GABRIELE AGOSTI
Arte di luce quella della fotografia, si
sa. Un'arte che realizza il vecchio sogno delluomo di imprimere per sempre uno
scorcio, un paesaggio, un viso che nella transitorietà e nella rapidità delle vicende
umane si cancellano nel tempo in cui si formano. Ma questo è forse solo il primo dei
gradini che la fotografia consente di salire, e Gabriele ne ha saliti ormai parecchi.
Decine di migliaia di fotogrammi segnano un percorso quasi ventennale di prove,
esperimenti che sarà partito dal paesaggio (e non manca un significativo archivio di
documentazione storica), dal ritratto, ma che ha trovato una sua dimensione e un suo agio
soprattutto nella macro, la fotografia fatta da vicino, quella che ingrandisce a
dismisura, che ingigantisce il dettaglio. E già si dispiegano possibilità nuove
dellobiettivo che sa vedere anche di più della pupilla: più lontano col
teleobiettivo, con un raggio più ampio se usiamo il grandangolo, la tecnica che forse
Gabriele preferisce, in un gioco che diventa sfida, nel rifiuto quasi di tutto ciò che
non sia pellicola e apparecchio fotografico (no filtri, no grafica al computer!). Ecco
allora che la macchina, forzata nelle sue possibilità, consente di scoprire particolari
che sfuggono allocchio: la tessitura di una scopa di saggina alterata nei colori, il
mondo lillipuziano dei bottoni e di mille
altri dettagli. E poi i riflessi sullacqua, le tessiture dei tetti e
dei muri che creano forti effetti di straniamento. Ma ancora più avanti cè la
ricerca di geometrie, di asimmetrie che deformino lortogonalità
dellalto-basso: tetti sghembi sullo sfondo di cieli infiniti, teorie improbabili di
finestre. E soprattutto lattenzione ai particolari, estrapolati da un contesto,
colti nella loro assurdità metafisica, elementi di disturbo talora di un paesaggio
condannato altrimenti ad una desolante banalità, espressione straordinaria di una
alienazione che è dei nostri tempi: ecco che una parete coperta di vite americana può
diventare un prato su cui a sorpresa pare aprirsi una finestra, autentico
trompe-loeil che sorprende e pone interrogativi. Prospettive impossibili, come
quella che trasforma le nervature di una volta gotica in un enorme e inquietante
millepiedi. E infine i colori, spinti fino alla loro saturazione da pellicole
sensibilissime, in contrasti e stridori che riescono a sottolineare sensazioni nuove e a
salvare le cose dalla confusione dellindistinto. E per concludere la via più
recente della fotografia nella fotografia, quasi un'arte matura che finisce per giocare in
qualche modo con se stessa.
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