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O.L.F.A ________________________________________________________________ IL CINEMA È CINEMA _______ Servizio del nostro inviato cinematografico _______ANNO IV/V - NN. 17/18 NOVEMBRE-DICEMBRE/GENNAIO-FEBBRAIO 2000/2001 FERRARA ________________________________________________________________ |
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La terza volta di Mimmo Calopresti sembra affrancarlo definitivamente dalla presenza di Nanni Moretti. Presentato in anteprima a Bergano Film Meeting 2000, mostra internazionale del cinema d'essay giunta alla sua diciottesima edizione e svoltasi fra il 18 e il 26 marzo scorso. Preferisco il rumore del mare - film intimista come La seconda volta e La parola amore esiste - a differenza dei precedenti non è illuminato da una seppur fioca luce di speranza nella giustizia o nel sentimento, ma s'impaluda nelle secche di una sordità etnica, nel fallimento di un'integrazione da cui ognuno esce triste e sconfìtto. Un uomo del Sud che 'ha fatto fortuna' a Torino sposando la figlia di un ricco industriale, vive in realtà una vita che non è la sua, è separato dalla moglie, tenta invano di avere uno straccio di rapporto col figlio, si trova isolato all'interno di una professione i cui meccanismi lo mettono sempre più da parte: nemmeno la dolcezza dell'amante lo guarisce. Cerca di aiutare Rosario, un conterraneo con il padre in carcere e la madre vittima di una faida, inserendolo in una comunità guidata da Don Lorenzo a Torino. L'introversione del ragazzo e le ovvie difficoltà iniziali di ambientamento sembrano rendere impossibile un processo d'integrazione. Poi le cose si appianano, il giovane si fa ben volere e stringe amicizia col figlio dell'industriale, Matteo, che riceve da questo incontro una scossa benefica che lo risveglia dal torpore di una vita sostanzialmente vuota e banale. È solo un'illusione: le diffidenze di un mondo che si è fatto da solo, chiuso nella roccaforte di uno sviluppo economico ottenuto a costo del sacrificio dei valori umani, prevalgono ben presto, troncando ogni passaggio. Matteo percorre la via del suicidio, dopo avere devastato con sorda ostinazione, perso in una furia silenziosa e meccanica, l'appartamento in cui vive col padre. A Rosario non rimane che l'accettazione del fallimento (ma è proprio così?), il ritorno in Calabria, a vivere l'isolamento esistenziale di chi non è accettato come individuo, preferendo comunque questa all'altra forma di emarginazione. Per uno che se ne va arriva un altro, stanco del rumore del mare e attratto dalla speranza in un mondo migliore. |
Mimmo Calopresti s'interroga e c'interroga sulle complesse regole socio-esistenziali che guidano la vita dell'uomo e sembra rispondere pessimisticamente con un no comment: il silenzio di chi forse pensa che non esista una soluzione. [Enzo Vignoli]
Presentalo ad (anteprimaannosero) film festival tenutosi a Bellaria Igea Marina fra 1'8 e l'11 giugno 2000, Una canna con Goldruke è il primo lungometraggio del giovane regista ferrarese - nato nel 1972 - Giuseppe Gandini, che ne ha curato anche a soggetto e la sceneggiatura. Una divagazione, che forse qua e là potrebbe essere un tantino limata, ma che, comunque, procura in coloro che appartengono ad un'"altra" generazione una gradevole dose di nostalgia, suscitando dolci memorie e facendoli specchiare in un come eravamo di indubbia efficacia: un gruppo di amici riesce ad organizzare un fine settimana via dalla città e lontano dai genitori, rifugiandosi in una vecchia casa di campagna neanche illuminata (un omaggio a Dogma 95 che non appare per nulla forzato ma sembra volerci fare respirare un'atmosfera fuori del tempo, narrare una fiaba che si manifesta con leggerezza e sottolinea un desiderio di evasione che probabilmente è appartenuto a tutte le generazioni in ogni epoca). Un piccolo Decamerone con linguaggio talora più che boccaccesco - gioiose e spontanee oscenità che fanno risaltare i sogni e le fantasie erotiche che i giovani hanno sempre avuto e da cui i meno giovani, dovendo sovente vivere solo di ricordi, a volte sono disturbati. Se da una parte vi si può specchiare, dall'altra la vecchia generazione guarda i propri figli che si prendono bonariamente gioco dei padri, mettendo alla berlina difetti e saccenteria del sessantotto, come a voler dire: smettetela di pensare di essere stati migliori di noi e lasciateci vivere la nostra vita. Molto affiatato il cast, composto da alcuni ragazzi ferraresi come Gianantonio Martinoni, Elena Felloni, Sergio Fortini, Paolo Mecca, e altri, tutti diplomati al centro sperimentale di cinematografia di Roma. Indovinato anche il montaggio che riesce talora a sottolineare situazioni e personaggi con agilità ed efficacia .[Enzo Vignoli] |
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