
La scienza del caos è oggi un elemento consueto nel dibattito della Fisica teorica e già rappresenta una branca a sé stante, abbracciando le meravigliose forme dei frattali, le leggi della formazione delle strutture e quella dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali che entra in gioco in campi disparati come la meteorologia, l’economia e la fisiologia. E’ una scienza di confine che trova spazio nelle fasi di transizione che conducono all’oscuro concetto di vacuità dello spazio. Nel buio del cosmo la materia costituisce l’eccezione: lo spazio interstellare per la gran parte è vuoto e la stessa materia allo stato solido è per lo più spazio vuoto, essendo tutta la massa concentrata nel minuscolo raggio dei nuclei atomici. Ad un primo approccio la geometria dello spazio - tempo appare piatta e ordinata come il mare visto dall’alto ma a distanza ravvicinata (alla scala microscopica di 10-33 cm.) diventa simile a onde spumeggianti nel burrascoso oceano del nulla. E’ la cosiddetta schiuma spazio - temporale, mare ribollente di miriadi di particelle create ed annichilate nell’effimero corso d’una casuale fluttuazione del vuoto.
In essenza il vuoto è lo stato fisico fondamentale, dotato di energia minima possibile e di totale neutralità rispetto all’insieme delle cariche conosciute. E’ l’unica costante immutabile che persiste dall’origine del tempo, ovvero da prima dell’inflazione cosmica che avrebbe provocato la creazione del nostro universo. Il vuoto è presente intorno a noi in questo stesso istante del tempo e lo sarà in futuro, fin oltre la conclusione del grande collasso (Big Crunch) che probabilmente porrà fine al nostro universo. Poiché la vacuità è l’eterna spettatrice delle cicliche espansioni e dissoluzioni del cosmo.