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LOVESONG
di Nunchago
   


  Non è facile descrivere l'eccitazione che provi quando sei davanti ad una donna in ginocchio, i capelli scomposti, la schiena segnata dalle tue frustate. Ansimante.

Non è facile, bisognerebbe essere grandi scrittori o pervertiti di professione. 

La prima volta capita sempre quando non te lo aspetti, forse sei stupito ma dopo qualche giorno lei è lì, un'icona di sottomissione, sembra uscita da un tuo pensiero primordiale con la sua gonnellina chiara e la camicetta semiaperta. Il suo silenzio è una preghiera. Che la usi, che la pieghi. La sua sottomissione è un'alchimia, ti trasforma in eccitazione pulsante e nervi scoperti, una notte liquida che ti entra nella pelle. Allora ti ricordi che quella notte la cercavi da vent'anni e pensi che questo, forse, è meglio che fottere. 

Questo la prima volta. Le volte seguenti non e' troppo diverso, sei solo un po' meno attonito.

Lisa è arrivata con l'ultimo treno della notte. E' molto bella, venticinque anni di freschezza e carne sensuale, un fisico atletico, lunghi capelli castani. Ora è casa di lui, sta in piedi nervosa. E' vestita come si conviene, cioè' sempre nel modo che lui preferisce, di solito il modo più scomodo per lei. Da quando è arrivata a casa di lui non ha detto una parola, non le è stato concesso il permesso di fiatare. 

Lentamente lui si accende una sigaretta, tira un paio di boccate e le ordina di togliersi gonna e camicetta, la vuole con addosso soltanto le mutandine, il reggiseno e le scarpe. Mentre le impartisce gli ordini ostenta indifferenza, ma è soltanto per umiliarla. La ragazza ubbidisce, un po' di paura ma è mansueta. In ginocchio ora. Rapida.

Lisa è unica, ti basta farla inginocchiare perché inizi a bagnarsi smaniosa. Anzi, ti basta darle un ordine o anche soltanto dirle qualcosa in maniera brusca e lei comincia subito a eccitarsi. Come un riflesso condizionato. Ma non è stato necessario addestrarla per questo, è un suo talento naturale.

Se fosse una storia d'amore a questo punto dovremmo soffermarci sui sentimenti di lui. La poesia ci sarebbe utile per scavare nella sua anima dove scopriremmo gemme di tenerezza infinita. Ci stupiremmo per l'affetto che prova di fronte a quel corpo offerto ad ogni eccesso e ogni stupro. Ci compiaceremmo ripetutamente per l'impulso che lui prova di abbracciarla, sussurrare dolcezza e coccolarla per tutta la notte... 

Se fosse una storia d'amore... Ma non lo è. E' una storia di frustate, catene e cuoio nero scintillante.

Lisa ha barattato la poesia per un collare di cuoio nero. Lui le afferra i capelli e la trascina verso il tavolo del soggiorno. Lo fa con arroganza, con cattiveria, la insulta, le intima di ubbidire, di non fare storie... Ma in realtà Lisa non fa storie, è solo che quell'ondata improvvisa di brutalità l’ha colta di sorpresa, quelli che lui interpreta come "resistenza" sono semplici tentativi di Lisa per non inciampare e cadere rovinosamente a terra.

Ora è piegata sul tavolo, novanta gradi, gambe dritte e larghe, il busto e la faccia premuti sul piano, mani che stringono nervosamente i bordi, mutandine calate a mezza coscia, natiche esposte pronte per la frusta. Un classico. 

Non ha utilizzato corde o altri legamenti per immobilizzarla. Fa spesso così quando la frusta sul tavolo, le lascia libero il corpo, lei sa che deve mantenere la posizione impostale costi quel che costi. 

In genere le schiavette resistono abbastanza bene alle prime frustate, si irrigidiscono, contraggono le natiche, si mordono il labbro inferiore ma riescono comunque a restare in posizione. Questo, naturalmente, vale anche per Lisa. Però quando le frustate aumentano per frequenza ed intensità qualche istintivo movimento di difesa diventa inevitabile, allora Lisa tenta di spostarsi, si solleva leggermente dal tavolo, accenna a parare i colpi con le mani... Ma è un istante, appena percettibile, immediatamente scatta per rimettersi in posizione. Lui non fa nemmeno in tempo ad ordinarglielo o a sgridarla. E la flagellazione ricomincia con rinnovata cattiveria. 

E' una parabola, passato il punto più alto la sottomissione di Lisa sotto i colpi di frusta in qualche modo si cronicizza, gli istintivi moti di difesa si diluiscono, come canalizzati dalle frustate, per trasformarsi in sensuali contrazioni della volontà. Movimenti da rettile, il suo corpo striscia immobile contro quel tavolo.

Solo quando Lisa raggiunge questo stadio di liquidità lui smette. Senza lasciare la frusta le si avvicina, le accarezza le cosce, risale verso il sesso. E' sicuro di trovarla più bagnata che mai. Un vero lago.

Le 24 ore che seguono rappresentano il trionfo della nuova carne. La sevizia si fa eversione e si abbatte sul corpo della ragazza, la apre a torture inaudite, al sopruso, all'umiliazione e allo stupro. La vediamo gemere incatenata, sotto fruste d'ogni tipo, giocattoli da sexy shop, certo, ma pur’ sempre micidiali. La sentiamo supplicarlo, chiedere pietà, gemere, implorare perché lui continui. Ti tutto questo ne godono entrambi.

Ogni cosa ha un termine, anche le sevizie. Quella volta però lui non le incatenò la caviglia sinistra al letto come faceva sempre, da due anni a questa parte, dopo averla usata. La bocca di Lisa è fortemente specializzata, una macchina di piacere quasi perfetta. Forse lui era illanguidito dal modo sapiente e meticoloso con cui quella bocca e quella lingua lo avevano leccato e succhiato. Così, per la prima volta, aveva dimenticato di incatenarla prima di chiudere gli occhi. 

Se non fosse stato per quella dimenticanza Lisa non avrebbe potuto scivolare in cucina mentre lui dormiva e ora non la vedremmo strusciarsi come una cagnetta docile contro la schiena di lui, con un coltello da cucina nella mano destra.

Non è chiaro cosa pensasse Lisa mentre conficcava la lama nel collo del suo amante. Ma una cosa e' certa: il suo cuore era traboccante d'amore. I poliziotti la trovarono accucciata nel suo deserto personale ai piedi di una duna. Quando la ammanettarono per portarla via lei non fece resistenza. 

I cronisti del "Gazzettino" parlarono di follia amorosa, scrissero della vittima che diventa carnefice, disturbarono Fromm, Eros, Thanatos e quant'altro... Ma non c'è poi tanta filosofia in un coltello che ti si pianta nel sistema nervoso centrale, proprio sotto il cervelletto e i giornalisti, si sa, sono avvoltoi e cannibali, ruffiani e puttanieri, necrofili compiaciuti... Ma questa è un'altra storia.

 
 

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