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Parashat Vajeshev

"E risiedette Jacov nella Terra dei soggiorni di suo padre, nella Terra di Canaan." (Genesi XXXVII, 1)

"Cercava Jacov di risiedere in tranquillità e l’affare di Josef gli è saltato addosso. I gusti cercano di risiedere in tranquillità. Ha detto il Santo Benedetto Egli Sia: ‘Non gli basta ai giusti quello che è preparato per loro nel Mondo a Venire che cercano di risiedere in tranquillità in questo mondo?" (Rashì in loco)

Pochi personaggi biblici hanno avuto una vita tribolata come quella di Jacov. Prima il contrasto con il gemello dicotomico Esav e poi la giornaliera lotta per non essere fagocitato da Lavan e dal suo mondo. Per non parlare dei tre lutti che lo spogliano uno alla volta di Rachel, della madre Rivkà e del padre Izchak. Lutti non facili del resto: Rachel muore prematuramente, Rivkà viene seppellita di nascosto per evitare la vergogna di aver messo al mondo Esav, ed il funerale di Izchak è un ulteriore episodio di contrasto con Esav (cfr. Funerale di Avraham). Passate tutte queste disgrazie Jacov cercava un po' di tranquillità. È forse un reato? Rav Chaim Shmulevitz, pur sottolineando la legittimità del desiderio di Jacov, che del resto cercava solo quella tranquillità che gli permettesse di studiare Torà e osservare propriamente le mizvot, ricorda che ciò che è in discussione qui è piuttosto lo scopo della vita umana. "Questo mondo non è stato creato per fornire alle persone l’opportunità di servire D-o in tranquillità e riposo. Piuttosto questo mondo è il posto dove si deve servire D-o superando ostacoli ed impedimenti nonostante le avversità e le difficoltà. E perciò: (Avot de R. Natan) ‘È meglio per l’uomo un azione nelle difficoltà che cento nella facilita.’" (Rav Chaim Shmulevitz, Sichot Mussar, p.86)

Il desiderio di una vita tranquilla al servizio di D-o, senza tribolazioni né difficoltà, è il desiderio di un posto che noi chiamiamo Mondo Futuro. Esiste un posto così, ma per arrivarci bisogna superare gli ostacoli di questo mondo. Nelle parole del Pirkiè Avot: "Colui che mantiene la Torà in povertà, è destinato a mantenerla in ricchezza". Per fare un po' di luce sui complessi rapporti tra materia e spirito proveremo ad approfondire i sogni di Josef. I sogni si trovano sempre un po' a metà strada tra le due realtà. Da una parte avvengono mentre si dorme, durante quel "sessantesimo della morte" che sperimentiamo ogni giorno ed inoltre possono comportare rivelazioni Divine. D’altro canto ci hanno messo in guardia i nostri Maestri dicendo: "Tutti i sogni vanno secondo la bocca (come li si interpreta)" (TB Berachot 55b) ed altri hanno detto che non si sogna altro che secondo quello che c’è nel proprio cuore. Comunque si vedano le cose la Torà, sempre avara di particolari, si dilunga nei sogni della nostra Parashà. Cerchiamo di capirne il senso.

Apparentemente la rilevanza principale dei due sogni è nel fatto che questi fomentano l’astio e le incomprensioni che porteranno alla vendita di Josef. Entrambi i sogni rivelano il dominio di Josef nei confronti del resto degli elementi. Ci sono però delle interessanti differenze.

Primo sogno: "Josef sognò un sogno e lo narrò ai suoi fratelli e lo odiarono di più. E disse loro: ‘Ascoltate per favore questo sogno che ho sognato. Ecco noi leghiamo i covoni in mezzo la campo, ed ecco che si alza il mio covone ed anche rimane diritto, ed ecco si voltano i vostri covoni e si inchinano al mio covone.’ E gli dissero i suoi fratelli: ‘Forse regnerai regnado su di noi oppure dominerai dominando su di noi?’ E lo odiarono di più per i suoi sogni e per le sue parole."

Secondo sogno: "E sognò ancora un altro sogno e lo raccontò ai suoi fratelli e disse: ‘Ecco ho sognato un altro sogno. Ed Ecco il sole, la luna ed undici stelle si inchinano a me.’ E lo raccontò a suo padre ed ai suoi fratelli e si adirò con lui il padre e gli disse: ‘Che cos’è questo sogno che hai sognato? Verremo venendo io, tua madre ed i tuoi fratelli ad inchinarci a te per terra? I suoi fratelli lo invidiarono e suo padre tenne presente la cosa".

Le differenze: Il primo sogno viene raccontato ai fratelli, il secondo viene raccontato due volte: una prima ai fratelli ed una seconda al padre ed ai fratelli. Nel primo sogno i covoni si inchinano al covone di Josef, nel secondo gli astri si inchinano a Josef stesso. I fratelli interpretano il primo sogno, Jacov interpreta il secondo. Il primo sogno è narrato (hagadà) il secondo è raccontato (sippur). La reazione dei fratelli al primo sogno è "odio", al secondo "invidia". Il Bet Hallevì, nel suo commento sulla nostra Parashà spiega alcune di queste differenze. I due sogni si riferiscono a due mondi diversi: il primo concerne la fisicità ed in assoluto questo mondo, mentre il secondo verte sulla spiritualità ed il premio nel mondo futuro. Grano contro astri. Spiega il Bet Hallevì che i beni materiali non aggiungono all’uomo niente: i rapporti nella fisicità sono rapporti tra capitali e capitali e tra persone e persone e cita anche un detto popolare: "Si vergognerà la mia cassa in confronto alla sua, e la mia tasca in confronto alla sua, ma io non mi vergogno in confronto a lui". Ed infatti i covoni si prostrano al covone di Josef ma non a Josef stesso. Diversa è la questione per la spiritualità e lo studio della Torà. La saggezza che si acquista con lo studio è effettivamente parte della persona ed essa la eleva al di sopra delle sfere celesti e di nuovo cita il Bet Hallevì un famoso detto rabbinico: "Il giusto è il fondamento del mondo". E quindi anche nel sogno le sfere celesti si prostrano al giusto. Per questo, spiega il grande Maestro, essi lo odiano per il primo e lo invidiano per il secondo: dei giusti come loro non sono interessati alla ricchezza e quindi non lo invidiano per quello che ha/avrà. Odiano però il fatto che lui pensi che loro necessiteranno di essere alimentati da lui. Cosa che si verificherà puntualmente in Egitto. Il secondo sogno è invece oggetto di invidia. Si invidia ciò che si vorrebbe avere. Essi invidiano la saggezza ed il livello spirituale di Josef. Ed è una invidia consentita, dice il Bet Hallevì citando i Salmi: "Che non si ingelosisca il tuo cuore di coloro che peccano, ma invece nel timore di D-o". Fino a qui il commento del Bet Hallevì. Si intende, da quanto dice tra le righe il Maestro, che il primo sogno si riferisce a questo mondo mentre il secondo (anche) al prossimo. Ed infatti il Midrash afferma che Jacov era convinto che la resurrezione dei morti fosse prossima (Come avrebbe potuto Rachel che era già morta prostrarsi a Josef?). Altri associano comunque il sogno alla discesa in Egitto dicendo che "tua madre" si riferisce a Bilà che si era presa cura di Josef e Biniamin dopo la morte di Rachel. D’altro canto, sovrapponendo i due sogni vediamo una cosa interessante. Josef risulta superiore sia finanziarimanete (materia) sia per saggezza (Torah). Eppure è noto che mentre Josef si occupava degli affari dell’intero Egitto, Jeudà aveva fondato un Bet Midrash nel quale studiavano tutti i fratelli, Bet Midrash reso possibile dal fatto che Josef manteneva tutta la famiglia. Ecco allora che si ripropone nuovamente, seppur in termini diversi, il contrasto tra una vita dedita allo studio ed una vita dedita agli affari. E la Torà ci dice e forse in maniera ancora più forte del solito che non c’è contraddizione: Josef, pur lavorando senza tregua, trova evidentemente il tempo per studiare Torà e soprattutto per gestire i suoi affari conformemente a quanto dice la Torà, divenendo superiore in entrambi i campi ai fratelli.

La nostra Parashà, che segna la discesa in Egitto e l’inizio dell’esilio si apre con i due sogni di Jacov e si chiude con i due sogni dei Ministri del Faraone. C’è un parallelismo notevole tra i due gruppi. Il Midrash Berehit Rabbà in loco rileva interessanti simbologie nei sogni dei Ministri, simbologie che hanno guidato Josef nella soluzione dei sogni. Nel sogno del capo coppiere la parola "cos", calice, bicchiere, è ricordata quattro volte. Così i Saggi indicano come fonte alternativa per i quattro bicchieri del Seder di Pesach (alternativa alle famose quattro espressioni di redenzione) proprio questo passo. Il vino, come noto, è paragonato alle parole della Torà (cfr. Rashì su Shir HaShirim). Nel sogno del panettiere sono ricordati tre cesti ed un cesto superiore, in tutto quattro. Sono secondo il Midrash i quattro esili d’Israele. Il cesto superiore è l’esilio attuale che "prende le sue reclute da tutte le nazioni". Il volatile che mangia dal cesto di Roma è il Re Messia, possa giungere presto ed ai nostri giorni. Secondo il Midrash Rabbà Josef sceglie il sogno del coppiere come buono perché in esso è forte il nesso con la redenzione (quattro bicchieri) e noi aggiungiamo il nesso del vino/Torà. Il secondo sogno, di contro, ricorda gli esili e le tribolazioni e Josef lo scarta. (cfr. Midrash su "Heiè asher Heiè" cosa intendeva D-o e cosa risponde Moshè). Risulta evidente il nesso tra il primo sogno di Josef e quello del panettiere (grano/pane): è in discussione la materialità e come la si usa. Il secondo sogno di Josef si appaia con quello del coppiere. Si parla di Torà e redenzione, di astronomia e di vino: Kiddush di Shabbat, Avdalà e Birkat halevanà. E soprattutto: Seder di Pesach. Questi quattro sogni delimitano la nostra Parashà come i quattro angoli dell’altare. Sull’altare sul quale c’è la cenere di un Izchak che piange il figlio Jacov che soffre e non può rivelargli che Josef è in vita, c’è ora la vita di un uomo. La vita di Josef il giusto. Colui al quale le cose vanno forse peggio di tutti. Cade e si rialza, cade e si rialza. Dice Rashì che Putifar vedeva che D-o era con lui perchè il nome di D-o era frequente sulla sua bocca. Josef il giusto è colui che dominando la corte dell’Impero più potente al mondo si definisce ancora "naar ivrì", un ragazzo ebreo. È colui che scende nel più profondo della perdizione portando la luce della Torà. Che sferza l’Egitto con le parole della Torà, che piega le acque del Mar Rosso che non possono non prostrarsi dinanzi a chi ha prostrato fino a terra il suo ego dinanzi a D-o resistendo alla moglie di Putifar.

Josef è la simbiosi di Torà e Derech-Erez che la Torà ci vuole insegnare. È la prima fiamma della Canukà che rischiara l’esilio ed annuncia la redenzione.

Shabbat Shalom e Chag HaUrim Sameach,

Jonathan Pacifici

 

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