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O.L.F.A
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ANNO
V NN. 21/22 LUGLIO-AGOSTO/SETTEMBRE-OTTOBRE 2001 FERRARA _______________________________________________________________
Marco Pennone
"E ORA SEI LÀ…"
Prefazione di
Melinda Tamás-Tarr Bonani
Edizione O.L.F.A. 2001, Ferrara, pp. 36
L'amore… che cosa è l'amore? È un
sentimento di affetto profondo.
È un tema sempre eterno…
Diversi sono i significati che il
concetto di amore ha assunto nella tradizione filosofica; i principali possono
comunque ricondursi alla speculazione greca e alla concezione cristiana.
La prima trattazione filosofica
dell'amore è data da Platone, nella cui speculazione il concetto di amore (Eros)
acquista valore metafisico. Aristotele trattò dell'amore in sede di psicologia
e di etica, ma tutta la concezione teologica aristotelica dell'universo poggia
sul concetto di amore inteso come desiderio di perfezione: infatti il Motore
Immobile muove tutte le cose in quanto oggetto di amore.
La concezione cristiana ha capovolto
questo concetto fondato sul bisogno, in quanto tale assente dalla divinità: nel
cristianesimo, infatti, Dio, proprio in quanto pienezza dell'Essere, è Amore e
creatore di amore e il rapporto tra Dio e l'uomo diventa un rapporto di Padre e
figlio. Da qui l'importanza dell'amore come caritas in San Paolo, mentre
Sant'Agostino accentua il rapporto tra l'uomo e Dio come unione, vincolo che
lega un essere con l'altro. La concezione agostiniana continua in tutto il
filone dell'agostinismo e del misticismo medievale, mentre la corrente
aristotelica della Scolastica ha insistito più sui concetti di Essere, Sostanza
e Causalità per definire la natura di Dio e ha trattato dell'amore in sede di
psicologia e di etica sulla scia della definizione aristotelica dell'amicizia,
opportunamente modificata dal concetto cristiano di caritas. Così San
Tommaso distingue l'amore di benevolenza, che è quello che desidera il bene
della persona amata, dall'amore di concupiscenza, che è quello che vuole appropriarsi
della cosa amata.
La speculazione teologica e metafisica
dell'amore ritorna centrale nel pensiero del Rinascimento (Marsilio Ficino,
Leone Ebreo, Giordano Bruno) sulla base dell'Eros platonico attraverso
la mediazione agostiniana. Rilevante come punto di passaggio dalla concezione
platonico-agostiniana a quella romantica dell'amore è la concezione spinoziana
dell'amore intellettuale di Dio. Esso è infatti la visione che la mente
acquista di tutte le cose nel loro ordine necessario, in quanto derivano con
eterna necessità dall'essenza stessa di Dio; ma poiché la mente non è altro che
un attributo di Dio, l'amore diventa la contemplazione che Dio ha di sé: il
concetto di amore è il concetto metafisico dell'unità di Dio con se stesso.
Tale carattere si ritrova accentuato in tutta la speculazione del Romanticismo,
nel quale infatti l'amore è il sentimento dell'unità dell'infinito con il
finito, è principalmente aspirazione all'infinito. Oltre che nella speculazione
filosofica vera e propria (Schelling, Hegel), questi caratteri sono esaltati
nella tradizione letteraria (Novalis, Schlegel). Dopo il romanticismo rilevanti
sono le analisi sull'amore fatte da Freud, per il quale l'amore è la
sublimazione della libido, e dalla psicanalisi in genere.
Confermando la domanda iniziale di
questa introduzione, così possiamo formulare con le parole quotidiane: è il
sentimento di vivo affetto verso una persona. Questo sentimento, assieme a un
dolore pure immensamente profondo, pulsa fortemente in questa silloge di Marco
Pennone che raccoglie ventun liriche d'amore con parole struggenti fino a
coinvolgere profondamente anche il lettore.
Queste liriche - secondo gli ufficiali
canoni teorici ed artistici - hanno tutte le caratteristiche che ci si aspetta
dalle poesie d'amore: esprimono intuizioni e sentimenti attraverso immagini che
sono capaci di commuovere chiunque, non soltanto il diretto interessato.
Ventun canti d'amore pieni di forti
emozioni, nostalgie, ricordi e rimpianti per la perdita definitiva dell'amata
moglie, amante, compagna in un'unica persona che è stata rapita prematuramente
dalla crudele morte.
Sono ormai passati tre anni dal tragico
evento, ma il Poeta non vuole e non riesce a dimenticare la sua Gabriella: in
ogni pensiero, in ogni angolo della casa "diventata una cripta umida e
buia" dove lui vaga avanti e indietro, da una stanza all'altra, cercando
vanamente di vederla apparire.
Queste poesie sono liriche di grandi e
profondi sentimenti, vere poesie d'amore. Chi ama o ha amato veramente e
sinceramente una persona senza finzioni può esprimere le proprie emozioni con
versi in cui non c'è posto per alcuna menzogna.
L'Autore di questa silloge è uno dei
poeti cosiddetti soggettivi. Le sue emozioni non nascono autonomamente nella
sua anima, ma vengono richiamate, provocate, sollecitate da qualcuno e da
qualche cosa che sono rappresentate dalla figura della moglie scomparsa. Ella
ed i ricordi vivissimi della sua amatissima Gabriella generano le sue grandi e
profonde emozioni, i suoi sentimenti d'amore. La sua morte ha creato un grande
vuoto nell'anima del Poeta, che è incolmabile. Il Poeta dichiara espressamente
- come se colloquiasse con Lei - che non c'era nessun uomo degno di essere suo
compagno e piange la sua scomparsa: "…ora son tanti anni - / in questo regno
in riva al mare / soffiò un vento gelido di morte / che mi portò via la mia
Gabriella…"
Sappiamo con certezza che Gabriella non
c'è fra di noi, ma mentre leggiamo questi versi si ha la sensazione di
percepire la sua presenza invisibile. Attraverso le parole, i ricordi, le
confessioni, le promesse e gli autorimproveri sembra di vedere la sua figura ed
a lei il Poeta anche ora giura amore e fedeltà eterne dichiarandole:
"…Andrei con te dappertutto… / … con te sarei disposto ad abitare ovunque,
/ anche in una casa in cima al mondo, / … sarei disposto ad andare dappertutto,
/ anche ai quattro angoli del mondo…"
Grande, grandissimo amore s'è insediato
nell'anima del Poeta con un'energia gigante con la quale arriva alla
dichiarazione d'amore eterno per la cara perduta e nessuno la potrà cancellare
dalla sua anima: "L'amore è l'unica cosa / che dura per l'eternità…/…
L'amore è come la morte: definitivo; / non ha tempo: è eterno. / Finché io
vivo, tu sarai viva in me. / Il mio ultimo pensiero sarà per te / e la cosa che
più desidero di tutte / è ritrovarti là dove il tempo / non è più che un
concetto senza senso. / L'amore è l'unica cosa / che da questa vita
meravigliosa ma finita / ci prende per mano / e ci conduce all'Eterno…" [PREFAZIONE]
[Melinda
Tamás-Tarr Bonani]
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