'); //-->L'INNO AKATHISTOS
È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Viene cantato nei venerdì della Grande Quaresima. Nella storia letteraria e liturgica del Cristianesimo non esiste nulla di simile. Più che essere sbocciato dalla mente di un dotto è il prodotto del cuore della Chiesa la quale gli ha dato un nome singolare: akathistos, ossia "in piedi" perché, lungo il canto di tale inno, i fedeli non stanno seduti. È un capolavoro di metrica, ritmo, poesia, teologia ed elevazione spirituale. La struttura metrica del testo greco originale è di una precisione che rasenta l'inverosimile: architettate le stanze, incasellati i versi, predisposti gli accenti, numerate le sillabe, fissate le pause: un telaio perfetto che non si può toccare senza che l'esperto lo noti. Ma la studiatissima architettura metrico-sillabica non ha imprigionato l'onda poetica, che supera il metro e il ritmo in un melodioso variato succedersi di stanze, di temi, di immagini, di versi, di accenti, con andatura fluente insieme e solenne e da un elegantissimo intreccio di rime perfette.
L'inno si configura in due grandi scenari: il primo riporta il racconto evangelico, dall'Annunciazione all'incontro con Simeone nel tempio; il secondo, i fondamentali articoli di fede riguardanti la Theotokos (vita verginale, verginale concepimento, divina maternità, parto verginale, perpetua verginità, presenza ecclesiale). Le stanze poetiche alternano quadri mariani a temi cristilogici includendo assieme il Figlio e la Madre: le une prorompono in acclamazioni alla Vergine, le altre si chiudono acclamando al Signore. Tutte cominciano con la presentazione di un fatto o di un tema. Le stanze mariane sviluppano poi tale argomento in un susseguirsi, in forma binaria, di sentenze concise, di lapidarie asserzioni molto spesso bibliche che si chiudono con una spontanea solenne ovazione: Ave, Sposa non sposata! Perché questa disposizione? Perché l'inno è una splendida liturgia di lode. L'autore di quest'inno, composto verso la fine del V secolo, è anonimo. Sicuramente era un grande poeta e teologo che ha preferito attribuire alla voce della Chiesa le alte espressioni del suo cuore contemplativo. Dell'inno viene riportata solo una piccola parte.
Con la dedica espressa nel Kondàkion si apre ogni celebrazione dell'Akathistos. Tale pezzo si ripete in ognuna delle quattro sezioni in cui l'inno è distribuito nell'ufficiatura liturgica.
Kondàkion
Alla stratega condottiera vada il premio della vittoria
poiche' mi hai riscattata da tremende sventure. I canti di ringraziamento
[io] tua citta' ti dedico, o Genitrice di Dio.
Fa' in modo che l'Impero non venga vinto
e liberami da ogni pericolo
affinche' ti acclami: "Gioisci, sposa non sposata!".
INNO AKATHISTOS
Parte Narrativa
Il più eccleso degli Angeli fu mandato dal Cielo
per dir "Ave" alla Genitrice di Dio.
Al suo incorporeo saluto
vedendoti in Lei fatto uomo,
Signore,
in estasi stette,
acclamando la Madre così:Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s'estingue.Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s'incarna.Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.Ave, Sposa non sposata!
Ben sapeva Maria
d'esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva:
«Il tuo singolare messaggio all'anima mia incomprensibile appare:
da grembo di vergine
un parto predici, esclamando:
Alleluia!»Desiderava la Vergine
di capire il mistero e al nunzio divino chiedeva:
«Potrà il verginale mio seno
mai dare alla luce un bambino?
Dimmelo!»
E Quegli riverente
acclamandola disse così:Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d'arcano mistero.Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.Ave, o scala celeste
che scese l'Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall'orde dei dèmoni esecrato flagello.Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il «modo» a nessuno hai svelato.Ave, la scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.Ave, Sposa non sposata!
La Virtù dell'Altissimo
adombrò e rese Madre
la Vergine ignara di nozze:
quel seno, fecondo dall'alto,
divenne qual campo ubertoso per tutti,
che vogliono coglier salvezza cantando così:
Alleluia!Con in grembo il Signore
premurosa Maria
ascese e parlò a Elisabetta.
Il piccolo in seno alla madre
sentì il verginale saluto,
esultò,
e balzando di gioia
cantava alla Madre di Dio:Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dài vita all'Autor della vita.Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.Ave, clemenza di Dio verso l'uomo;
Ave, fiducia dell'uomo con Dio.Ave, Sposa non sposata!
Con il cuore in tumulto fra pensieri contrari
il savio Giuseppe ondeggiava:
tutt'ora mirandoti intatta sospetta segreti sponsali,
o illibata!
Quando Madre ti seppe
da Spirito Santo, esclamò:
Alleluia![...]