Trento Ottavio, Conte.   (1727-1807)

Ricchissimo, unico superstite della sua famiglia, ricevette l’eredità da altra famiglia Trento estintasi a Padova in quegli anni. Nel 1779 curò la fabbrica del Teatro che bruciò un anno dopo -si disse - ad opera sua. (Voleva rifarlo più bello).

Comperata la dignità di Patrizio Veneto per 100.000 ducati fu Capitanio a Bergamo. Scrive il Da Schio che durante la carestia  di quegli anni il Trento fece incetta  di cereali vendendoli poi ad elevatissimi  prezzi, speculando così sulla miseria dei poveri, che allo scadere del suo mandato, presero a sassate la sua carrozza che usciva dalla città di nascosto.

 

Le sue malversazioni furono di tal portata da far intervenire il Governo Veneto che lo confinò - si fa per dire - come Capitanio a Chioggia. Il che non gli impedì di continuare i  suoi traffici ed arricchirsi ancor di pìu.

Inviso agli altri vobili vicentini per la sua prepotenza, le sue ricchezze, ma ancor più da essi invidiato per la sua sfacciata sorte, che gli faceva realizzare grandi guadagni in ogni sua intrapresa, fu amico dei giacobini, forse per astio verso la stessa nobiltà locale.

Morì nel 1807.

 

Napoleone gli consigliò di beneficare la città.

Nel suo testamento ricordò tutti i suoi amici lasciando tra l’altro a Enrico Bissari 200 campi a Trambacche, nel padovano. Agli altri fratelli Bissari lasciò 100 once d’argento ciascuno. Ovviamente molti suoi immobili andarono anche ad altre nobili famiglie collegate alla sua da lontane parentele, non ultimi i Da Schio.

Col restante della sua fortuna immensa, dotò la Città d’un ospizio per vecchi che tuttora porta il suo nome, beneficando, almeno in morte, quei poveri che da vivo aveva calpestati.