IL TEMA DEL MESE


Affrontiamo e approfondiamo assieme un argomento di letteratura; attraverso i vostri commenti, le vostre idee, i libri sul tema o direttamente con le parole degli scrittori. Alla fine della pagina verranno pubblicati gli interventi che ci sembrano migliori. Scrivete a

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Il tema scelto per questo secondo aggiornamento :

 GUERRA E LETTERATURA.


Dalla prefazione di Fernanda Pivano al romanzo "Addio alle Armi" di Ernest Hemingway, edizioni Mondadori:

[...] fa risaltare anche meglio il leit-motiv antibellico del libro, che sboccia incessante nei dialoghi fra i soldati, per esempio di quelli che non disertano perché hanno paura delle ritorsioni che verrebbero fatte subire ai familiari e dicono al tenente: "Non dovrebbe farci parlare in questo modo"; o nei commenti, per esempio quando il protagonista spiega sarcasticamente la decisione di allontanare i feriti dalla linea del fuoco non certo per un senso di umanità dicendo: "Volevano mandarci via perché c'era bisogno di tutti i letti per la prossima offensiva"; o nelle illazioni, per esempio quella del tenente che dice al cappellano: "Sono stati sconfitti quando li hanno presi dalle loro campagne e li hanno messi nell'esercito"; o nella tirata ormai antologizzata che è in realtà il credo militare e il manifesto poetico di Hemingway: "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio…parole astratte come gloria, onore, coraggio o dedizione erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti"; o nell'affermazione, destinata a diventare famosa, del protagonista quando diserta: "Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata".

Una breve descrizione dell'ambientazione del romanzo "Il giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani, scritta da Eugenio Montale nella prefazione del libro in edizioni Einaudi Tascabile:

E' un giardino in cui si entra solo con lunghi movimenti concentrici. Sorge alla periferia (se non erro) di Ferrara e comprende parco, casa padronale e persino ettari di terreno coltivato. Vi abitano i Finzi-Contini, famiglia che appartiene a una presunta élite ebraica pochissimo desiderosa di entrare in rapporti con gli altri israeliti della comumità. Un giorno, quasi per miracolo, il ragazzo B. aveva scavalcato il muro di cinta del favoloso dominio ed era stato accolto e incoraggiato da una bionda ragazzina che portava il nome di Micòl; ma poi erano passati anni e solo in rare occasioni, in qualche rito religioso, lui e lei si erano risalutati al Tempio. Ad avvicinarli provvederanno le prime avvisaglie delle nuove leggi razziali. Il circolo ferrarese del tennis informa i soci ebrei che le loro signorie illustrissime sono espulse dal sodalizio, e poco dopo casa Finzi-Contini schiude il suo campo agli espulsi...


Le parole della Pivano, nell'introduzione a "Addio alle armi" non potevano che essere queste e rispecchiano fedelemente il modo di intendere la guerra di Hemingway: i sostantivi e gli aggettivi richiamano direttamente l'evento bellico (soldati, tenente, feriti, linea del fuoco, offensiva, esercito, sacro, glorioso, profano, reggimenti eccetera) e rappresentano il modo di intendere, direi "fisico", la guerra per l'autore americano. Nel secondo pezzo, Montale riassume "Il giardino dei Finzi-Contini" soffermandosi sulla famiglia, su Micòl, sul ragazzo e anche quando alla fine rivela l'ambientazione bellica, questa rimane in secondo piano, proprio come avviene nel libro.


Hemingway, a mio parere, senza la guerra, senza il suo attivismo, la sua partecipazione fisica e emotiva, non sarebbe stato Hemingway, non avrebbe scritto le cose che ha scritto. Voglio dire che lo scrittore Hemingway (Addio alle armi, Per chi suona la campana eccetera) è un tutt'uno con l'avvenimento della guerra. Così anche Remarque (Niente di nuovo sul fronte occidentale, Ama il prossimo tuo…), Fenoglio (Il partigiano Jonny, La paga del sabato..), Orwell (Omaggio alla Catalogna, La fattoria degli animali, 1984…) e altri. Non solo perché nelle loro opere viene sviscerato il tema della guerra, ma anche per un loro modo di essere. Hemingway vedeva la vita come una guerra: la sua passione per le corride esprimeva la condizione dell'uomo in continua lotta. Remarque prese parte a 18 anni alla Prima Guerra Mondiale rimanendovi ferito. Hemingway e Orwell partirono come volontari. Le terribili esperienze del fronte segnarono in modo indelebile la loro coscienza. Avvenimenti che troviamo nei loro romanzi, molte volte autobiografici, in cui vengono descritte le fasi della guerra, gli scenari possibili, il fronte, gli ospedali. Fatti non inventati, ma vissuti in prima persona.

In autori come Bassani (Il giardino dei Finzi-Contini), Sartre (La morte dell'anima), Morante (La storia) pur essendo la guerra o il dopoguerra l'ambientazione delle loro storie, sembra che ci sia una partecipazione diversa nei confronti del tragico evento. Anche nella diversità della loro produzione, questi autori non sembrano legati indissolubilmente alla guerra. Nei loro romanzi la guerra è un sottofondo, un substrato in cui si muovono i personaggi che vivono una vita e delle vicende universali, non legate esclusivamente all'avvenimento storico.

Sono due modi di affrontare il tema della guerra: uno diretto, dal di dentro, dal fronte; l'altro dall'esterno, con una visione più ampia. Il risultato è lo stesso, quello di descrivere gli orrori che l'uomo è stato in grado di fare; quello di tramandare alle generazioni future un monito a non ripetere gli stessi errori. Anche Orwell, Hemingway e tutti coloro che parteciparono alla guerra, lo fecero per sconfiggere non un nemico, ma la guerra stessa.

Che cosa ne pensate di questi differenti modi di vivere e scrivere la guerra?


Nel numero zero di Paginazero è stato affrontato il tema de "L'immortalità". Per leggere i brani scelti e gli interventi dei collaboratori...clicca qui.