Secondo Akira Kurosawa la prima cosa che deve fare un regista è scrivere una buona sceneggiatura. Lo SCRIPT è l'ossatura del film. Se la struttura non è solida si è tentati in seguito di aggiungere immagini che tappino i buchi ma non riescono mai ad eliminare il vizio d'origine. I film di Kurosawa si sono sempre aperti con una scena drammatica che annunciava bruscamente il tema. Trovato il punto di partenza, c'era da superare un'alteriore difficoltà: i personaggi. Secondo Kurosawa era necessario cercare di metterli a fuoco lasciandoli però liberi di muoversi, di evolvere nella direzione che si presceglievano. Kurosawa, in questo senso,concedeva molta libertà di movimento ai suoi personaggi, perchè dal suo punto di vista tentare di prevedere tutto era molto pericoloso. La sceneggiatura veniva scritta da Kurosawa con l'aiuto di più collaboratori; questo perchè quando si scriveva da soli si vedeva un solo aspetto delle cose. Quello che invece premeva maggiormente il regista era scrivere delineando l'oggetto da più angolature. I collaboratori abituali di Kurosawa sono stati Oguni, kikushima, Hashimoto. Questi ultimi erano amici e questo per lui aveva molta molta importanza. Ciascuno di loro lavorava per conto suo ad una scena, poi si scambiavano quanto hanno scritto e ciascuno apportava le sue modifiche,completando il lavoro degli altri; oppure si discuteva fino ad arrivare ad un risultato soddisfacente. Ma l'ultima decisione spettava a Kurosawa. Sul set, la prima preoccupazione di Kurosaw era preparare il terreno affinchè le riprese avvenissero nel migliore dei modi. Identificato ciò che si doveva filmare, si trattava di trovare la migliore angolatura sotto cui riprenderlo. Il nostro regista spiegava in modo molto dettagliato all'équipe quello che voleva ottenere; lavoravano attivamente insieme e alla fine era sempre Kurosawa a prendere la decisione finale, l'inquadratura e a disegnare il movimento. Se le riprese, comunque, si fossero limitate ad essere un calco del découpage(=sceneggiatura) sarebbero state molto noiose. I momenti più belli di un film sono quelli in cui qualcosa comincia a dilatarsi, a crescere. In genere Kurosawa girava l'intera scena in piano sequenza con due o tre cineprese, il che gli consentiva una più grande varietà di materiali per il montaggio, che per Kurosawa è il momento fondamentale. Se una scena non "aderiva" con l'insieme, era necessario - anzi era d'obbligo- tagliarla. In moviola bisognava essere freddi! Il cinema è stato definito un'arte del tempo; allora il tempo impiegato senza risultato era tempo perso. Questa era la cosa più preziosa che Akira Kurosawa ricordava del suo maestro Yamamoto. Il montaggio era l'inspirazione della vita nell'opera. E' per questo motivo che Kurosawa montava personalmente i suoi film. Girando un cortometraggio, Kurosawa cercava di far sentire il meno possibile la macchina da presa: nuoceva alla verosimiglianza del film. Anche nei piani sequenza, la cinepresa era sempre in funzione subordinata al dramma e ai movimenti dei personaggi. Per aderire all'azione nel modo più diretto Kurosawa cercava di far coincidere perfettamente il movimento della "camera" con quello dell'oggetto; questo era molto delicato dato che nei suoi film ci sono molti movimenti. Ricorre molto spesso al teleobiettivo, che consentiva di eliminare le distanze sopprimendo ogni prospettiva: ciò conferiva all'immagine un peso; purtroppo però il colore non veniva tanto bene. Le lenti che il Regista usava per le sue riprese erano molto importanti per esprimere degli effetti visivi. La CBS Sony è stata molto disponibile nell'aiutarlo a sviluppare alcune riprese che voleva fare con la tecnica dell'Hi-Vision. Questo procedimento tecnico aiuterà l'industria sul lungo periodo ed era un ottimo modo per elaborare degli effetti tecnici. Akira Kurosawa girava i suoi film indifferentemente in ambienti naturali e in teatro. Vi erano comunque svantaggi e vantaggi in entrambi i casi. Non era detto che in ambienti naturali si sarebbe potuto avere un'immagine naturale: per arrivare all'autenticità bisognava usare un certo artificio. Insomma Kurosawa preferiva girare in teatro per ritrovare l'autentico naturale. Ogni regista ha il suo metodo con gli attori. Akira Kurosawa li dirigeva anche fuori del set, vivendo con loro, discutendo assieme. Lui credeva molto nel contatto giornaliero e sul set si limitava a dare qualche suggerimento. L'interprete non conosceva se stesso, non riusciva a guardarsi oggettivamente; se un movimento era fatto diligentemente sullo schermo si vedeva la "riflessione" e non il movimento. Quando si illustrava ad un attore quello che doveva fare era necessario, se non fondamentale, fargli capire le motivazioni interne di quello che gli si richiedeva. Il segreto della direzione d'attori stava nel convincerli. Kurosawa dava molta importanza al sonoro. Il cinema non è solo immagine, ma il prodotto della moltiplicazione tra immagine e suono. I film di Kurosawa erano quasi interamente postsincronizzati a partire dai suoni registrati in diretta; inoltre non fa mai doppiare un attore da un'altro.
Ran
di Akira Kurosawa è considerato dagli esperti cinematografici uno dei più bei
film storici degli anni Ottanta e con i suoi 161 minuti di proiezione ha
impressionato il pubblico giungendo a quattro nomination Oscar e vincendone
uno per i costumi. La videnda ambientata nel Giappone feudale del 1500 (epoca
pre - Tokugawa) è una trasposizione del Re Lear di William Shakespeare. il
protagonista è Hidetora, un potente uomo di quell'epoca, che decide di cedere
i suoi possedimenti terrieri ai suoi tre figli - Taro, Jiro e Saburo. Inizia
così la lotta fratricida tra i primi due per avere pieno controllo
sull'eredità. Saburo, rifiutando la proposta del padre, è costretto
all'esilio. Dopo vari combattimenti e la morte del primo e secondogenito,
padre e figlio si riconciliano.
Grandiosa, spettacolare,violenta rappresentazione della follia umana e della
crudeltà del fato a metà strada tra la tragedia greca e il dramma
shakesperiano, il film si muove tra maestose scene crudeli(come i 15 minuti
deliranti dell'assalto al castello)sorrette da un'impeccabile fotografia e
alternate a sequenze che si ricollegano direttamente al teatro tradizionale
nipponico.
Il potere scatena le passioni violente inibite dall'ordine sociale.Kurosawa
sembra ammirato e ipnotizzato dalla grandiosità del male e dalla perfidia
umana, dalla suprema malvagità dell'uomo, e non a caso contempla in silenzio
la lunga battaglia centrale(l'intera sequenza è muta). Statica, fredda e
maestosa, la sua regia indugia nei colori della carneficina senza alcun moto
di pudore o pietà. Si comporta come un dio che osservi dall'alto
l'insensatezza del mondo umano, lo splendore terrificante della tragedia
umana, l'abominio delle passioni incontentabili. Apocalittico, onirico,
allucinante, il film è un poema sinfonico che tocca punte di pathos disumane.
Ma è anche un trattato astratto sul sneso dell'esistenza umana. Il sapiente
contrappunto fra suoni,colori ed eventi ne fa uno dei capolavori tecnici del
cinema.
tecnicamente Kurosawa è tra i primi ad impegnare sul set due o più cineprese
contemporaneamente in modo da produrre maggior materiale per il montaggio e
creare minore imbarazzo agli attori usando spesso il teleobbiettvo. Il regista
asiatico possiede un'invidiabile padronanza del montaggio che realizza sempre
personalmente senza aspettare la fine delle riprese. Questa fase è considerata
la più importante in quanto da qui si capisce pienamente la bravura del
regista, come ha lavorato e vi maggiore possibilità di correggere eventuali
errrori. Inoltre Kurosawa reputa fondamentale il pieno controllo sulla
sceneggiatura e la necessità di lasciare una porta aperta al caso durante il
ciak.
Dopo una prima parte in prosa di carattere pienamente espositivo, il film si
accende con la battaglia del castello, sequenza d'antologia da mettere accanto
alle battaglie di Eisenstein, Olivier, Welles e dello Kurosawa, in cui l'epico
cede, alla fine, il passo al tragico.
2000 comparse, 250 cavalli e 1400 armature caratterizzano le scene di
battaglia che sono attentamente coreografate. Durante l'assalto al terzo
castello gli eserciti uniti dei due figli maggiori di Hidetora marciano,
combattono e galoppano in formazione. L'avanzata della cavalleria irrompente,
la lucentezza dell'armatura, il colore rosso vivo del sangue e la bellezza
archittetturale del castello impressionano e meravigliano lo spettatore.
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