1. Cenni storici

Le vicende storiche che coinvolsero Ostiglia furono sempre legate alla sua ubicazione privilegiata nella Valle Padana, infatti la prossimità del maggior fiume italiano ebbe delle ovvie implicazioni commerciali e belliche. Per questo motivo il paese fu preda ambita e nei secoli venne più volte fortificato.

Il Castello di Ostiglia, secondo la versione più accreditata, risalirebbe all'anno 1152. Fu Ermanno, marchese di Verona, che ne ordinò la costruzione, ostacolato fortemente dai rivali Ferraresi e Mantovani. Comunque, già nel 1198 il castrum versava in pessime condizioni sia, come sostiene il Cherubini, a causa dell'erosione fluviale sia a seguito delle continue battaglie che ebbero come ribalta la fortezza da poco costruita.

I Veronesi si preoccuparono, quindi, del restauro, che durò ben due anni, ostacolati come sempre dai nemici Mantovani. Quest'ultimi nei vent'anni che seguirono riuscirono, per ben due volte, a conquistare la cittadina col suo Castello e, nella seconda occasione, ne rasero al suolo le rinnovate mura difensive.

Un Trattato di pace stipulato nel 1259 restituì Ostiglia agli antichi proprietari che sul finire del XII secolo ricostruirono nuovamente il Castello sulle macerie del precedente. Fu, infatti, nel 1297 che Alberto della Scala comandò la costruzione della Rocca.

Il Mantovani (nella sua "Relazione istorica di Ostiglia"), così la descrisse: "di quadrata figura, con quattro torri angolari, di latitudine braccia centotrentaquattro, di mura per ogni verso fiancheggiata da altre quattro semitorri e guardata da spalti bellissimi."

La Rocca venne fornita inoltre di mastio. Questo era un'alta torre solitaria nel cortile interno, indipendente cioè dalle mura, che serviva da vedetta contro le incursioni nemiche. Gerolamo Galvagnini che ebbe l'opportunità di osservare personalmente la Rocca quando ancora ne rimaneva parte ci ha lasciato uno schizzo. Questo riporta anche una delle due porte che la chiudevano, precisamente quella rivolta ad occidente. Munita di poderosi battenti in marmo era sormontata dall'emblema degli Scaligeri. Il disegno non riporta invece la porta meridionale rivolta al fiume in quanto, nel periodo nel quale fu eseguito, parte della Rocca era ormai crollata.

La Rocca presentava una cinta muraria piuttosto spessa con un ordine di feritoie che si aprivano su di un camminamento interno sorretto da potenti arcate. I merli, secondo un disegno realizzato da Domenico Pennacchio nei primi anni del '600, sarebbero stati a coda di rondine. Le torri, compreso il mastio, erano invece munite di merli Guelfi destinati in seguito a sostenere le coperture. Erano inoltre presenti tre ordini di feritoie.
Poiché i disegni a disposizione sono molto successivi alla costruzione della Rocca è probabile che l'iniziale morfologia fosse sensibilmente differente.

Durante il governo di Antonio della Scala avvenne il tracollo della potenza Scaligera. Questo venne preannunciato da un infausto presagio, che riferito allo stesso Antonio lo lasciò sgomento. Secondo quanto racconta la leggenda, durante l'anno 1397 sarebbe avvenuto un fatto stranissimo. Uno stormo di cornacchie si sarebbe avventato sulle insegne Scaligere che sventolavano sulla Rocca riducendole a brandelli. Il presagio non mancò di avverarsi, infatti, la potente Casata di Verona tramontò per sempre di lì a poco.

In seguito la cittadina ostigliese passò sotto il dominio Visconteo e in un secondo momento divenne parte dei territori appartenuti ai Gonzaga che ne ebbero il controllo definitivo a partire dal 1398. Quest'ultimi in più occasioni munirono di nuove fortificazioni il borgo che nel frattempo si era progressivamente allargato. L'abitato venne protetto da una duplice cortina muraria intervallata da diverse torri (tre delle quali ancora esistenti) sia attraverso canali ottenuti deviando la Fossa Navigabile. In realtà la porzione più interna della fortificazione rimase adibita a funzioni militari, mentre il paese continuò ad accrescersi oltre le mura difensive.

Il Castello, in quell'epoca, racchiudeva un'area piuttosto ristretta dell'attuale centro storico essendo sviluppato grosso modo attorno alle odierne Via Vettori e Via Martiri dell'indipendenza. Nella sua porzione più meridionale occupava parte del presente parco-giardino e dell'argine.
Pochi altri avvenimenti influenzarono la fisionomia del Castello che ancora nel 1630 si mostrò efficiente quando venne utilizzato per resistere agli attacchi dei Lanzi.

Iniziò quindi il suo declino. Nel 1649 l'ala Sud della Rocca franò nel fiume e dalle sue rovine vennero tratti i capitelli che ornano due colonne presenti in piazza Garibaldi a Sermide. Nel 1718, per ordine del governatore di Mantova, un'ulteriore porzione venne abbattuta. Successivamente l'opera di demolizione venne completata dai Frati di San Benedetto che nel 1729, facendo uso di esplosivi, fecero crollare definitivamente ciò che era rimasto. Scrive il Galvagnini presente all'accaduto: "... quando il 13 Maggio scalzata nelle fondamenta, crollò a vista di tutti l'ultima torre, nel cedere fece una scossa così terribile, che tremò tutto il paese, suonò da sé la campana dell'orologio pubblico e si spaccò l'argine."

Ciò che rimane ora sono tre torri, qualche brandello di cinta muraria, e un basamento di torre appartenuta alla Rocca lungo l'argine del fiume.

2. Il Castello di Ostiglia nel '600

Oltre il fossato al di là della duplice cortina muraria si notano quattro torri, tre delle quali ancora presenti. Quest'ultime sono partendo da sinistra: la torre campanaria, la torre dell'orologio e la torre delle carceri.
Sullo sfondo, sempre collegata alla cerchia difensiva, è possibile osservare la Rocca con le sue torri, tra le quali un alto mastio del quale rimane tuttora il basamento.

Nell'interno del Castello addossata alla torre campanaria vi è la Chiesa di S. Maria in Castello. In alto sono riportati alcuni stemmi, a partire da sinistra: l'insegna degli Scaligeri, due stemmi di Ostiglia e sulla destra lo stemma dei Gonzaga

3. Ciò che rimane ora del Castello di Ostiglia

Sulla sinistra la torre detta "delle carceri". Centralmente a ponte di Via Martiri dell'Indipendenza la torre "dell'orologio". Sulla destra la torre "campanaria" situata sull'abside della Chiesa di S. Maria in Castello. La strada che si nota sulla destra è Via Vettori.

E' questa la torre detta "dell'orologio", ottenuta accostando due elementi di diversa epoca storica. Anteriormente si nota una torre meno elevata e più larga sulla quale veniva sollevato il ponte levatoio. Sul retro è visibile un'altra torre più antica fornita, un tempo, di un ampio portale sostenuto da cardini ancora oggi visibili. Originariamente era una torre semiaperta. Questa presenta un orologio risalente al 1489. Nel 1863, la campana maggiore proveniente da S. Maria in Castello venne sistemata sulla torre per battere le ore. Sono attraversate entrambe da Via Martiri dell'Indipendenza.

La torre venne rialzata per far posto ad un ampio serbatoio di acqua potabile ed i merli che si notano non sono quindi originali. Successivamente nel dopoguerra è ritornata all'aspetto che presentava nei primi anni del '900.

Attualmente è rimasto ben poco della Rocca, ovvero il basamento del mastio. In particolare quando le acque del fiume sono molto basse altre rovine e frammenti delle mura abbattute si notano a poca distanza dalla riva.

4. La Chiesa di S. Maria in Castello

La Chiesa di S. Maria in Castello risale al 1152, anno di costruzione della fortezza ostigliese. Fu Ermanno, governatore di Verona, che decise di affiancare al Castello una Cappella dedicata alla Regina dei Santi.
L'antico edificio, di architettura romanica, era probabilmente con facciata a capanna e tutt'ora visibili nell'interno della torre campanaria vi sono una serie di archetti ciechi che segnano il profilo a spioventi dell'originario tetto.

Sul finire del '200 la Chiesa venne ampliata e, come segnala il Caiola questa nuova fase architettonica è dimostrata dal grosso arco a sesto acuto che ancora oggi è osservabile sull'esterno del campanile (fig. 6). La torre campanaria, anch'essa gotica, venne costruita sull'antica abside della Chiesa e probabilmente agli inizi del '600 venne trasformata per accogliere il primo campanone di Ostiglia fuso nel 1616.

Del '300 sarebbe anche il pregevole affresco, raffigurante il Crocefisso affiancato da figure dolenti, che appare sul muro di fondo (fig. 7). Nella figura 8 è riportata la ricostruzione eseguita dal Sig. Carlo Vigoni. Don Gaetano Boccaletti segnala che nel 1817 in occasione della costruzione di una nuova sacrestia, demolendo un muro, sono venuti alla luce affreschi e colonne oltre all'immagine di S. Biagio. Gli affreschi vennero giudicati anch'essi del '300.

Agli inizi del XIX secolo vennero aggiunte le due navate laterali e la nuova facciata; si ampliò anche la canonica attigua. La Chiesa restò adibita al culto sino al 1896, quando venne costruita la nuova Chiesa di S. Maria Assunta. Nel 1925 venne venduta ai fratelli Paganini che la utilizzarono come officina meccanica.

Nel 1944 un bombardamento la distrusse quasi completamente lasciando in piedi l'abside con la torre campanaria e le colonne della navata sinistra. Dell'antica Chiesa restano tuttavia diverse testimonianze. Nella Chiesa di S. Maria Assunta sono conservati: l'altare maggiore barocco, due altri altari in marmo, diversi quadri ed il Cristo Morto (opera lignea). Il soffitto a cassettoni, decorato a tempera, è conservato invece nella Biblioteca del Conte V. Cini di Monselice. La Via Crucis, composta di 14 tele risalenti al '700, è presente nella Parrocchiale di S. Michele Arcangelo di Villa Poma.

 

Bibliografia

Caiola E. (1951) Ostiglia nella Storia - Stranieri Editore (Ostiglia)
Cherubini F. (1933) Notizie storiche e statistiche intorno ad Ostiglia, borgo nel mantovano - Mondadori
Mantovani D. (1708) Relazione Istorica d'Ostiglia - Testo manoscritto
Tinti D. (1970) Memorie Ostigliesi - Stranieri Editore (Ostiglia)
Boccaletti G. (1799-1820) Cronache Ostigliesi - Manoscritto presso l'Archivio Storico Diocesano di Mantova
Galvagnini G. (1704-1747) Memorie Patrie - Manoscritto presso l'Archivio Parrocchiale di Ostiglia