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Parashat Vaisclach

Chiunque abbia avuto occasione di studiare le Parashot che narrano le vicende dei patriarchi, si sarà reso conto che al di là del bel racconto, che conosciamo fin da bambini, la Torà nasconde significati ben più profondi.

Particolare attenzione viene posta dai Maestri su tutti i complessi rapporti tra Giacobbe (Israele) ed Esaù che nascondono in realtà i rapporti, in ogni epoca, tra ebrei e goim. Infatti, se Israele/Giacobbe rappresenta ovviamente la sua discendenza (il popolo ebraico), Esaù è visto come il progenitore di Roma e del mondo occidentale.

La nostra Parashà inizia con una scena commovente. I due fratelli dopo tante vicissitudini si incontrano e, in una bella scena quasi hollywoodiana si baciano e si abbracciano. Chiunque si voglia fare un idea di come sarebbe un film su questo episodio può prendere una Torà tradotta ed aprire alla Parashà di Vaishlach. Bene, avete letto? Bella storia. Commovente. Ok. Ciò che avete appena letto è esattamente ciò che non è successo.

I Maestri non hanno il minimo dubbio nel dire che in questo avvenimento si è deciso il futuro del popolo ebraico particolarmente nei suoi rapporti con i goim.

Ma cominciamo dall'inizio. Giacobbe ha paura. Assolutamente normale. È scappato di casa perché il fratello lo voleva uccidere, ora i due si incontrano di nuovo e non sa che accoglienza gli riserverà Esaù. Gli ambasciatori che manda al fratello con doni tornano e gli dicono: Tuo fratello di ti viene incontro con un esercito di 400 uomini. Giacobbe ha 4 mogli 11 figli, una figlia, tutti i suoi beni con lui ed ha paura. Umano.

Che fa un giusto come Giacobbe? Da una parte cerca di imbonire Esaù con l’invio di doni, dall’altra prega ma si prepara anche al peggio, ossia alla battaglia.

Uno dei principi base nell'interpretazione della Torà è che non c'è in tutta la Torà una sola lettera non necessaria o fuori posto. Suona quindi strana la ripetizione che Giacobbe inserisce nella sua preghiera: "Salvami, ti prego, dalla mano di mio fratello, dalla mano di Esaù". Bastava dire Esaù, o in alternativa mio fratello, perché la ripetizione?

Giacobbe non ha paura solo dell'Esaù che lo vuole uccidere. Lui ha paura anche dell’Esaù che ha le migliori intenzioni e si presenta come un buon fratello. Giacobbe dice: "Se Esaù mi vuole uccidere, salvami. E se lui vuole comportarsi bene, salvami lo stesso". Il messaggio per noi è chiarissimo. Ovviamente dobbiamo temere le persecuzioni tipo Inquisizione o Nazismo, ma non dobbiamo essere tranquilli quando i goim cercano di far vedere che in fondo siamo "tutti fratelli". Io sono Israele e tu sei Esaù. Già nel ventre di nostra madre avevamo preso due strade diverse. Io la via della Torà, e tu la via della violenza.

Riprendiamo la storia. I due si incontrano si abbracciano e poi la Torà dice che Esaù "Vaisciakkeu", lo baciò. Nella Torà questa parola è scritta con un puntino sopra ogni lettera così che i nostri Maestri comprendono che accadde tutt'altro. Esaù in realtà tenta di uccidere Giacobbe mordendolo al collo. Un bacio di morte. Il nemico che si presenta come fratello, ma il suo abbraccio ti uccide ed il suo bacio è un morso. Il Midrash dice che il Signore tramuta il collo di Giacobbe in una torre d'avorio e lo salva quindi da Esaù.

Se andiamo avanti vediamo che non essendo riuscito con la violenza Esaù prova a distruggere Giacobbe con le buone.

Gli dice "Andiamo insieme a Seir". E qui c'è la grandezza di Giacobbe: il terzo patriarca risponde: "Io devo andare al passo dei bambini." Ossia: l’ebraismo va piano, ha bisogno di tempo e soprattutto non può correre rischi. Deve prima trasmettere tutto ai bambini.

"Vai avanti", dice Giacobbe, "ci vediamo a Seir".

Se leggete più avanti però scoprirete che Giacobbe a Seir non ci va. Va a Succot.

Giacobbe il giusto non può andare sulla strada di Seir (che ha la stessa radice di sair, ossia del capro espiatorio che rappresenta il peccato).

Giacobbe intraprende una via che come le Succot che costruisce nell'omonimo luogo è fatta di precarietà terrena. Una via che conta però sulla protezione dell'Eterno.

I Maestri dicono che questo incontro mancato ci sarà in futuro, quando verrà il Messia. Fino ad allora Israele lascerà che Esaù vada avanti. Israele se ne andrà piano piano, per conto suo, al passo dei bambini. Arriverà il momento, quando i bambini saranno pronti, che Israele si incontrerà da vincitore con Esaù.

In quel giorno il Signore sarà riconosciuto come Re da tutti i popoli. Possa quel giorno arrivare presto!

Shabbat Shalom

 

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