Freyr - Il signore dell'abbondanza

Protettore e suscitatore della forza fecondante, esplicitata dalla carica sessuale maschile, Freyr è stato, per questa sua particolare valenza simbolica, associato ad analoghe figure presenti nella tradizione euromediterranea, come ad esempio il Priàpos greco. Tale parallelo trova un ulteriore fondamento nella comune etimologia dei due nomen divini, risalenti entrambi alla radice indoeuropea *prij, "ciò che sta davanti o che sporge", che è alla base, tra l'altro, anche dell'italiano «prepuzio», descrivendo così un'area semantica collegata al sesso ed alla fecondità.

Le fanciulle desiderose di por fine al loro beato ed incontaminato, ma pur sempre infruttuoso, stato virginale invocavano il "benefattore delle donne", il bellissimo Freyr, l'ispiratore di tante unioni felici. Ancora libere dalle posteriori incrostazioni di una morale intenta solo a reprimere le istintualità primarie, le donne giovani accorrevano a frotte nei templi consacrati al "dio della pienezza", uno dei tanti appellativi di Freyr. Qui, ai piedi di statue che raffiguravano il dio con un fallo eretto di dimensioni colossali, assistevano a frenetiche danze che mimavano l'eterno mistero della natura rigogliosa e, trascinate dal ritmo ossessivo di tintinnanti campanelle, cantavano inni gioiosi, abbandonandosi ad una esaltante promiscuità. Le speranze per un futuro ricco di prosperità venivano poi rinnovate con sacrifici cruenti, durante i quali il sangue di molti animali sgorgava in abbondanza sugli altari. Pronunziando segrete formule propiziatorie, i sacerdoti dedicavano al dio le carni di un pingue maiale, ben conoscendo il favore accordato sulle mense divine alle carni suine. Si narra inoltre di cavalli lasciati liberi dal peso di qualsiasi cavalcatura, felici di poter scorazzare nei prati vicini ai templi di Freyr. Un triste destino però li attendeva: a metà inverno, nella grande festa di Frdblod, «sacrificio di Freyr», essi, insieme ad altri animali, erano le vittime sacrificali principali del dio. Ma, secondo altri, di crimini ben più orrendi si macchiavano le mani dei sacerdoti che, spinti da una devozione sconfinata, recidevano con i loro coltelli giovani vite umane per incrementare con il loro sangue la fertilità della terra. Freyr, nato dall'incestuosa unione di Njdrdhr con una sua sorella, era il ritratto vivente della perfezione estetica, insieme armonioso di raffinati tratti somatici. E non a caso si diceva che sul suo volto trovassero ospitalità i raggi del sole, dell'astro che garantisce il rigoglio delle spighe dorate. Infatti Freyr, come suo padre, era un dio dispensatore di fertilità e regolava l'alternarsi delle stagioni. La sua presenza dissolveva la brina che distruggeva le umane fatiche, ma egli era anche il signore delle piogge: indispensabile elemento dotato, come il seme, di uno straordinario potere fecondante, che trasforma la terra aperta dall'aratro in una materna dispensatrice di ricchezze. Gli antichi però sapevano che il seminare, il raccogliere, il mietere e tutte le altre fasi della coltivazione dipendono in misura grandissima dalla pace. Senza il duraturo tacere delle armi, senza la tranquillità e la sicurezza dei confini, a nulla vale il quotidiano affanno posto nella cura della terra. Fondendo in sé tutte queste supreme istanze, Freyr era anche il nume tutelare della pace, posto a difesa dei campi, sanzionando con la sua presenza la legittimità dei possedimenti; sue immagini con l'imperituro fallo eretto, finemente intagliate nel legno di alberi secolari, venivano sepolte nei campi arati. 1 simulacri lignei avrebbero tenuto lontano i nefandi influssi delle forze maligne, esorcizzando le invidie e le minacce dei vicini, esiliando i clamori delle battaglie in sperdute regioni. Per i suoi spostamenti, Freyr si serviva di un magnifico cocchio trainato da Gullinbursti, il porco selvatico dalle setole d'oro fino, inestimabile esemplare forgiato da espertissimi artigiani. A volte, nelle notti limpide, quando il "signore dell'abbondanza" cavalcava il suo aureo animale, agli increduli contadini sembrava che la volta celeste emanasse una più intensa e profonda luce, un raggio benefico che penetrava nelle viscere della terra. E cosi, associando l'animale, nel suo aspetto domestico o selvatico, alle virtù divine, il porco ed il cinghiale simbolizzavano le potenze etonie della fertilità e della fecondità, numi da ossequiare per non incorrere nella loro furia distruttrice. Figlio del "signore delle navi", Freyr non poteva non possedere un suo vascello, un'eccezionale imbarcazione dotata di strabilianti poteri. La nave, la portentosa Skidhbladhnir, non conosceva i capricci dei vento, le forzate soste dovute alla noiosa bonaccia: in qualsiasi momento ed in ogni tratto d'oceano le sue vele erano gonfiate da poderose folate che le imprimevano una velocità insuperabile, tanto che sembrava volare sulle onde. E, ulteriore meraviglia, lo scafo divino poteva diventare, pronunziando apposite formule, così minuscolo da essere tenuto in una tasca, pronto ad assumere le sue dimensioni normali nel momento del bisogno. Patrono degli sposi e dei fidanzata e, al di là dei legami ufficiali della passione amorosa, Freyr (da alcuni chiamato Fricco "amante") vive una burrascosa love story con la gigantessa Gerdh, figlia di Gymir. Solo dopo numerosi tentativi il dio riuscirà a coronare il suo sogno d'amore. Ma l'esaudimento del suo desiderio gli costerà la vita: nel duello con Sutr, il nero signore degli spiriti maligni, Freyr rimpiangerà la sua spada donata al servo Skirnir per i servigi resigli nel conquistare il cuore della fanciulla. Impotente, quasi che l'arma persa simboleggiasse la perduta libertà sessuale, senza nemmeno una spada, Freyr perirà miseramente, dilaniato dai colpi del suo nemico, avendo negli occhi l'immagine della donna amata.

 

Indietro