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Parahat Vaichì

Nel mondo nel quale i nostri padri vivevano, la primogenitura era una cosa seria. Lo si può vedere dai contrasti tra Jacov ed Esaù circa questo diritto.

Con la Parashà di questa settimana si conclude il primo libro della Torah, Bereshit. Non solo. Essa conclude anche il "ciclo dei Patriarchi". La "morte" di Jacov (anche se i Maestri sostengono chiaramente che "Jacov nostro padre non è morto") segna la fine della dimensione "familiare" di Israele e l'inizio della schiavitù che porterà alla formazione del popolo vero e proprio.

Quando Jacov si rende conto che la sua vita si sta concludendo, chiama a sé i figli. Perché? Se leggiamo superficialmente il testo vediamo che intende dare una benedizione per ognuno dei dodici figli. I Maestri però sostengono che l'intenzione era quella di rivelare ai suoi successori quando sarebbe arrivato il Messia. "E chiamò Jacov i suoi figli e disse: 'Raccoglietevi e vi racconterò ciò che accadrà alla fine dei giorni'" (Genesi 49,1). Il "termine" entro il quale il Messia sarebbe giunto però, doveva rimanere segreto ed allora il Signore glielo fece dimenticare. Al patriarca non rimase altro da fare che benedire i suoi figli e la benedizione dei patriarchi, bisogna sottolinearlo, è una cosa molto seria, non è tanto un augurio quanto una profezia, un designare il ruolo di ognuno dei figli.

Tutti si aspettano che Jacov assegni ad uno dei dodici la primogenitura, il comando: come ogni leader che termina il suo operato ci si aspetta che Jacov nomini un successore.

Ed invece ciò che accade non è affatto questo ed inoltre quello che dice ad ogni figlio ci confonde ancor di più:

  1. Ruben. È il primogenito naturale. Jacov lo riconosce dichiarando "Ruben, tu sei il mio primogenito" Come a dire: "il fatto che sei il primogenito biologico non te lo leva nessuno". Ma Jacov continua spiegando a Ruben perché, nonostante ciò, il comando non vada a lui. È troppo impetuoso. Non ha pazienza. Non riflette. Spesso si sente dire di un politico o di un dirigente "È una brava persona". Si può essere brave persone senza essere adatti a comandare. Ruben è una brava persona ma non è in grado di comandare.
  2. Josef. È il figlio prediletto. Figlio della moglie prediletta. Sin dalla fanciullezza Jacov lo distingue dai sui figli facendone il suo discepolo nello studio della Torà. È giusto ed integro. Ha mantenuto la sua identità nella difficile società egiziana. È il giusto completo, che non pecca mai. Josef inoltre dimostra le sue capacità di comando come Vicerè d'Egitto. A Josef, Jacov assegna la primogenitura "economica", ossia eredità doppia rispetto ai fratelli. Nonostante ciò non è il leader del popolo. È un solitario. È sempre un gradino sopra gli altri. Non è in mezzo agli altri. Va bene per governare dispoticamente l'Egitto ma non per essere il capo delle Tribù del Signore.
  3. E si arriva a Jeudà. Ricordiamo qualche cosa della vita di Jeudà: è colui che propone la vendita di Josef. Non è perfettamente un esempio di dirittura morale. Nel episodio di Tamar si vede chiaramente che va con una donna ritenendola una zonà (di contro Josef resiste alla tentazione della moglie di Putifar). Non esegue la mizvà del "levirato" con Tamar. Due dei suoi figli vengono direttamente uccisi da D-o per la loro pochezza morale (di contro Josef ha due figli modello che vengono elevati da Jacov da nipoti a figli). Può bastare? Bene Jacov dice: "Jeudà, tu sarai riconosciuto (come capo) dai tuo fratelli, la tua mano sarà sulla cervice dei tuoi nemici, a te si inchineranno i figli di tuo padre, non si allontanerà lo scettro da Jeudà nè un discepolo dalla sua discendenza, fino (ossia anche dopo) a che non arriverà Scilò (il Messia)" (Genesi 49, 8-10)

Succede che le persone, anche sagge, in età avanzata perdano il senno. Possiamo però esser certi che Jacov (la cui immagine è secondo i maestri "scolpita nel trono di D-o") possa far eccezione.

Allora come si spiega questa discrepanza?

Per capire questa stranezza dobbiamo analizzarne un'altra. Appena prima di benedire i suoi figli Jacov fa un altra cosa molto strana: arriva Josef con i suoi due figli e il nonno li deve benedire, anzi elevarli dal grado di nipoti a quello di figli. È come se tra i figli di Jacov ci fossero due Josef. La loro elevazione rappresenta la doppia parte di eredità che spetta a Josef. Jacov è cieco, Josef lo sa e avvicina i figli al padre in maniera che il primogenito sia sotto la mando destra ed il secondogenito sotto la sinistra. Jacov (cieco) senza dire una parola, incrocia le mani e pone la destra sul secondo (elevandolo a primogenito) e la sinistra sul primogenito biologico. Josef gli dice "Non così padre mio". La risposta di Jacov è la risposta a tutte le nostre domande. "Lo so figlio mio, lo so." Rashì commenta la ripetizione "Ci sono tante cose che io so e che tu non sai".

Molto spesso le cose vanno oltre ciò che "sembra".

Proviamo a fare un po’ d'ordine: sul fatto che Jeudà abbia peccato più volte non si discute. Così come non si discute che Josef non ha praticamente peccato mai. Non c'è neanche da discutere sul fatto che il peccato di Ruben (aver discusso polemicamente una scelta del padre) sia enormemente minore dei peccati di Jeudà.

E questo Jacov lo sa benissimo, ma c'è dell'altro: per chi è abituato a peccare è molto difficile diventare un giusto mentre poca difficoltà incontra chi non conosce il peccato.

Jeudà propone la vendita di Josef, è vero, ma la sua intenzione è quella di proporre un compromesso. La proposta di Ruben: "Non fategli niente, datemelo e lo riporto da nostro padre", non può convincere i fratelli che lo volevano vedere morto. Jeudà ha la forza di imporre un compromesso e Ruben non ha la forza di salvare il fratello. Nonostante questo Jeudà è conscio dell'errore e si riscatta: quando Josef, come Vicerè, vuole imprigionare Biniamin, Jeudà è pronto ad offrirsi, schiavo, in riscatto. La sua azione determina la riuscita di tutta la storia. Nel caso di Tamar, Jeudà pecca ma lo riconosce e dice "Lei è più giusta di me!"

Jeudà è l'uomo della Tesciuvà, è l'uomo che sa risalire dal peccato fino al più alto grado. I fratelli lo riconoscono come capo perché è il "Ghibor", il più forte.

"Chi è il forte?" chiedono i Pirkè Avoth "colui che domina il suo istinto."

Jeudà domina i fratelli perché ha imparato a dominare il suo istinto.

Se, come dicono i Maestri, la Tesciuvà è stata creata prima ancora del mondo stesso, quale leader migliore di colui che sa fare Tesciuvà?

Spesso le cose non sono come sembrano. La grandezza dei giusti è, come Jacov, guardare oltre ciò che appare. È un invito a tutti noi. Cerchiamo di guardare oltre le apparenze.

Attenzione però. Potremmo scoprire che le persone sono molto meglio di ciò che sembrano.

Potremmo altresì scoprire che strani gesti, per alcuni primitivi, che noi chiamiamo "Mizvot" possono elevare una persona dal male ai vertici del bene e questo mondo dalla distruzione alla redenzione dei giorni del Messia.

Shabbat Shalom

 

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