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Parashat Nasò
[1]"E parlò il Signore a Moshè dicendo: 'Parla Aron ed ai suoi figli dicendo: 'Cosi benedirete i figli d'Israele, dicendo loro: 'Ti benedica il Signore e ti custodisca, illumini il Signore la Sua faccia verso di te e ti conceda grazia, rivolga il Signore la Sua faccia verso di te e ponga su di te pace. Essi porranno il Mio Nome sui figli d'Israele ed Io li benedirò.'" (Numeri VI, 22-27)
Lo scorso anno ci siamo soffermati su alcuni aspetti delle tre benedizioni che compongono la Birkat Coanim, la Benedizione Sacerdotale, vedendo, tra l'altro come queste tre benedizioni diventino una sola all'interno del Santuario. (Vai a Parashat Nasò 5759). Cercheremo anche quest'anno di approfondire qualche aspetto di quest'importantissima mizvà. Lo faremo seguendo la lettura che fa Rav Chajm Friedlander (Siftè Chajm vol III, p.51) di un interessante passo del Mahral di Praga (Ghevuruot Hashem cap. XLVII p. 181). Che cos'è l'Emunà? La parola 'Emunà' viene generalmente tradotta 'fede'. Il mio Maestro Rav Chajm Della Rocca preferisce il termine 'fiducia'. La differenza fondamentale che c'è tra i due termini è la riscontrabilità: la fede sembra essere un assunto indiscutibile, fisso nel tempo. La fiducia è piuttosto legata ad un rapporto dinamico che prevede un continuo incontro ed una perpetua analisi dei rapporti tra le parti.
Rav Israel Salanter spiega appunto che ci sono diversi gradi di Emunà, così come ci sono diversi gradi di fiducia nei confronti del prossimo: molti di noi sono disposti a prestare una certa somma di denaro ad un proprio caro ma non sarebbero disposti a fare lo stesso con un'altra persona. La Emunà, la fiducia del popolo d'Israele nel Signore è un percorso che può essere raccolto in tre tappe. Tre sono infatti i punti nei quali la Torà cita l'Emunà d'Israele.
1. "Ed il popolo ebbe fiducia ed ascoltò che il Signore aveva riscattato i figli d'Israele e che aveva visto la loro povertà, e si chinò e si prostrò" (Esodo IV,31)
2. "…ed il popolo temettero il Signore ed ebbero fiducia nel Signore ed in Moshè suo servo" (Esodo XIV, 31)
3. "…ecco Io vengo a te in mezzo alla nube in modo che il popolo ascolti nel Mio parlare con te, ed anche in te abbiano fiducia per sempre" (Esodo XIX, 9)
Questi versi segnano i tre momenti principali del processo di redenzione d'Israele. Il primo rappresenta la reazione del popolo all'inizio della missione di Moshè, il secondo è la reazione del popolo all'apertura del Mare ed il terzo è l'annuncio Divino della nostra perenne reazione alla rivelazione della Torà.
Il processo di redenzione è quindi secondo Rav Israel Salanter un processo di evoluzione nell'acquisizione della Emunà, la fiducia. Il Maharal spiega che questi tre versi segnano tre diversi tipi di fiducia che abbiamo raggiunto in tre momenti diversi.
Il primo è la fiducia nel controllo del Signore su ogni particolare della creazione.
Il secondo è la fiducia che tutto è nelle mani del Signore è non c'è nulla all'infuori di Lui, e questa è la fiducia nell'esistenza del Signore, benedetto sia.
Il terzo è la fiducia del dono della Torà dal Cielo.
Vediamo questi tre momenti in dettaglio:
Hashgachà - Controllo. Il popolo si trova in un lungo esilio. Immani sofferenze, soprusi, eccidi, frustrazioni… Iddio sembra averli abbandonati. Arriva Moshè ed annuncia la redenzione. In un attimo è chiaro che D-o non li aveva mai abbandonati e che li scrutava segretamente aspettando il momento adatto alla loro liberazione. Ed il segno della lebbra con cui viene punito il maldicente è un messaggio per tutti. Moshè viene colpito perché ha messo in discussione la fiducia d'Israele. È un momento fondamentale per Israele. Israele impara che anche quando noi non riusciamo a percepirlo, Iddio ci è vicino giacché nulla sfugge al Suo continuo controllo.
Meziut – Esistenza. L'apertura del Mare rappresenta uno dei più alti momenti dell'esperienza umana. Come dice il Midrash i più semplici d'Israele hanno avuto una rivelazione superiore a quella del profeta Ezechiele. Il Marahal però va oltre e spiega che non solo raggiunsero la perfetta coscienza dell'esistenza del Signore, essi raggiunsero la consapevolezza del fatto che solo Lui esiste, e che tutte le altre forme di esistenza, compresa la nostra, non sono che dipendenti dalla Sua esistenza. Ed infatti è proprio questo episodio che sottolinea Rachav agli esploratori (Giosuè II,10). L'apertura del Mare segna l'assoluto dominio di D-o ed il fatto che tutto è in funzione della sua volontà.
Torà miShamaim - Torà dal Cielo. Il terzo livello è il livello che Israel ha raggiunto con il dono della Torà. La fiducia nella Torà dal Cielo e nell'autorità dei Maestri è la condizione basilare per l'osservanza della Torà e dei precetti. Il Ramban spiega che il senso di questo verso è il fatto che il Dono della Torà sul Sinai ha trasformato ogni ebreo in un profeta tanto che ognuno di noi è testimone della rivelazione sinaitica. È la fiducia nel fatto che il Signore parla all'uomo e gli indica la strada da seguire. Il Marahal prosegue in maniera affascinante sostenendo che le Tre feste, gli Shalosh Rgalim sono in corrispondenza di queste tre Emunot, fiducie.
Pesach è segnata dai prodigi del Signore che culminano con l'apertura del Mare nel settimo giorno. Pesach è dunque la festa che sottolinea la regalità di D-o la sua esistenza. La sua Sola esistenza. "Io Sono il Signore e non c'è altro" diciamo nella Aggadà. Pesach rappresenta dunque la Emunà nella esistenza di D-o.
Shavuot, festa del dono della Torà, non può che segnare l'Emunà nella Torà dal Cielo.
Succot è la festa nella quale ricordiamo come il Signore ci abbia protetti nel deserto facendoci risiedere nelle Nubi della Sua Gloria. Il controllo e la protezione che ha esercitato su di noi fanno di Succot la festa della fiducia nel controllo di D-o sul creato.
Ognuna delle tre feste serve quindi a rafforzarci in uno dei tre aspetti della fiducia: a Pesach ci rafforziamo nella fiducia della esistenza di D-o, a Shavuot nel fatto che ci da continuamente la Torà ed a Succot che controlla continuamente ogni particolare delle nostre esistenze non lasciandoci mai.
Il Sefer HaYkarim avanza di un ulteriore passo dicendo che questi tre principi, e con essi le tre feste che rappresentano, sono la base per la struttura della preghiera di Musaf del giorno di Rosh Hashanà. Come noto essa è costruita intorno a tre benedizioni centrali e non una sola come in ogni altro Musaf. Malkuiot, Zicronot e Shofarot racchiudono dunque i tre tipi di fiducia.
Malkuiot - Regalità. Corrisponde all'esistenza del Signore, dunque a Pesach ed all'apertura del Mare. È nel suo testo che troviamo Alenu Leshabeach. La seconda parte 'Al ken Nekavè lach', è secondo la tradizione la preghiera di pentimento di Achan (TB Sanedrhin 44) che sottolinea il totale dominio del Signore e la sua sola regalità.
Zicronot - Ricordi. Corrisponde al controllo di D-o. Infatti il suo testo comincia con: 'Tu ricordi le opere del mondo e riscatti ogni creato primordiale, dinanzi a Te sono chiare tutte le nostre cose nascoste e tutti i segreti che furono dal Principio.' Il Signore dunque controlla ogni cosa.
Shofarot - Corna. Corrisponde al Dono della Torà dal Cielo. Infatti la Torà dice che la rivelazione Sinaitica è avvenuta attraverso lo Shofar. Non per caso tale benedizione inizia con : 'Tu ti sei rivelato nella Nube della Tua Gloria al Tuo popolo Santo per parlare con essi'. Ed il testo prosegue con la descrizione del Matan Torà.
Il Musaf di Rosh Hashanà, uno dei momenti chiave nel percorso di ritorno al Signore, racchiude in esso le nostre Tre Feste e con esse i tre passi della Fiducia, l'Emunà d'Israele. L'Emunà non è dunque un sentimento fine a se stesso. È uno strumento, è una condizione per trasformare in azione la fiducia in D-o.
Il Sefer HaChinunch dice (Mizvà 25) : 'e la questione della Emunà è che stabilisca nella propria anima che questa è verità …e che tutto ciò mantiene e stabilisce la fiducia del cuore quando trasforma la cosa da potenza in atto'. Le feste con le loro mizvot, il ciclo del lunario ebraico, la vita dell'uomo sono un continuo ripercorrere i regalim, piedi, passi della Emunà rafforzandosi ad ogni giro. Fin qui Rav Friedlander sulla scia del Marahal.
Mi pare che tutto ciò si sposi perfettamente con quanto abbiamo detto lo scorso anno circa la benedizione sacerdotale. Anch'essa è formata di tre benedizioni. Credo che si possa proseguire lo stesso schema sulla Bikat Coanim.
'Ti benedica il Signore e ti custodisca, si tratta della benedizione materiale. È assimilabile alla Ashghachà, al controllo di D-o sul creato. Gli alimenti provengono direttamente dal Signore ed è Lui che assiste nella materia così come nello spirito. È la festa di Succot nella quale chiediamo l'acqua base del sostentamento. È il Din, il giudizio, nello schema delle Massime dei Padri che abbiamo usato lo scorso anno. Il giudizio dell'acqua in base alle nostre azioni.
'Illumini il Signore verso di te e ti conceda grazia' è la benedizione che si riferisce all'illuminazione spirituale. La luce è la Torà. È dunque la benedizione relativa al dono della Torà dal Cielo. È la festa di Shavuot, la luce della Torà che viene data in mezzo al fuoco. È la verità, Emet, dei Pirkiè Avot.
'Rivolga il Signore il Suo Volto verso di te e ponga su di te pace'. È la benedizione che si riferisce al dono della pace. La pace, Shalom, non è altro che uno dei Nomi del Santo Benedetto Egli Sia. Solo quando D-o volge il Suo Volto verso di noi perché noi sappiamo riconoscere la Sua sola esistenza allora possiamo raggiungere la pace. Una pace che non è assenza di conflitti, ma è la luce della completezza, Shallem, Shalom. È la festa di Pesach nella quale leggiamo il Cantico dei Cantici nel quale D-o è chiamato Shelomò, Colui al quale appartiene la Pace.
Abbiamo visto come le Feste, la richiesta di perdono del Musaf di Rosh Hashanà con la quale cominciamo un nuovo ciclo, e la Birkat Coanim seguano tutti lo stesso schema della Fiducia nel Santo Benedetto Egli Sia. I tre momenti storici che sono fonti di Emunà sono momenti nei quali Iddio (kiviachol) 'rompe i Suoi attributi', 'Shvirat Middot'. Fa delle cose che non avvengono generalmente. 'Trae a Lui un popolo da in mezzo ad un altro popolo' con prodigi incredibili, stravolge le regole della storia e della fisica fino a scendere dal Cielo per darci la Torà. D-o ci viene incontro rompendo tutte le regole con uno slancio immane verso di noi. È quello che ci viene richiesto. Di saper rompere le nostre middot. Di saperci elevare rispetto a ciò che saremmo portati a fare.
Rav Israel Salanter dice che saper prevalere su noi stessi allontanandoci da un solo cattivo comportamento al quale eravamo soliti è più difficile che conoscere l'intero Talmud. E sicuramente vale molto di più.
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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