Articoli tratti da
"Il SECOLO XIX"
È l'estate del caro sagra
Fino a 30 € per mangiare, mai meno di 17
(24.7.2004)

Sono proprio i giorni dei fine settimana estivi quelli in cui le sagre di paese spopolano, riscuotendo un notevole successo. Tipica cucina casalinga, a base di specialità gastronomiche della zona, il piacere di gustare prelibatezze della buona tavola al fresco dei boschi dell'entroterra, un po' di buona musica suonata dall'orchestra giunta per l'occasione, i ritmi che cambiano a seconda delle serate in modo da soddisfare i gusti di tutti e, il più delle volte, per finire in bellezza, uno spettacolo pirotecnico. Insomma gli ingredienti per divertirsi e trascorrere in allegria una serata estiva ci son tutti e il pienone agli stand è pressoché garantito. Ma la dolente nota, quando arriva il momento di aprire il portafogli e pagare il conto, non manca. Il risparmio economico (si mangia di più e si spende meno) che un tempo garantivano, sembra esser svanito nel nulla. Quando si è fortunati, e magari non si vuol esagerare nel mangiare e nel bere, si può spendere una cifra minima di 17-20 euro (1€ un caffè alla macchinetta alla sagra a Orero, ndr); ma per un pasto completo il costo può raggiungere tranquillamente i 25 € (50.000 lire di una volta). La spesa che una famiglia è chiamata a sopportare per andar a una sagra ha ormai raggiunto i livelli del pranzo al ristorante. Evidentemente l'avvento dell'euro ha inflitto il colpo di grazia anche alle sagre di paese, ma a monte c'è anche dell'altro. «La realtà è che purtroppo si sta smarrendo quello che era l'antico spirito di questi appuntamenti — commenta con una punta di amarezza Sergio Spinetto — Adesso le sagre vengono allestite anche nelle località rivierasche, che mediamente hanno maggiori disponibilità». Enzo Malatesta dirigente storico della U.S. Calvarese. «Nessuno di noi ha intenzione di lucrare attraverso una sagra, la speranza è di ricavare un po' di utile da investire nella stagione sportiva successiva. Tuccio Foti, uno degli animatori della sagra del Totano fritto, fa notare come «una sagra dovrebbe esser monotematica altrimenti ci si trasforma in trattorie e i prezzi finiscono col lievitare. Non va comunque dimenticato che l'ingresso al ballo è sempre libero, nonostante le orchestre percepiscano tutte compensi piuttosto ingenti per venire a suonare (dai 400 euro in su, ndr)».

Andrea Ferro

Cara la mia (vecchia) sagra
Prezzi alle stelle, ravioli fino a 7 €
(2.8.2003)

Dicevi sagra e pensavi a cena sotto le stelle, caos, tovagliette di carta, posate di plastica, lunga coda per trovare il tavolo, spesso per parcheggiare, magari maratone a piedi per raggiungere il posto. Sul piatto della bilancia però c’erano anche i pregi: il clima festoso, i piatti tipici, la cucina casalinga, quella salsiccia che solo alle sagre ha quel sapore, quattro salti sulla pista da ballo con musica che altrove non balleresti. E soprattutto, tra i vantaggi, c’era il prezzo: mangiavi con cifre di gran lunga inferiori a ristoranti e locali tradizionali. Mediamente, si mangiava di più e si spendeva di meno. Era così, in passato. Oggi le cose sono rimaste più o meno uguali per tutto il resto, salvo che per i prezzi. Spesso le sagre, dell’entroterra e della riviera (anche se per qualche sofista il termine sagra vale solo per l’entroterra), propongono infatti menù non proprio da grand hotel, ma neppure più old style. Una premessa: non è così dappertutto. Capita ancora oggi di trovare serate in cui le Pro Loco di turno mantengono prezzi popolari ed economici; queste isole felici, però, sono sempre più rare. Ormai trionfano prezzi da ristorante, «e senza — lamentano gli appassionati — che le tovagliette di carta siano scomparse, né il caos o le code». È vero che con l’euro tutto è rincarato, ma un giro per le sagre di luglio nel Tigullio fornisce indicazioni abbastanza precise e allarmanti. Il borsino delle portate dice che ormai, per un piatto di ravioli, di trenette al pesto o di penne al salmone, comunque per un primo, ci vogliono dai 4 euro in su, in certi casi persino 6, qualche volta addirittura 7. «Fino a qualche stagione fa erano sempre 7, ma settemila lire», lamentano i critici. Idem per i secondi: per spiedini o salsiccia ci vogliono almeno 4 euro (ottomila lire) e in certi casi si arriva a cinque e sei. Restano economiche le patatine fritte (da 1 euro e mezzo a 3), ma anche perchè è difficile rincarare ciò che costa poco per natura e richiede poco impegno di cucina. Restano economici i “condigioni”, i contorni e in generale le portate d’accompagnamento, anche se in questo caso la differenza la fa spesso la quantità, che prima era maxi, ora è sempre più esigua. Mentre i piatti tipici, come l’asado o i testaiêu oscillano, di sagra in sagra, tra i 6 e gli 8 euro (il primo) e tra 1,5 (i testaiêu). Parecchio quindi. Persino dolci e caffè sono lievitati. La torta fatta in casa, in genere la crostata, è offerta quasi sempre a 2 euro, 2,5 euro, ma qualche volta arriva a 3,5. Troppo per un po’ di farina con la marmellata. Per non dire del caffè: in alcune sagre è stato proposto a 1 euro, quindi al prezzo che nei bar ha il capuccino, con la differenza che nelle sagre l’espresso arriva da macchinette portatili che non eguagliano certo l’aroma del bar.

Dario Freccero

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