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le famiglie Macchia di Canneto di Bari

con particolare riferimento a quella di Vito Francesco


 

 

 

 

 

 

 

 

 

c'era una volta

ovvero

alcune cose che, se non le avete viste, non vedrete mai più

 

  • In contrada Iazzo di Stefano (I.G.M.), fino alla metà degli anni '90, era visibile l'ultimo esempio di iazzo della ns. zona in condizioni pressoché integre (foto 1 - foto 2 - foto 3). E' stato spazzato via insieme alla zona archeologica. Tutto è diventato un immenso vigneto.

 

  • Torre dei Briganti (I.G.M.). Fu abbattuta nei primi anni '70 per piantare qualche vigna in più

 

  • In Via Martiri del Fascismo, ovvero la via vecchia di Valenzano che, tra l'altro, porta alla zona archeologica sulla quale è stato realizzato il complesso edilizio "Le Lamie", l'area delimitante il pozzo in un vigneto, era realizzata con alcune lastre tombali in calcare locale infisse nel terreno. Il vigneto in questione era sul lato sinistro, dopo circa quattrocento metri dall'inizio della strada. Più oltre, sulla stessa strada, dovrebbe essere ancora visibile un buon tratto di un "parietone" di inusuale spessore, sul quale corre il confine tra Canneto e Montrone

 

  • Nel vasto giardino che una volta circondava il monumentale Palazzo Ferri a Canneto (ex sede dell'Ufficio del Registro) c'erano, negli anni '60, alcuni pozzi con la bocca di grandi dimensioni coperta da una struttura in ferro battuto sormontata da una corona. Questi pozzi erano collegati tra di loro tramite basse gallerie alle quali si accedeva scendendo alcuni gradini sul retro del palazzo. Inoltre, in diversi punti della proprietà stessa c'erano almeno tre tumuli di terra coperti di erba. Nei tumuli si apriva una porticina architravata (se ben ricordo a sesto acuto) e scendendo tramite una stretta scalinata si giungeva ad un piccolissimo locale, più che altro una celletta. C'era chi li riteneva rifugi aerei e chi tombe di epoca romana.

 

  • lungo una strada campestre che passa presso il lato Sud del muro di cinta del Cimitero di Canneto, c'era nel 1980,  un grande sarcofago capovolto. Era in un vigneto, addossato al muretto a secco che delimitava il fondo dalla strada. Certo era stato trasportato lì dopo essere stato escavato durante lavori agricoli che avevano interessato la confinante area archeologica di Tesoro

 

  • in contrada "Fontana" (I.G.M.) a Canneto c'erano quattro ipogei, di cui uno dei due sopravvissuti è indicato sulle carte 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare. Presso il secondo, attualmente con i locali seminterrati da scarichi di terra, sono state rinvenute nel 1986 due consunte monete databili al XVII° secolo (moneta 1 - moneta 2)

 

  • nel terreno incolto posto ad Ovest del muro di cinta del palazzo marchesale dei Bianchi Dottula a Montrone, erano visibili verso il 1968, gli ingressi di due ipogei, uno parzialmente colmato con scarichi di terra, era ancora praticabile. Nello stesso palazzo marchesale, nell'area dove attualmente sono piantati dei cipressi ed il muro di cinta è crollato, c'era un profondo cortile, ora interrato, che consentiva l'accesso ad un complesso di grandi gallerie delle quali una si diramava sotto il lato Ovest dei giardini da poco realizzati. Il percorso della galleria era interrotto da uno scarico di terra fatta penetrare da un pozzetto di areazione posto sulla volta, il cui sbocco, per l'appunto, era nell'area occidentale dei giardini

 

  • in Via Marconi, verso il 1980, era visibile un'iscrizione scolpita su una grande lastra di calcare locale che era stata reimpiegata per lastricare il marciapiede di fronte ad un'officina meccanica all'incirca presso il civico 9. Il testo cominciava con il classico D. O. M.

 

  • in Via Conella, appena oltre l'Ufficio Postale, ma sul lato opposto della strada, c'era l'ipogeo con il cortile interno più vasto rispetto agli altri all'epoca esistenti in Adelfia. All'interno erano presenti diversi locali dei quali uno era stato adibito a forno in tempi relativamente recenti. Un altro locale fu ritenuto pertinente ad un cimitero a "colombarium" di epoca romana. Nelle sue pareti erano ricavate numerose piccole nicchie per la deposizione delle ceneri dei defunti. L'opera, la cui esistenza era stata segnalata da un concittadino che l'aveva erroneamente ritenuta un complesso termale, fu oggetto di documentazione, anche fotografica, da parte della Soprintendenza. Negli anni '70 l'ipogeo venne distrutto per realizzare le fondamenta di un'abitazione che fu edificata negli anni '80. Di fronte sempre negli anni '80, in un vigneto posto dallo stesso lato dell'Ufficio Postale, era ancora visibile un'altro ipogeo architettonicamente meno complesso ed interessante

 

  • in Via Santa Maria della Pietà, in Montrone, c'era, fino a qualche anno fa, un edificio, ora abbattuto, con un'epigrafe posta sulla porta d'ingresso

 

  • tra l'erba di un cortile abbandonato, accessibile da un piccolo garage su Via Maria Santissima della Stella, nel 1968 c'era, in due pezzi, uno stemma araldico in calcare locale del tutto simile, se non uguale a quello posto sull'arco dell'orologio, vicino a quello di Canneto. Potrebbe essere quello che, secondo le cronache riferite del suo libro da P. Francesco Buono,  verso le ore 10,30 del giorno della festa patronale di San Vittoriano del 1883 si staccò dal vecchio arco dell'orologio e cadde tra i fedeli, che in processione si recavano in chiesa, senza colpire alcuno. Da quel cortile, tra l'altro, si accedeva a delle grandiose gallerie che arrivano fin sotto Piazza Roma e che in parte sono probabilmente l'ampliamento di un tratto del passaggio segreto che collegava il palazzo marchesale dei Nicolai con un'uscita dissimulata (si racconta) in una cisterna in contrada Piscina Nuova

 

  • l'arco che chiudeva a Sud Via Portone Nuovo (ora Via Cesare Battisti) che la tradizionale insensibilità degli amministratori locali lasciò abbattere negli anni '60 perchè pericolante 

 

  • le numerose piccole croci di legno, inchiodate alle pareti interne dell'arco dell'orologio e dell'arco di accesso al Largo Castello. Erano ricoperte da scialbi di calce. Venivano collocate periodicamente in occasione di una festività religiosa, credo, ma non ricordo quale. I cinquantenni le rammenteranno, i quarantenni non credo. Forse a Montrone ce n'è qualcuna sulla porta della cappella di San Rocco nel Palazzo Marchesale.

 

  • in Piazza Roma, la chiesetta della Madonna di Costantinopoli, detta anche, credo, di San Rocco,  negli stessi anni subì identica sorte

 

  • la tomba dei Bianchi Dottula nel vecchio cimitero di Montrone, l'ho vista l'ultima volta in occasione della distruzione del cimitero per costruire la Biblioteca Comunale, era stata isolata durante lo scavo delle fondamenta. Esiste ancora?

 

  • un presunto altare sacrificale (foto 1 e foto 2) ed una ruota di macina seminterrata ai margini di uno scomparso  casale medioevale in contrada Dannetta

 

  • Torre la Monaca (I.G.M.), una costruzione rurale che ha suscitato l'interesse di qualche studioso, è stata letteralmente polverizzata per mettere a coltura qualche metro quadro in più

 

  • negli ultimi anni '90 la Soprintendenza Archeologica effettuò degli scavi in contrada Tesoro a Canneto che individuarono, oltre numerose tombe di cui ben si presumeva l'esistenza, anche un interessantissima struttura abitativa relativa forse ad una villa rustica di epoca imperiale. L'area al termine dei lavori fu temporaneamente recintata e ricoperta per proteggere le opere murarie portate in luce. Dopo qualche anno la recinzione è stata smontata e asportata e, se qualcuno pensa che la sensibilità degli attuali amministratori locali sia maggiore di quella di coloro che negli anni '60 permisero l'abbattimento dell'arco di Via Portone Nuovo e della chiesetta di Piazza Roma, guardi in queste foto scattate il 14 agosto 2005 come viene considerata l'unica testimonianza posta in luce dell'antica Canneto (foto 1 - foto 2 - foto 3 - foto 4)

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Aggiornato il: 04-04-09.