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Parashat Ki Tissà

Shabbat Parà

"E sarà, nel passare della Mia Gloria, ti metterò nell'incavatura della roccia e porrò il Mio palmo su di te fino a che non sarò passato. Poi rimuoverò il Mio palmo e tu vedrai il Mio retro, ma il Mio volto non è visibile." Esodo XXXIII, 22-23

La Parashà di questa settimana riporta un evento che ha senza dubbio condizionato gravemente tutta la storia del popolo di Israele: il peccato del "Vitello d'Oro". Numerose sono le interpretazioni che i Maestri propongono, soprattutto perché la rilevanza dell'avvenimento provoca profonde differenze nell'analisi delle responsabilità. C'è il "partito" di coloro che accusano Aron, c'è quello che accusa "la moltitudine di genti" che si era aggregata al popolo d'Israele al momento della uscita dall’Egitto e che ne avrebbe traviato la strada. C'è anche chi accusa direttamente il popolo ebraico. C'è chi sostiene che si trattava di idolatria mentre c'è chi dice che idolatria non era, bensì un tentativo di "golpe" nei confronti di Moshè. Comunque sia, tutti concordano sul fatto che l'evento è stato di una gravità unica. Se la rivelazione sinaitica viene paragonata ad un matrimonio dove lo Sposo è il Signore ed Israele è la sposa, l’episodio del "Vitello d'Oro" viene paragonato ad un adulterio sotto la chuppà (il baldacchino nuziale).

Il peccato del "Vitello d'Oro", per la sua gravità, cambia persino il modo con cui D-o si rapporta al popolo d'Israele. Questa differenza è simboleggiata dalle discrepanze esistenti tra le "prime Tavole" e le "seconde Tavole". Innanzitutto è diverso il materiale. La pietra per le prime Tavole viene fornita da D-o stesso mentre per le seconde è Moshè che deve occuparsi di tagliarle nella roccia.

Il Talmud sostiene che sulle "prime Tavole" si trovava l'intera "Torà scritta" e l'intera "Torà Orale". Inoltre vi figuravano anche tutte le domande che sarebbero mai state poste sulla Torà e la loro risposta. Se il popolo non avesse peccato e non fosse stato quindi destinato ad un lunghissimo esilio non ci sarebbe stato bisogno di una Torà Orale che per sua natura non può essere intaccata da agenti esterni né bruciata (has vescialom!) da alcun nemico di Israele.

Di contro sulle seconde Tavole ci sono solo i "Dieci Comandamenti". La Torà viene messa per iscritto su un rotolo e la Torà Orale viene insegnata a Moshè che la trasmetterà al popolo.

Il vero protagonista della Parashà è comunque Moshè. Egli non si lascia tentare dalla allettante proposta che gli fa il Signore (Io distruggo il popolo e ricomincio tutto con la tua discendenza) neanche per un attimo. Moshè prende le difese ad oltranza del popolo, riesce a salvarlo e per questo merita di essere testimone "oculare" della promulgazione dei "Tredici Attributi della Divinità".

Il passo in questione è uno dei più oscuri dell'intera Torà. Moshè chiede a D-o di mostrargli la Sua Gloria. Alcuni Maestri sostengono che Moshè, dopo che D-o ha perdonato Israele, vuole capire la radice della Divinità. La domanda che Moshè pone è senza dubbio la più diretta che un uomo abbia mai posto alla Divinità. La cosa straordinaria è che D-o acconsente, almeno in parte. D-o permette a Moshè di vedere il Suo retro e nello stesso tempo gli impedisce di vedere il volto del Signore poiché il fatto di vivere è incompatibile con la visione diretta della Divinità. Tutti questi antropomorfismi rendono assai difficoltoso il compito dell'esegeta. Il Talmud però non si spaventa. Il trattato di Berachot (7a) ci rivela che cosa mostrò effettivamente il Signore a Moshè. La risposta è apparentemente ancora più strana di ciò che la Torà ci dice effettivamente. Essa però può essere un veicolo per capire che cosa accade effettivamente in questa Parashà. D-o, per il Talmud, mostrò a Moshè il nodo dei Tefillin (della Tefillà della Testa) che Egli porta !

Una ulteriore domanda è inevitabile: D-o porta i Tefillin? Secondo il Talmud, si! E allora, se D-o porta i Tefillin, che cosa c'è scritto nei Tefillin di D-o? È scritto: "Attà echad, vescimcha echad, umi keamchà Israel goi echad baarez" "Tu sei unico, il tuo nome è unico, e chi è come il Tuo popolo d'Israele, una nazione unica sulla terra ?".

Apparentemente è tutto più complicato di prima. Non bastava che la Torà dicesse che Moshè vede il Retro di D-o, che D-o promulga di fronte a lui i Suoi Attributi. Adesso c’è anche il problema di capire i Tefillin di D-o ed il loro contenuto.

In realtà questo insegnamento è una chiave non solo per il passo biblico di cui ci occupiamo ma anche per tutto l’insieme dei rapporti tra D-o ed Israele.

I Tefillin che noi leghiamo ogni giorno rappresentano il sigillo del patto. Noi ci leghiamo alla Legge del Signore, non solo metaforicamente ma fisicamente, ogni giorno. Ogni giorno noi leghiamo alle nostre braccia e sulle nostre fronti il verso "Ascolta Israele, il Signore nostro D-o, il Signore è unico". I Tefillin rappresentano la nostra volontà di legarci a D-o. Esiste però una differenza tra la Tefillà della testa e quella del braccio. Quella del braccio è personale: "e sarà per TE un segno sul TUO braccio.". Quando leghiamo sulla mano la fine della stringa di cuoio pronunciamo dei versi che richiamano il legame tra D-o ed Israele. La Tefillà della testa di contro, sia per la sua collocazione che per la sua natura, è quella che rappresenta la promulgazione al mondo intero degli ideali di Israele. È interessante notare che nel rito romano si dice, mettendo la Tefillà della testa, "E vedranno tutti i popoli della terra che il Nome del Signore è chiamato su di te e ti temeranno".

D-o si comporta in maniera simile. Quanto Israele promulga l'unicità di D-o di fronte al mondo D-o promulga (leavdil) l'unicità di Israele tra i popoli. Il mondo che D-o ha creato lo ha creato basandolo sull'Attributo di Misericordia, senza il quale niente può reggere di fronte a D-o. Egli quindi è disposto a perdonare Israele proprio in virtù della sua predilezione per esso rispetto alle altre genti.

Moshè non può vedere la Tefillà della Testa. Egli riesce a vedere solo il nodo. Vedendo il nodo però capisce che ci deve essere una Tefillà della Testa anche se lui non la vede. Non è sempre molto chiaro, viste le continue persecuzioni di Israele in che cosa consista la predilezione di Israele. Ma questo è dovuto al fatto che noi non vediamo la predilezione stessa (la Tefillà). Come Moshè noi vediamo solo il nodo. Attraverso il nodo dobbiamo, per un atto di fiducia, sapere che ci deve essere una Tefillà legata.

È risaputo che i nodi dei Tefillin hanno la forma di lettere. Essi formano la parola Shaddai (Onnipotente). Il nodo che Moshè vede corrisponde alla lettera "dalet". Questa forse è la risposta di D-o.

Tra la parola "Echad", Uno, (alef, het, dalet) e la parola "Aher", altro, (alef, het, resh), c'è graficamente poca differenza. Non solo le prime due lettere sono uguali, ma terza lettera è scritta quasi uguale. L'unica differenza sta in una zampettina che nella "dalet" sporge verso destra e che è assente nella "resh". Questa zampettina può essere paragonata ad una "yud". Tra le due lettere quindi la differenza è una yud, la lettera che più di tutte caratterizza il Signore (la prima lettera del Suo Nome).

Quindi il messaggio potrebbe essere: State attenti che non ci vuole niente (la yud è la più piccola delle lettere) a passare dalla proclamazione della Unità alla sua negazione ("altro" al posto dell'Uno) Solo con questa "zampetta" i tefillin si reggono. Se sostituissimo la "resh" alla "dalet" i Tefillin non sarebbero più legati e (has vescialom!) cadrebbero.

L'Unicità d'Israele è quindi legata alla proclamazione dell'Unità di D-o. Se Israele toglie anche una sola yud dalla Torà (ossia compie anche il più piccolo dei peccati), o addirittura leva anche solo una piccola zampetta da una delle lettere, si nega l'Unicità di D-o affermando che ciò che conta è "altro" (aher e non echad).

Israele ha mancato, già sotto il Sinai, di tenere uniti i propri Tefillin sostituendo una "dalet" con una "resh". D-o, che non ha bisogno di niente (Shaddai cioè che si basta da Solo), dimostra ad Israele il Suo amore. I Suoi Tefillin. D-o non ha nessun motivo di portare i Tefillin se non per un gesto d'amore nei confronti di Israele.

Così nella storia di Purim. Nonostante la nostra trasgressione durante il banchetto di Assuero (mangiare sugli arredi del Santuario, vedi il mio commento alla parashà precedente), D-o ci mostra la sua presenza in maniera nascosta (il nodo di dietro) e ci redime dalle mani dei nostri nemici.

È proprio nella storia di Purim che Israele accetta definitivamente la rilevanza della Torà Orale affermando, in condizioni ben più dure di quelle sinaitiche, l'assoluta Unità di D-o.

Shabbat Shalom

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