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Vayakkel-Pekude'

"E Moshè radunò tutta la congrega dei figli d'Israele e disse a loro: 'Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare:...'". (Esodo XXXV,1)

Nelle ultime Parashot abbiamo ricordato come a volte, per meglio dare ulteriori insegnamenti, la Torà "stravolga" l'ordine cronologico degli avvenimenti. L’ordine sovvertito degli avvenimenti riportati negli ultimi Sabati viene così "ricostruito" dai Maestri:

Moshè sale sul Monte Sinai in totale tre volte, ed ogni volta per 40 giorni e 40 notti. La prima salita è in corrispondenza della rivelazione sinaitica (6 di Sivan). Moshè scende con le "prime Tavole" il 17 di Tamuz. Dopo il peccato del Vitello d'Oro, Moshè sale una seconda volta per invocare il perdono di D-o per il gravissimo peccato. Il perdono viene accordato e Moshè sale per la terza volta per ricevere le "seconde Tavole" il primo di Elul, Rosh Hodesh. Moshè poi discende con le "seconde Tavole" il 10 di Tishrì, ossia il giorno di Kippur.

Il primo Kippur della storia corrisponde infatti al perdono di D-o per il peccato del Vitello. Moshè dunque torna al popolo portando con se: le due Tavole, la Torà Scritta, la Torà Orale e la promessa del Signore che Egli sarebbe rimasto in mezzo al popolo d'Israele e lo avrebbe accompagnato nelle sue peregrinazioni. L'indomani (l'11 di Tishrì) Moshè raduna tutto il popolo e comunica la Volontà di D-o. A questo raduno di popolo si riferisce il verso sopracitato.

Che cos'è che "il Signore ha comandato di fare"? Due sono i comandamenti che seguono nel testo:

Il fatto che l'ordine di osservare lo Shabbat sia dato appena prima di quello di costruire il Santuario è la base esegetica alla quale i Maestri si appoggiano per determinare quali siano i lavori proibiti di Shabbat, visto che la Torà non li esplicita.

Ebbene, lavori proibiti altro non sono che le 39 categorie di lavori che servivano per costruire il Santuario.

Nella Genesi lo Shabbat è collegato alla "Creazione del Mondo". Lo Shabbat è infatti inizialmente la cessazione di D-o dall'opera creativa. I Maestri sottolineano come in questa cessazione, in questo lasciare il mondo "incompleto", si ravvisi l’intrinseca la volontà di D-o che sia l'uomo a completare l'opera. "Ahser Barà Eloim laasot", "Che creò il Signore perché [sia l'uomo] a fare": i Maestri individuano l’uomo nel soggetto sottinteso del "fare". Se D-o non avesse interrotto la creazione ed il Creato di conseguenza fosse completato e quindi perfetto, l'uomo non avrebbe niente da fare in questo mondo.

Le opere umane, se volte al bene indicato dalla Torà, fanno dell'uomo un "socio" di D-o nell'opera della creazione. Quale opera può essere quindi più elevata del costruire una dimora per la Divinità?

I Maestri per questo non si limitano a dire che la costruzione del Santuario è l'emulazione umana della "Creazione del Mondo", essi dicono che i lavori con i quali è stato fatto il Mishkan (Santuario) sono gli stessi con cui D-o ha creato il Mondo (kiviachol cioè se ciò fosse possibile, noi diremmo: fatte le dovute proporzioni).

Ecco che quando l'ebreo, osservando lo Shabbat, si astiene dai lavori con i quali è stato costruito il Santuario, in pratica si sta astenendo proprio dai lavori dai quali D-o stesso si è astenuto nel "primo Shabbat".

Avraham Jeoshua Heshel sottolinea come lo Shabbat sia il Santuario del Tempo ed il Mishkan il Santuario dello Spazio.

Il Santuario del Tempo, a differenza del Santuario dello Spazio non può essere distrutto. Il suo mantenimento in essere è delegato solo alla nostra volontà e non è in dipendenza di alcun agente esterno.

Sfat Emet associa la costruzione del Santuario che avviene appena dopo il perdono del peccato del Vitello, ossia appena dopo il primo Yom Kippur, alla costruzione della Succà. Così come dopo il perdono per il Vitello d'Oro D-o suggella il Suo perdono dimorando in mezzo al popolo e comanda quindi di costruire il Santuario, così dopo ogni Kippur, a testimoniare il ricevuto perdono, noi costruiamo dei piccoli Santuari, le Succot.

La Santificazione dello Spazio, la Succa/Santuario, viene però solo dopo la Santificazione del Tempo, il Kippur, il Sabato dei Sabati.

Forse è proprio per questo stretto legame tra Santità dello Spazio e Santità del Tempo che i Maestri sottolineano come il Santuario (quello dello Spazio) non sarà ricostruito fino a quando tutto Israele non osserverà lo Shabbat.

Quel Santuario sarà ricostruito da D-o stesso nel nostro Spazio solo quando noi saremo in grado di costruire nel nostro Tempo un degno Santuario.

Possa ciò avvenire presto ed ai nostri giorni.

Shabbat Shalom

 

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