Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

 ECO - VISSZHANG

(A proposito de «La storia di Magdolna»)

 

RICEVIAMO - PUBBLICHIAMO:

 

Da: M.P.

A: osservletter@libero.it

Data invio: mercoledě 11 dicembre 2002 14.02

Oggetto: ho letto la storia di Magdolna

 

Non so se questa lettera arriverŕ alla persona giusta. Anch'io sono di origine straniera e vivo in Italia dal 1981. Ho studiato tanto e ancora conservo la mente aperta e curiosa anche se a volte non vorrei fare niente e mi sento molto male e depressa. Il mio campo č l'arte. Mi sono sposata un fiorentino e abbiamo due figli. Ho 43 anni e la mia vita č stata una lunga catena di delusioni e infelicitŕ. L'Italia per me č stata un buco nero dove sono cascata per perdere la mia identitŕ sociale e la mia dignitŕ. Adesso sono in patria fino a gennaio e piango tutti i giorni vedendo che qui non potrei piů tornare. Perché non conosco piů l'ambiente e la vita č molto difficile, ma in Italia? Cosa m'aspetta... Ho persino fatto la spazzina e a casa dei miei ce la servitů. Vorrei farla finita con il mio matrimonio ma sono terrorizzata di come fare per garantire un futuro ai miei 2 figli giŕ che da mio marito non posso aspettarmi niente. Non ci ha mai dato una sicurezza da sposati, figuriamoci da separati. Sono venuta senza un soldo pur di vedere la mia famiglia č angosciante dover dipendere dei miei fratelli e della mia mamma anche per i soldi del pullman. Tornerň in Italia a gennaio e tra le altre cose mi vogliono mandare via di casa. Va bene adesso non posso scrivere tanto ...In caso mai scrivetemi.

 

 

DAL FASCICOLO NN. 33/34 2003:

 

Da: M.P.

A: osservletter@libero.it

Data invio: mercoledě 29 gennaio 2003 10.31
Oggetto: contattare l'autrice della "Storia di Magdolna": Melinda

 

Sono nata a Bogotŕ, la capitale della Colombia. Sono arrivata in Italia per la prima volta nel 1985. Ti voglio anch'io raccontare un po' della mia vita. Mi chiamo P... Mia mamma scelse questo nome da Pablo: San Pablo il romano che perseguitava i cristiani. L'ho sentita tante volte nominare San Pablo per il suo maschilismo ma anche perché fece pure giustizia alla figura della donna. San Pablo ordinava alla donna e ai figli di seguire suo marito e padre e ubbidirlo ma in seguito ammonisce l'uomo raccomandandoli di non esasperare loro. Mia mamma č stata una figura molto forte per me. Ai suoi tempi non usava che la donna studiasse e meno per lei che apparteneva a una famiglia importante e benestante. Lei ha finito la scuola superiore come tutti gli altri fratelli e sorelle ( che erano 13). I suoi fratelli andarono all'universitŕ mentre  lei e le sue sorelle potevano giŕ sposarsi, ma lei scelse di studiare lavoro sociale e per un po' di tempo prestň i suoi servizi come volontaria in un paese dove la miseria e la povertŕ sono una cosa immensa. Piů avanti andň in Stati Uniti dove imparň l'inglese lingua che le sarebbe servita per difendersi nella vita giacché nel suo matrimonio č stata lei a mandare avanti la barca facendo delle traduzioni.  Mia mamma ha parlato sempre con adorazione di suo padre. Tutti mi hanno parlato di lui descrivendolo come un patriarca saggio, giusto  e pieno di bontŕ. Mia mamma era abituata a essere rispettata e considerata e da quando si sposň trovň una realtŕ assurda accanto ad un uomo infantile, egoista, tiranno, irresponsabile.  Del matrimonio sono nati 6 figli. Io sono la seconda. Durante tutta la mia infanzia e l'adolescenza ho sentito giorno dopo giorno insulti gratuiti e ingiusti contro la mia mamma e per  noi figli sono abbondati soprusi, castighi, colpi, urli. Mio padre č una persona di grande cultura e di origine aristocratica ma purtroppo č cresciuto viziato da una educazione sbagliata in cui lui era il centro dell'attenzione con tutti i diritti e nessun dovere. Nonostante questa situazione cosě difficile  mia mamma č riuscita a comprarsi una casa e a mandare all'universitŕ tutti i suoi figli conservando sempre un'apparente serenitŕ anche se ai miei occhi non poteva essere felice e mi dispiaceva che avesse solo i suoi figli e non avesse un compagno di vita per appoggiarsi o trovare un po' di affetto. Mio fratello maggiore č un'ingegnere, io ho una laurea in grafica e le altre sorelle sono laureate due in giurisprudenza e una in disegno architettonico e un'altra economia. Io ho finito di studiare grafica nel 1980 in Colombia e solo adesso sto per arrivare in porto con la famosa omologazione dei titoli.  Volendo approfondire nella pratica artistica sono finita qua in Italia, a Firenze: "culla dell'arte accademica". Anni dopo ho saputo dalla bocca della mia mamma che era stata proprio lei a spingermi ad andare lontano perché mi vedeva troppo in conflitto con mio padre e questo li faceva paura. Mia mamma pensava che se non andavo via qualche cosa di piů grave poteva succedere. Io ero molto ribelle e affrontavo mio padre con determinazione. Magari lei credeva che prima o poi sarei scappata di casa e con la scusa dello studio, ha preso la palla al balzo come si suol dire.
 Questo me lo disse quando finalmente si separarono dopo 30 anni di matrimonio. Cosě allontanandomi avrei potuto studiare l'arte che tanto sognavo e di passo scampare la tormenta famigliare. Questo fatto perň mi costň anni dopo i rimproveri delle mie sorelle che avevano sofferto per anni un ambiente famigliare d'inferno e credevano che io qua in Italia stavo nella gloria. Quante volte ho pensato che se loro avessero saputo veramente quante angosce e privazioni  ho passato in Italia mi avrebbero rispettata di piů o mi avrebbero disprezzata di piů perché in Italia una persona straniera senza soldi scende subito socialmente. Mia mamma mi mandava dei soldi mensilmente ma dovevo aiutarmi lavorando come cameriera in un ristorante la sera o vendendo i miei quadretti per la strada. Loro non immaginano neanche lontanamente cosa vuol dire dover arrivare a lavorare raccogliendo pomodori insieme agli extracomunitari africani o lavando piatti o raccogliendo spazzatura. Eppure ho dovuto affrontare ogni sorta di lavori precari e umili pur di portare qualche soldo a casa. Ho anche lavorato come insegnante per i corsi professionali della comunitŕ economica europea ma sempre per lavori a tempo determinato. Ultimamente ero in Colombia e lottavo con dei sentimenti di orgoglio per essere stata capace di affrontare tante cose nella vita  ma frustrazione perché ho fatto 11 anni di studi oltre le superiori e ho lavorato tanto, tanto senza avere alcun risultato in quanto alla stabilitŕ materiale e lavorativa. Non č che la vita dei miei parenti in Colombia sia facile o meglio della mia. Č che provo un sentimento brutto di inferioritŕ, di fallimento. Nonostante la situazione di semiguerra che c'č non hanno perso la loro identitŕ sociale, le loro radici culturali. Non č che voglio essere importante o potente. Vorrei semplicemente un poco di serenitŕ e sicurezza e un po' di ricompensa dalla vita. Mi sembra di essere arrivata a un certo livello nella mia professione nonostante tutto ma sembra che io non fossi nessuno e che quel che faccio non servisse a niente.  Ho anche avuto problemi di salute in parte dovuti allo stress e altri procurati dai troppi sforzi.  Ho 43 anni e non ho una casa, non ho un lavoro.  Parlo come se fossi sola perché nonostante stia ancora con mio marito ho dovuto fare da uomo e da donna per tanti anni e anche se da un po' di tempo si č messo in testa di fare da capo famiglia andando a lavorare tutti i mesi non so se č giŕ troppo tardi per ricucire la stima e l'affetto. Io mi sento giŕ cosě stanca e vecchia e senza futuro che vado avanti per inerzia, per i figli, perché non so dove andare a sbattere il capo.

A volte penso che se non fosse per i figli non vorrei proprio vivere piů. L'unico che mi ferma nel lasciarmi andare e la paura di mancare a loro.  A volte mi rendo conto che sono troppo depressa e non potendo trasmettere positivitŕ mi sento colpevole e a volte ferita perché loro mi rimproverano il mio atteggiamento. Il fatto č che mi lamento sempre e lascio troppo capire loro il mio stato d'animo. Lo so che non č maturo ma sono cosi sola che finisco confidando a loro tutte queste paure e trasmettendo insicurezza.

  Ho in mente un progetto di impresa.  Penso che l'unica carta che mi rimane e di mettermi per conto mio a lavorare ma per ora non ho maturato bene il modo.

   Ti voglio fare vedere alcuni dei miei lavori, che ti mando in allegato. A proposito. Io vivo in Toscana Nord sul mar Tirreno. Tu dove vivi?  A volte penso che piů al Nord si trovi un ambiente piů colto ma mi terrorizza il clima. Davvero! Ho anche pensato di fuggire dall'Italia ma se avessi 20 anni  in meno e fossi sola potrei avventurare. Oggi potrei andare solo dietro a delle certezze. Chi sa se altrove ci sia un posto dove possa fare quello che mi piace e vivere del mio lavoro e soprattutto aspirare a un futuro per me e per i miei figli...quello che in Italia non sogno piů.

Un abbraccio.

A presto.                         

P.

 

Da: E. G.

A: osservletter@inwind.it

Data invio: mercoledě 4 dicembre 2002 18.33

Oggetto: La storia di... Éva

 

 

Kedves Melinda!

 

Ebben a pillanatban fejeztem be a La storia di Magdolna olvasását, és úgy érzem, mintha én írtam volna! Az Apolide fantasztikusan érzékletesen fejezi ki a helyzetünket. Elnézést kérek a többes számért, de teljesen spontánul jött, mint ahogy az is, hogy tegezve írtam, és csak utána kaptam észbe.

Most csak ennyit.

Hamarosan megint jelentkezem.

Szeretettel,

Éva

 

Gentile Melinda,

in questo momento ho finito di leggere La storia di Magdolna e mi sembra come se l'avessi scritta io! L'Apolide dimostra in modo fantastico la nostra situazione. Chiedo scusa per il plurale, ma mi č venuta completamente in modo spontaneo, come quello che ho scritto dando del tu, e di ciň soltanto dopo me ne sono accorta.

Ora soltanto questo.

Tra breve mi faccio viva di nuovo.

Con affetto,

Eva

Trad. dall'ungherese © di Melinda Tamás-Tarr

 

 

Da: M.

A: osservletter@libero.it

Data invio: martedě 4 marzo 2003 17.35

Oggetto: Most olvastam Magdolna életét!

 

Kedves Szerző,

 

Soraimat annak írom, aki a Magyar Elektronikus Könyvtárban található  «La storia di Magdolna» című írást produkálta.

Előttem nem teljesen világos ki az írás szerzője, mert két név szerepel szerzőként, nehéz volt megszólítást találnom...

Csak annyi megjegyzést szeretnék a kis olasz nyelvű íráshoz fűzni, hogy alig hittem a szememnek, amikor a sorokat olvastam. Teljesen véletlen kerültem a MEK honlapra és a sok szerző közül nem tudtam kit válasszak, vaktában kattintgattam! 

Az ott leírt történet majdnem egy az egyben rám illik.  Hihetetlen!

Nevem Magdolna, első férjem olasz volt. Igaz én «kitörtem» a bűvös  körből és új életet kezdtem Kanadában, mint költő és festőművész, de életem egy része, fiatalkori emlékeim  Olaszországhoz kötődnek.

Alig akartam hinni a szemeimnek, amikor a sorokat olvastam, úgy látszik vannak sorstársaim bőven Italiában, olyanok, akik a «casalinga» nevezetű lélekölő börtönéletet élik mind a mai napig. Ördögi csapda ez, amit sok honfitársunk önként vállalt, nem sejtve mi vár rá. Ki tudja hány magyar tehetség, igéretes élet veszett el, morzsolódott szét az olasz konyhák mosogató dézsái fölött? (Képletesen írok, de ez mind igaz.)

Szeretném tudni, hogy a történet főszereplője egy képzeletbeli, szimbólikus karakter vagy egy valódi hús-vér magyar-olasz háziasszonyról szól? Ha létezik az illető, jó lenne pár sort váltani vele.

Üdvözlet Kanadából és köszönet a cikkért,

Magdi

 

Gentile Autore/Autrice,

 

scrivo queste righe all'autore/autrice dello scritto «La storia di Magdolna» reperibile alla Biblioteca Elettronica Ungherese.

Per me non č tanto chiaro  il nome dell'autore/autrice dello scritto dato che si vedono due nomi d'autore, quindi ho difficoltŕ di scegliere la giusta l'intestazione...

Vorrei aggiungere soltanto una cosa a questo piccolo scritto italiano che ho fatto fatica credere ai miei occhi mentre lo stavo leggendo. Mi sono trovata casualmente sull'Home Page della BEU, non sapevo chi scegliere tra tanti autori e ho cliccato alla cieca!

La storia qui descritta č quasi identica alla mia. Č incredibile!

Il mio nome č Magdolna, il mio primo marito era un italiano. Č vero, sono riuscita a "prorompere" da questo cerchio magico ed ho ricominciato una nuova vita a Canada come poetessa ed artista/pittrice ma una parte della mia vita, i miei ricordi giovanili sono legati all'Italia.

Stentavo di credere ai miei occhi mentre leggevo le righe e sembra che in Italia ci siano ancora nei nostri giorni compagne di sorte in abbondanza, coloro che vivono la "casalinga" vita prigioniera  che uccide l'anima. Questo č una trappola diabolica che molte nostre connazionali assumono da spontanea volontŕ  senza immaginare che cosa le sarebbe aspettate. Chissŕ quanti talenti ungheresi, quante vite da grandi promesse sono spariti,  sono sbriciolati sopra le bacinelle delle cucine italiane? (Lo scrivo simbolicamente, ma tutto questo č vero.)

Vorrei sapere se la protagonista della storia fosse una figura immaginaria, un carattere simbolico oppure parlasse di una vera donna di casa ungaro-italiana in carne ed ossa. Se ella esistesse, sarebbe gradita uno scambio di lettere con lei.

Saluti da Canada e grazie per l'articolo.

Magdi

 

Trad. dall'ungherese © di  Melinda Tamás-Tarr

 

 

 ARCHIVIO-DGL - ARCHIVIO-DGL1

 

HOME