LA SABINA

 

In tutto il bacino del Mediterraneo, l’Italia è uno dei luoghi dove l’olivo si è trovato più a suo agio: qui si è stabilito espandendosi dalla Sicilia fino alla Liguria ignorando le regioni e le zone più fredde. In particolare esso ha colonizzato l’Italia centrale, dove si trova la Sabina, che si estende fra le province di Rieti e di Roma. La Sabina prende il nome dal popolo che molti secoli fa la abitava, i Sabini appunto. Questa popolazione era una delle più antiche d’Italia e d’Europa. Nel 290 avanti Cristo la Sabina venne conquistata dai Romani e a quegli anni si riferisce una delle più conosciute leggende dell'antica storia di Roma, quella del Ratto delle Sabine.

I Romani svilupparono moltissimo la coltivazione dell'olivo in Sabina, e già durante il I secolo d.C. questa era l'attività economica più importante di tutta la zona. Qui i nobili patrizi cominciarono a costruire le loro splendide ville di campagna che prevedevano sempre, accanto alla casa, un edificio con il frantoio, dove si macinavano le olive, e i magazzini dove si conservava l'olio. Tutto questo splendore, però, ha avuto fine quando l’Impero romano è stato travolto dalle invasioni barbariche. Se oggi la coltivazione dell’olivo è tornata a dominare il paesaggio della Sabina, questo lo dobbiamo all’opera dei monaci Benedettini dell’Abbazia di Farfa che, a partire dal medio evo, ripresero con passione questa attività, diffondendola in tutto il territorio sotto la loro dominazione, da un mare all’altro, dal Tirreno all’Adriatico.

Nella parte romana della Sabina vi sono alcuni comuni che meritano di essere visitati per conoscere meglio l’olio che vi viene prodotto: Marcellina, Mentana, Monte Flavio, Montelibretti, Montorio Romano, Moricone, Nerola, Palombara Sabina, S. Angelo Romano e S. Polo dei Cavalieri.

 

Moricone

Situata su di un’altura dei Monti Sabini, nelle vicinanze del Monte Gennaro, l’antica "Mons Moreco" ha un’origine piuttosto controversa anche se l’ipotesi più probabile sembra essere quella che la vuole costruita sui resti di una delle città più citate dagli antichi scrittori, Regillum. Le prime testimonianze scritte risalgono comunque al 1272 e attribuiscono ai Savelli la proprietà del Castello di Moricone, che successivamente passò ai Borghese, poi agli Orsini e, infine, nel 1871 agli Sforza-Cesarini

Accanto al Castello, che domina il paese dal punto più elevato del Monte Morecone, possiamo ammirare il cinquecentesco Palazzo Baronale, probabilmente costruito dai Borghese, di fronte al quale si trova la Chiesa della S.S. Assunta, in stile rinascimentale, dove sono conservati una Pala dell’Assunta di Corrado Giaquinto, il Salvatore di Antoniazzo Romano, una pregevole Tela della Madonna del Rosario e un Tabernacolo rinascimentale. Di impronta romanica è invece la Chiesa Vecchia, ora sconsacrata e destinata a scopi culturali.

Le antiche tradizioni della cittadina si esprimono in varie manifestazioni folcloristiche. Sono da ricordare: la rappresentazione teatrale della Passione di Cristo, il Venerdì Santo; la Festa della Primavera, occasione per gustare i cibi tipici del posto; la Sagra della Pesca, che si svolge nella seconda domenica di agosto ed è dedicata ad un gustoso prodotto tipico del luogo, la "pesca reginella"; la Sagra della Bruschetta, che si tiene la domenica successiva alla festa patronale di S. Antonio Abate (17 gennaio).

 

Veduta aerea di Moricone

 

 

Veduta aerea di Moricone

 

 

Marcellina

Marcellina, situata sulle pendici del Monte Morra, trae origine da un "castrum" (accampamento militare) romano del quale non rimangono che pochi ruderi detti del "Castellaccio" in località Monteverde. La prima fonte relativa al Castrum Marcellini è una bolla di Papa Anastasio IV del 1153 dove si cita anche il nome del signore del feudo: Gregorio De Marcellinis. A parte il nucleo medievale risalente all’anno 1000, il monumento più importante è la Chiesa di Santa Maria in Monte Dominici dell’XI sec. sorta sui resti di una villa romana del IV sec. d.C. di proprietà di Quintilio Varo, con un campanile medievale a bifore e trifore ed importanti affreschi nei quali si narrano storie tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, nonché, sull’altare Maggiore, una Madonna con Bambino copia del XIII sec. della Madonna di S.Maria in Trastevere in Roma. E’ bello ricordare come la tradizione cristiana narri che nella basilica romana, ai piedi della breve scalinata che conduce all’altare, sia scaturita, prima della nascita di Gesù, una fonte di olio - "fons olei" - per preannunciare l’evento.

Diverse sono le occasioni religiose e folcloriche che contribuiscono a tenere vive le tradizioni locali, come la festa patronale di S. Maria delle Grazie (8 settembre), il Carnevale Marcellinese che vede coinvolti nella costruzione dei carri anche i ragazzi delle scuole e la Festa dei Butteri, la seconda quindicina di maggio. Si tratta di una festa in onore di questa figura tipica del passato legata all’allevamento di una particolare razza di cavalli, la maremmana, nel corso della quale si tiene anche la Sagra della Coppietta, ovvero carne di vaccina speziata. Sempre nello stesso mese di maggio si tiene pure la Sagra della Ciliegia.

 

Mentana

Per ricostruire la storia di Mentana la prima fonte è l’ "Eneide" di Virgilio e precisamente il passo in cui si narra la discesa di Enea nel regno dei morti, dove il padre Anchise gli mostra, tra gli altri, un gruppo di suoi discendenti che avrebbero fondato la città di "Nomentum" risalente pertanto a prima del 1000 a.C. Situata tra dolci alture, l’odierna Mentana sorge a circa 1,5 Km. dall’antica "Nomentum", localizzabile a Casali.

Conquistata già da Tarquinio Prisco, la cittadina entrò a far parte della Lega Latina e fu quindi sconfitta da Roma nella battaglia del Lago Regillo (499 o 496 a.C.) ed è questa la prima notizia in epoca storica. Conquistata definitivamente nel 338 a.C., Mentana rimase comunque in ottimi rapporti con la città dominante, tanto che in tarda età repubblicana molti ricchi romani vi costruirono le loro ville ed in epoca imperiale era rinomata per la fertilità dei suoi campi, ed in particolar modo per il vino che vi si produceva. Testimonianza di quest’epoca è il monumento a Lucio Apuleio, forse parente del famoso autore de "L’Asino d’oro", dato che sia lo scrittore, sia il monumento risalgono al II sec. d.C. Particolarmente interessanti i due rilievi, l’uno con una figura barbata, forse di filosofo, l’altro con i busti di tre defunti ed ai lati il liberto Apuleio, la moglie e il figlio. Al periodo romano appartengono anche gli Horrea Agrippinae, grandiosi magazzini di proprietà di Agrippina Minore, madre di Nerone, oggi purtroppo ricoperti dai ruderi di costruzioni medievali. E’ probabile che proprio vicino ad essi si ergessero le ville di Seneca e Marziale dati i rapporti che intercorrevano tra i due scrittori e la famiglia imperiale, ville che spesso entrambi menzionano nelle loro opere, ma che non è stato possibile identificare.

A "Nomentum", nel 799, ebbe luogo l’incontro tra Carlo Magno e Papa Leone III, nel corso del quale furono presi gli accordi per l’incoronazione del re Franco ad imperatore del Sacro Romano Impero che avvenne la notte di Natale dell’anno 800 in S. Pietro.

Il Castello Crescenzi testimonia come "Nomentum" sia divenuta, nel 975, uno dei possedimenti dell’omonima famiglia romana, sotto il cui governo rimase fino al 1059. 

Dalla famiglia Crescenzi Mentana passò poi sotto il controllo dei monaci del monastero romano di San Paolo fuori le mura fino al 1486, quando Papa Innocenzo VIII la distrusse a causa di una rivolta dei suoi abitanti. Da quel momento la cittadina divenne proprietà dei Borghese e qui si consumò uno degli eventi più famosi della storia dell’unità d’Italia. Fu a Mentana, infatti, che 4.700 garibaldini in marcia su Roma vennero sconfitti il 3 novembre 1867 da 12.000 soldati zuavi sbarcati a Civitavecchia in ausilio di Papa Pio IX. Il Monumento Garibaldino con l’Ara-Ossario dei 150 caduti riproducente una classica tomba romana e l’annesso museo sono le testimonianze tangibili di quell’evento. 

Numerose sono le iniziative culturali e tradizionali che si svolgono a Mentana nel corso dell’anno, come il Palio dei Rioni che si tiene nella seconda metà di giugno e consistente in una sfilata in costume con i colori dei vari rioni ed il palio degli anelli, o la Sagra dell’Uva Regina, l’ultima domenica di settembre. Ogni anno, inoltre, il 20 novembre, viene ricordato l’incontro tra Carlo Magno e Papa Leone con un corteo in costumi d’epoca che confluisce nella medievale piazza di S. Nicola dove si svolge la rappresentazione teatrale dell’evento.

 

Monte Flavio

Antico "Castrum Montis Falconis" distrutto nel XIII secolo, l’odierno Monteflavio, situato ai piedi del Monte Pellecchia, a 800 m. di altitudine, deve il suo nome al Cardinale Flavio Orsini che lo fondò a metà del XVI sec. Da visitare la restaurata Chiesa di S. Martino e quella di S. Maria Assunta con un bel tabernacolo del '400 del Bernini, proveniente da Roma, ma anche i ruderi di una fonte del XVI sec. e la Chiesa della Madonna delle Grazie e della Neve (fine XVII sec.), così detta perché fu fatta costruire dalla comunità di Monteflavio e dagli appaltatori del commercio della neve che, conservata in apposite buche, veniva poi portata a Roma durante l’estate per rinfrescare vivande e bevande.

Tra le varie manifestazioni tradizionali, particolare rilevanza rivestono la Festa patronale di Maria Assunta in Cielo e di S. Rocco, il 15 e 16 agosto, e la caratteristica Festa delle Zitelle che si svolge a settembre.

 

Montelibretti

Svariate sono le congetture sull'origine di Montelibretti data l'assenza di fonti e di reperti inconfutabili, anche se sembra si debba far risalire la sua storia all'epoca dell'Imperatore Commodo, teoria avvalorata dal ritrovamento del nome del suocero di tale imperatore, C. Brutti Praesentis, inciso su alcuni resti di acquedotto portati alla luce nel 1825 e dalla lapide di un certo Gnaeus Lentulus Gaeticulus nella quale viene menzionata una "Villa Bruttiana in Sabinis". La storia di questo comune, comunque, è collegata a quella dell'Abbazia di Farfa, sorta nel 712 d.C., finché il suo possesso non passò alla famiglia Crescenzi. Insieme a Mentana e a Nerola, Montelibretti fece parte del patrimonio di S. Pietro e nel 1058-1059 il Papato lo affidò ai Conti D'Aquino, normanni, che lo tennero fino all'occupazione da parte di Federico Barbarossa nel 1156. Nel XIV sec. vi si affermò la supremazia degli Orsini che vi eressero il Palazzo Baronale ricostruito poi dai Barberini, nelle cui mani il feudo passò nel 1644. Attualmente il Palazzo Barberini, intorno al quale sorse il primo nucleo del paese, oggi centro storico, presenta due piani anziché tre, e delle torri cilindriche che lo circondavano ne conserva soltanto due; all'interno, tuttavia, alcuni saloni presentano ancora antichi, splendidi arredi. Durante i moti per l'indipendenza Montelibretti fu due volte teatro di scontri (1867) tra le truppe pontificie e i garibaldini come rammentano numerose lapidi. Sempre nel centro storico, accanto al Palazzo baronale, si possono visitare la Chiesa di S. Nicola di Bari fondata nel 1535, ma quasi interamente rifatta nel 1773, all'interno della quale vi sono degli affreschi e delle pregevoli tele del XVII sec. fra cui la Madonna in Trono col Bambino ed i SS. Domenico e Caterina da Siena. Una visita merita anche la Cappella di S. Giuliana Falconieri eretta a ricordo della santa che qui nacque e visse.

Fra le manifestazioni tradizionali di Montelibretti citiamo il carnevale montelibrettese consistente in una sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati, la festa del patrono S. Nicola (9 e 10 maggio), la Festa della Primavera, l'ultima domenica di giugno, con sfilata di costumi del '500 e Palio degli Anelli.

 

Montorio Romano

Il nome Montorio, "Mons Aureus", era già in uso nel IX secolo e sembra derivasse dal particolare colore giallo oro del suo terreno, ipotesi suggestiva, ma non confermata. I ruderi degli insediamenti pelasgici e delle immancabili ville romane testimoniano le antiche origini del sito che nell'857 risulta nell'elenco dei beni dell'Abbazia di Farfa tra i quali rimarrà fino alla fine del XIV secolo quando passerà ai Savelli e poi alle famiglie Cesarini, Orsini e Barberini. Oltre al Castello, che conserva un pregevole portale d'ingresso, si possono ammirare il Palazzo Baronale (XII-XIII sec.), la Chiesa di San Lorenzo Abate del XIII sec. ed il Santuario di San Leonardo di Noblat, il patrono di Montorio Romano. Vero gioiello dell'architettura romanica, la chiesa è situata fuori dalle mura del Castello e non se ne conosce la data di costruzione anche se è gia menzionata nel 1343. Si tratta di una chiesa cimiteriale, cioè di un tempio al cui interno venivano seppelliti i defunti. Tale funzione era possibile perché la chiesa si trovava fuori dalle mura e perché per alcuni secoli, anche in epoca cristiana, rimase in vigore la legge romana che prescriveva l’obbligo di dare sepoltura "extra moenia" (fuori dalle mura). Non a caso anche le più antiche chiese di Roma, dove sono sepolti dei santi, sono denominate e collocate "fuori le mura". Oggi la Chiesa di San Lorenzo Abate presenta un'unica navata e il tetto a capriate, mentre dove si trovava il cimitero è stata ricavata un'ampia balconata dalla quale si può ammirare il panorama. 

Sulla parete destra, sotto due graziose finestre monofore, si trovano due interessanti affreschi originali dell'abside attribuiti ai fratelli Torresani, Bartolomeo e Lorenzo (XVI sec.).

Tra le feste locali vanno segnalate quella di S. Croce che si svolge dal 1 al 3 maggio e inizia con una suggestiva fiaccolata notturna; e le feste di S. Leonardo, Santa Barbara e S. Antonio Abate, quest’ultima con la classica benedizione degli animali.

 

Nerola

Al confine con la provincia di Rieti, situata su di un alto sperone dei Monti Lucretili, Nerola è un suggestivo borgo medievale che, secondo Plinio ed alcuni altri scrittori latini, sarebbe sorto sui resti dell’antica "Suma". Ci sono due diverse ipotesi circa il nome della città. Potrebbe ricollegarsi al fatto che Nerone, dopo aver incendiato Roma, si rifugiò in questa località per sfuggire all’ira dei suoi concittadini, come testimonierebbe l’iscrizione posta su di una fontana poco distante dal paese: "Da Nerone Nerola prese il nome".

Secondo l’altra ipotesi , invece, il nome deriverebbe da " neri " o " nerione " che nella lingua sabina significa forte: infatti, essendo collocata a 450 metri di altitudine, Nerola è stata considerata in passato un punto strategico di forza, tanto da essere utilizzata dai difensori del patrimonio della Chiesa durante le invasioni longobarda e saracena. Proprio a causa di queste invasioni Benedetto Crescenzi, il signore di Nerola, fece edificare nell’anno 1000 lo splendido castello che ancora oggi domina il paese e che, dopo aver più volte cambiato proprietario, passò nel XV secolo alla famiglia Orsini. Fu proprio la moglie del Principe Flavio Orsini, Anna Maria di Tremille, che intorno al 1680 introdusse in Francia l’acqua di Nerola o "Nerolì", un olio estratto dai fiori di arance selvatiche che ancora oggi è usato in farmacologia e nella cosmesi.

Fra le varie manifestazioni che hanno luogo a Nerola ricordiamo, nel mese di aprile, un’interessante mostra dell’antiquariato e la festa di S. Rocco e dell’Assunta che si tiene il 15 e 16 agosto e prevede una simpatica bruschettata in piazza.

 

Palombara Sabina

Palombara Sabina sorge ai piedi del Monte Gennaro e si narra che il suo nome derivi dalla grande quantità di palombi che avevano scelto come dimora le sue antiche torri svettanti verso il cielo. Le sue origini sono antichissime: infatti nella frazione di Cretone sono stati rinvenuti dei resti fossili umani tra cui "l’Uomo di Cretone". Le prime notizie certe su Palombara risalgono però all’epoca medievale e parlano di un "castrum" (accampamento militare) le cui baracche per l’alloggio dei soldati si trasformarono con il tempo in vere e proprie abitazioni dando luogo infine ad una città che, data l’amenità del luogo, fu scelta da molti patrizi romani per le loro lussuose ville.

Nel XIII secolo Palombara divenne possedimento dei Savelli che vi edificarono il magnifico Castello, teatro di molti avvenimenti storici come, ad esempio, l’arresto dell’antipapa Innocenzo III e il soggiorno di Benvenuto Cellini nel 1532. La struttura, oggi di proprietà del comune, conserva ancora il torrione originale e, all’interno, affreschi cinquecenteschi della scuola di Raffaello. Scendendo dal castello si trovano la Chiesa di S. Biagio, patrono della città, con i resti di una cella benedettina e la Chiesa di Santa Maria del Gonfalone alla quale vale la pena di fare una visita per ammirare l’Annunciazione di Antoniazzo Romano. Ma i palombaresi vanno fieri specialmente dell’Abbazia di S. Giovanni in Argentella, centro benedettino costruito in stile romanico utilizzando misure multiple del corpo umano. Il complesso è di suggestiva bellezza anche se l’attuale rettifica della strada l’ha privato della riservatezza di un luogo nascosto e del piacere della sua scoperta. Il nome deriva da una sorgente che scorre nei pressi e che sgorga da un antico sarcofago. In passato la popolazione del luogo usava andare a bere e ad immergersi nella cripta ogni 24 di giugno, in quanto le sue acque erano ritenute terapeutiche per una devozione a S.Giovanni. Nell’abbazia sono conservati inoltre vari reperti tra cui un grande sarcofago romano, di forma ellittica, alcuni graffiti bizantini e un affresco raffigurante S. Bernardo da Chiaravalle. Ma quello che riveste un interesse particolare è un esemplare forse unico al mondo di tabernacolo in stile bizantino lavorato in gesso con arabeschi a canne intrecciate.

Più d’una tra le feste tradizionali di Palombara è legata alla coltivazione dei prodotti tipici del luogo: ad esempio la Sagra delle Cerase, che prevede sfilate di carri realizzati dai vari rioni e ricoperti di fiori e ciliege, o la Sagra della Persica, in luglio, durante la quale è possibile gustare delle ottime pesche. Tra le manifestazioni a carattere religioso troviamo la festa patronale di S.Biagio (3 febbraio) e, in occasione del Natale, la realizzazione di un presepe vivente.

 

Sant’ Angelo Romano

Sorto sulla sommità di uno dei tre colli che compongono i Monti Cornicolani, secondo alcuni ritrovamenti archeologici Sant’Angelo Romano avrebbe avuto origine dalla città di Medullia, ma i primi riferimenti storici concreti risalgono al XIII secolo e parlano di un "castrum" (accampamento romano) che venne ceduto dai monaci di San Paolo ai Capocci. Diverse famiglie ne detennero poi la signoria finché, nel 1678, divenne proprietà dei Borghese che lo conservarono fino al 1945.

Oltre al Castello, costruito intorno al300 e divenuto nel corso degli anni una fortezza vera e propria, si possono ammirare anche la Torre Civica, appartenente all’antica cinta difensiva della città, la Chiesa di San Michele, aperta però solo nel mese di maggio in occasione della ricorrenza del santo patrono, S. Michele Arcangelo, e la Chiesa Parrocchiale di S. Maria e S. Biagio che conserva all’interno pregevoli opere tra cui un trittico, attribuito ad Antoniazzo Romano, raffigurante S.Sebastiano, S. Antonio Abate e la Madonna col bambino.

Molti sono gli avvenimenti folclorici che hanno luogo a Sant’Angelo. La Sagra delle Cerase, ad esempio, che è dedicata all’ottimo frutto locale e si tiene l’ultima o la penultima settimana di maggio, in concomitanza con la festa dei patroni S. Michele e Santa Liberata; oppure la “Sagra dei Cellitti” che ha luogo la prima domenica di luglio e prevede la distribuzione di questo particolare tipo di pasta fatta di farina ed acqua e condita con sugo piccante. Da ricordare è anche la “Sagra dello Strengozzo”, durante la quale si può assaggiare un altro piatto tipico locale la cui pasta, invece, è preparata con uova e farina ed abbinata ai fagioli. Infine, la prima domenica di settembre, si svolge la Sagra della Pizza Fritta, una pizza confezionata con farina, lievito, sale, uova, latte e olio, e quindi cosparsa di zucchero oppure miele e formaggio.

 

San Polo dei Cavalieri

Le prime notizie su questo città risalgono ad una Bolla di Papa Benedetto VII del 978 nella quale si conferma l’appartenenza del fondo al Vescovo di Tivoli e si ricollegano alle tre leggende riguardanti la fondazione di San Polo dei Cavalieri. La prima narra che essa avvenne ad opera di due cavalieri francesi e ciò spiegherebbe il nome così particolare della città, la seconda, invece, ne attribuisce la creazione ai Templari o ai Cavalieri di San Giovanni d’Acri, ai quali sarebbe appartenuto il Castello, mentre la terza leggenda, che è forse la più attendibile, fa riferimento al nome della madre di uno dei signori di San Polo, il Principe Mario Orsini, la quale apparteneva infatti alla famiglia Cavalieri. Passando dalla leggenda alla storia, troviamo una Bolla, quella di Papa Gregorio VII del 1801 che conferma agli Abati di S. Paolo il possesso della cittadina.

Testimonianza ancora viva del passato è il Castello Baronale del XV secolo, appartenuto prima agli Orsini, poi al Cardinale Cesi e quindi alla famiglia Borghese dal 1667, e che ancor oggi è munito di una possente rocca. Da visitare è anche la Chiesa di San Nicola di Bari con un bel campanile del quattrocento nonché i resti di mura pelasgiche situate su di un colle vicino al centro abitato.

Tra le feste locali di rilievo spiccano quelle patronali di San Nicola e della Madonna del Buon Consiglio, che cadono rispettivamente il 6 dicembre e la terza domenica di agosto e la Sagra della Bruschetta che si svolge in occasione della ricorrenza di S. Antonio Abate del 17 gennaio.

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