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Parashat Nasò

Poche Parsahot nella Torà sono tanto piene di argomenti quanto quella di Nasò. Si tratta inoltre di argomenti anche molto complessi (come la mizvà della Sotà). Vorrei soffermarmi su un aspetto che lega la Parashà di Nasò a quella precedente, Bemidbar. Mi riferisco alla inaugurazione del Santuario.

Nella scorsa settimana abbiamo visto come sia importante l’ordine che regola l’accampamento di Israele e la posizione di ogni singola tribù. Come già è stato accennato ognuna delle Tribù è guidata da un Principe (Nasì). Ogni tribù prende il nome da uno dei figli di Jaakov ed il Principe della tribù ne è il discendente diretto. Così se ogni Principe rappresenta la sua tribù i dodici Principi rappresentano l’insieme dei figli d’Israele (Jaakov).

Nel giorno dell’inaugurazione del Santuario si presentano i dodici Principi alla porta del Santuario con un’offerta comune. Sei carri, ciascuno trainato da due buoi. Moshè tergiversa di fronte a tanta intraprendenza fino a che D-o non gli dice di accettare l'offerta. Sorge una serie di domande:

Perché Moshè è così sospettoso nei confronti dell’offerta? Perché i Principi si precipitano a fare subito un’offerta comune? Perché D-o accetta l’offerta? Perché l’offerta è composta proprio da carri?

Per rispondere alla prima domanda dobbiamo ricordare le circostanze in cui l’offerta veniva portata. Da pochissimi giorni erano morti i due figli di Aron proprio mentre portavano un offerta che non era stata loro comandata. Moshè evidentemente teme che l’intraprendenza dei Principi possa portare alle stesse tragiche conseguenze.

L’atteggiamento dei Principi all’inizio della costruzione del Mishkan era stato esattamente opposto. Essi avevano detto: "Lasciamo che il popolo porti per primo, tutto quello che mancherà lo metteremo noi di tasca nostra". Eppure il popolo con la sua dedizione donò più del necessario così che ai Principi non rimase che portare in dono le pietre per il pettorale del Sommo Sacerdote. Questa volta, ad opera compiuta, per non correre il rischio di arrivare troppo tardi essi decidono di anticipare tutti con la loro offerta.

Nonostante la reticenza di Moshè, D-o accetta di buon grado l’offerta stabilendo che per i dodici giorni seguenti ogni Principe avrebbe presentato la propria offerta personale. Rashì sostiene che i Principi avevano acquistato il loro più grande merito in Egitto. Già in schiavitù essi erano preposti al popolo schiavo ed erano responsabili della produzione. Secondo Rashì, piuttosto che fiaccare il popolo costringendolo ad un ritmo tiranno essi erano pronti a farsi fustigare dagli egiziani. Per questo comportamento eroico essi guadagnarono il privilegio di poter inaugurare il Santuario. La positività dell’offerta dei Principi però è legata soprattutto al contenuto dell’offerta stessa ed al modo in cui essa viene presentata.

I Principi infatti propongono la loro offerta sulla porta del Santuario, in modo umile. Forse è proprio questo che li distingue da Nadav ed Avihù che si erano invece addentrati nell’interno del Santuario (secondo alcuni nel Santo dei Santi stesso). Infine il contenuto dell'offerta: dei carri da trasporto. Offrendo dei carri per trasportare le strutture del Santuario i Principi si fanno promotori della mobilità del Santuario e quindi della divulgazione della Presenza di D-o nel mondo.

Credo che si possa trovare un ulteriore significato nel dono dei carri anche se, non avendo trovato riscontro nei testi esegetici, la mia è da considerarsi una proposta senza alcuna pretesa.

Abbiamo già incontrato un dono di carri. È in effetti il dono che Josef manda al padre Israele attraverso i fratelli appena dopo essersi rivelato. Abbiamo già visto (cfr. Parashà Vajeshev) come il carro "agalà" possa essere letto come "eglà", giovenca. Era infatti il segno di riconoscimento di Josef che inviava al padre un regalo che ricordava l’ultimo argomento di Alachà che egli aveva studiato con il padre Israele prima che questi lo mandasse in piena coscienza verso i fratelli e verso la vendita.

Josef sceglie questa Alachà come il simbolo della sua vendita e della discesa in Egitto. Ricorda in questo modo al padre come i suoi fratelli sono sì responsabili, ma la cosa era stata già predestinata dal Signore perché Josef predisponesse la situazione per la discesa di Jaakov in Egitto.

Forse il gesto dei Principi nell’inaugurazione del Santuario vuole avere anche questo significato. I Principi come discendenti diretti dei figli di Jaakov si prendono carico (proprio come un carro) delle loro responsabilità. Danno dimostrazione di voler espiare la "colpa" della vendita di Josef che è il prototipo di tutte quelle tensioni interne che non fanno che indebolire il popolo di Israele. Ci sono dunque dodici buoi a tirare, così come tutte le dodici Tribù portano avanti il popolo, ma ci sono solo sei carri perché se il popolo non lavora in gruppo non c’è futuro.

Se grande è l’insegnamento dei Principi nel loro dono, ancora più grande è l'insegnamento di D-o nell'accettazione.

Il S. infatti comanda che i carri vengano utilizzati per il trasporto delle parti esterne del Santuario. Gli arredi però, ed in particolare l’Arca devono essere portati a spalla.

L’Arca aveva un peso insostenibile per degli uomini. Ma bastava il gesto dei Leviti e l’impegno al massimo delle loro potenzialità ed ecco che degli Angeli scendevano ad aiutarli nel gravoso sforzo.

È la Torà che sostiene i Leviti e non i Leviti che sostengono la Torà, contenuta nell'Arca.

Noi abbiamo il dovere di creare tutte le condizioni per il trasporto del Santuario e della Torà. Dobbiamo sapere però che è la Torà che porta noi e non viceversa.

Abbiamo l’obbligo di sforzarci per sostenere e trasportare una Legge anche se è in effetti lei a sostenere noi. Così abbiamo l'obbligo di sforzarci nel Servizio di un D-o che non ha alcun bisogno del nostro Servizio, e che risulta sostenerci molto oltre il nostro sforzo.

Shabbat Shalom

 

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