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Parashat Itrò

La Parashà di questa settimana è ricordata in genere come la Parashà dei Dieci Comandamenti. Secondo la tradizione ebraica però, Moshè non ricevette solo le due Tavole della Legge sul monte Sinai. I Maestri concordano sul fatto che Moshè scese dal Sinai con:

Ossia Moshè nostro Maestro ha studiato sul Sinai tutta la Legge presso il migliore dei Maestri (D-o stesso) ed è sceso pronto per trasmetterla ad Israele.

Il "Maamad Ar Sinai", ossia la rivelazione del Sinai, è quindi il momento della consegna da parte di D-o ad Israele di tutta la Torà, tutta la Legge.

Un noto passo rabbinico dice: "Anche quello che uno scolaro insegnerà in futuro alla presenza del proprio Maestro, è stato già detto sul Sinai a Moshè". Se, come sostiene la tradizione Rabbinica, ciò che caratterizza Israele è la sua Legge, la Torà, allora il vero momento dell’inizio della missione ebraica è la rivelazione del Sinai più che l'uscita dall'Egitto. Lo scopo stesso della Creazione, secondo i Maestri, era che Israele ricevesse la Torà sul Sinai.

La letteratura rabbinica si occupa dell'evento in maniera sostanziosa e scegliere un argomento in una Parashà così ricca non è certo facile.

Vorrei soffermarmi su questi due versi particolari:

"Nel terzo mese, dall'uscita dei figli d'Israele dalla terra d'Egitto, in questo giorno, giunsero nel deserto del Sinai. E partirono da Refidim e giunsero nel deserto del Sinai, e si accamparono nel deserto. Si accampò lì Israele di fronte al Monte" Esodo XIX, 1-2

Per enumerare tutte le domande che questi versi ispirano ci vorrebbero giorni. Proviamo ad esaminarne qualcuna.

Perchè la Torà dice:

In questo giorno (oggi), invece di in quel giorno?

Partirono da Refidim. Lo sapevamo. A che serve la ripetizione?

Arrivarono nel deserto del Sinai, si accamparono nel deserto, lì si accampò Israele di fronte al monte. Perché tutte queste ripetizioni?

Rashì commenta "in questo giorno" in una maniera straordinaria. Parafrasando il noto motto del Seder di Pesach così: "Ognuno di noi ha il dovere di considerare se stesso come personalmente presente nel giorno della promulgazione della Torà". La Torà ci sta dicendo che OGGI noi arriviamo a ricevere la Torà. Essa ci viene data ogni giorno! Il nostro compito è di mantenere l'entusiasmo verso il prezioso dono, oggi come nel momento in cui esso ci viene (venne) dato. Se le cose stanno così il processo che porta Israele alle pendici del Sinai, è, in grande, il processo che ogni ebreo ha il dovere di compiere giornalmente avvicinandosi alla Torà ed alla presenza Divina.

La Torà ci fa questo discorso: Se tu sei uscito dall'Egitto e se sei un uomo libero è perché devi arrivare OGGI a ricevere nuovamente la Torà. In questa luce dobbiamo leggere il fatto che viene sottolineata la partenza da Refidim. Che cosa era successo a Refidim? Due cose: le acque della contesa, e la guerra contro Amalek. Abbiamo più volte ricordato come nome e concetto siano nell'ebraismo un’unica cosa. Il Midrash Mechiltà interpreta il nome del luogo come "Refidim = Rafu Yedeem Min HaTorà" ossia in Refidim indebolirono le loro mani verso la Torà. I problemi di sfiducia in D-o per la mancanza dell'acqua (il popolo si chiede "se D-o è in mezzo a noi oppure no") e la conseguente guerra contro Amalek, sono causati secondo questa interpretazione da un indebolimento nell'approccio allo studio ed all'osservanza della Torà. Questo trascurare la Torà viene chiamato un "indebolimento delle mani" perché quello che conta nell'ebraismo è l'azione. Sono le mani che compiono le mizvot. È inutile proclamarsi favorevoli alla Torà a parole, alla filosofia della Torà. Quello che conta è la predisposizione all'azione ed alla esecuzione delle mizvot. Non è certo un caso ciò che accade durante la guerra con Amalek. Il principio del contrappasso "midà cheneghed middà" viene mantenuto. La guerra è causata dall'"indebolimento delle mani" del popolo. Essa viene vinta per un "rafforzamento" delle mani di Moshè. Fino a che Moshè (il leader) tiene in alto le mani simboleggiando il principio che vige in Israele (contano le mizvot, le azioni) il popolo vince. Moshè non ce la può fare da solo. Il popolo (nelle persone di Aron e Chur) deve essere solidale con il leader nel suo testimoniare i valori di Israele.

La Torà ci dice che "il popolo" aveva lasciato Refidim. Per arrivare alla Torà ci vuole collaborazione. Il popolo lascia quello stato di abbandono morale di Refidim e si pone nel deserto. Non solo fisico ma anche spirituale. Il popolo si svuota (come un deserto). Si svuota delle sue pretese. Annulla la sua volontà di fronte alla volontà Divina (cfr. Pirkè Avot "Annulla la tua volontà di fronte alla Sua.")

Una volta che ogni singolo lascia il suo stato di abbandono della Torà e si predispone con umiltà ad accettare la volontà Divina che vuole da Israele l'adempimento della Torà, allora (e solo allora) può avvenire una cosa meravigliosa: la Torà passa improvvisamente alla voce singolare. "Lì si accampò Israele di fronte al Monte". Vediamo che significa.

Si parla spesso di "Achdut Aam", unità del popolo. La Torà ci sta dicendo che oggi, giorno in cui (come ogni giorno) ci apprestiamo a ricevere la Torà, dobbiamo sapere che l'unità di Israele si consegue solo quando tutto Israele si muove in un solo senso. Quando tutto Israele si allontana da Refidim e si presenta come un solo uomo dotato di un solo cuore (come dice Rashì) davanti al Monte e davanti a D-o, Israele è in grado di ascoltare la Voce dell'Eterno che proclama la Legge.

Non stiamo parlando di una qualche cosa avvenuta tremila anni fa. Stiamo parlando di un evento che si rinnova ogni giorno.

Oggi, più di ieri, abbiamo il dovere di lasciare Refidim e di accamparci uniti alle falde del Sinai per ascoltare dalla Voce di D-o l'annuncio della Redenzione.

Shabbat Shalom.

Jonathan Pacifici

 

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Commento alla Parashà. Copyright © 1998 – 5578 by Jonathan Pacifici