Reti sociali ed innovazione metodologica

di Paolo Coluccia

paconet@libero.it

 

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Edizioni Lilliput on-line

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Definire la natura sociologica
e l'importanza politica
delle relazioni sociali
di accesso è un lavoro
ancora tutto da svolgere.
[Jeremy RIFKIN]

1. "Si racconta la storia di un’isola in Qualche Luogo, in cui gli abitanti desideravano fortemente andare altrove... Il problema, tuttavia, era che l'arte e la scienza del nuoto e della navigazione non erano mai state sviluppate - o forse erano state perdute già da qualche tempo... E di tanto in tanto giungeva presso di essi qualche studioso. Allora si verificava un dialogo come quello che segue:

Termina così il libro di Humberto Maturana e Francisco Varela L'albero della conoscenza, edito da Garzanti per la lingua italiana (1999).

Quante volte non ci è capitato, in forma diversa - seria o bizzarra -, di sentire risposte di questo genere sul tema dell'innovazione epistemologica e metodologica, ad ogni livello e nelle più svariate occasioni!

Avventurarsi in mare aperto, sciogliere gli ormeggi, andare alla deriva, annullare ogni paradigma, ogni fondamento di certezza, di presunzione di sapienza, di conoscenza acquisita è sempre stato un atteggiamento visto con sospetto: meglio evitare!

Abbiamo bisogno di portarci ovunque la nostra brava tonnellata di cavolo sulla schiena. Ci è difficile abbandonare la sicurezza per l'ignoto, la consuetudine per l'incertezza, la sapienza così faticosamente accumulata per l'innovazione.

2. Contrariamente a quello che si pensa, alla costituzione di una rete si arriva per risultato, non per progetto. E spesso si arriva anche per caso.

Perciò, come costituire una rete?

Se la rete non è un progetto, cioè un procedimento con cui si cerca di redigere e di prevedere ogni parte del processo, (prevedere in anticipo ciò che si vuole fare), possiamo lanciare l'ipotesi che la rete sia un sistema. Un sistema, infatti, può rispondere autonomamente ai cambiamenti che si producono nell'ambiente. Pertanto, un sistema non è definitivo, né preannunciato. Spesso, appena fondato, può naturalmente autoregolarsi nel corso di tutta l'evoluzione e per la sua durata. Il sistema è un insieme complesso (tante parti diverse, collegate e in relazione). Al contrario, un progetto è un susseguirsi di fasi, ordinate nello spazio e nel tempo, dipendenti gerarchicamente, ma soprattutto previste in anticipo.

A questo punto, possiamo azzardare una definizione idealtipica di rete, che di seguito cercheremo di verificare.

La rete è un gruppo di organismi che interagiscono liberamente, cioè per scelta, che si propone di diffondere innovazioni ed è indefinito e autoregolantesi come un sistema.

3. Per essere più chiaro cercherò di raccontare un'esperienza reale che risale agli anni 1997-1998.

Era da poco nato nella mia comunità un sistema di scambio locale basato sulla libera interazione di un gruppo di individui che intendevano praticare lo scambio di beni, servizi e saperi senza l'intermediazione del denaro, per studiarne gli effetti in una società monetizzata e per riscoprire il valore del legame sociale.

Il comportamento degli associati si basava sulla libertà di decisione di partecipare all'azione del gruppo e sull'obbligo etico autonomamente adottato di dare o di rendere prestazioni non retribuite in denaro agli altri aderenti che ne facessero richiesta.

Il sistema generava automaticamente l'informazione (ciascuno degli aderenti ne creava per sua parte) che immediatamente diventava comune. L'informazione era comune, infatti, quando, a monte di essa ogni aderente dava e riceveva, liberamente e volentieri, una prestazione.

Una contabilità minuziosa a partita doppia, costituita da unità di conto fittizie rapportate per il loro valore al tempo, ne assicurava la trasparenza.

Si cercò di implementare nella medesima comunità locale, sempre secondo gli stessi schemi concettuali, una rete "di secondo livello". Si avanzò, pertanto, la proposta di una rete per lo sviluppo locale ad istituzioni, organizzazioni, gruppi ed imprese della comunità.

Seguirono alla proposta un paio di incontri nella sala di rappresentanza del municipio. Malgrado l'impegno espositivo profuso, non si riuscì ad esprimere e a far comprendere i fondamenti concettuali della costituzione di una rete dove l'informazione di tutti gli organismi (e solo l'informazione!) fosse resa comune.

Le imprese disertarono. Le associazioni di volontariato, sportive e culturali non andarono più in là di una semplice richiesta di contributo economico al comune. L'amministrazione comunale fece uno sforzo per capire ma non andò oltre lo sforzo stesso. Emerse un consistente problema semantico: si parlavano lingue diverse.

Far comprendere l'importanza e la convenzione di mettere in piedi un tavolo di parità (che non significa uguaglianza) fu in quell'occasione molto difficile, se non impossibile.

Mi rendo conto che lo è ancora oggi, specialmente se gli organismi che intendono costituire una rete agiscono in un livello (terzo) che va oltre la sfera locale. Ma i princìpi e i concetti fondamentali non cambiano se alla rete partecipano tre o più persone in un territorio limitato o vari organismi in una comunità o individui, organismi e soggetti sociali in un ambiente più ampio. L'ambiente, infatti, è un concetto astratto che può essere visto in modo ristretto o ampiamente dilatato (locale/globale), dove si confrontano identità, interessi, logiche ed azioni diverse.

4. L'interrogativo primario che si pone è il seguente: chi può aderire ad una rete?

In linea teorica ogni organismo che intende agire nella comunità locale con le modalità di intervento che più gli sono più consone. I modi d'intervento sono differenti secondo l'organizzazione che statutariamente li presuppone. Ogni organismo seleziona comportamenti ed azioni che ne definiscono la natura e la sfera di competenza.

In una comunità agiscono i servizi pubblici (che possono essere statali, cioè prodotti dallo stato e dagli enti pubblici, e non statali, prodotti da organizzazioni di vario genere che ne acquisiscono in determinate occasioni la funzione e la specificità), le organizzazioni legate al mercato, le famiglie, i gruppi formali o informali, le associazioni mutualistiche, culturali, sociali, no profit ecc.

Ogni organismo che sceglie di aderire ad una rete porta la sua identità. Chi interagisce in una rete, non desidera disperdere o veder reprimere la sua identità. Ne è geloso. Questo vale anche per l'altrui identità. Così è fatto salvo il pluralismo.

Se l'impegno di ogni organismo che aderisce alla rete è libero, nello stesso tempo è anche obbligato. L'impegno di ciascun organismo nella rete proviene da un atto di adesione (libero) e da una partecipazione (obbligata) rivolta alla costituzione dell'informazione comune, che può essere o meno utilizzata all'interno o all'esterno della rete.

In una rete pertanto si riconosce il pluralismo e si istituzionalizza il conflitto. Ma vi è assenza di autorità. Ognuno si relaziona e, eventualmente, interagisce con gli altri in modo paritario. La relazione tra gli organismi che vi partecipano è possibile, ma non obbligata. Il legame tra di essi non è di tipo affettivo né di tipo formalizzato, ma è soltanto possibile e relativo.

5. Il problema sta nel trovare una forma di interazione che concepisca l'informazione come bene comune, che rispetti le diverse identità, e che sia lontana da logiche verticistiche e burocratiche e basata sulla libertà.

L'innovazione della rete sta nell'apportare legittimazioni incrociate delle diverse problematiche poste da ogni organismo. L'innovazione non è la somma delle varie identità né la supremazia di una sulle altre. Essa è il prodotto di una combinazione delle stesse, che non è nessuna di esse presa singolarmente, né la loro semplice somma.

Quindi il prodotto è imprevedibile. Solo così il risultato è un'innovazione.

Tra tante divergenze di interessi, di convinzioni, di strategie e di logiche, lo sforzo dell'informazione comune può portare alla possibilità di combinare tecniche, risorse, saperi e solidarietà con altrettante forme di tecniche, risorse, saperi e solidarietà, per il raggiungimento di un risultato imprevedibile e complesso, che può ancora a sua volta ricombinarsi con altri risultati e così di seguito...

6. Abbiamo parlato di reti di vario livello. Denominatore comune di ogni livello è comunque il linguaggio. Nella vita umana nulla può esistere al di fuori del linguaggio. Maturana sostiene che ogni cultura è una rete di conversazioni. L'identità dei membri di una cultura cambia e si modifica se le organizzazioni o gli individui che partecipano alla rete modificano le conversazioni che in essa avvengono.

Il medium alla base della relazione dunque è il linguaggio. Mediante il linguaggio ogni individuo ed ogni organismo conversa con gli altri; mediante il linguaggio trasferisce al mondo le proprie emozioni, programmi e risorse.

Le nostre emozioni, così come quelle degli altri, si modificano in virtù delle nostre parole, e le nostre parole si modificano come risultato del cambiamento delle nostre emozioni. Quindi noi stessi siamo il prodotto di una complessità costituita da relazioni di parti e se la nostra vita coincide, consciamente o inconsciamente, con le nostre relazioni con gli altri, il nostro modo di vivere e la nostra condizione umana, sociale e politica, si costruisce nella trama delle relazioni con gli altri e con il mondo che costruiamo insieme con gli altri quotidianamente mediante la conversazione.

Il progetto della modernizzazione ha avversato e distrutto la spontaneità delle relazioni, mediante la razionalizzazione esasperata di ogni istituzione ed organizzazione, per giungere al risultato dell'individualizzazione della società.

7. Pertanto, identificare, interiorizzare ed interpretare le varie informazioni provenienti dai vari organismi, significa adottare l'innovazione, "fare rete", che però non significa solo socializzare le informazioni, bensì combinare con il risultato di nuovi prodotti le informazioni che sono state socializzate.

Certamente senza la libera devoluzione della propria informazione da parte di individui ed organismi non si ha né lo stadio della socializzazione né quello della combinazione innovativa.

La rete, da questo punto di vista, non può essere vista come un semplice "servizio" per altri, quasi un contenitore di idee cui attingere, perché chi se ne serve in questo modo non innova ma semplicemente cerca la sua utilità, soddisfa i suoi interessi.

Questo è nella logica del nuovo capitalismo, che viene definito "informazionale", figlio di quell'altra forma di capitalismo che nell'era industriale si appropriò dei processi di produzione, che oggi cerca di appropriarsi delle informazioni, per cederle, mediante l'accesso e la connessione, a basso prezzo (almeno per ora).

E' proprio di questi giorni la bella notizia che i "grandi padroni" dei nodi dell'accesso a Internet chiederanno somme non certo irrisorie per i loro servizi (motori di ricerca, pagine web, e-mail ecc.) che fino ad ora hanno elargito a piene mani e sfruttato abilmente con il circuito pubblicitario e di dominio.

Siamo, però, ancora ad uno stadio di gestione rozza dell'informazione da parte dei "nuovi guardiani dell'accesso" che vigilano sui "nodi". I nodi sono i baluardi, le torri di questo nuovo capitalismo. In questi contenitori virtuali fluttua una gran massa di informazioni, che vengono normalizzate e rese disponibili ad un utente indefinito, ma reale, che in vari modi paga. "Come nei rapporti di proprietà, anche le relazioni di accesso sono fatte per creare distinzioni: nel regime di proprietà, la distinzione è fra avere e non avere; nel regime dell'accesso, la differenza è fra chi è connesso e chi non lo è" (Rifkin, 2000, 238). Investire denaro in informazioni rende altro denaro, soprattutto a chi ne gestisce l'accesso. La rete diventa così una ragnatela: chi il ragno, chi la mosca? E' un grande problema in discussione. Ma ancora: quale libertà, quale democrazia se l'accesso si basa sul possesso?

Ha detto con acume Patrick Viveret: "Se il capitalismo informazionale utilizza le potenzialità dell'informazione digitalizzata, d'altro canto sotto-utilizza gravemente la formidabile fecondità dell'intelligenza umana, per colpa della sua perpetuata logica di dominio e di strumentalizzazione degli esseri umani... L'intelligenza umana non funziona senza desideri, a cominciare dal desiderio della curiosità che mette in movimento la nostra volontà di capire e di conoscere ciò che, inizialmente, ci è ignoto".

8. Non tutti arrivano a comprendere nello stesso tempo l'importanza dell'innovazione (il prodotto combinato delle varie risorse). Possiamo definire una scala di priorità d'accoglienza: i primi possono essere visti come pionieri/innovatori, poi gli illuminati, successivamente arriva la maggioranza, infine i ritardatari.

Da ciò è facile intuire che il problema dell'innovazione è politico.

Ogni individuo, gruppo o organismo, in quanto membro della comunità locale-globale, da spettatore passivo (attore della modernità razionalista) entra in un luogo comune, definito o indefinito, per potersi relazionare ed interagire, al di fuori di ogni logica di ruolo e di posizione (autore nella post-modernità post-razionalista). Lasciamo inalterata questa terminologia di uso comune. Non è ancora possibile dare una definizione specifica alla nostra epoca.

La metodologia della rete interviene a sostegno del ripristino della innovazione epistemologica, che può scaturire soltanto da processi di relazione sociale. Nella rete nulla è lasciato allo spontaneismo dei vari soggetti, perché ogni soggetto che vi aderisce porta la sua informazione. Né si tratta di una comunità virtuale, in quanto ogni soggetto è un aderente reale della rete.

Non ci si può porre obiettivi comuni: questo può avvenire solo in un gruppo e in un'organizzazione che si pongono in anticipo uno scopo, che stilano un progetto. Gli obiettivi dei soggetti aderenti non devono essere obbligatoriamente condivisi dagli altri.

Quando gli obiettivi dei vari aderenti convivono, interagiscono o confliggono, siamo in un semplice rapporto di condivisione, di relazione, di conflitto. Tutte queste manifestazioni si esprimono con il linguaggio e con la conversazione. Linguaggio e conversazione veicolano l'informazione che, diventata comune, può provocare o meno la comunicazione (azione-comune).

La comunicazione è dunque un problema di volontà dell'individuo singolo, della moltitudine e dei gruppi. E' un problema che si può o non si può risolvere. Ecco perché una rete non si costruisce, ma si implementa.

Questo è un problema metodologico di grande portata, che investe la nostra immaginazione e la nostra esistenza in maniera atipica e inusuale. "Nel campo delle scienze sociali, gli studiosi post-modernisti affermano che lo sforzo moderno di creare una visione unitaria del comportamento umano ha prodotto solo ideologie classiste, razziste, colonialiste. La sociologia post-moderna mette l'accento sul pluralismo e sull'ambivalenza e predica la tolleranza per le infinite possibili trame che concorrono a comporre l'esperienza umana. Non c'è un regime sociale ideale a cui aspirare, ma una molteplicità di esperimenti culturali, ciascuno egualmente valido. Si rifugge dall'idea di un ineluttabile progresso lineare verso un ideale utopico condiviso: il post-moderno celebra la diversità delle esperienze locali che, nel loro insieme, costituiscono un'ecologia dell'esistenza umana" (Rifkin, 2000, 260)

Immaginiamo solo per un momento quanto grande sia la difficoltà di concepire una rete basata su questi fondamenti e concetti persino a livello famigliare! Eppure parliamo quotidianamente di relazioni tra padri e figli, tra marito e moglie, tra generazioni diverse!

Non ci deve stupire la maggiore difficoltà di concepire una rete a livello comunitario e societario! Pensiamo un po' come può essere infinitamente complicato a livello planetario. Eppure, i fatti dei nostri giorni ne sono il triste esempio.

9. Occorre intuire e capire che il paradigma propositivo della rete non è il progetto, ma il sistema. Quest'ultimo si auto-organizza si sviluppa ed emerge. Ma cosa significa emergenza?

E' possibile identificare l'emergenza della rete con il butterfly effect, per dirla con Lorenz, cioè un battito di farfalla in Brasile che può provocare un tornado nel Texas. Può anche non succedere, ma con Internet, la rete delle reti, si è andati anche oltre.

Sulla nozione di emergenza s'indaga da pochi anni, a livello fisico, biologico, psichico e, molto di recente, anche sociale. I fenomeni di auto-organizzazione sono studiati da teorie che si definiscono della complessità, del caos, delle catastrofi. Dice Francisco Varela in una intervista rilasciata pochi mesi prima di morire: "Quello che era un ammasso di cellule improvvisamente diventa un organismo, quello che era un insieme di individui può diventare un gruppo sociale... Dunque la nozione di emergenza è essenzialmente la nozione che ci siano in natura tutta una serie di processi, retti da regole locali, con piccole interazioni locali, che messi in condizioni appropriate, danno origine a un nuovo livello a cui bisogna riconoscere una specifica identità".

Il principio dell'identità, quindi, è di natura peculiare. Sostanzialmente l'identità è puramente relazionale, non ha una collocazione spazio-temporale, è come un pattern privo di esistenza sostanziale e materiale, è una specie di interfaccia di collegamento con il mondo, mediante il quale si ha l'impressione di essere o meno conosciuti. "E' un problema assolutamente essenziale, perché ciò che c'è di geniale nella nozione di emergenza è che, se da un lato un gruppo di neuroni in interazione con il mondo danno origine a una attività cognitiva, dall'altro, come in tutti i processi di emergenza naturale, una volta che ha avuto luogo l'emergenza di una nuova identità, quell'identità ha degli effetti, ha delle ricadute (causalità discendente) sulle componenti locali".

Ciò è più evidente nella dinamica del mondo naturale. Ma incuriosisce ed in un certo senso affascina studiare e ad osservare fenomeni di emergenza in ambito sociale. "Sono fenomeni complessi: la maggior parte dei fenomeni emergenti sono detti non lineari, perché funzionano appunto su basi che non permettono la previsione, sono di tipo caotico". Il Ministero della Difesa degli Stati Uniti in piena "guerra fredda" non poteva assolutamente prevedere che il sistema di collegamento di due o più computer, messo su per ovviare ad interruzioni comunicative tra due soggetti su una linea comunicativa diretta, avrebbe fatto "emergere" il complesso sistema di comunicazione planetaria che è la rete Internet.

10. In conclusione, si può dire che la rete può solo accogliere (si badi bene: accogliere e non distribuire) e rendere trasferibili le informazioni, che gli interconnessi possono prendere o rifiutare, in un senso orizzontale di rapporti non disciplinati. In questo modo le informazioni transitano, si incrociano, influenzano e formano un reticolo interazionale e interculturale di ampio spessore propositivo e concettuale.

Ma nella rete non esistono prevaricazioni, filtri, posizioni dominanti, poteri stabiliti. La rete non ha gerarchie, non ha classe dirigente, non ha pubblico cui destinare le informazioni, non rende un servizio. La rete è solo un circuito spazio-temporale dell'informazione.

Nessuno perde l'informazione quando la rende comune. Su questo presupposto si sta costruendo in maniera non diretta ma emergente la società dell'informazione e della conoscenza.

Chi fa della conoscenza e dell'informazione la propria professione raramente rimane implicato in una rete, ovvero spesso e volentieri pone resistenza alla cultura della rete. Oppure cerca la via più redditizia del capitalismo informazionale. Ma qui le relazioni sono ancora mercificate, si fondano sullo scambio di denaro. Si dimentica spesso che "la comunità sociale (cioè la cultura) precede il commercio... Il mercato è un'istituzione secondaria, non primaria" (Rifkin, 2000, 323).

Qui entra in campo il principio del dono, così profondamente descritto da Marcel Mauss nel Saggio sul dono. Come fare ad includere l'altro, l'escluso, il resto dell'umanità nel proprio immaginario? "L'era dell'accesso costringerà ciascuno di noi a porsi delle domande fondamentali su come rimodellare le relazioni fra gli esseri umani" (Rifkin, 2000, 353).

"Sorprendentemente, osserva Jacques T. Godbout, il campo dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive può fornire un punto di partenza per elaborare un modello di circolazione mediante il dono". Animare una rete, implementare una rete, imparare a fare rete significa accogliere il principio del dono.

11. Reti sociali e flussi di informazione in esse circolanti obbligheranno gli individui ad aprirsi ad un'inedita visione della società, che poggia inequivocabilmente le sue fondamenta sulla conoscenza e sulla comunicazione.

Non soltanto gli individui, ma anche e soprattutto i governi (locali, regionali, nazionali ed oltre), le pubbliche amministrazioni, le istituzioni, le organizzazioni, le imprese dovranno aprisrsi all'innovazione. A tutti l'onere di fondare pratiche democratiche, interculturali, di coesione sociale, d'accesso indiscriminato alle informazioni. Solo così si darà atto alla formulazione e alla formazione di un genere di reti, per nulla burocratizzate, il più possibile orizzontali, e senza vertici fondati sulle classiche manifestazioni di potere.

Tali reti possono garantire simultaneamente conoscenza e comprensione per l'umanità. Una domanda concreta di giustizia sociale, per ogni individuo e ad ogni livello può riscontrarsi nella effettiva ed economica possibilità di connessione a qualsiasi rete che detiene informazioni (Businaro, 2001) . Lo stato dovrebbe garantire questo diritto, ma è legittimo dubitare che la lungimiranza degli uomini politici che reggono le sorti degli stati sia rivolta alla tutela del diritto di accesso.

E' perciò inevitabile e necessario un incremento di opzioni paradigmatiche nella società postmoderna. Il paradigma del dono può essere di soccorso. Infatti: "Il dono ci introduce in una rete universale", conclude Godbout, che in fondo al suo libro più famoso scritto insieme con Alain Caillé, Lo spirito del dono, riporta questa allegoria buddista: "Una rete infinita estesa sull'universo, di cui i fili orizzontali attraversano lo spazio e i fili verticali il tempo. Ad ogni intersezione dei fili si trova un individuo, e ogni individuo è una perla di cristallo. La grande luce dell'Essere assoluto illumina e compenetra ogni perla, che riflette non solo la luce di tutte le altre perle della rete ma anche il riflesso di ciascuno dei riflessi dell'universo".

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Riferimenti bibliografici

Ugo Lucio BUSINARO, La sfida del progresso. Una partita a scacchi con il futuro, versione rielaborata Marzo 2001. Il testo non è in vendita; può essere richiesto all'autore collegandosi al sito Internet http://users.iol.it/albusi/libri/progresso.htm .

Paolo COLUCCIA, La cultura della reciprocità. I sistemi di scambio locale non monetari, Edizioni Arianna, Casalecchio (BO) 2002.

IDEM, La Banca del tempo. Un'azione di solidarietà e di reciprocità, Bollati Boringhieri, Torino 2001.

IDEM, La Banca del tempo: un progetto per la comunità, Lilliput edizioni-on-line, Martano (LE) 2001 (http://digilander.libero.it/paolocoluccia).

Jacques T. GODBOUT, Lo spirito del dono, (Insieme con A. Caillé), Bollati Boringhieri, Torino 1993.

Niklas LUHMANN, Sistemi sociali, Il Mulino, Bologna 1990.

Alberto MAGNAGHI, Il Progetto locale, Bollati Boringhieri, Torino 2000.

Humberto MATURANA/Francisco VARELA, L'albero della conoscenza, Garzanti, Milano 1999.

Jeremy RIFKIN, L'era dell'accesso, Mondadori, Milano 2000.

Francisco VARELA, La coscienza nelle neuroscienze, (Intervista Rai Educational), 2001, in http://emsf.rai.it/interviste/interviste.asp?d=452 .

Patrick VIVERET, Capitalismo informazionale ed emergenza di una società civile planetaria, in Atti del Colloque de Morsang-sur-Orge (2000), in http://attac.org/fra/asso/doc/doc1008it.htm .

 

Nota bio-bliografica dell'autore

Paolo Coluccia, dottore in Pedagogia e ricercatore sociale indipendente, sensibile ai temi ambientali, culturali, sociali ed economici, ad una formazione filosofica e psicopedagogica associa una buona conoscenza della legislazione sociale e del lavoro. Impiegato nel Settore Sviluppo Economico/Politiche del Lavoro della "Provincia di Lecce", è divulgatore, promotore e animatore di Banche del tempo e di Sistemi di scambio locale non monetario. Ha pubblicato La cultura della reciprocità. I sistemi di scambio locale non monetari, Edizioni Arianna, Casalecchio (BO), 2002; La Banca del Tempo. Un’azione di solidarietà e di reciprocità, Bollati Boringhieri, Torino, 2001 e La Banca del Tempo: un progetto per la comunità, Edizioni-Lilliput, Martano, 2001. Ha partecipato dal 28 feb. Al 3 marzo 2002 al Colloquio Internazionale sul dopo-sviluppo "Défaire le développement, refaire le monde", Parigi, Palazzo dell'Unesco, (www.apres-developpement.org) intervenendo nel laboratorio "Se réapproprier l'argent" con una relazione dal titolo L'illusion et la chance. Une philosophie pour les systémes d'échange local, che comparirà negli Atti del Colloquio in via di pubblicazione.