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Parashat Emor

"Queste sono le Feste del Signore, le Sacre Congregazioni che proclamerete ‘otam’ nei loro tempi appropriati" (Levitico XXIII, 4)

Una classica interpretazione di questo verso introduttivo alle norme delle festività ruota attorno alla parola "otam" (esse, ossia le feste). È una interpretazione che si basa sul fatto che nella Torà la parola "otam" in questo contesto è scritta in forma difettiva, ossia senza una lettera "vav". Questa "mancanza" rende possibile leggere la parola anche come "attem" (voi). Le due possibili letture sono quindi "che proclamerete esse" (anche se in italiano non suona, in ebraico la costruzione è perfetta), oppure "che proclamerete voi". Il fatto che la parola "otam" si possa riferire sia alle feste che al popolo ebraico sottolinea, ancora una volta lo stretto legame e la quasi coincidenza tra popolo di Israele e le sue festività. Se, come dicono i Maestri, Israele e la Torà sono una sola cosa, tantopiù questo è vero per le feste. Lo Shabbat esiste anche senza Israele e la sua santità deriva da D-o stesso. Esso celebra il fatto che D-o è il creatore del mondo. "Kiviacol" (come se si potesse dire che) non c'è bisogno di Israele. Il mondo stesso riconosce il suo Creatore "Benedetto Tu oh Signore che Santifichi lo Shabbat". Le feste al contrario sono totalmente dipendenti da Israele. Esse commemorano il fatto che D-o continua ad operare nel mondo che ha Creato, per il bene di Israele e del mondo intero. Qui serve la testimonianza di Israele. Tocca ad Israele testimoniare che D-o effettivamente è intervenuto nella storia. Per questo motivo la proclamazione stessa delle feste dipende da Israele. Quando c’era il Santuario era proprio grazie a dei testimoni che si determinava il Capomese e quindi il calendario con le sue feste. "Benedetto Tu oh Signore che Santifichi Israele e le Feste". Ossia il Signore Santifica Israele che Santifica le Feste. Il corpo della Parashà di Emor, anche conosciuto come "Shor o Kesev", tratta quindi delle varie ricorrenze, ossia Pesach, Shavuot e Succot ed anche Rosh Hashanà e Kippur. Questo brano è seguito da due mizvot particolari: la Menorah ed il suo olio ed il "Lechem Appanim", il pane della presentazione. Rav Feinstein ci offre una splendida interpretazione. Egli sostiene che queste due mizvot si riferiscono alle feste di Hanukkà e Purim. La Menorah infatti segue direttamente la festa di Succot, così come la festa di Hanukkà la segue nel calendario. Inoltre nella festa di Hanukkà accendiamo una Menorah ad otto braccia proprio per commemorare l’accensione della Menorah vera e propria nel Tempio. Il "Lechem Appanim" invece rappresenta la festa di Purim. Si tratta di dodici hallot che venivano poste nel apposito Tavolo che era nel Santuario ogni venerdì. Il pane stava per una settimana sul Tavolo e poi veniva mangiato dai Coanim. Nel Talmud (TB Menachot 96b) viene ricordato che per miracolo il pane non si guastava e quando, dopo una settimana, veniva mangiato dai Coanim era ancora fresco. Esso rappresenta la festa di Purim nella quale c’è l’obbligo di un banchetto (seudat mizvà). Il legame consiste nel fatto che una tavola sulla quale si consuma un pasto di mizvà accompagnato con divrè Torà è considerato come la Tavola del Signore (Pirkè Avot). Un altro legame esiste tra le due mizvot e le due feste. Il legame determinato dal miracolo che è in entrambe le mizvot. Una delle sette fiamme della Menorah aveva la caratteristica di bruciare per 24 ore anche se le veniva fornita la stessa quantità di olio con cui le altre sei bruciavano per appena 12 ore. Questo miracolo, il Ner Tamid (lume eterno) rappresenta la presenza di D-o in mezzo ad Israele. È noto che le mizvot non si basano mai su dei miracoli con l’eccezione della Menorah e del cerimoniale della Sotà (la donna sospettata di adulterio) che hanno la caratteristica di portare la presenza Divina in Israele la prima, e la pace coniugale la seconda. Si tratta quindi in questo caso di un miracolo manifesto. È una chiara prova della supremazia del Signore sulle leggi della natura che Lui stesso ha stabilito e che Lui stesso revoca quando lo crede opportuno. Così nella festa di Hanukkà è palese l’intervento di D-o sia dal punto di vista… militare che da quello spirituale (con la storia dell’ampolla d’olio). Nel secondo caso il miracolo non è visibile. Solo i Coanim mangiando il pane percepiscono che non si è guastato. Il miracolo dunque è nascosto. Così a Purim dove l’intervento divino è nascosto, mascherato. Nella stessa Meghillà non compare il Nome di D-o, bisogna crederci. Rav Feinstein conclude dicendo che le generazioni successive alla distruzione del Tempio, non avendo più queste due mizvot avevano bisogno delle due feste stabilite dai rabbini per compensare una carenza spirituale che l’assenza di queste mizvot creava. Così Hanukkà e Purim ci permettono di illuminare con la luce della Hanukià e con quella della fiducia incondizionata un epoca buia e decadente, nell’attesa dell’epoca in cui la luce del Primo Giorno della Creazione brillerà per i Giusti, nel Mondo Futuro. In quell’epoca la festa principale sarà Purim. La presenza di D-o sarà così evidente che nessuno avrà bisogno di miracoli o dimostrazioni.

Shabbat Shalom

Jonathan Pacifici

 

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