LA vendemmia

Tradizionale attività della nostra zona

 

Dall’angolo nel quale mi trovo, osservatorio immaginario, guardo Ortona: il suo tempo, le sue gioie, le sue solitudini, le sue mille vite.Vedo Ortona nel ciclo delle stagioni: fondamentali oggi come ieri, perché Ortona è legata alla terra e ai raccolti tenacemente voluti.

E tenacemente volute dagli Ortonesi sono state anche le vigne.

Immagino la nostra valle diversi anni fa: i colli più assolati coperti di vigne che si estendevano fino a verso Pescina, i vitigni di aleatico e malvasia guardati a vista per evitare le ruberie. La vigna croce e delizia del contadino ortonese, coltivata con cura e amore particolare, la fatica per raccogliere i grappoli rubini donati da una terra avara, fatica premiata dalla soddisfazione di riempire le botti, custodi mute del vino nuovo.

Sul finire di ottobre inizia la vendemmia: i vigneti vengono spogliati dai preziosi grappoli facendo attenzione a non dimenticarne nessuno e con essi le cantine risorgono a nuova vita nella fioca luce gialla che le illumina.

E l’odore del mosto si spande fin nelle strade, raccolto dal pozzo con le lucide conche di rame, stipato nelle botti, sorridendo all’abbondanza.

La musica dei torchi che si abbassano per spremere fino all’ultima goccia zuccherina gli acini viola, risuona nelle ruve.

Si assaggia il mosto e si spera che il vino sia un nettare dolce.

Ma il vino di Ortona non è un nettare dolce: è aspro, ruvido, severo ma nel suo bel colore rosso si intravede tutta la fatica e l’affanno di un anno di lavoro e allora, come per incanto, diventa soave, dolce, buono.

Nelle botti il mosto si libera, attraverso il soffio vitale in esso stesso contenuto, del suo abito infantile di semplice succo e si risveglia trasformato nella nobile bevanda.

A San Martino si rompe l’indugio, la botte viene aperta e si spilla il vino nuovo: "E’ buono" dice il contadino ortonese.

Ed è proprio buono questo vino: caparbiamente voluto, dolcemente raccolto, accuratamente lavorato.

Ed è proprio buono questo vino: mitigatore delle fatiche, ristoratore della polverosa sete estiva, compagno delle comitive di amici, primo attore delle tavole imbandite per la festa.

Ed è proprio buono questo vino così uguale ad Ortona, aspro e forte, che qualche volta annebbia il cervello e fa tremare le gambe e altre volte consola e fa sorridere.

 

 

M. Eramo