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IL CULTO E I SACRAMENTI
| Il ruolo della Liturgia | Le liturgie eucaristiche | I cicli liturgici |
| I sacramenti | Battesimo e Crisma | L'Eucaristia |
| Gli Ordini Sacri | La Penitenza (Confessione) |
| L'Unzione degli infermi | Il Matrimonio |
Per la sua ricchezza teologica, il suo significato spirituale e la varietà espressiva, il culto della Chiesa Ortodossa rappresenta uno dei fattori più significativi della continuità e dell'identità dell'Ortodossia. Aiuta a capire la sopravvivenza del Cristianesimo durante i diversi secoli del dominio musulmano in Medio Oriente e nei Balcani quando la liturgia era la sola fonte di conoscenza e di esperienza religiosa. In Unione Sovietica la prassi liturgica era praticamente l'unica espressione religiosa giuridicamente autorizzata. La continua esistenza di comunità Ortodosse nella regione era concentrata quasi esclusivamente attorno alla liturgia.
Il concetto che la Chiesa è rinvenibile autenticamente quando l'insieme dei fedeli è raggruppato nel culto, è un'espressione basilare dell'esperienza orientale cristiana. Senza questo concetto è impossibile capire gli essenziali fondamenti della struttura della Chiesa nell'Ortodossia, in cui il vescovo ricopre il ruolo d'insegnante e sommo sacerdote nella liturgia. Similmente, l'esperienza personale dell'uomo nella partecipazione alla vita divina è capita all'interno della continua azione liturgica della comunità.
Secondo molti, una delle ragioni che aiutano a spiegare perché la liturgia orientale ha avuto un impatto molto forte nella Chiesa, impatto che non ha eguale in paragone alle liturgie occidentali, è che la liturgia orientale è sempre stata vista come un'esperienza totale, che tocca l'uomo contemporaneamente nella sfera emotiva e intellettuale e colpendo pure la sua facoltà estetica. La liturgia include una varietà di modelli, o simboli, usa formali asserti teologici come percezioni fisiche e gesti (musica, incenso, prostrazioni) e arti visuali. Tutto ciò è mirato a portare il contenuto della fede cristiana al popolo colto e a quello meno colto. La partecipazione alla liturgia implica familiarità con le sue forme espressive, molte delle quali derivano da un contesto storico e culturale passato. Così, l'uso di tale antica elaborata liturgia presuppone una preparazione catechetica. In alcuni casi, queste forme espressive vengono adattate senza che, però, si crei un pregiudizio o un disprezzo verso quelle più antiche. Non fa parte della mentalità ortodossa né un disprezzo verso le forme liturgiche passate, né una rigida e legale esecuzione rituale attenta a non tralasciare neppure una virgola del testo. La Chiesa Ortodossa riconosce che le forme liturgiche possono essere soggette a cambiamenti dal momento che, a partire dalla Chiesa primitiva, è stata ammessa una grande varietà di tradizioni liturgiche, varietà che è possibile avere anche oggi. In tal modo, oggi in Europa occidentale e in America, esistono comunità Ortodosse con liturgie occidentali.
La Chiesa Ortodossa, comunque, è sempre stata conservativa in materia liturgica. Questa caratteristica è dovuta, in particolare, all'assenza di un'autorità ecclesiastica centrale che avrebbe potuto promuovere delle riforme e dalla ferma convinzione che la Chiesa deve essere concepita in forma unitaria: la liturgia non è un elemento che sta per conto suo essendo il principale mezzo attraverso il quale si comunica la fede e la vera esperienza cristiana. Conseguentemente una riforma della liturgia equivale ad una riforma della stessa fede. Nonostante che ad occhi non ortodossi questo conservatorismo possa parere un limite, è indubbio che grazie a ciò, la liturgia Ortodossa ha conservato molti essenziali valori cristiani provenienti direttamente dall'esperienza della Chiesa primitiva.
In tutti i secoli la liturgia Ortodossa è stata riccamente abbellita con composizioni innografiche di vari autori. A Costantinopoli (città in cui tale liturgia si è formata), il culto è stato impreziosito con espressioni tratte dalla Bibbia, con consuetudini tratte dal cristianesimo primitivo, con ampie citazioni tratte da fonti teologiche patristiche e da poesie greche e con gesti del cerimoniale imperiale, per comunicare simbolicamente le realtà del Regno di Dio.
Normalmente, il contenuto della liturgia è accessibile direttamente al fedele, perché la tradizione romano-orientale prevede l'uso della lingua vernacolare nella liturgia. La traduzione delle Sacre Scritture e della liturgia in varie lingue, è stata effettuata dai romano-orientali del Medioevo, come dai moderni missionari russi. Lo spirito conservativo liturgico mantiene, comunque, anche l'utilizzo delle lingue antiche. Il greco medioevale viene utilizzato dai greci attuali e l'antico slavonico viene conservato da tutti gli slavi. Entrambe le lingue sono distanti dalla parlata moderna come la versione biblica del Re Giacomo, usata in molte chiese protestanti, lo è dal moderno inglese.
Generalmente nel culto ortodosso vengono celebrate due liturgie eucaristiche: la cosiddetta liturgia di San Giovanni Cristostomo e quella di San Basilio il Grande. Entrambe hanno acquisito la loro forma attuale nel IX secolo anche se è riconosciuto che il "canone" (preghiera) eucaristico della liturgia di San Basilio è precedente al IV secolo, ossia prima dello stesso San Basilio. La cosiddetta Liturgia di San Giacomo è usata di tanto in tanto, particolarmente a Gerusalemme. Durante il periodo quaresimale, viene celebrata una liturgia senza consacrazione, nella quale vengono offerti il pane e il vino consacrati la domenica precedente. Questa liturgia, celebrata in relazione con il Vespero, è chiamata "Liturgia del Presantificati" ed è attribuita a San Gregorio Magno.
Le liturgie di San Giovanni Crisostomo e di San Basilio differiscono tra loro solo nel testo del canone (preghiera) eucaristica: la maniera in cui sono strutturate, si è stabilita nel Medioevo ed è identica.
Queste liturgie eucaristiche cominciano con un elaborato rito di preparazione (la proscomidia). Un sacerdote su una "tavola di oblazione" non lontana dall'altare dispone su una patena (piatto) le particelle di pane che simboleggiano l'assemblea dei santi, sia vivi che morti, attorno a Cristo, "Agnello di Dio". A ciò segue la "Liturgia del Catecumeni" che inizia con un ingresso processionale del presbitero nel santuario con in mano il Vangelo (Piccolo Ingresso). Questa parte include la tradizionale "liturgia della parola", cioè, la lettura dalle lettere del Nuovo Testamento e i Santi Vangeli. In alcuni casi alla lettura del Vangelo segue un'omelia. Questa parte liturgica termina con l'allontanamento dei catecumeni che, prima d'essere battezzati, non sono ammessi alla parte sacramentale. Il "Liturgia dei fedeli" include un'altra processione del sacerdote nel Santuario. In questo caso egli reca il pane e il vino dalla tavola dell'oblazione all'altare (Ingresso Grande). A ciò segue la professione di fede con la recita o il canto del Credo niceno. Segue il canone eucaristico, il Padre nostro e la Comunione, con lo schema che è tipico anche nelle liturgie occidentali. Il pane utilizzato per la liturgia eucaristica viene fatto lievitare e la comunione è distribuita in entrambe le specie (pane e vino) con un particolare cucchiaio (lavis).
Uno delle caratteristiche maggiori della tradizione liturgica romano-orientale è la ricchezza e varietà delle innografie che marcano i vari cicli dell'anno liturgico. Un particolare libro liturgico contiene gli inni per ciascun principale ciclo. Il ciclo quotidiano include gli uffici dell'Hesperinos (Vespero), dell'Apodeipnon (Compieta), del Mesoniktikon (la preghiera di mezzanotte), dell'Orthros (Mattutini) e delle quattro "ore" canoniche, cioè, gli uffici di "Prima" (6,00), "Terza" (9,00), "Sesta" (12,00) e "Nona" (15,00). Il libro liturgico che copre gli uffici quotidiani è chiamato Horologhion ("Libro delle ore"). Il ciclo pasquale è centrato sulla "Festa delle Feste", cioè sulla Risurrezione di Cristo; include il periodo della Grande Quaresima, preceduta da tre domeniche di preparazione, e il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. Gli inni del periodo quaresimale sono nel Triodion (Libro delle "Tre Odi"), quelli del periodo pasquale nel Pentekostarion. Il ciclo settimanale è la prosecuzione del ciclo di Risurrezione rinvenibile nel Triodion e nel Pentekostarion; ogni settimana segue la domenica dopo Pentecoste (50 giorni dopo Pasqua) possiede il suo tono musicale, cioè il modo in cui vengono cantati gli inni settimanali. Ci sono otto toni la cui composizione è attribuita tradizionalmente a San Giovanni di Damasco (VIII secolo). Ogni settimana è centrata attorno alla domenica, giorno della Risurrezione di Cristo.
I cicli pasquali e settimanali dominano tutti gli uffici dell'anno e illustrano la centralità fondamentale della Risurrezione nella comprensione orientale del messaggio cristiano. La data di Pasqua, stabilita nel Concilio di Nicea (325), cade la prima domenica dopo la luna piena che segue l'equinozio primaverile. Esiste, qui, una differenza tra l'Oriente e l'Occidente nel computo di tal data, dal momento che la Chiesa ortodossa utilizza il calendario Giuliano per stabilire la data dell'equinozio (il calendario ha una differenza di 13 giorni rispetto a quello normalmente usato). La differenza è stabilita anche dalla tradizione che impedisce alla Pasqua cristiana di precedere o coincidere con quella ebraica. Il ciclo annuale include inni per ciascun giorno dell'anno e per la festa e la commemorazione dei santi. Questi testi sono rinvenibili nei 12 volumi del Menaion ("Libro dei Mesi").
Dal VI al IX secolo la Chiesa romano-orientale ha avuto un periodo d'oro di creatività innografica per opera di grandi poeti tra i quali San Giovanni Damasceno. In tempi più recenti la composizione di inni ha generalmente seguito lo stile degli autori antichi, raramente ha raggiunto il loro livello poetico. La tradizione Orientale Ortodossa proibisce la musica d'accompagnamento al canto. Il canto viene sempre eseguito "a cappella" con qualche eccezione rinvenibile nelle parrocchie d'America. Dietro a questa proibizione c'è l'idea che regolava la pratica cultuale nelle prime comunità cristiane: la vera preghiera nasce unicamente dall'espressione naturale dei credenti riuniti nel culto. Oggi, in molte chiese Ortodosse c'è una grande ricchezza di nuovi canti composti per i testi liturgici.
I contemporanei catechismi ortodossi e i manuali affermano che la Chiesa riconosce sette misteri o "sacramenti": il Battesimo, il Crisma (Cresima), la Comunione, gli Ordini Santi, la Penitenza, l'Unzione degli infermi (l' "estrema unzione" dell'Occidente medievale) e il matrimonio. Né il libro liturgico che riporta i testi per il conferimento dei sacramenti (L'Euchologhion) né la tradizione patristica limitano formalmente il numero dei sacramenti; non distinguono neppure chiaramente tra i sacramenti strictu senso e la benedizione dell'acqua nel giorno dell'Epifania o la tonsura di un monaco che in Occidente sono detti sacramentali. Di fatto nessun concilio riconosciuto dalla Chiesa ortodossa ha definito il numero dei sacramenti; è solo attraverso le "confessioni Ortodosse" del XVII secolo dirette contro la Riforma protestante che è stato generalmente accettato il numero sette. La teologia sacramentale della Chiesa Ortodossa è basata, comunque, sulla nozione che la comunità ecclesiastica è l'unico mysterion, del quale i vari sacramenti o sacramentali sono normali espressioni.
Nell'Occidente del periodo Scolastico (Basso Medioevo) e, specialmente, con la Riforma cattolica (XVI secolo), è stato particolarmente enfatizzato il potere giuridico vicario del ministro nell'amministrare validamente i sacramenti. L'Oriente ortodosso, comunque, interpreta ciascun atto sacramentale come una preghiera dell'intera comunità ecclesiastica, condotta dal vescovo o in sua rappresentanza, ed anche come una risposta di Dio, sulla promessa di Cristo d'inviare sulla Chiesa lo Spirito Santo. Questi due aspetti del sacramento escludono sia la visione magica che quella legalistica: implicano che lo Spirito Santo è stato dato per liberare gli uomini e attende da loro una risposta. Nel mysterion della Chiesa la partecipazione degli uomini in Dio è effettuata attraverso la loro "cooperazione" o "sinergia"; rendere possibile questa partecipazione è, d'altronde, il fine dell'incarnazione.
Il battesimo è normalmente compiuto per tripla immersione come segno della morte e Risurrezione di Cristo; così, il sacramento è visto anche nella sua forma esterna come un dono di vita nuova. Al battesimo segue immediatamente il conferimento del Crisma, compiuto dal prete che unge il neobattezzato con il "Santo Crisma" (olio) benedetto dal vescovo. I bambini battezzati e cresimati sono ammessi alla Santa Comunione. Il fatto di ammettere i nuovi cristiani alla Comunione immediatamente dopo il loro Battesimo e dopo la Cresima, si motiva perché la tradizione cristiana orientale ha conservato il significato positivo del battesimo quale inizio di una vita nuova nutrita dall'Eucarestia.
In Oriente non è mai esistita molta speculazione sulla natura del mistero dell'Eucaristia. Entrambe le anafore (preghiere) eucaristiche utilizzate (quella di San Basilio e quella di San Giovanni Crisostomo) includono il "racconto dell'istituzione eucaristica ("Questo è il mio Corpo...," "Questo è il mio Sangue..."). In Occidente la preghiera eucaristica è considerata necessaria per realizzare il sacramento. La differenza con l'Oriente, sta nel fatto che il punto culminante della preghiera eucaristica non è il ricordo dell'atto compiuto da Cristo ma l'invocazione del Santo Spirito che segue immediatamente al racconto evangelico: "Manda il tuo Santo Spirito su di noi e sopra i Doni qui presenti e fa' di questo Pane il prezioso Corpo del tuo Cristo ... e fa' di ciò che è in questo Calice il prezioso Sangue del tuo Cristo". In tal modo, il mistero centrale del Cristianesimo è realizzato non per virtù d'un uomo che agisce in persona Christi (è la posizione tradizionale dell'Occidente) ma attraverso la preghiera della Chiesa e l'azione dello Spirito Santo. La natura del mistero che coinvolge il pane e il vino viene espressa con il termine metabolé, cioé trasmutazione sacramentale. Il termine occidentale "trasustanziazione" ricorre solo in alcune confessioni di fede del XVII secolo.
La Chiesa Ortodossa riconosce tre ordini maggiori (il diaconato, il sacerdozio, e l'episcopato) e due ordini minori (il lettorato e il suddiaconato). Tutte le ordinazioni sono compiute da un vescovo e, normalmente, durante la liturgia eucaristica. La consacrazione di un vescovo richiede la partecipazione di almeno due o tre vescovi, come un'elezione da un sinodo canonico.
Il sacramento della penitenza nella Chiesa primitiva era un solenne atto di riconciliazione attraverso il quale il peccatore scomunicato veniva riammesso nella comunione della Chiesa. Storicamente si è trasformato in un atto privato attraverso il quale ogni cristiano rinnovata periodicamente la sua appartenenza alla Chiesa. Oggi nella Chiesa Ortodossa esiste una certa varietà nella pratica del rito penitenziale. Nelle chiese balcaniche e del Medio Oriente, era caduta in disuso nei quattro secoli dell'occupazione turca mentre attualmente viene gradualmente ripristinata. Nelle chiese greche solo alcuni preti incaricati dal vescovo, hanno il compito di sentire le confessioni. In Russia le confessioni sono rimaste una pratica diffusa e vengono generalmente chieste prima di fare la comunione. La confessione generale o di gruppo è stata introdotta da Giovanni di Kronshtadt, un capo spirituale russo all'inizio del XX secolo, e viene praticata di tanto in tanto. Il rito della confessione nell'Euchologion ha la forma di una preghiera, o invocazione, recitata dal sacerdote per la remissione dei peccati del penitente. Il rituale slavo, ispirato da quello latino, ha una forma giuridica di assoluzione personale. Tale forma è stata introdotta da Pietro Mogila, metropolita di Kiev (XVII secolo). La confessione, nella pratica ortodossa, è generalmente vista come una forma spirituale di guarigione piuttosto che come un tribunale. La relativa mancanza di una visione legalistica riflette l'approccio patristico che vede il peccato come una passione interiore e una schiavitù. Gli atti esterni peccaminosi - che possono essere provati giuridicamente - sono solo una manifestazione di questa malattia interiore dell'uomo.
L'Unzione degli infermi è una preghiera di guarigione. Nella Chiesa greca è compiuta annualmente in chiesa per il beneficio di tutta la comunità dei credenti la sera del mercoledì Santo.
Il Matrimonio è celebrato attraverso un rito d'incoronazione, compiuto con grande solennità, e significa un'unione eterna, sacramentalmente "realizzata" nel Regno di Dio. La teologia ortodossa insiste sull'eternità sacramentale del matrimonio piuttosto che sulla sua indissolubilità legale. Così, viene celebrato un secondo matrimonio con un rito penitenziale, in caso di vedovanza o di divorzio. Gli uomini sposati più d'una volta non vengono ammessi al sacerdozio. E' tollerato un nuovo matrimonio dopo il divorzio dal momento che si ritiene possibile che il sacramento del matrimonio, ricevuto la prima volta, non sia stato accolto con quella piena consapevolezza e responsabilità che lo rende pienamente effettivo. Per tale motivo viene concessa una seconda possibilità.