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Parashat Hazinu

Ci troviamo questa settimana dinanzi ad una Parashà scritta quasi completamente in versi, in forma poetica. Si tratta in effetti di una cantica: la "Cantica di Hazinu".

Nella scorsa Parashà la Torà diceva:

"Ed ora scrivete per voi questa cantica ed insegnatela ai Figli d’Israele" (Deuteronomio XXXI, 19)

Questo verso, come già abbiamo visto, serve a due scopi:

  1. Nel senso letterale a comandare a Moshè ed a Jeoshua di scrivere la Cantica di Hazinu e di insegnarla al popolo ebraico;
  2. Nella interpretazione dei Maestri a comandare ad ogni ebreo, in tutte le generazioni, di scrivere un Sefer Torà.

La parola chiave di tutto il discorso è la parola shirà, cantica. La prima parte della nostra Parashà (quella scritta in colonne sul Sefer) è una cantica, ma anche la Torà stessa, nel suo insieme, è una cantica. Quasi tutti i commentatori sottolineano il fatto che in una cantica tutti gli elementi sono in armonia e questo è vero anche nella Torà e nel mondo che D-o ha creato.

Esiste quindi uno speciale rapporto tra la "Cantica di Hazinu" e l’intera Torà, ma anche tra queste due e la Creazione del Mondo i cui canoni di armonia e perfezione si riscontrano tanto nella Torà nella sua interezza che nella Cantica.

Eppure la Torà non è un libro di poesia. La Torà è un libro di Legge. Nella scorsa settimana abbiamo imparato l’ultima delle 613 mizvot, lo scrivere un Sefer, e potremmo pensare che, finite le leggi, debba concludersi anche la Torà. Il discorso è in effetti quale sia il vero scopo della Torà. Abbiamo più volte parlato del primo commento di Rashì sulla Torà che spiega come mai essa non cominci dalla prima mizvà ma dalla Creazione. Il motivo è che è necessario sancire l’autorità Divina che, Creatrice dell’Universo, assegna la Terra d’Israele a chi ritiene opportuno. Anche il racconto della vita dei Patriarchi dal quale tecnicamente non ricaviamo mizvot è necessario: dall’atteggiamento dei nostri Padri apprendiamo molti insegnamenti sul modo in cui il giusto entra in contatto con la Divinità. A dire il vero c’è una infinità di passi del Pentateuco dai quali non si ricava alcuna mizvà e dei quali si può cercare una giustificazione. Ci troviamo ora alla penultima Parashà. Le mizvot sono già state date tutte e Moshè è in punto di morte. Meglio ancora: Moshè è in punto di morte perché le mizvot sono state date tutte. È lui stesso che lo dice "non potrò più uscire ed entrare". Da dove? Dalla Tenda della Radunanza per ricevere le mizvot. Il compito di Moshè si è concluso. È importante che la Torà ci narri la sua morte perché questo serve a sottolineare che anche Moshè, nella sua grandezza, era un mortale.

Ma a cosa serve questa Cantica allora?

Abbiamo visto che questa Cantica è strettamente legata alla mizvà di scrivere un Sefer Torà perché le due cose si ricavano dallo stesso verso. La Torà stessa ci dice che questa Cantica è una testimonianza. Meglio ancora è l’attestato del fatto che tutta l’Opera della Creazione è testimone che Israele si è impegnato ad osservare la Torà. Se Israele rispetta la Legge bene, altrimenti… Altrimenti che succede? Abbiamo letto nelle scorse Parashot l’elenco dettagliato delle maledizioni che giungono su Israele se non rispetta la Torà, in Hazinu noi abbiamo invece un riassunto del piano Divino per il Mondo. La cantica di Hazinu è la Storia dell’Umanità.

Il grande commentatore italiano Ovadià Sforno (nato a Cesena e vissuto per oltre trenta anni a Roma) suddivide la cantica in cinque punti che corrispondono a cinque fasi della storia del mondo basandosi sul Talmud (TB Rhosh Hashanà 31a).

"Primo: L’intenzione di D-o, Benedetto sia, era di raggiungere il Suo scopo attraverso tutta l’Umanità. Nei giorni dell’antichità e negli anni di molte generazioni, quando questi non sono riusciti, D-o ha fatto prodigi con Israele e lo ha innalzato, così come farà con i reduci di Israele alla fine dei giorni…

Secondo: Ha dato loro un luogo appropriato in cui servirLo in gioia e bontà di cuore con abbondanza [di beni materiali], ma loro si sono ribellati pagando male per bene. Colui che frustra l’Intento [di D-o] merita certamente una severa punizione.

Terzo: A causa della grandezza delle loro colpe erano caduti nella categoria dei malvagi e meritavano la distruzione totale, se non fosse stato per [evitare] una dissacrazione dell’Onore Divino che ha prevenuto ciò.

Quarto: Egli ci informa delle ragioni per le quali saranno redenti alla fine dei giorni.

Quinto: Ci descrive le modalità della redenzione di Israele e la vendetta di D-o contro gli oppressori del Suo popolo." (Sforno su Deuteronomio XXXII,7)

Siamo in prossimità del completamento del ciclo annuale della lettura della Torà. Non alla fine, giacché lo studio della Torà non ha mai termine, ma al completamento di uno dei tanti anelli di una catena infinita. Infinita perché già prima della creazione dell’Universo il Signore "studiava" la Torà: nel creare il Mondo D-o "guarda attraverso la Torà". Infinita poi perché anche in futuro i giusti studieranno Torà nel Mondo a Venire o, parafrasando il Midrash, non sono i giusti che si troveranno nel Mondo a Venire e studieranno lì Torà, ma sarà il Mondo a trovarsi nei giusti che studieranno Torà.

Eppure parallelamente a ciò si sviluppa un fenomeno che la Torà non può tralasciare: la storia. La Torà sa che Israele andrà in esilio, ma sa anche che verrà redento. Hazinu è la testimonianza del fatto che D-o si comporta con noi molto meglio di quanto non facciamo noi. Noi non meritiamo la redenzione finale, noi meritavamo la distruzione al primo errore. C’è da dire però che la premessa per l’esistenza di questo mondo è il perdono Divino, quel perdono che noi tutti abbiamo invocato a Kippur e che ha commutato la nostra pena dalla distruzione all’esilio.

"La Rocca [Iddio] è perfetto nel Suo operare, poiché tutte le Sue vie sono giustizia; un D-o fedele senza iniquità, Egli è giusto e retto." (Deuteronomio XXXII,4)

"poiché tutte le Sue vie sono giustizia: Le Sue Vie di benevolenza ed i Suoi Attributi di legge sono tutti giusti, senza alcun dubbio.

un D-o fedele: Manterrà fedelmente ciò che ha giurato ai Patriarchi, cioè di operare benevolmente con la loro discendenza per il merito dei loro Padri.

senza iniquità: …quando punisce.

giusto: Egli ama la giustizia, ed a causa della Sua giustizia non ripudierà il Suo popolo in esilio.

e retto: non negando mai la ricompensa a nessun essere umano, Egli ripaga i Suoi nemici dinanzi a Lui, per questo prolunga la loro esistenza ed è benefico con le nazioni in questo mondo." (commento di R. Ovadià Sforno in loco)

Proprio quest’ultimo commento fa luce su uno dei più angosciosi problemi. Il giusto soffre, il malvagio prospera. I Maestri sottolineano che non è dato arrivare alla comprensione di questo problema. Eppure c’è chi ci prova. Sforno, evidentemente accoglie un approccio comune ai Maestri: il malvagio prospera perché D-o gli paga in questo Mondo le sue poche buone azioni. Il giusto soffre perché D-o lo punisce in questo mondo per le sue poche colpe. Nel Mondo Futuro i giusti riceveranno la loro ricompensa ed i malvagi la loro punizione.

Israele soffre, le nazioni del mondo prosperano.

Negli ultimi anni, particolarmente dopo la Shoà, è nato un fenomeno molto preoccupante. Molti si definiscono ebrei in quanto appartenenti ad un popolo perseguitato. Quello che fanno conoscere ai goim della nostra cultura sono le persecuzioni che abbiamo sofferto. Non c’è errore più grave. Noi non siamo ebrei in quanto perseguitati, noi siamo ebrei in quanto osserviamo le mizvot. Siamo perseguitati a causa della nostre mancanze nell’adempimento della Torà. La persecuzione, l’esilio, la segregazione sono e restano dei valori negativi, un ombra del bene della redenzione e della ricchezza intellettuale che regnano nella Erez Israel del piano Divino.

Dopo l’ultima delle mizvot, l’ultimo insegnamento di Moshè comprendiamo che siamo un popolo con una grande storia. Ma questa storia è subordinata alle nostre azioni, non siamo noi ad essere subordinati ad essa. Noi siamo subordinati solo a D-o Benedetto.

Le azioni di ogni ebreo, di ogni uomo, fanno la storia. L’adempimento alle mizvot fa la storia.

Ogni ebreo dovrebbe sapere Hazinu a memoria. Forse proprio per evitare errori come quello citato sopra nella consapevolezza che non c’è niente che possa essere estraneo al potere Divino.

"Guardate ora, che Io, Io sono Egli e non c’è altro dio con me, Io faccio morire ma faccio rivivere, Io ho ferito ma Io guarirò e non c’è chi possa salvare dalla Mia mano". (ivi v.39)

Hazinu è un canto, la Torà è un canto. La Torà Orale che è un insieme di tante regole e insegnamenti secondo i Maestri si studia cantando.

D-o si serve cantando. Proprio per questo quando i morti risorgeranno "Allora canterà Moshè".

Se Hazinu è la cantica della Storia di questo mondo che Moshè canta in punto di morte, all’inizio del Mondo Futuro lo stesso Moshè canterà la Cantica del Mare, presto ed ai nostri giorni.

Shabbat Shalom

 

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