Parashat Korach
Abbiamo osservato nelle scorse settimane come il libro di Bemidbar sia pieno di episodi di rivolta del popolo verso il Signore. La scorsa settimana abbiamo parlato della più grave di queste rivolte, quella dell’episodio degli esploratori, sottolineando come la sua particolarità sia il fatto che l'intera congrega pianse. Una rivolta collettiva. La rivolta che avviene nella Parashà di questa settimana invece appare come una rivolta di una minoranza frustata nei confronti della leadership del popolo. I cospiratori sono infatti essenzialmente Korach ed altri leviti assieme ad alcuni membri della Tribù di Reuven. Se si esaminano i fatti da un punto di vista psicologico entrambi questi gruppi hanno dei motivi di risentimento: i leviti si sentono in secondo piano rispetto ai Sacerdoti (Coanim), mentre i membri della Tribù di Reuven sono irritati dall’aver perso la primogenitura a favore di Jeudà.
Korach sostiene dinnanzi a Moshè che tutto il popolo ha lo stesso grado di Santità e che non c'è motivo di elevare un gruppo rispetto ad un altro. Se nella scorsa Pasrahà il popolo non voleva andare in Erez Israel e quindi si rifiutava di prelevare la Terumà dall'impasto, qui la protesta è nei confronti di chi la Terumà la riceve, ossia Aron ed i Coanim.
Già abbiamo detto la scorsa settimana come la Terumà sia in effetti uno dei fini della Creazione e non è quindi necessario tornare sull’importanza di questo comandamento.
Per esaminare in maniera più approfondita questo episodio ci soffermeremo invece su due punti: il nocciolo della protesta di Korach e il modo in cui il Signore risolve la situazione.
La prima domanda dei Maestri verte sul perché l’episodio della rivolta di Korach segua il brano che parla della mizvà dello zizzit. Il Midrash ce lo spiega.
Moshè aveva spiegato la mizvà dello zizzit: su ogni abito che abbia quattro angoli debbono essere apposte delle frange particolari (lo zizzit appunto). Lo zizzit deve contenere un filo di techelet (azzurro), e questo perché il techelet è il colore del Trono di D-o: così l'ebreo ha sempre su di se un memento della Presenza di D-o.
Korach si presentò a Moshè con un abito con quattro angoli, tinto di techelet. Chiese: "Quest’abito ha bisogno degli zizzit?". Moshè rispose affermativamente. Stupito dalla risposta Korach proseguì: "Una casa nella quale ci sono dei Sefer Torà, ha bisogno della mezuzà, che contiene solo pochi versi della Torà?". Anche a questo Moshè rispose affermativamente. Da qui cominciò la rivolta di Korach. Una rivolta, lo ripetiamo, più contro Aron che contro Moshè, che si conclude proprio con una riaffermazione della supremazia di Aron. Il Signore ordina infatti a Moshè di porre dinanzi all'Arca dodici verghe, una per Tribù. Su ogni verga deve figurare il nome della rispettiva Tribù mentre sulla verga della Tribù di Levi deve essere scritto il nome Aron. La verga che deve essere usata per Aron è quella con la quale sono state operate le piaghe in Egitto. L'indomani la verga di Aron risulta fiorita e da essa spuntano germogli di mandorlo.
Rimane da capire perché la protesta di Korach circa lo zizzit e le mezuzot sia una protesta nei confronti di Aron, e perché poi la fioritura della verga possa rappresentare una risposta.
Korach sostiene che ciò che conta è il contenuto. Moshè sostiene che indipendentemente dall’importanza che il contenuto possa avere, la forma va rispettata. Nell’ebraismo la forma è sostanza. I Maestri dicono che "Acharè ha-peulot, nimschachim ha-levavot", "i cuori vanno appresso alle azioni". Korach sostiene che un abito che è già techelet non ha bisogno di uno zizzit nel quale il techelet è presente nelle proporzioni un ottavo. Sostiene pure che una casa piena di Torà non ha bisogno di pochi versi sulla porta. Il problema è che per il modo in cui ragiona Korach un saggio non ha motivo di studiare ed una persona dai nobili sentimenti non ha bisogno di buone azioni.
Un popolo di Sacerdoti, come D-o chiama Israele, che bisogno ha di Sacerdoti al suo interno? Korach sostiene che il sacerdozio può essere una questione intima di ogni uomo e non ha bisogno di essere strutturata formalmente dalle mizvot del sacerdozio. Quella di Korach è una linea generale. Ma è una linea di pensiero così distante dal messaggio della Torà da causargli la morte per mano Divina.
La risposta che D-o dà è imperniata sulla verga. È molto famoso il midrash che sostiene che sulla verga figurassero le iniziali delle dieci piaghe che noi recitiamo ogni anno durante il seder di Pesah "DeZaCh, ADaSh, BeAChaB", anche se la Torà, invece, dice che Moshè deve scrivere sulla verga il nome di Aron. Secondo la stessa tecnica interpretativa che abbiamo visto nel rapporto "Jacov-Mishkan", qui il nome di Aron viene associato alle dieci piaghe. Perché? Innanzitutto Aron è stato esecutore in parte delle piaghe. Se è vero che solo le prime vengono eseguite da lui, è anche vero che egli fa da interprete al fratello balbuziente. Aron accetta, nonostante sia il primogenito (la risposta ai Reuveniti), di essere messo in secondo piano rispetto a Moshè e per questa sua umiltà viene innalzato.
Le piaghe inoltre ci ricordano l'uscita dall'Egitto, della quale è detto che tutti se ne debbono occupare la sera di Pesach. Anche i Saggi, anche coloro che la tengono bene in mente tutti i giorni dell’anno la sera di Pesach si devono sedere (anzi sdraiare) e chiedere con la stessa ingenuità di un bambino: "In che cosa differisce questa sera dalle altre sere?". Anche chi ha un abito tutto techelet ci deve mettere gli ziziot, anche chi ha un Sefer Torà in casa deve avere una mezuzà alla porta, anche chi è Saggio deve studiare. Anche un popolo di sacerdoti deve avere al suo interno dei Sacerdoti.
L'uscita dall’Egitto è ricordata ed impressa nella verga attraverso le piaghe, così come, attraverso il nome di Aron, è sottolineata la primogenitura di Israele in seno ai popoli della Terra: "Benì Bechorì Israel", "Mio figlio, il Mio promogenito è Israele", dice il Signore al Faraone.
Se Aron non fosse Sacerdote di Israele, Israele non sarebbe Sacerdote dell'Umanità. Se la Torà non fosse così attenta alla forma andrebbe perso il contenuto. Oggi, così come allora, coloro che lamentano la "rigidità della Torà", la troppa attenzione alla forma, e che vogliono che non ci siano Sacerdoti in mezzo ad Israele, perché tutti sono allo stesso livello, sia chi ha studiato e studia la Torà sia chi non lo fa, sono destinati in un certo senso ad essere divorati dalla terra come Korach. Sono destinati ad assimilarsi ad un mondo dal quale non hanno voluto distinguersi.
La Verga di Aron, la verga che è stata lo strumento con il quale il Braccio Disteso della Divinità ci ha redento dall'Egitto, rimarrà per sempre nel Santo dei Santi assieme all'Arca. Nel luogo dove D-o dimora in mezzo ad Israele solo Aron può entrare una volta all'anno ad invocare il perdono. E come avvocato difensore per tutti noi sarà armato di una verga da pastore che è testimone del nostro ruolo nello schema Divino.
Shabbat Shalom
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