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Parashat Pinchas

"E parlò il Signore a Moshè dicendo: 'Pinchas figlio di Elazar figlio di Aron il Sacerdote ha fatto ritrarre la Mia ira dai figli di Israele ingelosendosi della mia gelosia in mezzo a loro, così che non ho distrutto i figli di Israele con la mia gelosia. Perciò dì: 'Ecco Io gli do il Mio patto: la pace.' E sarà per lui e per la sua discendenza dopo di lui un patto di sacerdozio eterno per esser stato geloso per il Suo D-o espiando per i figli di Israele." (Numeri XXV, 10-14)

Negli ultimi tempi, soprattutto dopo l’orribile assassinio del Primo Ministro Rabin ad opera di un ragazzo che si autodefinisce "osservante", si è fatto un uso spropositato della parola "integralista". In molti ambienti, anche ebraici, si bolla di integralismo chiunque si ponga nell'ottica dell'osservanza delle mizvot. Nella parashà di questa settimana ci sono alcuni elementi molto interessanti a riguardo. Oltre quella che è la strumentalizzazione di avvenimenti tragici per allontanare Israele dalle mizvot, vediamo che cosa si può ricavare dalla nostra parashà.

Il tema centrale di questi versi è l'atto di Pinchas che, come abbiamo ricordato la scorsa settimana, uccide con una lancia il principe della Tribù di Shimon e la principessa Moabita mentre si univano pubblicamente.

La caratteristica di Pinchas è quella di essere "kannà" (= geloso, zelante). D-o stesso si attribuisce questa caratteristica nei Dieci Comandamenti. Questa dimensione, la gelosia, implica la non tolleranza dell'adulterio e dell'idolatria che è l'adulterio di Israele (sposa) nei confronti di D-o (lo sposo). Se torniamo indietro nella storia ci rendiamo conto che un atto di gelosia/zelo è già stato compiuto da Shimon e Levi che uccidono gli abitanti di Shechem perché il loro principe aveva violentato la loro sorella Dina. Quest'atto è duramente condannato da Giacobbe.

Qui ci troviamo in una situazione diversa. Il nipote del Sommo Sacerdote (la Torà ci ricorda questa parentela ogni volta che nomina Pinchas) e quindi uno dei leader della Tribù di Levi uccide il Principe della Tribù di Shimon. In qualche modo quella stessa violenza che era stata di Levi e Shimon verso l’esterno si ripercuote su loro stessi. Quello che non quadra però è che Pinchas ne esca da eroe. Immaginate la scena: un Coen (il nipote del Coen Gadol) uccide un principe di Israele davanti a tutti scavalcando ogni forma legale e scavalcando Moshè. Il Talmud (TB Berachot 32b) sostiene che un Coen che abbia ucciso non possa dare la Berachà. Qui invece Pinchas, che Coen non era, riceve il sacerdozio proprio per aver ucciso Zimrì (il Principe di Shimon). Pinchas non era Coen perché essendo nato ad Elazar prima che questi divenisse Coen non è nato da un Sacerdote. I suoi fratelli sono Coanim per stirpe, Pinchas guadagna la "keunà" con il suo atto.

In effetti Rashì ci insegna che questo intervento Divino sottrae Pinchas alle lamentele delle Tribù. E forse anche ad un tentativo di linciaggio. Ricostruiamo gli avvenimenti con l'aiuto del Midrash Rabbà (20,25)

"(Zimrì) la prese per i capelli e la portò davanti a Moshè dicendo: 'Figlio di Amram: (questa donna) è permessa o è proibita?' 'Ti è proibita', gli rispose. Gli disse Zimrì: 'Quella che hai preso tu era Midianita!'. Subito si indebolirono le sue mani e si scordò la halachà."

Zimrì colpisce nel segno perché Moshè si mette a piangere e non sa cosa fare. La halachà (regola) che Moshè dimentica è espressa nel Talmud (TJ Sanedrin 9,7) "Colui che ha un rapporto con una Aramea, i "kanaim" (zelanti gelosi) lo colpiscono." Moshè era nel giusto poiché aveva sposato Zipporà prima che fosse data la Torà e poi Zipporà si era convertita, egli però pensava di non poter essere a posto a tal punto da essere considerato "zelante", e quindi non sa che cosa fare. Lo sa Pinchas che capisce che se nessuno prende in mando la situazione ne va del futuro del popolo. Egli conosce la halachà e si considera zelante. Prende in mano una lancia ed uccide i due. La regola prevede che si deve sottomettere la cosa ad un tribunale pur dopo averlo scavalcato (seppur a ragione). Deve rispondere di omicidio: prima di agire deve essere così sicuro delle sue ragioni da mettere a repentaglio la propria vita. Pinchas è motivato da alti ideali e quindi D-o stesso testimonia a suo favore.

Due diverse caratteristiche si trovano in Pinchas: lo zelo e la discendenza da Aron più volte ricordata. Si tratta di due opposti. Aron è l'uomo della pace. Colui che non giudica mai nessuno, saluta per primo anche i malvagi. Aron porta gli ebrei alla Torà con l’esempio. Lo zelante invece sente un così alto rapporto con D-o che non sopporta che ci sia chi trasgredisce la legge di D-o. Il carattere di Aron ne fa il candidato ideale per il Sommo Sacerdozio che implica l'avvocatura in difesa di Israele nel giorno di Kippur. La gelosia e lo zelo non portano lontano ma ci sono dei momenti nella storia come quello di Pinchas in cui sono assolutamente necessari. Il premio per Pinchas è quello di diventare Sommo Sacerdote, di diventare un uomo di pace. È un premio correttivo. Gli viene data ragione, ha salvato il popolo ed il suo futuro, ma un tale comportamento non può essere tollerato sistematicamente. La regola deve essere la pace, la benevolenza, la misericordia. Anzi, per dimostrare che ha agito bene, espiando per il popolo, il Signore lo pone ogni Kippur in posizione di doverLo convincere che il popolo non deve essere distrutto. Ha dimostrato di aver a cuore l’onore del Signore, e certo il Signore ascolta le sue richieste di perdono.

Ci vuole da una parte la consapevolezza che coloro che sono più attenti alla Torà hanno un compito di controllo nei confronti del popolo e questo va capito: Pinchas era nel giusto e fa bene ad uccidere sui due piedi Zimrì. D'altra parte lo zelo non può essere la norma: spesso con la benevolenza e la pazienza di Aron si ottiene molto di più.

L'ebraismo come è noto non si occupa molto della vita dopo la morte, la Torà è una Torà di vita. Nella stessa ottica anche la metempsicosi e i "circoli delle anime" non sono all'ordine del giorno negli interessi dei Maestri. Nonostante ciò c'è accoglienza unanime per un insegnamento di Rabbi Shimon ben Lakish.

"Disse Resh Lakish: 'Pinchas è Elia. Gli disse il Santo Benedetto Egli Sia: 'Tu hai messo pace tra Israele e Me in questo mondo, anche in futuro tu metterai pace tra Me ed i Miei figli".

Il Profeta Elia è la reincarnazione di Pinchas. È noto che il Profeta Elia era lungi dall'essere paziente, era uno zelante come lui stesso si definisce nel libro dei Re. Elia non è mai morto, egli è salito vivo in cielo e verrà ad annunciarci la redenzione.

Pinchas/Elia è divenuto un angelo e lo sarà fino a che non accompagnerà il Messia verso Jerushalaim.

Ora possiamo tornare all'incontro tra Bilam e l'Angelo.

Pinchas/Elia/Angelo si arma di una spada che è l'opposto della sua natura perché Bilam cavalca un asino che parla, ossia l'opposto della natura di Esaù.

Lo zelo di Pinchas, l'assurdo di un angelo armato è l'unica risposta possibile ad un assurdo come un asino che parla, ad Esaù che invade la sfera di Giacobbe.

Pinchas che ha dimostrato tanto zelo dovrà dimostrare tanta pazienza per Israele se vorrà accompagnare Il Messia a Sion.

Il quadro si chiude con il Messia figlio di David che procede verso Sion con Elia/Pinachas. Pinchas non ha più bisogno nè di spade nè di lance perché l'asino che parla, creato da D-o appena prima che entrasse il primo Shabbat, è ora cavalcato dal Re d'Israele che ricostruirà il Santuario presto ed ai nostri giorni.

Shabbat Shalom

Jonathan Pacifici

 

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