È un'ampia visione cosmica del destino umano, ma anche la
tragedia individuale di Lear e delle sue figlie e inoltre la tragedia
individuale di Gloucester e dei suoi figli. Lear provoca col suo comportamento
una risposta inattesa e sgradita da parte della figlia minore, Cordelia. Le
parole chiaramente esagerate delle sorelle insieme con quell'assurda idea del
padre di valutare l'affetto in base alla forza e straordinarietà delle parole
e dei gesti usati per esprimerlo, feriscono il suo orgoglio. La collera di
Lear, frustato nella vanità, ha come conseguenza il fatto che Cordelia viene
bandita e il potere va alle due sorelle malvagie. Shakespeare delinea
subito i temi che svilupperà poi con tante variazioni nel corso del dramma:
la verità e la falsità delle apparenze, la capacità e l'incapacità di vedere
in se stessi. Kent disapprova il comportamento del re considerandolo frutto di
estrema follia. Il comportamento di Lear, che bandisce la figlia
prediletta, è innaturale come altrettanto innaturale è, in seguito, il modo di
agire di Gonerilla e Regana nei confronti del padre. Gonerilla e Regana si
accordano per privarlo delle insegne che spettano al suo rango. È
attraverso la sofferenza che Lear raggiunge la consapevolezza: per la prima
volta nella sua vita impara a vedere "naturalmente", da uomo, e non
"artificialmente", da re. Soltanto il buffone si rende conto fin dall'inizio
che Lear, avendo rinunciato al suo potere regale, alla sua personalità
"artificiale", non può contare più sui legami formali che erano la conseguenza
di quel potere. I suoi commenti contribuiscono ad aggiungere al dramma una
dimensione ironica. Il re è sciocco, il buffone è il vero saggio, che mette in
luce i paradossi della finzione e della realtà, ma è al tempo stesso un
personaggio drammatico, la cui sorte ha qualcosa di patetico oltre che di
tragico. Quando infine Lear comprende quali erano le vere intenzioni delle
figlie, egli fugge in mezzo ad una tempesta per affrontare la "natura" proprio
in uno dei momenti più estremi; e finisce per perdere completamente la
ragione.
Mentre la pazzia di Lear si aggrava, si fa strada in lui una consapevolezza
morale che gli è nuova e che lo porta a riconoscere l'impossibilità di
distinguere quel che è giusto da quel che è ingiusto: "Nessuno è colpevole,
nessuno, proprio nessuno." Con questo si è ormai vicini alla consapevolezza
che ognuno di noi ha una parte nella colpa degli altri. Proprio perchè tutti
sono ugualmente colpevoli, nessuno veramente lo è. Il cammino verso la vera
umiltà passa attraverso questa amara presa di coscienza. Il conte di
Gloucester vede meglio da cieco di quanto non vedesse prima, proprio come Lear
vede il mondo con più chiarezza dopo aver perso la ragione. La commovente
scena in cui Lear, ormai guarito dalla pazzia, trova Cordelia china su di lui,
è anche la presentazione di un Lear privo ormai di quell'orgoglio e di quella
dignità che davano alla sua personalità una statura di grandezza. L'orgoglio
può essere sia una buona sia una cattiva qualità, come Shakespeare fa capire.
Il "Re Lear" è pieno di ambiguità morali; è il dramma di Shakespeare in cui la
natura umana viene profondamente analizzata. Shakespeare riesce a far
sì che la netta disapprovazione del pubblico nei confronti di Lear si
trasformi in profonda simpatia.