaitica per tutto il popolo (una tantum nella storia) e la settimana prima del giorno di Kippur per il Sommo sacerdote (ogni anno) sono accompagnati dall'abbandono del talamo coniugale.
La condizione di Moshè è però particolare in quanto egli vive quotidianamente la rivelazione della Divinità che gli comunica la Sua volontà. In effetti Moshè muore quando termina di ricevere l'intera Torà. Per essere sempre in condizione di poter accedere al Santuario per rispondere alla chiamata del Signore egli aveva deciso di non aver più rapporti con la moglie, moglie che viene definita 'etiope' dal verso, termine che indica secondo Rashì bellezza. Miriam ed Aron sembrano non accettare la decisione di Moshè: non è una restrizione applicabile a chiunque, non sembra essere conditio sine qua non per essere profeti. Interviene il Signore a favore di Moshè con una difesa che mette l'accento sull'estrema umiltà di Moshè. Ma in cosa consiste questa umiltà? Rav Chajm Friedlander in Siftè Chajm (vol. III p.100) chiama in causa un famoso passo Talmudico:
[2]"Ha detto Rabbi Jeoshua ben Levì: 'Nel momento in cui è sceso Moshè da dinanzi al Santo Benedetto Egli Sia, venne il Satan e chiese dinanzi a Lui: 'Padrone del Mondo, dov'è la Torà?' Disse lui: 'L'ho data alla Terra'. Andò dalla Terra e gli disse: 'Dov'è la Torà?' Gli disse (Jov XXVIII, 23) 'Iddio ha conosciuto la sua Via'. Andò dal mare e questi gli disse: 'Non è con me'. Andò dall'abisso che disse: 'Non è in me', come è detto 'L'abisso ha detto non è in me ed il mare ha detto non è con me' (ivi 22). Tornò e disse dinanzi al Santo Benedetto Egli sia: 'Padrone del Mondo: l'ho cercata in tutta la Terra e non l'ho trovata'. Gli disse: 'Vai dal figlio di Amram'. Andò da Moshè e gli disse: 'Dov'è la Torà che ti ha dato il Santo Benedetto Egli sia?' Gli disse: 'E che cosa sono io che il Santo Benedetto Egli sia mi dia la Torà?'. Disse il Santo Benedetto Egli sia a Moshè: 'Moshè, sei un racconta frottole?' Disse dinanzi a Lui: 'Padrone del Mondo! Hai una cosa cara e custodita nella quale ti rallegri ogni giorno, ed io dovrei farne un mio vanto?' Gli disse il Santo Benedetto Egli sia a Moshè: 'Dal momento che ti sei fatto piccolo, verrà chiamata a tuo nome come è detto (Malachì III, 22) 'Ricordate la Torà di Moshè mio servo'." (TB Shabbat 89a)
Il Siftè Chajm cerca di inquadrare la prima domanda del Satan: che senso ha chiedere dove sia la Torà, e poi perché aspettare che Moshè scenda dal Sinai? Il compito del Satan è quello di accusare Israele, egli vuole dimostrare che non meritiamo di avere la Torà. Ma la sua è anche una domanda provocatoria: dove si trova la matrice della Torà? È sempre in cielo? Iddio risponde che ha dato la Torà alla Terra. Che cosa significa? Il Satan intende l'espressione nel senso letterale e comincia a cercare la Torà negli elementi del creato, dal più materiale, la terra, al vacuo abisso che più si presta a contenere lo spirito, ma non la trova.
Da notare che il processo di ricerca del Satan procede costantemente verso il basso, terra-mare-abisso. Alla fine è il Signore ad indicare il luogo: il figlio di Amram, colui che è così umile da non aver neanche un nome proprio. Il nome come noto caratterizza la persona e ne descrive l'interiorità. Moshè è colui che si è svuotato di questa individualità per essere solo il figlio di Amram. Qui si svolge un interessantissima discussione tra il Signore e Moshè. Iddio sostiene di aver dato la Torà a Moshè ma Moshè nega per poi sottolineare che nella Torà Iddio si rallegra ogni giorno.
La Torà, è noto, ha diversi livelli di comprensione. Noi possiamo al massimo attraversare il Pardes, (Pshat, Remez, Drash e Sod ossia i quattro livelli interpretativi della Torà) ma c'è un livello di comprensione intima della Torà che non possiamo raggiungere. Questo livello è il livello del Santo Benedetto Egli Sia.
Lo Zoar (III, Bealotechà 152a) dice che "La Torà ha un corpo e queste sono le mizvot che sono chiamate 'i corpi della Torà…ed i Saggi, servi del Re Eccelso…non guardano altro che all'anima che è il nocciolo proprio della Torà…e nel futuro a venire essi sono invitati a vedere con l'anima l'anima della Torà".
Sembrerebbe dunque che l'anima della Torà sia in Cielo e che solo il Suo corpo, le mizvot siano in questo mondo. Così almeno sostiene Moshè, ma Iddio risponde di aver dato la Torà alla Terra. Nel Talmud (Tb Bavà Mezià 59b) si trova una famosissima discussione della quale più volte abbiamo parlato. Discutono Rabbi Eliezer e Rabbì Jeoshua circa la purità di un forno in determinate condizioni. Rabbì Eliezer messo in minoranza, sostenendo di aver ragione chiama a testimoniare per sè una serie di miracoli che si concludono con l'intervento della voce di D-o che asserisce: 'Che cosa avete con Rabbì Eliezer che l'halachà è con lui in ogni luogo?'. Rabbì Jeoshua non si scompone e cita la stessa Divinità che scrive della Torà nella Torà: 'Essa non è in Cielo' (Deuteronomio XXX, 12).
La Torà è stata data ad Israele e la regola prevede che si segua l'opinione della maggioranza nella quale il Signore non ha diritto di voto!
Il testo talmudico prosegue dicendo che Rabbì Natan incontrò il profeta Elia e gli chiese che ne diceva il Signore di ciò che era accaduto. Elia rispose: 'Ha gioito ed ha detto: 'I Miei figli mi hanno vinto, i Miei figli mi hanno vinto''
Il Sefer HaChinuch (Mizvà 496) spiega che l'halachà va secondo la maggioranza dei Saggi persino se sbagliano. E nell'istante in cui la decisione viene presa essa diviene Torà "poiché ciò che i Saggi capiscono nella Terra è Torà ….e ciò che i Saggi capiscono e stabiliscono diviene parte della Torà"
Rav Friedlander va oltre e spiega che le decisioni dei Saggi non diventano solo Torà in questo mondo, ma persino presso il Santo Benedetto Egli Sia si seguono le decisioni dei Saggi, poiché quello che essi decidono attraverso la Torà è Torà stessa. Per questo forse, suggerisce, Iddio ripete due volte 'I Miei figli mi hanno vinto, i Miei figli mi hanno vinto'. Sia in Terra che in Cielo.
La Torà Celeste e la Torà Terrestre non solo sono speculari, ma la Torà nella quale si rallegra ogni giorno il Signore è la Torà così come viene capita, studiata e legislata dai Saggi in Terra. L'umiltà di Moshè gli impone quasi di negare che il Tribunale Celeste si affidi al suo parere. Ed è proprio allora che gli viene detto che: 'Dal momento che ti sei fatto piccolo, verrà chiamata a tuo nome'.
Moshè, si è detto, veniva chiamato figlio di Amram mentre la Torà verrà chiamata 'Torà di Moshè'. Colui che rinuncia al suo nome vedrà il suo nome associato alla Torà, che è secondo i Saggi un insieme dei nomi del Santo Benedetto Egli Sia.
Così come Iddio consegna la Torà ai Saggi, Egli da per nome alla Torà il nome dei Saggi che si affaticano su di essa. E questo nonostante Essa venga da Lui e porti i Suoi Nomi.
Rabbi Israel Salanter spiega che proprio perché il Signore si affida al giudizio del Tribunale Terrestre è doveroso che ogni Giudice si raffini innanzitutto dal punto di vista delle proprie middot, le proprie caratteristiche. Non ogni persona che sappia di Torà però fa parte di coloro secondo la cui visione la Torà viene stabilita. Solo coloro che sono integri nelle loro middot, e liberi da ogni contatto con la superbia ed il resto delle cattive misure.
Bisogna ricordare che da quando è stato chiuso il Talmud, per la discesa spirituale delle generazioni, la nostra capacità di stabilire la Torà si è molto ristretta ed in effetti ci rifacciamo a precedenti episodi e decreti del Sinedrio. Per avere una misura di quanto deve essere ineccepibile la condotta del Saggio che stabilisce la Torà, Rav Friedlander ricorda che il Coen Gadol non può partecipare alle discussioni nel Sinedrio per decidere se rendere l'anno embolismico (aggiungere un mese) perché in tal caso egli dovrebbe fare il bagno rituale in acqua molto fredda perché Kippur verrebbe tardi. Una persona che potrebbe essere influenzabile, persino se è il Sommo Sacerdote, non può partecipare alla 'creazione' della Torà, (TB Sanhedrin 18b) ma "tutto è dipendente dalla comprensione del Saggio che è integro nelle sue middot ed egli deve creare la Torà, e ciò che lui capisce con il suo intelletto è la verità della Torà." (Siftè Chajm)
Ora è chiaro che una persona che risponda ai requisiti necessari per poter essere un 'Chacham HaShallem BeMiddotav' un Saggio integro nelle sue misure, è per forza di cose ad un livello morale altissimo. Egli ha acquistato le 48 cose attraverso le quali si 'compra' la Torà così come sono spiegate nel Pirkiè Avot.
Una persona che risponda ai requisiti per poter ricevere in mano le Chiavi della Torà, è una persona fedele che si considera umile servo del Signore. Egli concede questo privilegio solo a chi lo merita veramente.
L'umiltà di Moshè gli fa meritare di essere il primo ed il Maestro tra gli amministratori della Torà. Bisogna però capire come possa, la Torà nella quale D-o ha guardato per creare il mondo, essere affidata ad una mente finita.
La domanda la pone il Maharal (Tiferet Israel). Questa è un po' anche la domanda del Satan: come è possibile che uno possa scendere dal Sinai, scendere dal Cielo con la Torà. Come può la verità assoluta di D-o sussistere in un mondo che è tutto tranne che assoluto? Come si fa a travasare la Torà infinita in una mente finita?
La risposta sembra paradossale: 'Dal momento che ti sei fatto piccolo, verrà chiamata a tuo nome..' Ed allora bisogna capire cosa significhi farsi piccoli 'miaateta et azmecha', hai reso piccolo, hai rimpiccolito te stesso.
Nel Talmud (TB Berachot 63b) è detto: 'Le parole di Torà non si mantengono altri che in chi uccide se stesso su di esse.' Rav Dresler (Michtav Me Eliau IV, 52) spiega che 'uccidere se stesso' va inteso come 'uccidere il se stesso', ossia 'uccidere il proprio ego'. La Torà infinita può mantenersi solo in chi riesce ad esulare dai limiti del proprio ego rimpiccolendolo il più possibile. In quel vuoto che si crea in personaggi come il Figlio di Amram, in coloro che rinunciano persino al nome, lì e solo lì è la Torà. Questo intende il Signore quando dice di averla data alla Terra. E per questo motivo la Torà viene data nel deserto, per ricordarci che è nostro obbligo fare del nostro Io un deserto se vogliamo ricevere la Torà.
Mi pare straordinario che i Maestri più moderni che non hanno avuto il merito di sedere nel Sinedrio terrestre ma che hanno mantenuto la Torà nei secoli più bui siano ricordati con il nome delle loro opere. 'Dal momento che ti sei fatto piccolo, verrà chiamata a tuo nome'. In questo senso vale anche il contrario, il Saggio viene chiamato con il nome della Torà che ha stabilito, studiato ed insegnato. E noi tutti veniamo chiamati 'Popolo del Libro'. Persino i gentili inconsapevolmente riconoscono che ci siamo svuotati del nostro Io ed abbiamo ricevuto la Torà.
Possiamo allora tornare alla disputa di Miriam. Moshè, di testa sua, decide una restrizione per se stesso relativa ad un periodo particolare e ad una situazione particolare. Il Signore accetta la decisione di Moshè così come ha accettato la rottura delle Tavole e l'addizione di un ulteriore giorno di preparazione per ricevere la Torà. Ci troviamo qui dinanzi ai primi episodi nei quali possiamo asserire che la Torà viene stabilita dai Saggi in Terra. Un ultima idea. La testimonianza del fatto che D-o accetta la decisione di Moshè di aggiungere un giorno di preparazione è nel fatto stesso che Egli posticipa di un giorno la rivelazione Sianitica. In questo senso la Torà viene data quando il Tribunale terrestre decide che è il momento. Prima ancora di avere la Torà è Moshè che va dal popolo e che decreta a nome della Torà. Perché si è svuotato. Perché non ha problemi a scendere dalla Presenza Divina e dire al popolo quello che a lui sembra giusto e non quello che ha deciso D-o. Sembra un paradosso, ma D-o accetta.
La Torà non è in Cielo, è in coloro che uccidono il proprio ego.
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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