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Parashat Vayescev

"Ed Israele amava Josef rispetto a tutti i suoi figli poiché egli era il figlio della sua vecchiaia." (Genesi XXXVII, 3)

E Biniamin? Josef non era affatto il figlio più giovane! Perché la Torà lo definisce "il figlio della vecchiaia"?

Questo è uno degli infiniti esempi di versi ingannevoli ed incomprensibili, se non fosse per l'ausilio della Torà orale. Vale la pena ricordare che la Torà orale non è il commento della Torà scritta, bensì parte integrante della rivelazione Divina. Secondo i maestri nella Torà la parola "zaken" (vecchio) non coincide con la parola "seivà" (canuto). Zaken significa Zè sce Kana Hochama (colui che ha acquistato saggezza). Un vecchio è un saggio. Secondo questa lettura il verso si riferisce al fatto che Josef era il figlio più saggio di Jacov. Era uso, all'epoca dei nostri padri, che le persone anziane scegliessero un giovane da educare. Abramo aveva scelto Isacco tra i suoi figli e gli aveva insegnato la Torà. Così Isacco aveva insegnato la Torà a Giacobbe (che risiedeva nelle tende dello studio della Torà mentre Esaù era nei campi). Giacobbe aveva scelto Josef. Questo spiega anche perché egli non era con i fratelli a pascolare il gregge. Il suo compito era quello di studiare Torà. I fratelli pascolavano.

È curioso notare come Isacco, pur avendo scelto come discepolo Jacov, amasse Esaù. Questo è forse dovuto al fatto che Isacco e Jacov hanno due personalità profondamente diverse: Isacco è caratterizzato dalla dimensione della paura, Jacov dalla verità. Forse per reazione al "mancato sacrificio" Isacco è nella dimensione dell'osservanza delle mizvot come decreto Divino. Osservanza per timore. Jacov è nella dimensione della Verità. Jacov è disposto a lottare con gli Angeli. Isacco no. Non che Esaù fosse un tipo pacifico. Ma Esaù non si accostava alla osservanza delle mizvot.

Josef invece assomiglia molto a Jacov. Egli pure si batte per la verità riportando al padre le azioni negative dei fratelli al fine di correggerli. Inoltre Jacov doveva insegnare a Josef, in previsione della sua permanenza in Egitto, la Torà dell'esilio che aveva imparato nella yeshivà di Shem ed Ever. Questo perché, e sia chiaro, Jacov sa quello che sta succedendo. Sa che Josef è vivo ed è in Egitto. Lo sapeva fin da prima che la cosa accadesse.

Quando arriva il momento giusto Jacov invita Josef ad andare dai suoi fratelli, sapendo benissimo ciò che sarebbe successo. La storia è nota.

Saltiamo in avanti di parecchi anni. Dopo che Josef si rivela ai fratelli, egli invita il padre e tutta la famiglia a risiedere in Egitto. E così avvenne in conformità al primo sogno di Josef che annunciava che avrebbe mantenuto economicamente i fratelli. Mandando a prendere il padre Jacov, Josef invia dei carri, "agalot". Rashì ci spiega. Josef voleva dare al padre una prova che era veramente lui. Che cosa fa? Invia al padre un dono che sia in qualche modo legato all'ultima mizvà che padre e figlio avevano studiato insieme. La mizvà in questione è la Eglà Arufà, in italiano dotto "la giovenca accoppata". (La parola eglà, giovenca è simile ad agalà, carro)

Di che si tratta? Se viene trovato in un campo il cadavere di un uomo e non si sa chi lo abbia ucciso, gli abitanti della città più vicina devono eseguire un preciso cerimoniale con il quale essi scannano una giovenca dichiarando di non essere responsabili per l'omicidio.

È chiaro che avendo scelto Jacov questa mizvà come ultimo argomento da insegnare al figlio, egli voleva insegnare a Josef, ma anche a tutti noi, qualche cosa sulla vendita di Josef.

Secondo il racconto dei fratelli Giuseppe è stato ucciso e non si sa da chi, forse è stato sbranato. Molto simile alla materia disciplinata nella mizvà dell'Eglà Arufà!

L'omicidio di una persona è cosa gravissima. Chi uccide un uomo uccide un mondo intero. La mizvà della Eglà stabilisce due principi:

  1. Se non c'è un colpevole siamo tutti, seppur indirettamente, colpevoli (e a volte anche se c'è un colpevole).
  2. Visto che non si può condannare tutta una società per la sua colpa indiretta di mancata protezione nei confronti della vittima, bisogna trovare un compromesso.

A volte, e negli ultimi tempi abbiamo purtroppo avuto delle terribili dimostrazioni, la società non è all'altezza delle situazioni e questo può indirettamente portare a conseguenze tragiche e addirittura alla morte di qualcuno. In questi casi siamo tutti chiamati ad un chescbon nefesh (esame di coscienza). Questo però non deve precludere, soprattutto nei casi nei quali l'errore è riparabile, che si prosegua avanti.

Jacov dice in pratica a Josef che sarà impossibile chiarire le responsabilità della sua vendita e del suo "mancato omicidio". Ciò che conta e che i fratelli capiscano che loro TUTTI hanno sbagliato. Da chi proponeva di ucciderlo fino a Ruben che non è stato capace di salvarlo. Josef mandando agalot al padre dimostra di aver capito il senso dell'insegnamento e di essere pronto a perdonare i fratelli. Il conto verrà pagato con la dipendenza economica prima e con la schiavitù poi, ma questo non precluderà ai fratelli, riuniti in una nuova armonia familiare di proseguire il loro cammino che li porterà, uscendo dall'Egitto, verso il Monte Sinai, la Torà e la Terra d'Israele.

Con la speranza che questa armonia familiare regni presto nel popolo d'Israele,

Shabbat Shalom.

 

 

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