Parshat Balak
Questa settimana ci troviamo di fronte ad una Parashà del tutto particolare. Particolare perché in essa si verificano alcuni fatti molto strani che esulano dal "normale" ordine delle cose. Cercheremo attraverso queste "stranezze" di capire quello che è il messaggio della nostra Parahsà soprattutto circa il rapporto tra Israele e le altre genti.
Ci troviamo in effetti dinanzi all'ennesimo tentativo di una nazione di distruggere Israele. La particolarità però di questo tentativo rispetto agli altri è che Balak, re di Moab, non pensa di distruggere Israele con mezzi bellici, non subito almeno. In una brillante interpretazione Rashì ci riferisce il discorso non citato nella Torà tra Balak e gli anziani di Midian ricordati all’inizio della Parashà. Balak vuole sapere qual è il segreto di Israele poiché gli è chiaro che una piccola nazione non può sopraffare dei giganti dell'epoca come Sichon e Og senza una qualche arma segreta. Egli interroga quindi gli anziani di Midian che conoscevano Moshè dall’epoca del suo soggiorno presso Itrò. Questi riferiscono che il segreto di Moshè e di Israele si trova nella bocca, così Balak decide di combattere Israele con la stessa arma. Egli pensa che se è la bocca di Israele che persegue la vittoria attraverso la preghiera, allora l'unico modo per battere Isaele è in una "bocca" che sia al livello di quella di Moshè. Entra qui in gioco Bilam, il vero e proprio alter-ego di Moshè (leavdil). È infatti detto che Israele non avrà mai un profeta come Moshè, ma le genti del mondo si, e questi è Bilam il profeta che D-o ha dato ai gentili così che non possano dire che non avendo avuto un profeta della statura di Moshè non hanno potuto seguire la via del bene. Il resto del racconto è noto: Bilam si ritrova impossibilitato a maledire Israele come vorrebbe Balak poiché D-o non gli consente altro che formulare benedizioni su Israele.
È veramente strano però che come risultato di questo tentativo di sconfiggere Israele attraverso la maledizione Bilam componga le più belle e poetiche benedizioni su Israele che si trovino in tutto il Tanach. Per dare un metro di come queste siano considerate dai maestri basti ricordare come nel Talmud (Berachot 12) la proposta di includerle nella lettura dello Shemà viene scartata solo per non affaticare troppo la gente che si troverebbe a dover reiterare un passo troppo lungo.
Ma un altro fatto stranissimo avviene verso la fine di questa Parashà. Bilam e Balak cambiano arma: essi spingono Israele all'idolatria attraverso dei rapporti proibiti. (Gli ebrei prima vanno con le moabite e poi adorano le loro divinità). Questa situazione raggiunge il suo culmine quando il principe della Tribù di Shimon si accoppia pubblicamente con una principessa moabita. A questo punto Pinchas, nipote del Sommo Sacerdote Aron, prende una lancia e uccide sul colpo i due. Un comportamento molto strano per un Sacerdote, che noi pensiamo un uomo di spirito, quello di utilizzare un arma in modo così brutale.
Vediamo di fare un po’ d'ordine in questi episodi. Uno dei primi elementi di cui dobbiamo tener conto è la distinzione che Isacco fa tra Israele ed Esaù. Già nel libro di Bereshit abbiamo ricordato il verso "La voce è la voce di Giacobbe, e le mani sono quelle di Esaù." In base a questo verso Isacco stabilisce che la sfera della spiritualità che è collegata con la voce sia gestione di Israele/Giacobbe mentre la sfera materiale (e quindi anche bellica) sia quella di Esaù. La particolarità di questo caso è il fatto che un goi /Esaù vuole combattere Israele con la sua stessa arma, la voce. Per assurdo chi invece dovrebbe essere legato alla voce ed al mondo della spiritualità, il nipote del Sommo Sacerdote usa un arma (entra nella sfera di Esaù) per sedare un conflitto interno.
Potremmo addirittura convivere con queste stranezze se le benedizioni di Bilam non fossero così considerate e se l'atto di Pinchas non fosse considerato da D-o come un atto positivo.
Invece le benedizioni di Bilam sono considerate a tal punto che molti utilizzano il celebre verso "Come sono belle le tue tende oh Giacobbe, le tue dimore oh Israele" come inizio della preghiera mattutina (nel rito italiano questo verso si recita entrando in Tempio la mattina). Similmente il gesto di Pinchas viene così apprezzato da D-o che lo remunera donandogli il sacerdozio eterno.
Le benedizioni di Bilam sono secondo la tradizione l'esatto opposto di quello che avrebbe voluto dire: il verso che prima abbiamo citato che esalta la bellezza dei luoghi di studio (le tende) e dei luoghi di preghiera (le dimore) non è altro che il risultato della volontà di Bilam di maledire Israele così che vengano chiusi (has vescialom) questi luoghi.
La chiave di tutto il discorso si trova nell'insegnamento dei Maestri che commentano il rapporto voce-mani stabilito da Isacco dicendo: "Fino a che la voce è di Israele, le mani non sono di Esaù. Se la voce non è di Israele allora le mani sono di Esaù". Ossia la supremazia materiale di Esaù è possibile solo se Israele non osserva la Torà.
Questo principio lo capiscono Balak e Bilam solo vedendo che non è consentito loro di sconfinare nel mondo della preghiera per sconfiggere Israele. Essi decidono allora di spezzare l'osservanza della Torà attraverso due colpe molto gravi: i rapporti proibiti e l'idolatria.
Quello che apparentemente è un gesto violento di Pinchas si rivela invece nel più alto utilizzo della "voce". Fiumi di inchiostro sono stati scritti sul comportamento di Pinchas per giungere alla conclusione che il suo intervento è una eccezionale dimostrazione di padronanza della Torà: Pinchas agisce perfettamente, conformemente alla regola, in un momento in cui lo stesso Moshè aveva dimenticato la regola. Egli colpisce i due peccatori con una lancia, "romach". Il valore numerico della parola corrisponde a 248, il numero delle mizvot positive. Egli applica perfettamente la Torà riabilitando la voce di Israele e spezzando così le mani di Esaù. Quando Israele sa usare le mani come se fossero voce, ossia sa usare la sfera della materialità spiritualizzandola, niente può sconfiggerlo.
Già nella lotta tra Giacobbe e l'Angelo (che il Midrash sostiene il genio di Esaù) di fronte alla forza delle mani dell’uomo della voce, l'uomo delle mani non può che benedire Giacobbe, mettendogli nome Israele.
Il simbolo della forza bellica nel mondo animale è il leone. E Bilam elogia Israele dicendo che è "un popolo che si alza come un leoncello e si innalza come un leone". E commenta Rashì che l'elogio è rivolto al fatto che Israele si fa forza la mattina alzandosi per leggere lo Shemà, mettere i Tefillin e studiare Torà. Questa è la forza bellica di Israele. Mettere la materia al servizio dello spirito. Bilam vuole mettere lo spirito al servizio della materia.
L'ultima arma che Balak e Bilam hanno è per noi la più pericolosa. Essi vogliono la nostra assimilazione. Vogliono sopprimere la nostra voce per liberare le loro mani. Vogliono che gli ebrei vadano con le moabite. Il gesto di Pinchas, così ligio alle regole della Torà è quello di colpire i peccatori con la forza delle mizvot che prende forma in una lancia.
Aveva già detto Bilam "Ecco un popolo che dimora solitario, e tra i popoli non viene contato".
Il Ridbaz in una geniale interpretazione ci spiega perché Israele necessita distanza dalle altre nazioni.
Israele è paragonato da Isaia al fuoco mentre le nazioni del mondo sono paragonate da Ovadia all'acqua. Se c'è una separazione tra fuoco ed acqua, il fuoco fa evaporare l'acqua, ma se c'è contatto l'acqua spegne il fuoco.
Purtroppo noi non abbiamo mantenuto questa separazione e l'acqua dell'idolatria ha spento il fuoco dell'altare.
L'acqua che ha spento il fuoco è poi stata bevuta dal bue, che è stato sgozzato dallo shochet, che è stato sgozzato dall'Angelo della Morte. Nella famosa filastrocca della sera del Seder chi ha oppresso Israele viene a sua volta soppresso da un popolo superiore per crudeltà.
In questo secolo abbiamo sofferto persecuzioni degne dell'Angelo della Morte più ancora che dello shochet. Nonostante ciò, usando le parole del Cantico dei Cantici possiamo dire: "Molte acque non potranno spegnere l'amore". Ossia molti popoli non potranno rompere l'amore di Israele verso D-o.
Se ne saremo meritevoli presto verrà il Santo Benedetto Egli Sia a sgozzare l'Angelo della Morte.
Shabbat Shalom
Jonathan Pacifici
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