BREVE VITA DEL PADRE NOSTRO TRA I SANTI
AMBROGIO
METROPOLITA DI BELO-KRINITSA
E DI TUTTI GLI ANTICHI ORTODOSSI,
IL CONFESSORE
Il presente intervento è teso a documentare storicamente la realtà dei vecchio-credenti russi. È parso giusto dedicare questo spazio per mostrare l'esistenza e la storia di questa chiesa che riflette, per alcuni aspetti, l'antica identità cristiana russa. L'articolo, di taglio culturale, non comporta assolutamente l'adesione dei redattori del presente sito al messaggio di questa chiesa ma ne vuole riflettere serenamente la prospettiva dal suo punto di vista.
I Vecchi Credenti (Staroveryi) o Vecchi Ritualisti (Staroobrjadtsyi) o, come essi stessi preferiscono essere chiamati, Antichi Ortodossi (Drevlepravoslavnyi), sono quei cristiani rimasti fedeli agli antichi riti, dogmi e strutture ecclesiastiche dell'Ortodossia russa, da quando nel diciassettesimo secolo furono introdotti cambiamenti per opera del Patriarca di Mosca Nikon. A Nikon si opposero diversi vescovi, tra i quali Pavel di Kolomensk, e l'arciprete Avvakum. Come risultato, gli Antichi Ortodossi subirono persecuzioni, e molti furono martirizzati, inclusi il Vescovo Pavel, Avvakum e molti preti e monaci.
Molti Antichi Ortodossi fuggirono in Siberia e in paesi confinanti, soprattutto l'attuale Romania. La maggior parte di loro non ha mai perduto o rifiutato il sacerdozio, anche se alcuni lo hanno negato, e sono pertanto chiamati "asacerdotali" (Bespopovtsyi): la loro reazione al sacerdozio non è tuttavia motivata dalle innovazioni di Nikon, quanto dalla loro visione dell'imminente regno dell'Anticristo.
Nel corso del tempo, gli Antichi Ortodossi sacerdotali fondarono un centro presso il cimitero di Rogozh a Mosca, e in seguito il monastero di Belo-Krinitsa ("Fontana bianca") in Bucovina, a quel tempo parte dell'Impero austriaco, oggi in Ucraina. Anche se vi erano stati vescovi antico-ortodossi ordinati da prelati ortodossi non russi, nessuno di loro aveva lasciato successori, e sotto il regno dello Tsar Nicola I leggi rigorose regolavano la ricezione di convertiti dalla Chiesa ufficiale di stato.
L'Austria, dove si trovava il monastero di Belo-Krinitsa, era un luogo di libertà per gli Antichi Ortodossi (che lì portavano il nome di Lipoveni), grazie alle leggi emanate nel 1783 dall'Imperatore Giuseppe II. A Vienna il Ministro degli Interni, Conte Kolovrat, e l'Arciduca Ludwig prepararono la strada per il permesso, dato dall'Imperatore Ferdinando nel 1844, di invitare un vescovo straniero a stabilire la propria sede a Belo-Krinitsa per servire le necessità degli Antichi Ortodossi nei domini dell'Impero.
Due monaci, Pavel (Velikodvorski) e Alimpij (Miloradov) furono scelti per cercare un adeguato candidato al primato tra le chiese ortodosse non russe. Da generazioni esistevano comunità di Antichi Ortodossi nella Turchia europea, profughi dalle violenze in Russia, ed era naturale che la ricerca di un vescovo muovesse tra loro i primi passi. Secondo i rapporti del governo russo, dopo la metà dell'800 circa 4.000 Antichi Ortodossi vivevano nell'Impero austriaco, la maggior parte in Bucovina, al confine con la Russia presso il fiume Prut, e circa 36.000 vivevano nell'Impero ottomano. Di questi ultimi, la maggioranza viveva nella Dobrugia settentrionale, presso il delta del Danubio. Altri vivevano a Costantinopoli, in altri territori europei dell'Impero, e in alcuni insediamenti in Asia Minore.
I monaci Pavel e Alimpij incontrarono il Metropolita Ambrogio, già di Sarajevo in Bosnia, che era stato esiliato per ragioni politiche dalla sua sede da parte dei turchi. A mettere i monaci in contatto con il metropolita fu Osip Semenovich Goncharov, ataman dei Nekrasovtsyi. Questi erano Cosacchi del Don, fuggiti dalla Russia al tempo degli Streltsij guidati da Ignatij Nekrasov, e portavano il suo nome. Molti di loro erano Antichi Ortodossi.
Ambrogio era un greco, nato nel 1791 in un villaggio presso Enos. Suo padre, Giorgio, era un prete della Chiesa greca, che diede al figlio il nome di Andrea nel Santo Battesimo. Nel 1811, Andrea si sposò, e poco dopo fu ordinato a sua volta prete dal Metropolita Matteo. Nel 1814 perse la moglie, che gli aveva dato un figlio, anch'egli di nome Giorgio. Tre anni dopo essere rimasto vedovo, fu tonsurato monaco con il nome monastico di Ambrogio. Nel 1817 fu eletto Igumeno del Monastero della Santissima Trinità sull'isola di Halki. Il Patriarca Costantino lo fece protosincello della Chiesa patriarcale greca nel 1827. Come risulta da un documento datato 9 settembre 1835, fu ordinato Metropolita di Sarajevo in Bosnia dal Patriarca Gregorio assistito da quattro altri vescovi. Rimase nella sua sede per cinque anni, prima di essere rimosso dai turchi. Il 12 settembre 1840 il Patriarca Antimio II, dopo avere indagato sulla sua rimozione, gli diede un certificato di buona reputazione che gli consentiva di tenere funzioni religiose a Costantinopoli.
Un serbo, Costantino Efimovic, fu usato come interprete tra il Metropolita Ambrogio e i due monaci antico-ortodossi, che esaminarono la sua ortodossia, e ai quali egli presentò il suddetto documento del patriarca greco. Il Metropolita Ambrogio e suo figlio presero quindi tempo per indagare sullo status degli Antichi Ortodossi russi e della canonicità di quanto gli veniva richiesto, prima di dare il proprio assenso il 15 aprile 1846.
Dopo un viaggio lungo il Danubio, il Metropolita Ambrogio e i due monaci arrivarono a Tulcea, nell'odierna Romania, dove cinquecento Nekrasovtsyi, assieme ai monaci del monastero di Slavo-Rus, il loro Igumeno Makarij e Padre Arkadij Lavrentijevskij presentarono al metropolita il tradizionale pane con sale. Quindi il Metropolita si recò a Vienna, e giunse a Belo-Krinitsa in Bucovina il 12 ottobre 1846. Il governo austriaco richiese e ottenne dal patriarcato greco un rapporto favorevole sul metropolita, prima di dargli il permesso di fissare la sua residenza nei propri domini. Dopo una riunione per discutere la procedura di insediamento del metropolita, il 28 ottobre 1846 ebbe luogo l'officio della Vigilia in onore di San Nicola il Taumaturgo. Il giorno seguente, dopo avere letto la consueta professione di fede dal rituale in slavonico ecclesiastico traslitterato in caratteri greci, il metropolita fu accolto secondo il Canone 95 del Sesto Concilio Ecumenico. Il prete-monaco Ieronim, con la benedizione del primo e nuovo Metropolita di Belo-Krinitsa e di tutti gli Antichi Ortodossi russi, iniziò quindi la Divina Liturgia in cui il metropolita concelebrò.
Tra il 1 novembre 1846 e il 6 gennaio 1847 il Metropolita Ambrogio celebrò offici divini e ordinò clero di ogni grado. Gli Antichi Ortodossi russi ora avevano tutti e tre i gradi sacramentali che avevano così a lungo desiderato. Il metropolita leggeva le preghiere nella sua lingua nativa, il greco, ma il diacono e il coro usavano lo slavonico. Fu il 6 gennaio 1847 che Kirill (Timofejev) fu ordinato Vescovo di Menos. A causa della mancanza di altri due vescovi, furono messi al loro posto due arcipreti, una procedura già usata prima nella storia della Chiesa in casi di necessità, e descritta in alcune vite di santi. Molte persone, inclusi i funzionari civili della Bucovina, parteciparono all'evento, e per gratitudine i monaci offrirono un banchetto in loro onore. Nell'agosto del 1847 ci fu l'ordinazione del Vescovo Arkadij di Salvo-Rus, una sede di Antichi Ortodossi con un monastero presso Tulcea, che ancora esiste nell'odierna Romania.
Il Ministero degli Esteri russo minacciò di rappresaglie il governo cattolico romano dell'Austria, se quest'ultimo non avesse ritirato il permesso agli Antichi Ortodossi di stabilire la propria metropolia nell'Impero asburgico. Il Santo Sinodo, attraverso il quale gli tsar controllavano la chiesa di stato nikoniana fin dal tempo dell'abolizione del Patriarcato sotto Pietro I, minacciò allo stesso modo di tagliare ogni assistenza finanziaria al patriarcato di Costantinopoli se non avesse fatto tutto quanto era in suo potere per indurre il Metropolita Ambrogio a cambiare la propria posizione. Il patriarca greco tentò di farlo per due volte tramite il metropolita greco di Karlowitz. Il Metropolita Ambrogio, tuttavia, rifiutò. Certamente gli Antichi Ortodossi russi lo avevano convinto che il sistema del Santo Sinodo, creato nel 1700 da Pietro I per controllare la chiesa di stato al posto del patriarca, e con cui essi non volevano avere a che fare, non era un'istituzione canonica. Per decreto dello Tsar Paolo I, i sovrani russi erano dichiarati "capi della Chiesa" e tutti i vescovi della chiesa di stato erano obbligati a prestare un giuramento in tal senso.
In seguito alle pressioni diplomatiche, le autorità austriache chiusero il monastero di Belo-Krinitsa il 3 marzo 1848, e il Metropolita Ambrogio fu inviato in esilio a Tzill in Stiria. Dopo lo scoppio dei moti rivoluzionari a Vienna, e con l'assistenza del Conte Kolovrat, il ministro già menzionato, il monastero di Belo-Krinitsa fu riaperto alla fine del 1848, anche se il metropolita dovette rimanere in esilio. il suo vicario, Kirill, ordinò quindi Onufrij come vescovo di Braila e il 3 gennaio 1849 Sofronij (Zhirov) come vescovo di Simbirsk in Russia. Il successore di quest'ultimo fu Antonij (Shutov), che sarebbe divenuto il primo arcivescovo antico-ortodosso di Mosca.
Il Metropolita Ambrogio visse quindici anni in esilio e nelle sofferenze, tra gente che non parlava neppure la sua lingua, ma che era disposto ad aiutare nel loro bisogno di un sacerdozio. Egli vide tutto questo come la volontà di Dio nei suoi confronti. Il 28 ottobre 1863 egli inviò il suo ultimo atto ufficiale come primate degli Antichi Ortodossi russi all'Arcivescovo Antonij e a tutti i vescovi sotto la sua giurisdizione. Il documento inizia con le parole: "Per la misericordia di Dio, l'umile arcivescovo e metropolita di tutti gli Antichi Ortodossi, Ambrogio." Il documento è firmato in greco con parole simili. Nel testo egli si dichiara dispiaciuto di essere vissuto così lontano dal suo gregge, e che la sua salute non gli permetta di fare di più, ma prende il suo tempo per discutere molte questioni ecclesiastiche relative al popolo sotto la sua cura spirituale. Questo documento confuta chiaramente quei nemici dell'Antica Ortodossia che vorrebbero far credere che il santo metropolita abbia concluso i suoi giorni ripudiando il suo gregge. Egli morì il 30 ottobre 1863, due giorni dopo avere preparato la sua ultima lettera pastorale. Il Metropolita Kirill tenne il suo officio funebre a Belo-Krinitsa, ma il metropolita fu sepolto nel cimitero ortodosso greco a Trieste. Egli aveva amato il suo popolo ed era morto per loro. Il suo bastone pastorale è ora a Mosca ed è stato usato nell'insediamento dell'Arcivescovo Alimpij come primo Metropolita di Mosca e di tutta la Russia.
Nel 1899 il Patriarca di Costantinopoli istituì una commissione per studiare la questione del Metropolita Ambrogio e della sua accettazione del primato della Chiesa Antico-Ortodossa Russa. La commissione emanò un decreto di riconoscimento della gerarchia stabilita dal Metropolita Ambrogio, decreto che inquietò Pobedonostsev, il procuratore laico del Santo Sinodo della chiesa russa di stato.
A un sinodo congiunto tenuto al Monastero di Belo-Krinitsa 150 anni dopo la sua accettazione del primato, il Metropolita Ambrogio è stato canonizzato lunedì 11 novembre 1996, alla presenza di entrambi i suoi successori, il Metropolita Leontij di Belo-Krinitsa e il Metropolita Alimpij di Mosca e di tutta la Russia. Il giorno della sua festa è stato assegnato al 30 ottobre (12 novembre, secondo il nuovo calendario) di ogni anno. Il 18/31 maggio 2000 ha avuto luogo l'esumazione delle sue reliquie e la loro traslazione da Trieste a Braila, in Romania.
FONTI
Il presente testo si basa principalmente su:
- Kratkoe Skazanie o Preosvjashchennom Ambrosii Mitropolite Belokrinitskom Inoka Nila (Breve racconto del Sacratissimo Ambrogio Metropolita di Belo-Krinitsa, del Monaco Nilo), ristampa dell'edizione russa del 1907. L'autore fu un testimone oculare della vita del santo in Austria.
- Staroobrjadets, vol. 5, p. 567s., rivista antico-ortodossa russa;
- Rus' Pravoslavnaja, No. 6, Dic. 1996; No. 10, 1997;
- F. C. Conybeare, Russian Dissenters, New York 1992;
- Paul Call - Vasily L. Kelslev, An Encounter with the Russian Revolutionaries and the Old Believers, 1979.
Traduzione italiana dello Ieromonaco Ambrogio della Comunità Ortodossa "San Massimo, Vescovo di Torino" (Patriarcato di Mosca) su richiesta e per benedizione del Metropolita Leontij di Belo-Krinitsa Giugno 2000
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