Parashat Mikkez
Questa settimana il personaggio chiave è Josef. E se vi state chiedendo: "Ma non si parlava di Josef anche la scorsa settimana?" sappiate che in realtà il protagonista della scorsa Parashà di Vayeshev è Jeudà. Ma questa è un altra storia. Se qualcuno vuole approfondire questo aspetto può studiare i commenti che trattano dell'atteggiamento dei vari fratelli riguardo la vendita di Josef.
Josef è un solitario. Lo si è visto fin dalla sua fanciullezza. Nei suoi sogni lui domina i fratelli. Il padre stesso accentua la sua separazione dai fratelli scegliendolo come discepolo nello studio della Torà. Arriva in Egitto e da servo diventa direttore della casa del suo padrone. Poi viene imprigionato e poi ancora diventa Vicerè. Insomma un solitario che ci sa fare, perché il Signore è con lui e, come dice la Torà "qualsiasi cosa faceva, il Signore gliela faceva riuscire".
Josef è caratterizzato dalla dimensione della solitudine. Unico ebreo in una terra di idolatri. Difficile mantenere la propria identità. Eppure dalla sua abilità dipende la sorte dell'intero popolo ebraico che è destinato a scendere in Egitto per poi essere redento. Noi siamo abituati a pensare a Josef il Giusto. Degno rappresentante delle virtù morali del popolo ebraico in un luogo che tutt'è tranne che morale. È l'eroe di tutti noi abituati alla vita della diaspora. Il "giusto" equilibrio tra identità ebraica e vita della Diaspora.
Ho letto quest'anno (su Internet) una derashà di Rav Pinchas Winston il quale solleva un problema affatto secondario.
Josef era in prigione. Condannato come adultero. Ora se è vero che gli egizi erano ampiamente immorali, è altrettanto vero che erano piuttosto rigorosi circa l'adulterio. Lo si può riscontrare nell'episodio in cui Abramo scende in Egitto. Egli spaccia Sara per sua sorella pensando che altrimenti, in quanto marito, gli egiziani lo avrebbero ucciso per poterla prendere. Ossia omicidio senza problemi ma "no" deciso all'adulterio. Ora parliamoci chiaro. Ma il Faraone, a capo del più potente stato dell'epoca, come fa a credere che un adultero, per questo imprigionato, possa svelare i suoi sogni?
La soluzione si basa su un interpretazione del Talmud (TB Sanedrin 56b). Nell'occuparsi delle sette leggi dei "Benè Noach", ossia delle mizvot che secondo l'ebraismo sono rivolte a tutta l'umanità, il Talmud cerca, nella Torà, delle parole che possano essere associate con ognuna di queste mizvot. Risulta che alla mizvà che proibisce (anche ai goim) di avere rapporti sessuali proibiti, viene associata la parola "lemor", "dicendo".
Il rapporto tra la "parola" e "l'azione" è molto stretto nell'ebraismo. Forse per questo i Maestri nel Pirkè Avot invitano a non allungar troppo discorso con la moglie del prossimo… potrebbe finire male.
Se andiamo a prendere la conversazione tra il Faraone e Josef notiamo che ci sono due "lemor" di troppo. Uno lo dice il Faraone: "Ho sentito di te DICENDO." Come a dire: " Ti spacci per santarello ma sei un adultero, come fai ad interpretare i sogni?" Josef risponde "DICENDO il Signore risponderà dando pace al Faraone". Come a dire "Il fatto che il Signore ti darà la soluzione corretta per mezzo mio, è la prova che non sono adultero!"
È la più bella delle soddisfazioni. Solo e in minoranza in mezzo agli idolatri, Josef, ma simbolicamente il Popolo d'Israele, è bersagliato di accuse di ogni genere. Poi però andate a vedere chi è che risolve i problemi, siano essi economici o scientifici, quando serve.
Il popolo d'Israele sopravvive, nonostante tutto, agli Egizi ed a tutti gli altri popoli. L’accensione della Hanukkià (siamo nella settimana di Hanukkà) testimonia la sopravvivenza spirituale e fisica del popolo d'Israele. La Menorà nel Tempio conteneva il Ner Tamid che per miracolo brillava continuamente. Questo miracolo secondo i Maestri era la dimostrazione della Presenza di D-o in Israele. Accendendo la Hanukkià e simulando la Menorà noi, in assenza del Santuario, affermiamo che oggi che il Ner Tamid non c'è, ogni ebreo che accende la Hanukkià diventa testimone della sopravvivenza di Israele.
La sopravvivenza di Israele contro ogni legge storica, così come il fatto che una piccola fiammella bruci contro ogni legge fisica, è la testimonianza della presenza di D-o nel mondo.
Possa questa presenza brillare evidente agli occhi di tutti i popoli nel Santuario ricostruito, presto ed ai nostri giorni.
Shabbat Shalom e Hag Sameach.
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