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articolo tratto da "l'Unità" del 25/04/2002


 

 

 








 
così com'è la legge Lunardi piace alle cosche:
lo dice tutta la Commissione Antimafia

 

 

 

di Enrico Fierro

ROMA La legge Lunardi (ricordate il ministro che teorizzò la necessità di «convivere con la mafia») favorisce Cosa Nostra & Company. L’allarme viene dalla Commissione parlamentare antimafia che si appresta a lavorare a un «documento unitario» che chiederà di modificare il disegno di legge governativo (il cosiddetto ddl Lunardi) su infrastrutture e trasporti. «Noi - spiega il presidente dell'antimafia, Roberto Centaro, Forza Italia - crediamo che il sistema degli appalti sia vulnerabile ai tentativi di infiltrazione mafiosa e che, quindi, debba essere sottoposto a controlli ancora più rigorosi. Le nostre richieste di emendamento al ddl Lunardi vanno proprio in questa direzione».
A suscitare allarme è, l’articolo 7 del decreto che concede la facoltà alle amministrazioni aggiudicatrici di aumentare la percentuale dei lavori da affidare in appalto: tale possibilità «suonerebbe eccessiva, con la conseguenza di innescare possibili fenomeni, incontrollabili, di inquinamento mafioso».

La Commissione Giustizia del Senato - il cui documento è stato recepito dall’Antimafia - ritiene, poi, opportuno ridurre da 500mila a 200mila euro l'importo dei lavori pubblici per i quali viene richiesta la certificazione antimafia: il ddl Lunardi prevede anche che per i lavori di importo compreso tra 200mila e 500mila euro le amministrazioni aggiudicatrici siano tenute a comunicare all'Osservatorio dei lavori pubblici solo «note informative sintetiche con cadenza annuale».
Ma questo, di fatto, «finirebbe col vanificare la funzione dell'Osservatorio (...) con un deficit di conoscenza che potrebbe risultare estremamente dannoso nel quadro del contrasto alle infiltrazioni criminali». E ancora: nel parere si paventa «un indebolimento delle società di qualificazione», legato all'estensione a cinque anni (dai tre attuali) dell'efficacia della qualificazione: in particolare, tali società «avendo già pianificato la loro attività su un termine di tre anni per la durata dell'efficacia della qualificazione, verrebbero a trovarsi in gravi diffiocltà operative». Da emendare anche l'innalzamento, dal 30 al 50%, dell'area del subappalto (tale «indiscriminato innalzamento» - nota la Commissione Giustizia - comportebbe dei rischi oggettivi per «le esigenze di contrasto dell'inquinamento criminale»), mentre sarebbe interamente da sopprimere quell'intero comma dell'articolo (il numero 4) che, di fatto, estende la nozione di subappalto a qualunque contratto, anche non comprendente manodopera: evidente la prospettiva di una eccessiva frantumazione dei subappalti e, quindi, di una loro ancor più elevata esposizione a rischi di infiltrazione mafiosa.

Dice Giuseppe Lumia, capogruppo dei ds in Commissione Antimafia: «Non potevamo accettare che la commissione stesse zitta di fronte allo scempio che il ministro Lunardi e la maggioranza volevano compiere del sistema dei controlli. Il parere fortemente critico espresso sul ddl dalla stessa Commissione Giustizia del Senato è un buon punto di partenza, ma credo sia necessario andare ancora oltre». Paolo Brutti, senatore dei Ds, ricorda l’allarme lanciato al Senato dal procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna.
«È ormai evidente che il ddl sulle infrastrutture prevede procedure ad altissimo rischio di infiltrazioni mafiose. Lo ha segnalato il procuratore Antimafia Pierluigi Vigna nella sua audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato, timori confermati dal parere espresso venerdì scorso dalla commissione Giustizia e ribaditi oggi dalla commissione Antimafia. Si tratta di pericolose e inquietanti conferme che dimostrano la fondatezza delle nostre preoccupazioni». «A questo punto - aggiunge - sarebbe opportuno che il governo prenda atto di queste osservazioni. Anzi, direi che è assolutamente indispensabile che si dimostri sensibile presentando emendamenti che correggano il testo in questa direzione. Modifiche che i Democratici di sinistra e l'Ulivo non mancheranno di appoggiare e sostenere con il loro voto. In caso contrario, sarà l'opposizione a presentare emendamenti specifici per impedire che il sistema degli appalti in Italia possa essere riaperto a infiltrazioni criminali e mafiose».


  25 aprile 2002 - l'Unità

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