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TORAH.IT

Parashat Zav

"E parlò il Signore a Moshè dicendo: 'Questo è il korban di Aron e dei suoi figli nel giorno in cui venga unto: un decimo di Efà di fior di farina come minchà, perennemente, metà alla mattina e la metà la sera." (Levitico VI, 12-13)

Una lettura superficiale della Parashà di Zav lascerà certamente perplesso il lettore. Egli si troverà infatti dinanzi ad una apparente ripetizione delle regole dei korbanot appena studiate la scorsa settimana nella Parashà di Vaikrà. ShaDaL, citando Ramban, individua la differenza tra le due Parashot nel fatto nella Parashà di Vaikrà ci si riferisce all'offerente mentre in quella di Zav gli ordini vengono rivolti ai Coanim. Nel libro di Vaikrà la Torà affronta la vita del Santuario ed il culto dei korbanot. Innanzitutto ci insegna le regole dal punto di vista di colui che porta l'offerta e dopo le riesamina dal punto di vista del Coen, addetto al Santuario che riceve l'offerta e la mette in pratica.

Lo scorso anno, nel commento alla Parasha di Vaikrà, ci siamo occupati delle menachot, le offerte farinacee. Abbiamo in particolare affrontato il loro collegamento con le feste in generale e con Pesach in particolare.

Vorrei soffermarmi quest'anno su un altro aspetto delle menachot. Come abbiamo appena detto la Parashà di Zav ci offre un analisi delle offerte dal punto di vista dei Coanim. Anche per le menachot, dopo averne brevemente citato le regole, la Torà si sofferma su due casi particolari.

Si tratta della cosiddetta "Minchat Coen". Ne esistono di due tipi:

Minchat Chinuch, Offerta farinacea di educazione. È l'offerta che viene presentata da un Coen il giorno in cui presta servizio per la prima volta nel Santuario. Viene presentata anche dal Sommo Sacerdote nel giorno in cui entra in carica. Minchat Chavittin, Offerta Farinacea (cotta) in padella. Si tratta dell'offerta farinacea che il Sommo Sacerdote offre tutti i giorni. Metà la mattina e metà la sera come specificato dal verso che abbiamo citato all'inizio.

Lo scorso anno abbiamo ricordato come esistano essenzialmente due tipi di menachot: menachot che vengono offerte sull'altare e menachot che non vengono offerte sull'altare. La discriminante è la kemizà. Si tratta di una particolare operazione che il sacerdote compie prelevando con le tre dita centrali della mano un pugno di fior di farina. Quel pugno di farina che va sull'altare è appunto la discriminante tra le due categorie. Il fatto che una minchà richieda kemizà (ossia che una piccola parte debba essere offerta sull'altare) indica tra l'altro che si tratta di un offerta farinacea azzima in quanto menachot lievitate sono bandite dall'Altare. Il rimanente della minchà ( o l'intera minchà se non è prevista kemizà) viene mangiato dai Sacerdoti ed in alcuni casi dall'offerente. I tue tipi di offerta farinacea sacerdotale appartengono ad una terza categoria. Essi infatti vengono interamente bruciati sull'altare. Nessuna parte di essi viene consumata dal Sacerdote e non viene neppure effettuata la kemizà in quanto l'intera minchà viene bruciata sull'altare.

Essi sono simbolici dell'atteggiamento che deve avere il sacerdote dal momento che prende su di lui il Sacerdozio in poi. Il fatto di essere offerte azzime sottolinea la modestia che deve sempre avere il Sacerdote. L'assenza di kemizà è invece simbolica della particolare condizione sociale del Coen. Se l'offerta fosse stata di un ebreo qualsiasi solo una parte sarebbe stata prelevata per essere bruciata sull'altare. Trattandosi però di un offerta sacerdotale, l'intera offerta viene consumata dal fuoco eterno dell'Altare. Così se l'ebreo deve cercare di portare continuamente in offerta un komez, un pugno della sua anima, sull'altare del servizio Divino, il Coen deve sapere, nel momento in cui inizia a prestare culto che la sua intera persona è al servizio perenne dell'Eterno.

Questo ragionamento è valido a maggior ragione per il Sommo Sacerdote. Egli si trova in una particolare condizione per la quale gli viene richiesto di presentare una minchà tutti i giorni. È un po' come se egli venisse investito nuovamente ogni giorno. Un grande uomo come il Sommo Sacerdote deve sapere che non può permettersi di rimanere in una condizione statica. È necessario che egli, capo spirituale del popolo ebraico e vertice dell'istituzione sacerdotale, si consideri ogni giorno come un Sacerdote che si appresta per la prima volta a compiere il proprio dovere di Coen.

Quest'offerta è molto simile, dal punto di vista logico all'olat tamid, l'offerta animale perpetua di olocausto. Si tratta per certi versi di un olocausto farinaceo. A differenza dell'olà però, offerta che viene presentata due volte nel corso della giornata, la minchà del Coen Gadol è un offerta divisa in due metà. Questa sottile differenza è forse anche sintomatica della profonda diversità che esiste tra le due: l'olà è un'offerta collettiva mentre la minchà del Coen è un offerta individuale. Questo sembra proprio essere un ulteriore richiamo all'umiltà. Il Coen Gadol ha tutte le carte in regola per rischiare di considerarsi il padrone del Santuario. Ma questo sarebbe un enorme errore. Il Coen Gadol deve capire che nel Santuario egli non è altri che il primo dei servitori, di D-o prima e di Israele poi. Ecco che allora la sua offerta è pur sempre una metà, metà di giorno e metà all'imbrunire.

Come l'olà però l'offerta farinacea del Sacerdote brucia interamente. L'olà, proprio per questa sua caratteristica è considerata la più sacra tra le offerte in quanto interamente dedicata a D-o

Il Talmud (TB Menachot 110) spiega il verso "Questa è la Torà dell'Olà" (VI,2) che figura all'inizio della Parashà come accenno a colui che studia Torà. Chi studia Torà è come se avesse offerto un olà.

Lo stretto legame che c'è tra studio della Torà ed Olà è proprio nel fatto che in entrambi i casi l'individuo non riceve alcun vantaggio materiale. Colui che studia Torà lo fà lishmà, ossia senza altri fini. Allo stesso modo chi offre un olà lo fa sapendo che nessuno ne mangierà.

Olà, dalla radice laalot, salire, è sì un determinato tipo di offerta ma anche il percorso dell'anima dell'ebreo quando si addentra nello studio della Torà.

Le menachot dei Coanim sono per qualche verso degli olocausti farinacei e come tali innalzano il Sacerdote ad un alto livello spirituale.

L'offerta farinacea è infatti collegata al mondo agricolo e materiale: è l'offerta che vene dal lavoro degli ebrei che seminano e raccolgono nella Terra d'Israele. Il Coen, nel momento in cui inizia prestar servizio cambia radiclamente il suo rapporto con questa parte del mondo.

L'ebreo normale sacralizza il suo possesso materiale ed il suo lavoro nel campo attraverso 'offerta dei prodotti. Il Sacerdote è preeeposto ad eseguire questa offerta e li finisce il suo rapporto con l'agricoltura ed il lavoro dei campi. Il Coen vive sotto forma di olocausto quella fisicità della vita dalla quale il semplice ebreo è chiamato invece a prelevare un pugno per l'altare.

Così se l'ebreo ha l'obbligo di stabilire dei momenti nella giornata per lo studio della Torà, il Coen è da considerarsi uno studente/maestro full time.

"Insegneranno le tue leggi a Jacov e la tua Torà ad Israel"

Il Talmud (TB Meghillà 16a) ricorda che quando Aman, per decreto di Achashverosh andò a cercare Mordechai per vestirlo con gli abiti regali e lo trovò nel Bet Midrash che mostrava a dei discepoli come andava effettuata la kemizà, (la prelevazione di farina). Aman chiede che cosa stanno facendo e gi viene spiegato. Quando sente che un ebreo ha la possibilità di essere perdonato attraverso un pugno di farina, capisce che il suo piano è stato sventato.

Egli aveva calcolato l'esatto valore della somma dei mezzi sicli che gli ebrei usciti dall'Egitto avevano versato nella loro vita proponendo l'equivalente come tangente ad Assuero per sterminarci.

Aman crede che con i soldi e la posizione si possa fare qualsiasi cosa, persino corrompere il Re (e sospettare di poter fare altrettanto con D-o ). Quando viene messo di fronte a ciò che significa quel pugno di farina che l'ebreo preleva per il Signore capisce che Iddio "non accetta tangenti e non fa favoritismi".

La kemizà rappresenta l'ideale della vita d'Israele, saper innalzare la materia attraverso un pugno di farina.

La minchat Coen rappresenta l'ideale del sacerdozio d'Israele, una dedizione totale a D-o ed al prossimo.

Oggi, come ai tempi di Mordechai, può bastare capire a fondo le regole della kemizà per portare redenzione ad Israele.

Un pugno di farina che testimonia la nostra fiducia assoluta nell'eterno e la nostra sottomissione a Colui che ha detto ed è esistito il Mondo.

Shabbat Shalom

Jonathan Pacifici

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