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Aspetto geologico

Di Roberto Mirisola

 

Introduzione

 

 

 

 

Introduzione

Il primo tratto

Il secondo tratto

Il terzo tratto

L’emersione dei monti Iblei

Conclusione

Bibliografia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fiume Anapo è il principale dei numerosi corsi d’acqua degli Iblei e, per lunghezza, uno dei maggiori della Sicilia. Nasce a un centinaio di metri al di sotto di Monte Lauro (mt. 986) e da lì, scorrendo verso oriente, arriva al mare sfociando nel porto grande di Siracusa.

Il plateau ibleo, ossatura della Sicilia Sud Orientale, è ritenuto far parte della placca (avanpaese) africana e quindi di un’area stabile che, poco deformata durante l’orogenesi alpina, è stata poi successivamente sollevata con tettonica distensiva assumendo l’aspetto di una struttura allungata da NE a SW, contornata e attraversata da numerose faglie e fratture con diversa orientazione che ne condizionano la sismicità.

I monti Iblei costituiscono una barriera che favorisce le precipitazioni meteoriche che, in media, sono più abbondanti nel tardo autunno e nell’inverno, mentre sono scarse o assenti in estate.

Durante il secolo scorso, in inverno, era invece frequente la caduta della neve che veniva conservata in apposite costruzioni a cupola, le niviere, incassate nel terreno e diffuse nei pressi dei Comuni montani.

La natura geologica e la tettonica delle rocce presenti consente poi una buona permeabilità per la penetrazione delle acque nel sottosuolo.

Viene qui preso in esame il corso del fiume e in particolare l’alta valle dell’Anapo, cioè la parte che dalla ex stazione di Buscemi giunge fino alla contrada Fusco, poco a sud-est di Sortino.

Non vengono descritti gli affluenti che pur determinanti per il regime fluviale principale, rientrano comunque nel contesto generale delle caratteristiche geologiche e idrologiche dell’Anapo.

Il corso del fiume, per le sue caratteristiche geomorfologiche e di orientazione generale, può essere suddiviso in tre tratti:

   Un primo tratto, per circa un settimo della lunghezza totale, si dirige, con direzione NW-SE, da Monte Lauro alle porte di Palazzolo Acreide.

   Un secondo tratto, che condivide circa il resto del percorso con la terza parte, cambia direzione verso NE fino alla contrada Fusco.

   Un terzo ed ultimo tratto, si rivolge verso SE scorrendo dalle falde di Monte Climiti fino al mare.

 

Il primo tratto

Il primo tratto è impostato presso il complesso di Monte Lauro che si estende, in alto, con un vasto ed arcuato altipiano ricoperto da basalti Plio-Pleistocenici che hanno protetto gli strati sottostanti dall’erosione delimitando scarpate, alte anche 300 metri, dalle quali si dipartono varie sorgenti.

Il fiume defluisce fino a poco prima di Palazzolo in una valle più o meno ampia ed aperta, intensamente erosa perché costituita alla base e per circa un terzo dell’altezza da terreni teneri a componente argillosa che vengono dilavati dalle acque con conseguente mancanza o scarso impianto della vegetazione arborea e innesco di frane.

Si tratta della formazione TELLARO, qui potente un centinaio di metri, che è costituita da marne calcaree grigio-azzurre con tracce di slumpings (torbiditi) e talvolta con intercalazioni lentiformi, più dure e biancastre, di sottili livelli calcarenitici con deboli pendenze verso est. Dalle associazioni delle microfaune a foraminieri risulta una età del Miocene inferiore-medio.

Esiste poi lungo l’alta scarpata tutta una successione di strati permeabili, come le calcareniti e i basalti dell’altipiano, ed impermeabili, come le marne più o meno argillose ed i depositi di ialoclastiti (vetro e materiale vulcanico argillificato).

Questo susseguirsi peculiare nel massiccio di Monte Lauro mette in contatto rocce serbatoio, che immagazzinano le acque, con vari livelli impermeabili che le confinano per cui si generano sui diversi versanti numerose sorgenti in buona parte captate dai vari Comuni.

Il fondo valle del primo tratto dell’Anapo è ricoperto qua e là da terrazzi fluviali, i più estesi dei quali sono quelli all’altezza di Palazzolo con frane che probabilmente nel Quaternario sbarravano il corso del fiume.

Questo, all’altezza del vecchio ponte della statale Palazzolo-Buccheri, incontra l’affioramento di una fitta alternanza calcareo-marnosa di piccoli strati (da 20 a 60 cm) duri e teneri con microfauna (miogypsine) del Miocene inferiore (Membro Irminio della formazione RAGUSA) che, rialzata per faglia, ha guidato il fiume verso levante.

 

Il secondo tratto

 

All’altezza dell’abitato di Palazzolo, la valle incomincia ad assumere la caratteristica conformazione a Canyon (Cava), poiché si va ad incassare, per tutto il secondo tratto, in rocce diverse e più dure, divenendo stretta e con pareti ripide, in seguito tortuosa con ampi meandri, pittoresca per la vegetazione che la ricopre sul fondo e talvolta sui fianchi.

Le rocce del nuovo tratto sono costituite nella parte superiore da una fitta alternanza di calcareniti grigiastre (20-40 cm), di straterelli più sottili, più teneri e chiari, e poi da spessi banconi (fino a 20 mt) stratificati di calcareniti dure e grigiastre, talora fossilifere, con macrofaune a lamellibranchi (amussium, isocardia, ostrea, pecten), gasteropodi, echinidi, brizoi, alghe e coralli.

Nella parte inferiore, dopo poco più di metà altezza della parete, segue un’alternanza calcareo-marnosa, giallastra e più fossilifera, di piccoli strati (fino a 40 cm) duri e teneri a struttura nodulare. (Vedi disegno)

Si tratta della formazione PALAZZOLO, con microfaune del Miocene medio-superiore (Tortoniano), che costituisce una vasta copertura carbonatica fittamente fagliata e fratturata, superiormente carsificata e inclinata debolmente verso est, con pendenza media di circa 300 metri, che qui segue in concordanza la TELLARO con la quale è poi eteropica verso ovest.

Lungo la prima parte del secondo tratto, quasi rettilineo e con lievi ondulazioni, sono distribuite delle sorgenti che sono poste al contatto della parte inferiore impermeabile con quella superiore permeabile.

Alcune di queste sorgenti servivano a riformire il treno a vapore della soppressa ferrovia a scartamento ridotto Siracusa-Vizzini, il cui fondo viene ora usato come trazzera, mentre altre, con buone portate, approvvigionano i comuni viciniori.

Dopo una grande doppia ansa, che sposta l’asse del fiume verso Nord, si giunge al ponte di Cassaro-Ferla dove, grazie all’impermeabilità della parte inferiore della valle, doveva essere realizzata una diga alta 70 metri e della capacità di 40 milioni di metri cubi, con un invaso che avrebbe sommerso e stravolto la bellezza dei luoghi fino a Palazzolo.

A destra e più avanti a sinistra, nei pressi di contrada Mascà, si possono notare delle imponenti frane che, per la buona stabilità dei pendii con giaciture suborizzontali o debolmente inclinate, sono da imputare a distacco e crollo provocato dalle faglie che qui attraversano le rocce secondo l’asse del fiume.

Sul materiale franato e sul detrito di falda, in preferenza su quello esposto a Nord, come sulle alluvioni del fondovalle cresce rigogliosa la vegetazione.

Le alluvioni del fiume, che si trovano terrazzate anche lungo i fianchi, sono costituite da matrice limoso-sabbiosa con ghiaie e prevalenza di grossi ciottoli che con varie dimensioni arrivano fino a dei grossi massi con composizione carbonatica o vulcanitica, come le rocce incise più a monte. Tali depositi testimoniano la grande forza di trasporto del fiume durante le piene e i vari livelli raggiunti nel tempo, evidenziati dalle incisioni che si notano lungo le pareti.

Da qui poi il calcare cambia gradualmente aspetto, facies (formazione corrispondente: Monte Climiti), mostrandosi o bianco e farinoso o fossilifero con amphistegine ed heterostegine o con piccole melobesie, talvolta anche con grandi lamellibranchi (ostrea e pecten) ed echinodermi (clypeaster).

Dopo una serie di grandi e stretti meandri, presso contrada Giambra, si ha il più imponente degli insediamenti preistorici, poi paleocristiani, della valle: la necropoli di Pantalica con il suo alveare di migliaia di tombe distribuite lungo la parete.

Sono inoltre note, in questa come in altre zone, delle suggestive grotte di prevalente origine carsica come quella detta Trovata e dei Pipistrelli, ricche di stalattiti, stalagmiti e concrezioni varie.

Il carsismo si è ben sviluppato negli Iblei per la presenza di rocce calcaree fratturate e fagliate, per i sollevamenti e l’abbondanza delle precipitazioni avute nel passato.

 

Il terzo tratto

Dopo circa 3 km si arriva in contrada Fusco a Sud-Est di Sortino dove affiorano, frammiste ai calcari e in un’area intensamente tettonizzata, delle vulcaniti già presenti in deboli livelli siltilici a Pantalica.

La valle, ora alla fine della zona esaminata, diviene più ampia ed arcuata anche per il cambiamento di direzione dovuto alla estesa faglia orientata da Sortino fino a Siracusa e che delimita i monti Bongiovanni e Climiti.

Qui, sulla destra, c’è da osservare la parte superiore della Conca del Fusco dove si nota la depressione morfologica di Costa Giardini, sub circolare (diametro di circa 700 metri) ed aperta a Sud, a sezione imbutiforme e dai bordi svasati. Si tratta di quello che resta dell’erosione del condotto di un centro eruttivo di tipo diatremico, del Miocene medio-superiore, dovuto cioè a fenomeni esplosivi per eruzioni freatiche (subaeree e subacquee), riempito con brecce di esplosione costituite da clasti calcarei e basaltici di diverse dimensioni, immersi in una matrice cineritica e calcarea con subordinati corpi lavici, dicchi e blocchi calcarei di grosse dimensioni, franati e inglobati, con strutture ad onda d’urto basale o di base surge (formazione corrispondente: Carlentini).

Ad Est di Costa Giardini si hanno nelle vulcaniti dei livelli biohermali a coralli (porites favosites, flabellastrea) mentre a Sud, in contrada Saramenzano, tutto il complesso è ricoperto da una alternanza di calcari brecciati e lenti marnose ricca di fossili e passante ad una vera e propria limachella con lamellibranchi e brachiopodi del Miocene superiore (formazione corrispondente: M. Carrubba).

Rari depositi lacustri e paleosuoli testimoniano qui e nelle zone limitrofe l’emersione dei coni vulcanici, mentre le lumachelle, deposito preevaporitico, indicano l’inizio della chiusura del Mediterraneo nel Miocene superiore (messiniano). I prodotti eruttivi dimostrano invece che si è avuta negli Iblei una varia attività vulcanica che dal Mesozoico e attraverso il Miocene arriva fino al Pliocene ed agli inizi del Quaternario.

La successiva migrazione dei centri effusivi verso Nord e Ovest diede in seguito inizio, nel Pleistocene medio, alle vulcaniti sottomarine nel paleo-golfo su cui ora sorge il composto ed enorme apparato dell’Etna.

La valle della conca del Fusco è poi ricoperta da alluvioni recenti e terrazzate che sono più avanti collegate a quelle più estese di Villa Cesarea. Si tratta dei depositi continentali di un vecchio estuario del fiume che arrivava a questa altezza nella parte iniziale del Pleistocene.

Il fiume a questo punto viene a contatto con i depositi quaternari, andando a rimpinguare le falde

acquifere presenti nelle campagne della pianura Siracusana (Graben di Floridia).

 

L’emersione dei monti Iblei

L’alta Valle dell’Anapo è legata alla emersione della parte centrale degli Iblei per intensi e successivi movimenti verticali, dal Miocene superiore al Pleistocene. Il fiume, con i suoi affluenti montani, impostò il reticolo idrografico guidato dalle faglie, aggirando le parti più elevate degli Horst e dirigendosi verso quelle più depresse dei Graben.

Il continuo ringiovanimento sottopose a intensa erosione la valle che divenne stretta e incassata (con il contributo di intense precipitazioni) per climi molto diversi dall’attuale provocati dal susseguirsi delle glaciazioni Quaternarie.

Durante il sollevamento si ebbe poi a tratti, anche la regressione e l’invasione del mare per oscillazioni del suo livello (movimenti eustatici) come è testimoniato, soprattutto nella parte finale del percorso, da incisioni, dalle numerose ed antiche linee di costa e terrazzi, da paleo-falesie e grotte marine.

 

Conclusione

In conclusione, per tutto quanto sopra esposto, si evince che è urgente e indispensabile proteggere tutto il bacino dell’Anapo e dei suoi affluenti nel seguente modo:

   procedendo ad un opportuno rimboschimento della zona di Monte Lauro e delle altre parti montane per la protezione del suolo e delle frane, spingendosi fino al fondo valle dove l’impiantunamento di Platani orientali, già decimati da cancri e da tagli abusivi, non perturberebbe, mantenendo costanti le condizioni di luce e temperatura, l’ecosistema fluviale;

   tenendo sempre sotto controllo le varie attività ed opere che avvengono sul territorio per non compromettere l’equilibrio idrogeologico, l’ambiente, il paesaggio e le testimonianze storico archeologiche che, insieme alle grotte carsiche, numerose si susseguono dalle sorgenti alla foce;

   salvaguardando le falde sotterranee dall’immissione di sostanze inquinanti e controllando l’uso di concimi, erbicidi e pesticidi, facendo dotare i Comuni di opportuni depuratori.

Le risorse idriche costituiscono infatti un patrimonio vitale da utilizzare nei periodi di siccità e poiché tali risorse hanno un limite, è necessario regolare e razionalizzare il loro sfruttamento.

 

 Bibliografia

 

   CARBONE S. - LENTINI F. (1981): Rapporti fra vulcanismo miocenico e tettonica nel settore orientale dei monti Iblei (Sicilia Sud-Orientale), Rend. Boll. Soc. Geol. Ital., Roma.

   CARBONE S. - GRASSO M. - LENTINI F. (1982): Considerazioni sull’evoluzione geodinamica della Sicilia Sud-Orientale dal Cretaceo al Quaternario, Mem. Soc. Geol. Ital., Roma.

   DI GRANDE A. - ROMEO M. (1981): Caratteri lito-biostratigrafici dei depositi messiniani nell’area Iblea (Sicilia Sud-Orientale), Riv. Ital. Paleont., Milano.

   DI GRANDE A. - RAIMONDO W. (1982): Linee di costa Plio-pleistoceniche a schema litostratigrafico del Quaternario siracusano, Geologica Romana.

   DI GRANDE A. - RAIMONDO W. (1983): Lineamenti geologici del territorio siracusano tra Palazzolo, Noto e Siracusa (Sicilia Sud-Orientale), Boll. Soc. Geol. Ital., Roma.