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Parashat Bò

"E parlò il Signore a Moshè ed Aron nella terra d’Egitto dicendo: Questo mese è per voi il capo dei mesi, primo esso è per voi tra i mesi dell’anno". (Esodo XII,1)

Che cos’è la Torà? La domanda non è affatto banale. Fino alla Parashà di questa settimana abbiamo letto un bel racconto. Bello, a tratti commovente, ma pur sempre una racconto.

Ma la Torà non è un libro di "Storia". Commentando il primo verso della Genesi, Rashì apre con una domanda apparentemente assurda: Perché la Torà comincia dalla Genesi?

E da dove avrebbe dovuto cominciare se non dall’inizio della creazione? Una storia come si deve, comincia dall’inizio!

Rashì, citando Rabbì Izchak (secondo i più suo padre), sostiene che in realtà la Torà sarebbe dovuta cominciare dalla Parashà di Bo, e più precisamente dal verso che ho riportato all’inizio.

Perché? E perché allora la Torà comincia dalla Genesi? Lasciamo in sospeso queste domande e cerchiamo di capire il contesto.

Il verso in questione segue l’annuncio dell’ultima delle piaghe, la morte dei primogeniti. Il testo aggiunge che Moshè ed Aron avevano fatto tutto quello che il Signore aveva comandato e che nonostante ciò il Signore aveva indurito il cuore del Faraone e quindi questi non aveva permesso al popolo di partire. Cioè fin qui, nonostante tutte le nove piaghe precedenti, il popolo sarebbe rimasto ancora "schiavo in terra d’Egitto".

Praticamente tutti i commentatori sono d'accordo sul fatto che l’uccisione dei primogeniti egiziani, portata a termine da D-o stesso, è l’elemento determinante per la liberazione di Israele. Con l’annuncio della piaga definitiva termina il compito di Moshè ed Aron per quanto concerne la liberazione fisica del popolo ebraico. Dar corso alla piaga è compito di D-o, Egli stesso (e non un intermediario) porterà Israele fuori dall’Egitto. Tra questi due momenti si inserisce il passo con cui, secondo Rashì doveva avere inizio della Torà.

Il brano in questione contiene la prima mizvà (comandamento) data al popolo ebraico, ossia il capo-mese. Al capo-mese vengono poi legate tutte le direttive per la notte in cui D-o avrebbe ucciso ogni primogenito egiziano che sono la base delle regole della festa di Pesach.

Il popolo d’Israele non può uscire dall’Egitto se prima non entra nella dimensione delle mizvot. Secondo i Maestri per l’osservanza di questa mizvà il popolo ha meritato di essere redento.

Possiamo allora capire che cosa intende Rashì: la Torà è un libro di Halachà (Legge). Come tale sarebbe stato logico che iniziasse dalla prima legge. La legge sul tempo. La legge che permette di stabilire il calendario sul quale si basano poi tutte le altre leggi. Al Bet Din (al Tribunale Rabbinico), viene assegnato il compito e data l’autorità di stabilire, nell’incertezza dell’avvistamento della luna nuova, il capo-mese e quindi il calendario. D-o si regola in base al calendario stabilito dal Bet Din di Israele. Perché allora la Torà comincia dalla Genesi? Rashì dà una risposta. "Se un giorno verranno da voi le nazioni del mondo dicendo che voi avete rubato la Terra d’Israele (Rashì lo dice circa nel 1100 EV), potrete aprire la Torà e fargli vedere che D-o ha creato tutto il mondo e quindi ha il diritto di assegnare la Terra d’Israele al popolo ebraico o a chi Gli aggrada".

La notte di Pesach celebra la nascita del popolo ebraico. Il sacrificio pasquale è la manifestazione della propria appartenenza al popolo. Il sangue del sacrificio sugli stipiti è la discriminante che salva il primogenito ebreo rispetto al primogenito egizio. Chi mangia il sacrificio è colui che è nella casa e che quindi appartiene al nucleo.

Chi appartiene al nucleo? Chi è ebreo secondo le regole. I non ebrei, anche se abitano dentro la nostra casa e quindi si presume che abbiano dei forti sentimenti nei confronti dell’ebraismo e che si identifichino nel popolo ebraico, non possono mangiare il sacrificio se non sono formalmente parte del popolo. Per questa mizvà è INDISPENSABILE la milà. La legge non fa eccezioni. Per nessuno. Persino i romani dicevano "La legge per quanto dura, e sempre legge".

Il popolo d’Israele nasce con la promulgazione del suo codice legale. La Torà, ossia l’Halachà, è ciò che distingue un ebreo da un non ebreo. È la Legge stessa che determina quali sono le regole per poter diventare ebrei. Diventare ebrei poi, significa essere sottoposti alla Legge. Niente di più e niente di meno. Non si diventa ebrei perché gli ebrei sono simpatici o perché si ama un ragazzo o una ragazza ebrea. Si diventa ebrei per osservare una Legge.

Il miglior modo per dimostrare di essere intenzionati ad osservare la Legge è di adeguarsi a ciò che essa prevede per entrare a far parte del popolo che ad essa è sottoposto.

Chi amministra queste regole è il Tribunale. La prima mizvà che troviamo nella Torà e l’autorità che D-o da al Tribunale di decidere sull’incerto avvistamento della luna nuova e quindi di amministrare il calendario e con esso la Legge.

Nel Talmud è ricordato che quando gli angeli si presentarono da D-o per avere le date delle Solennità Egli rispose: "Andate a vedere che cosa ha stabilito il Tribunale di Israele, Io mi adeguo alle sue decisioni."

Se si vuole far parte del popolo d’Israele la regola numero uno è aver rispetto per il Tribunale Rabbinico. Se D-o stesso si adegua alle sue decisioni, possiamo farlo anche noi.

Shabbat Shalom

 

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