Viaggio in Moldavia: marzo 2003
| Chi lo avrebbe mai detto: arrivare in Moldavia. Fino a poco tempo fa non
sapevo neppure che esistesse un posto con questo nome. Poi l’anno scorso i salesiani, dopo la positiva esperienza del campo di accoglienza di San Foca, hanno avuto un contatto con il Vescovo di Chisnau a cui è seguita un’attività di animazione con un gruppo di giovani e di bambini nell’agosto scorso. Il tutto è andato molto bene. E poi la proposta a me di vivere questa esperienza con i miei ragazzi del Valentino. Un sogno che un po’ alla volta è diventato realtà. Siamo riusciti a mettere insieme cinque giovani animatori desiderosi di vivere questa esperienza. Ora mi trovo a raccontare quasi quattro giorni incredibili. Mi accompagna in questo viaggio don Pier, il salesiano che l’anno scorso ha vissuto questa esperienza. Per il viaggio nulla di speciale, a parte la piccolezza dell’aereo che ha fatto sì che per quasi 5 ore ho avuto le ginocchia in bocca, e poi qualche vuoto d’aria … La prima impressione non è stata poi così male: un aeroporto molto piccolo, ma comunque carino. Chisnau (la capitale della Moldavia), una tipica città dell’est europeo. La prima spia rossa che si è accesa è stato l’incontro con la poliziotta che mi ha controllato i bagagli: prima mi ha chiesto se ero li per “andare a donne” (sto citando). Certo che come accoglienza non è male e poi… mi ha chiesto qualche cosa, le ho dato 5 euro … mi faceva pena. Non so se però ho fatto bene. Uscendo dall’aeroporto e prendendo la via principale mi sembrava di ritornare a Sarajevo. Ripeto, pensavo peggio. Istintivamente mi viene da chiedermi: ma cosa ci faccio io qui? Forse non sempre la povertà è così visibile ed appariscente. E poi siamo comunque nella capitale di un paese. Bellissima la casa delle suore dove saremo ospitati, ma ancor più bella l’accoglienza. Fuori dall’aeroporto c’è un gruppetto di ragazzi che sono venuti ad accogliere don Pier. Che festa gli hanno fatto! E quanto gli è costato arrivare lì! Non è poi così facile per loro viaggiare! La stessa accoglienza che ci hanno riservato le tre suore di questa comunità. Non sapevano più cosa fare per noi! Sr Michelina è italiana, le altre due sono rumene ma parlano molto bene l’italiano. Quando poi don Pier ha tirato fuori dalla borsa un pacchettino di sementi che aveva a loro promesso, ci hanno fatto una festa incredibile. Basta proprio poco per chi non ha niente per esultare di gioia … e per noi che abbiamo tutto ci vuole proprio tanto per farci contenti! Bellissimo il dialogo avuto con queste suore circa la situazione sociale, politica e religiosa di questo paese. Ancora una volta ho capito che le apparenze ingannano. Forse l’eccessiva stanchezza e il buio mi hanno impedito di vedere le case. Sono fatiscenti! In casa ci sono i tubi dell’acqua, ma non c’è l’acqua. Si vedono questi “bloc”, questi casermoni incredibili, che a parte essere squallidi, sono ormai fatiscenti. Mentre suor Michelina raccontava mi veniva da piangere. Nelle campagne la terra è abbandonata perché, pur essendo molto fertile, i contadini non hanno le attrezzature per lavorare. In molti posti c’è ancora il baratto! La paga mensile è di circa 20-30 euro al mese, ma il costo della vita che è simile al nostro. Chi lavora in fabbrica spesso non viene pagato, ma riceve un po’ del lavoro prodotto che a sua volta, per vivere, deve in qualche modo vendere. Ecco perché sulle strade si vede gente vendere qualsiasi cosa! Ci ha consigliato di andare al mercato: c’è gente che vende i ricambi delle biro, i lacci delle scarpe appesi a un bastone, le bottiglie vuote dell’acqua. La situazione religiosa non è migliore. Su 4 milioni di abitanti i cattolici ufficialmente sono 20.000, ma in pratica sono circa 12.000. Il resto sono tutti ortodossi. Anche qui ci sarebbero delle cose interessanti da dire, ma è meglio lasciar perdere. Anche la Chiesa cattolica, molto giovane e piccola, ha le sue difficoltà! Prima di cena abbiamo celebrato la messa con le suore e con un gruppo di laici missionari del rinnovamento dello spirito. Anche questi che coraggio: abbandonare tutto per andare in missione in Moldavia! Mentre sono in camere e scrivo queste poche righe, una suora è venuta a portarci una bottiglia d’acqua, nel caso questa notte ci venga sete. Scopro così che in Moldavia l’acqua non è buona da bere, bisogna prima farla bollire o bere quella in bottiglia. Forse è meglio che mi metta a dormire: domani sarà una giornata molto impegnativa. MARTEDI’ Questa mattina con don Pier e sr Maria siamo stati a Stauceni, un paesino di 7.000 abitanti a 11 km da Chisnau, il luogo dove opererò questa estate col gruppo del Valentino. Uscendo dalla capitale ho avuto modo di vedere la povertà e la miseria di questa città, anche se nel paese è ancora più evidente. Appena si esce dalla città c’è il posto di blocco della polizia: tutte le città, all’entrata e all’uscita, c’è sempre la polizia. Qui siamo stati accolti da Padre Klaus, un religioso tedesco che, dopo essere stato in missione in Messico, è arrivato qui nell’est europeo. Un bravo sacerdote, disponibile, accogliente, ottimista, entusiasta. Dopo aver parlato con lui, chiarito tanti punti e risolto alcuni problemi, abbiamo incontrato il gruppo degli animatori per questa estate. Molto entusiasti e motivati, anche se l’esperienza … devono ancora farsela. Abbiamo poi visitato la nuova casa parrocchiale ancora in costruzione, che sarà la nostra base operativa. Anche il pranzo è stato un momento molto bello sia per l’accoglienza che per le informazioni che sono riuscito a raccogliere sul passato comunista di questo paese: un vero disastro. Il comunismo è riuscito in tutti questi anni ad azzerare queste persone. Lo stato ti garantiva una casa, il cibo e il lavoro per tutti. In cambio c’era l’abdicare ad usare il cervello, il sospetto, la paura e soprattutto il silenzio. Nessuna cultura pedagogica, educativa, nessuna attenzione agli ultimi, al sociale. Interessante l’esperienza di sr Maria. La Romania, il suo paese d’origine, era il più grande fornitore di carne di tutta l’Unione Sovietica. Ebbene lei da piccola non ha mai visto, tanto meno mangiato, carne. In compenso in Moldavia, racconta una signora anziana, il cibo c’era e in abbondanza. Il mangiare avanzato a pranzo veniva buttato via perché intanto per la cena ci pensava lo Stato. Ora la gente muore di fame! Lo sbaglio più grande della attuale dirigenza del paese è l’orientarsi a Mosca invece che all’Europa. Si ha nostalgia di un paese che è ormai allo sfascio. Interessantissime sono state poi le informazioni sulla Trasnistria, una piccola regione della Moldavia che nel 1991 si è resa secessionista. La Moldavia ha cercato di rimettere insieme i pezzi, addirittura c’è stata una guerra che è durata un mese, ma alla fine hanno capito che, essendo presente in Trasnistria la 26° armata russa, non c’era niente da fare. Attualmente questa regione, pur non essendo riconosciuta dalla comunità internazionale, ha un suo esercito, una sua polizia, una bandiere, una sua moneta. E’ praticamente indipendente. La cosa più assurda che questa 26° armata è ancora lì presente. Sembra che viva del traffico delle armi, di droga, di riciclaggio di denaro sporco e … colmo dei colmi, i capi non sanno più come spendere il denaro e la gente comune muore di fame. Cose dall’altro mondo! No, no … proprio di questo mondo! I cittadini moldavi, per entrare in Trasnistria, devono avere il passaporto e in compenso, i cittadini separatisti per avere il passaporto per andare all’estero devono andare in Moldavia a farsi il passaporto. Ritornati a Chisnau abbiamo incontrato il nuovo parroco della città, un sacerdote rumeno molto giovane e molto bravo. Ci ha invitati domani, festa di San Giuseppe, ad accompagnarlo in Trasnistria per la festa della nostra nuova parrocchia cattolica. E’ un’occasione da non perdere. Don Pier non verrà perché vuole vedere la menda dei poveri all’opera. Andrò io … anche se tutta ‘sta storia di questa regione secessionista mi attira, ma contemporaneamente mi inquieta. Anche perché parlando con le suore non abbiamo capito bene se siamo in regola oppure no. Qualcuno afferma che appena arrivati bisogna andare dalla polizia, altri dicono che solo dopo tre giorni, ma noi siamo a tre giorni col viaggio … che casino…boh. L’inquietudine per questo viaggio aumenta. Don Pier, il parroco e sr Michelina hanno organizzato la scuola animatori e il Campus di Chisnau. Ci è stato proposto di prendere parte all’incontro di tutti i giovani cattolici della Moldavia che si terrà ai primi di agosto, appena arriviamo in Moldavia. Dopo la messa, chiaramente in rumeno (e chi ci ha capito qualche cosa?) l’incontro di don Pier con gli animatori della città. Ne ho approfittato per parlare con Natascia, una ventisettenne moldava, una delle più strette collaboratrici di Don Cesare Lo Deserto. Quante cose ho scoperto sulla assurdità di questo paese! A cena siamo andati da don Cesare: che persona stupenda! Quanto bene sta facendo per questa popolazione: fa rientrare le ragazze moldave che in Italia erano entrate nel giro della prostituzione, sta preparando delle mense volanti per i poveri della città, sta contattando i sindaci per un progetto con i bambini e soprattutto è riuscito a trovare il modo di far entrare il materiale in Moldavia. Che è un’impresa non del tutto semplice. Lo stato invece che aiutare ostacola gli aiuti umanitari. Cose dall’altro mondo! L’80% della popolazione moldava è alla fame. Molte persone quando ricevono il mangiare non lo portano neppure a casa. Hanno talmente fame che lo mangiano lì sul posto. Va beh, andiamo a dormire, domani sarà una giornata intensa. MERCOLEDI’ Dopo aver incontrato e parlato col vescovo di Chisnau si parte per questa benedetta Trasnistria. Il viaggio è allucinante: la strada è in collina, l’autista deve fare lo slalom in mezzo alle buche. Subito capisco che tutto quello visto fino ad ora era solo una pallida immagine della miseria di questo stato e soprattutto di questa gente. Città e paesi con un degrado incredibile. Gente sulle strade che vende di tutto. Su una strada in campagna ho visto due donne anziane vendere dei rami secchi. Mi viene da piangere. Le macchine, i pulman e i camion perdono i pezzi da tutte le parti. Molte volte si vedono dei carretti trainati da un animale … Dopo due ore arriviamo al confine con la Trasnistria. Subito dopo il ponte c’è il confine: la sbarra, i militari con la stella rossa sul colbacco. Ci fermano, ci perquisiscono, ci fanno aprire la macchina e il don va a portare i passaporti. L’attesa è di circa un’ora: cose allucinanti. Alla fine ci lasciano passare. Meno male, e purtroppo la chiesa è subito dopo il confine. Meno male perché qui non si sa cosa può succedere, purtroppo perché non riesco a vedere questa regione che è veramente alla fame. Mi basta comunque quello che ho già visto. Arriviamo a questa chiesa che è in costruzione (la chiesa moldava è giovanissima). Ci vestiamo e inizia la messa: tutta in russo e… al freddo. Mannaggia, fa un freddo boia. Al termine il pranzo con tutti i preti (10) della chiesa moldava e le suore che sono venute. Anche qui ho mangiato bene, però non ho capito una parola di quello che hanno detto. L’unica interruzione è stata del vescovo che mi ha chiesto cosa pensassi della chiesa moldava. Al ritorno i vespri con le suore e un po’ di tranquillità per parlarci delle nostre cose e per riuscire a capire bene che cosa serve a livello di materiale: tutto! Domani si parte. Se dovessi ascoltare il mio cuore resterei qui, ma voglio troppo bene ai miei ragazzi e alla gente del Valentino per abbandonarli. Grazie o Signore per le persone incontrate, per le cose viste, per l’accoglienza avuta … ma soprattutto per l’esperienza che mi donerai questa estate. |